Un volo di sola andata per il Kenya, uno zaino sulle spalle e una grande voglia di realizzare esperienze di vita. Inizia così il viaggio di Antonio, che a soli ventidue anni si incammina alla ricerca dell’ignoto, vivendo e lavorando come volontario in un villaggio disperso nella savana, per poi attraversare la Tanzania a bordo di mezzi pubblici sgangherati, senza conoscere la lingua locale e facendo affidamento sulla gentilezza delle persone che incontra sul cammino. Nel mezzo ci sono meravigliose avventure, a volte dure da dover superare, il sorriso dei bambini, la bellezza infinita della savana, i perfetti estranei che lo aiutano e lo ospitano riempiendogli il cuore. Un libro che è al tempo stesso un diario di viaggio e una lunga riflessione sulla vita, sulle scelte e sulla libertà.
Arrivo all’ultima pagina e sospiro, presa dalla malinconia come di chi deve separarsi da un amico che fino ad un attimo prima era lì a raccontarti la sua storia e quello successivo dice: “adesso devo andare, ora inizia un altro viaggio”. E l’unica cosa che si può fare è restare in silenzio, per assorbire tutto, per assimilare l’idea della fine e di aver visto, attraverso gli occhi di Antonio, il villaggio di Chamaka, i bambini, i volontari. Il Kenya, la Tanzania. Un luogo magico. L’Africa che tutto prende e tutto restituisce, che da quello che ho letto è un posto che ti accoglie, che se hai il cuore a pezzi te lo cura, ma non proprio gratis: sembra una donna che sussurra “ ti ho sistemato, ho curato il tuo dolore, in cambio chiedo un pezzetto del tuo cuore, ma in prestito, lo tengo il tempo che ti servirà per tornare”. Ti fa un sortilegio “buono”, ti ricollega a verità profonde, all’essenziale, a un’autenticità che l’Italia, o comunque la civiltà industrializzata e iper urbanizzata, ha dimenticato. Le persone lì hanno poco o nulla, ma sorridono e condividono. Non hanno quella smania di correre a destra e a manca, quella fretta che è così tipica delle vite di chi vive il meccanismo” alzati, mangia, vai al lavoro, mangia, dormi e ricomincia”. Per guadagnare soldi che ti servono a pagare bollette, o che se sei fortunato riuscirai a mettere da parte per un viaggio che forse farai o forse no. Dipende da quanto sei legato all’ingranaggio, ai ritmi, a quella che apparentemente è una vita “normale”, ma che sempre di più assume i contorni di una schiavitù.
Forse è proprio questo “sentire”, questo vivere giornate in città, ripetitive, sempre uguali e vuote, che spinge Antonio a fare il volontario in Africa. Andarsene da un inferno, comodo ma pur sempre inferno, andare alla ricerca di un senso, mettersi in viaggio per capire meglio. Partire e vedere cosa accade. Stupirsi nel ritrovarsi più a casa laggiù che non in Toscana, lui che lì e un “muzungu” uno “straniero” in lingua swahili- sente di aver trovato in quella terra rossa che ti si appiccica ovunque, nei “tre moschettieri”, nei chapati mangiati insieme, un posto a cui appartenere e dove l’anima trova meraviglia e ristoro. Non è tutto rose e fiori, ci sono difficoltà oggettive, malattie, momenti difficili come quando Antonio viene fermato, mentre è a bordo di un piki-piki (taxi motorino), a Nairobi dalla polizia che lo porta in centrale e gli fa passare un brutto quarto d’ora. O quando si ritrova nell’ostello a Mombasa. O quando un ragazzo viene ucciso da un ippopotamo ( dopo aver letto questo resoconto di viaggio abbandonerete l’idea che gli ippopotami siano animali carini e gentili, come ci hanno abituato le pubblicità sugli Happy hippo o i pannolini Pampers). Ma per ogni momento difficile ci sono persone meravigliose che lo aiutano , come “Mama Africa”, come il masai che gli fa compagnia alla fermata dell’autobus. E in ogni caso ogni situazione è un tesoro di riflessioni.
Antonio raccoglie i suoi pensieri, fotografa, racconta la sua esperienza, i suoi mesi in questa terra così viscerale, autentica, che ti prende l’anima e con generosità condivide tutto con chi ha voglia di leggere questo suo scritto, che non è soltanto un “memoir”, ma è un regalo, un invito a non accontentarsi o a rispondere a quel sussurro dell’anima che fa sì che all’improvviso ci si sente insoddisfatti, a quel richiamo che sembra un “alzati e vai”. Che forse non ci capiterà mai- se siamo così fortunati da vivere davvero la nostra vita (e non quella che crediamo tale, magari scandita dai dettami della società), ma che se ci dovesse capitare, è meglio prendere in considerazione e non voltarsi dall’altra parte, pensando ad un vezzo del momento. È come “la chiamata dell’eroe”. Se si ha il coraggio di rispondere quello a cui si andrà incontro sarà impagabile e profondamente “nostro”.
La scrittura è semplice, immediata, diretta. “concreta”: niente a che vedere con le storie “zen” o “new Age” in cu ogni tanto mi imbatto e che, per quanto belle, hanno quel carattere un po’ artificioso. Qui l’autenticità si respira proprio e si riesce a vedere attraverso gli occhi dell’autore, che alla fine lascia spazio e voce anche agli altri volontari del villaggio e i loro resoconti sono commoventi e alcuni fanno ridere di gusto. Quando mi immagino quelle zone dell’Africa mi vengono in mente da un lato gli spot di Save the Children, dall’altra le foto dei villaggi postate da agenzie o turisti. Immagini parziali, che raccontano sempre e solo una parte che non rende giustizia ad un luogo dove la povertà è straziante, dove si può morire di dissenteria, o sbranati da un animale protetto, ma allo stesso tempo generosissima e bellissima, che costringe a vivere nel presente, mollando giù il superfluo. Regalandoti tutto.
Asante, Antonio! Grazie per avermi fatto venir voglia di prendere e andare a vedere i “tuoi” luoghi. E anche la voglia di leggere altri tuoi racconti di viaggio! Per questo libro il mio voto è 4 stelle! Una bella scoperta che senza la challenge non avrei letto!
Chakama non era un nome nuovo per me, lo avevo già sentito perché legato a quello che è successo qualche anno fa. Questa lettura è stata un’immersione nella vita africana e, anche se forse un po’ troppo frettolosa, si percepisce l’amore che Antonio ha nei confronti del suo villaggio, delle persone che lo abitano e in generale dell’Africa.
È un bel resoconto di un viaggio da cui traspaiono completamente le sensazioni del protagonista;libro consigliato,la narrazione è fluida e senza intoppi. Assolutamente consigliato se si cerca una lettura comunque leggera ma da cui si possono tranne spunti di riflessione interessanti.
Diario di viaggio di una breve esperienza in Kenya e Tanzania, guidata soprattutto dalla curiosità dell'autore. Interessante la sua capacità di mescolarsi con le genti del posto, dal villaggio alla grande città, dai mezzi pubblici alle discoteche! Nonostante questo la lettura è spesso poco scorrevole e un po' scontata.
Il libro è scritto in modo discreto. Tuttavia pensavo fosse un libro di viaggio, invece tratta più che altro di un esperienza di volontariato e principalmente del Kenya