Nicola e Carlo sono i due protagonisti di questa storia natalizia diversa dal solito, dove non c'è il lieto fine ma tanto amore, affetto e aiuto reciproco.
Sono entrambi soli, chiusi nelle loro routine quotidiane: il primo è un anziano disoccupato che si arrangia con piccoli lavori, come fare il Babbo Natale di fronte ad un supermercato. Carlo è più giovane, quasi cinquantenne ed è affetto da sindrome di down. Tutti i giorni si reca in ospedale a trovare l'anziana madre, ormai morente, ma sempre col sorriso sulle labbra e pronta a ripercorrere la sua giovinezza raccontandola ad una giovane volontaria. A lei racconterà il viaggio intrapreso nel mezzo di una tormenta per recarsi dal paesino di montagna al capoluogo per sostenere l'esame per diventare insegnante.
La storia alterna il presente ai ricordi del passato, l'incontro tra Carlo e Nicola; l'entusiasmo di Carlo, sempre solo in casa con la sua vecchia gatta, quando vede Babbo Natale e gli chiede un dono che li farà intraprendere un viaggio insieme sulla sgangherata Fiat 124 di Nicola, imbattendosi in una brutta tempesta di neve.
La quotidianità dei due porta un senso di solitudine e tristezza, inquietudine, per il modo in cui vivono anche se Carlo non sembra rendersene conto.
La storia è toccante ma troppo triste, soprattutto per il finale che mi ha scioccata, che non immaginavo. Per questo non ho dato una valutazione alta, perché, anche se scritto bene e la storia è profonda, mi ha suscitato più tristezza che altro, La parte migliore, più coinvolgente è la parte dei ricordi materni da cui traspare tutta la difficoltà dello spostamento ma soprattutto la caparbietà nel voler realizzare il proprio sogno, sfidando mille difficoltà.