“Quando verrai sarò quasi felice” raccoglie le lettere che Alberto Moravia scrisse ad Elsa Morante dal 1947, periodo in cui il loro rapporto è già entrato in crisi, fino al 1983, anno in cui Elsa tenta il suicidio e scopre di essere affetta da idrocefalia.
Il testo si divide in tre sezioni.
Nella prima sono raccolte le lettere, le cartoline e i telegrammi che riportano data e luogo in cui Alberto li scrisse per Elsa.
All’interno della seconda parte troviamo, invece, le lettere la cui datazione è avvenuta - là dove possibile - per congettura, in quanto Moravia non l’aveva indicata.
Mentre nella terza sezione sono presenti due cartoline e una lettera che Moravia ha indirizzato a Giacomo Debenedetti, in cui compare il nome di Elsa.
In questo epistolario si ricostruisce la storia di un rapporto che non terminerà mai davvero. Alberto continua a rivolgere a Elsa parole d’affetto, si dice felice quando è accanto a lei, e triste quando la donna si allontana da lui, sia fisicamente che sentimentalmente. Moravia le è vicino anche quando la Morante vive un intenso amore, prima per Luchino Visconti e poi per il pittore Bill Morrow. E non prenderà le distanze da lei neanche quando andrà a vivere con Dacia Maraini.
Elsa può essere terribile, può offenderlo e lacerargli il cuore con mille ingiuste accuse alla sua persona, ma Alberto non smetterà mai di amarla.
Oltre al rapporto tra Elsa e Alberto, attraverso questa raccolta di lettere è possibile anche ricostruire e scoprire i tanti viaggi compiuti da Moravia. Lo scrittore si reca ben quattro volte negli Stati Uniti e non fa mistero del fatto di non amare particolarmente New York, tanto che in una lettera del 1968 a Elsa, scrive a proposito della città americana “questa volta mi ha fatto una brutta impressione di durezza, violenza, astrazione e vuoto”.
Poi si reca in Giappone che etichetta come allegro e curiosa, e ancora la Persia per l’ultimo viaggio di coppia con Elsa, poi l’India che visita con Pasolini, la Russia, Parigi ecc..
Tutti luoghi che gli permettono di prendersi una pausa dalla sua triste e desolata routine che spesso lo conduce alla depressione.
Voglio terminare questa breve recensione dicendo che questo epistolario ci racconta anche tanto di Alberto come uomo. È in queste lettere e a Elsa che lui confida le sue fragilità, in cui rivela il suo male di vivere, a cui affida i suoi sentimenti.
Questo è il vero motivo per il quale consiglio di leggere questo libro. Se volete conoscere il vero Alberto, e non lo scrittore de’ “Gli indifferenti”, allora sappiate che lo troverete in queste pagine.