Con scanzonata fantasia shocking e calibratissimo senso grottesco Tiziano Sclavi ci riconduce, con questo nuovo romanzo che ha già generato un film, nella vertigine degli incubi e delle paure. Questa volta, il narratore propone un romanzo horror che è una "commedia nera" interpretata da due "amanti diabolici" coinvolti in una sarabanda di eventi oscuri: delitti, sparizioni di corpi, ricatti, regolamenti di conti, ladrocinii. Lui è un visionario patetico e nevrotico, lei è una vamp svagata, passionale, incosciente: lui e lei si ritrovano alle prese con una madre e un padre destinati a edipica fine, un investigatore che organizza trame oscure, un boss malavitoso tronfio di potere e benessere, un poliziotto ambiguo e vari teppisti. Nero. è anche una metafora della nuova civiltà urbana senza identità e progetti: difatti, mentre un cadavere fatto a pezzi, e chiuso in una valigia, scompare e ricompare (simbolo di un'immotivata e incontrollabile violenza), i protagonisti e i comprimari cambiano personalità e ruolo (essendo la storia - o la Storia? - una danza macabra).
Tiziano Sclavi is an Italian comic book and novel writer, who has also worked as a journalist. Sclavi is most famous for creating the Italian bestselling comic Dylan Dog, started in 1986 and still ongoing, a horror pastiche featuring a paranormal investigator. More than 450 monthly 90-pages long issues have appeared in the series, with Sclavi as the most recurrent script writer in the first decade of serialisation.
Non so che dire, se non che non ci ho capito granché! Horror? Brividi? Suspense? Quanti interrogativi... Sarà pure un esperimento, ma francamente preferisco Sclavi come autore di Dylan Dog. Questa storia è paradossale, grottesca, senza capo né coda, paranoico lui, svampita lei, cadaveri che spariscono, scambi di persona, morti a gogo, scene che si ripetono... letteralmente: dalle prime all’ultima pagina. Sono disorientata, confusa, forse perché questo romanzo è stato scritto pensando al cinema (e ne ha tutte le caratteristiche, è un insieme di fotogrammi con riprese a campo lungo o in primo piano, cambi di prospettiva e inquadrature ben definite, stacchi, fermi immagine, ecc.). Molto spesso risulta didascalico e straniante. Ne sono uscita affaticata.
In appendice, almeno sulla mia edizione, c’è un altro esperimento intitolato FILM, un racconto pubblicato qualche anno prima e vincitore del Premio Scanno: meglio non dire.
Lo dimenticherò molto presto, o forse lo ricorderò per la sua stranezza! Chissà! 2 stelle regalate... forse ne bastava una!
WTF Mr Sclavi? Ma cosa mi combina? Una trama da "Ho visto lei che bacia lui, che bacia lei, che bacia me", ma che ricordava anche quella puntata di Love, Sex & Robots in cui una donna vede un uomo compiere un omicidio alla finestra di fronte e poi scopri che è un eterno loop in cui i due personaggi sono alternativamente vittima e assassino. Boooooh. Forse il libro ha avuto una resa migliore al cinema? Devo assolutamente recuperare questo film con Castellitto perché voglio proprio vedere cosa ha capito il regista. Tanto più che il libro è scritto come una sceneggiatura.
TRAMA CON SPOILER:
In appendice a Nero. troviamo anche il primissimo libro di Sclavi, tal FILM. Non so davvero cosa dire. È un libro diviso in tre parti in cui in ogni parte sono raccontati gli stessi fatti ma in maniera sempre più concisa. L'unica cosa che ho capito è che i personaggi sono in qualche modo collegati tra loro...
Ora non so se Tiziano Sclavi si sia mai fatto di acido, ma pare proprio di sì.
È un libro sperimentale come tutte le altre opere di Sclavi, che cerca sempre di stupire il lettore proponendo qualcosa di nuovo. In questo libro l’autore per esempio usa spesso dei Flash forward, azioni descritte nel presente ma che accadranno nel futuro, che annunciano fatti che forse avverranno, fatti inquietanti che rabbrividiscono il lettore per un orrore che potrebbe svilupparsi solo nella mente dei personaggi, o forse no.
Carino, ma a mio parere si cerca fin troppo di puntare sul surreale, sull'estremo, spaesando anche il lettore più avvezzo al soprannaturale e alle stranezze. Il suo maggior pregio, che è anche il suo peggior difetto, è probabilmente l'originalità spinta all'estremo.
Lo stile inconfondibile di Sclavi "Stanno giocando a scala quaranta sul tavolo. La porta finestra che da sul balconcino è aperta, loro due hanno i cappotti. "Pesca... Si aspetta che faccia buio, poi lo portiamo giù e andiamo a seppellire lui e quell'altro". Francesca non risponde, indifferente. Zardo chiude. Mescola le carte. Mette il mazzo in mezzo al tavolo e dice: "Taglia" E SZOCK! La mannaia insanguinata si abbatte sul tavolo, tagliando letteralmente a metà il mazzo di carte. Zardo e Francesca urlano alzandosi e ritraendosi. D'Ambrosi, ridotto a una specie di zombi, gorgoglia sangue e cerca di estrarre la mannaia dal tavolo dove si è conficcata."
Asciutto, privo di ridondanze e di ricercatezze linguistiche, lo stile di Sclavi riesce con poche battute efficaci da dipingere una situazione, a dare un quadro completo della situazione, della scena, dell'azione. Il lettore non legge con facilità, come seguissero svolgersi di un film, ne intuisce le immagini, i colori, i suoni; non deve operare particolari direzioni per comprendere il significato delle sue incursioni nel fantastico.
Lo stile inconfondibile di Sclavi "Stanno giocando a scala quaranta sul tavolo. La porta finestra che da sul balconcino è aperta, loro due hanno i cappotti. "Pesca... Si aspetta che faccia buio, poi lo portiamo giù e andiamo a seppellire lui e quell'altro". Francesca non risponde, indifferente. Zardo chiude. Mescola le carte. Mette il mazzo in mezzo al tavolo e dice: "Taglia" E SZOCK! La mannaia insanguinata si abbatte sul tavolo, tagliando letteralmente a metà il mazzo di carte. Zardo e Francesca urlano alzandosi e ritraendosi. D'Ambrosi, ridotto a una specie di zombi, gorgoglia sangue e cerca di estrarre la mannaia dal tavolo dove si è conficcata."
Asciutto, privo di ridondanze e di ricercatezze linguistiche, lo stile di Sclavi riesce con poche battute efficaci da dipingere una situazione, a dare un quadro completo della situazione, della scena, dell'azione. Il lettore non legge con facilità, come seguissero svolgersi di un film, ne intuisce le immagini, i colori, i suoni; non deve operare particolari direzioni per comprendere il significato delle sue incursioni nel fantastico.
Nell’edizione Camunia di questo libro sono presenti due romanzi: Nero e Film. “Nero” è una commedia grottesca (nonostante la trama sia thriller). Ha uno stile ridotto all’osso ed è al contempo cinematografico. La scena iniziale del sangue ritorna sul finale. Mi ha ricordato molto due libri di uno scrittore italiano appartenente ai Cannibali, Matteo Galiazzo (i due libri sono “Cargo” e “Una Particolare Forma di Anestesia Chiamata Morte”). “Film” invece è molto frammentato, ci sono tanti capitoli brevi, e non l’ho finito perché non mi andava.
Questa volta Sclavi propone un romanzo horror che è una <> interpretata da due <> coinvolti in una sarabanda di eventi oscuri: delitti, sparizioni di corpi, ricatti, regolamenti di conti, ladrocinii. E tanto altro...
Più che un romanzo mi è sembrata la sceneggiatura di un fumetto e non è un caso, essendo l'autore il più grande sceneggiatore italiano di fumetti di tutti i tempi.
Tutta colpa della crema anti-cellulite. Quella che si produce solo in Svizzera.
Ecco lo Sclavi che preferisco. Quello che non si prende troppo sul serio, che non prende troppo sul serio ciò che scrive, che impedisce alla sua ironia di farsi retorica (e quante volte invece avveniva in Dylan Dog...). Nero. non è un capolavoro monumentale, è un giochino, ma un bel giochino, piacevole, chiede solo che ci si lasci andare, ci si faccia trasportare dalla sua meccanica bizzarra, dal suo impasto di realismo quotidiano e irrealtà da sceneggiatura cinematografica (o fumettistica), da una comicità e una buffoneria sempre venate di malinconia e, più nel profondo, di un'amara disperazione, quando l'occhio dell'autore vede e a quello del lettore mostra che dietro il velo del non-sense disimpegnato sta in agguato, dura e minacciosa, l'insensatezza dell'esistere.
Per me, tra quanto letto finora dello Sclavi romanziere, Nero. si piazza saldo al secondo posto; al primo, ben più in alto e lontano, ovviamente ci sta Tre.
Una commedia nera surreale, se non vi piace l'humor nero ed il surrealismo non iniziate neanche a leggerlo perché non vi piacerà. Se invece amate le due cose allora Nero non vi deluderà, cercate di reperirlo in tutti i modi anche se sarà difficile visto che, come tutti i libri di Sclavi, è veramente raro. Una recensione più accurata qua sul mio blog : http://capitolonero.blogspot.it/2011/...
Ha inventato Dylan Dog, come non amarlo? Per me Tiziano Sclavi vuol dire Dylan Dog. So che i suoi libri sono strani almeno quanto l'indagatore dell'incubo. Nero è proprio il classico thriller di Sclavi. Un misto di realtà e sogno o forse meglio dire incubo. In ogni caso è un ottimo libro soprattutto per gli amanti del genere e di Sclavi naturalmente.
Pretenzioso, troppo surreale, non riesce mai ad abbattere il muro dell'incredulità. Personaggi talmente assurdi, alieni, che mi riesce impossibile immedesimarmi. Osannato in pieno periodo Dylan Dog, ma veramente scadente, a mio parere. I fumetti sono tutta un'altra storia.