«Vedere un essere umano che realizza un sogno è una cosa meravigliosa. Come andare sulla Luna o scoprire l' questo è il motivo per cui noi siamo qui.» Sono parole di Tamara Lunger, la giovane e fortissima alpinista altoatesina che nel febbraio 2016 ha tentato con Simone Moro la vetta del Nanga Parbat in invernale. Lui l'ha raggiunta, mentre lei, a soli 70 metri dalla cima, ha rinunciato. Stava male e ha ascoltato la "voce interiore" che le diceva di scendere, con la consapevolezza che, se invece fosse andata oltre per amor di gloria, avrebbe poi avuto bisogno d'aiuto per scendere, magari mettendo in pericolo i compagni di cordata. Ma chi è questa donna capace di imprese finora tentate solo da uomini? Che cosa la spinge a sfide estreme? In questo libro Tamara si racconta parlando dell'impresa del Nanga, ma scavando molto anche nel proprio mondo e dentro di sé. Ne scaturisce una personalità dirompente che, cresciuta a profondo contatto con la Natura, abituata fin da piccola a mettersi alla prova nello sport, coltiva la passione per l'alpinismo come un modo per trovare se stessa. Certo, essere una donna in un ambiente finora quasi solo esclusivamente maschile ha un al campo base bisogna farsi valere, dimostrare che si è capaci di sforzi "da uomini" e magari anche tenere a bada alpinisti «che sembrano marinai appena scesi da una nave»… Ma Tamara, forse anche grazie a un pizzico di follia davanti ai pericoli, vive l'alpinismo come un modo per migliorarsi costantemente, essere in armonia con il cosmo. Per lei la sfida in montagna ha infatti anche qualcosa di spirituale, la avvicina a Dio. E le dona la felicità. Leggere queste pagine, ora avventurose ora meditative, è come fare un'iniezione di energia pura.
Tamara deve essere una persona fantastica, ho partecipato una volta ad un suo incontro e mi era piaciuta molto...schietta,frizzante e diretta...... anche nel libro sono evidenti questi pregi del suo carattere, allo stesso tempo però la storia raccontata mi ha lasciato sensazioni strane, tante tante cose che non avevano un perchè nell'essere piazzate in un libro.... non so sinceramente il perchè di queste scelte.
E pensare che stavo per non comprarlo. Eh già, perchè ‘sta storia della “Tami” (l’unica, poi, finora, che ha da raccontare, ovvero quella la sua mancata vetta sul Nanga per soli 70mt e di come sia riuscita a trasformare questo fallimento in un grande successo personale) cominciava un po’ a stufarmi. Poi, per amore di “completezza” alla fine l’ho preso. E l’ho divorato. Riga dopo riga, parola dopo parola, mi sono ritrovata appieno nello spirito che anima questa simpaticissima e fortissima ragazza, esaltata come un’adolescente, ma dal cuore e dall’animo ricco anche una volta che la spuma della sovreccitazione è stata soffiata via. L’energia che lei dice ricavare dalla sua profonda fede, da buona atea, mi fa sorridere perché mentre afferma con grande perentorietà di avere un dialogo molto chiaro con Dio, ciò non le impedisce di consultare un pendolo per prendere la decisione di partecipare all’invernale sul Nanga con Simone Moro, così come non nota che il dialogo quasi privilegiato con Dio s’interrompe magicamente a 70mt dalla vetta. E ancora: quel suo aspetto emotivo, che le piace tanto, che la fa sentire ragazzina ma che potrebbe essere un fattore le ha giocato la vetta, non riesce ancora a cogliere che più si cresce più è importante imparare a gestirlo, il che non significa affatto soffocarlo, ma saperlo usare nel modo migliore affinché riesca a pontenziare l’entusiasmo ma non a spezzarci le gambe, cioè a farci fare corto circuito, quando è eccessivo (o forse sì, con la meditazione di cui parla alla fine, anche se non lo dice chiaramente). Non riesco a condividere il suo pensiero di vita già segnata, già predestinata lasciandoci il compito di intuire, cercare di capire quello che Dio ha previsto per noi perché ritengo, all’opposto, che la vita ce la scegliamo noi, passo passo, muniti dagli strumenti per scegliere che ci vengono forniti via via dalla nostra esitenza. Pur tuttavia non mi ha disturbato questa Weltanschauung di Tami perché appunto è impregnata in una sua dimensione tutta teen mentre invece ho apprezzato enormemente le sue importanti riflessioni sull’amore (parola che mi fa tremare un po’ perché trovo molto sdolcinata ma che in questo caso va usata), sulle relazioni che si possono instaurare (o no) con una donna come lei, quali implicazioni porta a livello personale fare la vita che si è scelta nonché le spiegazioni tecniche di come una donna debba gestire delle situazioni in quota (come: fare la pipì, la cacca nonché cambiarsi gli assorbenti) quando si trova da sola con un gruppo di uomini. E così, con la stessa leggerezza adolescenziale con cui parla di Dio (che immagina con una tartaruga pazzesca – non è grande, Tami??) ci spiega anche di questi dettagli, di cui in tanti si chiedono (sicuramente io!) e che, insieme alle riflessioni sull’amore, ci hanno portato nel suo viaggio interiore e quasi in cime al Nanga, finalmente con un’alpinista donna. Un libro che mi è piaciuto moltissimo, ricco di umanità e foriero di riflessioni importanti.
La scalata al Nanga Parbat raccontata dall'unica componente femminile della spedizione: il libro è un occasione per conoscere meglio Tamara Lunger, la sua storia, il suo carattere e i suoi sogni. Un'atleta di esempio per tutte le donne!
Ancora freschi di una qualunque impresa non si perde tempo nemmeno un istante per scrivere (?) un libro. Per raccontare cosa? Il già fatto, il gia detto, il gia sentito. Difatti qui abbiamo il nulla: una (brava) scalatrice che sostiene di vivere la montagna in modo puro e armonioso, profondo e devoto. Peccato solo che in ogni pagina non manca una lagna, uno sponsor, un post, un'accusa, una ripetitività di informazioni che alla lunga stancano. Si fosse limitata ad una ricostruzione dell'impresa ne sarebbe uscito un interessante lavoro. Ma per riempire un libro o hai qualcosa da dire oppure ci ficchi dentro quello che ti capita. I libri di montagna sono altri, non ci piove. E di questo se ne poteva fare benissimo a meno.
In questo libro Tamara si apre, si lascia vedere per com'è: genuina, onesta, diretta, a volte bambina, ma sempre con un Kindherz - un cuore da bambino. Piacevoli le descrizioni dei luoghi, ma molto più interessanti le parti relative alle persone - dal compagno di scalate Simone Moro, agli altri che sono saliti sul Nanga, a quelli che hanno comunque partecipato nel bene - il cuoco Sirbaz - e nel male - Nardi, con il suo comportamento non corretto. Toccante sentire le emozioni che passano nella testa di Tamara: l'eccitamento nell'assaporare il momento in cui raggiungerà la vetta, la costante tenacia ("ho sempre voluto fare fatica") e la profonda religiosità, magari discutibile da chi è credente e chi non lo è, ma mai bigotta e sempre aperta. Un libro che mi è volato, pagina dopo pagina, e che in una decina di giorni mi ha fatto conoscere un'atleta di cui, onestamente, sapevo poco.
Mi è piaciuto questo libro , ho apprezzato molto il coraggio di Tamara sia per aver intrapreso questa esperienza sia per la rinuncia sofferta a raggiungere la vetta. E’ uno di quei libri che ti fa sognare, che ti invoglia all’avventura e ti fa volare con la fantasia. E’ una buona lettura , non troppo impegnativa. C’è poco spazio alle vicende alpinistiche , forse non era questa l’intenzione della scrittrice che ha puntato di più sul racconto di se stessa e dell’amore per la montagna, sui sentimenti e sull’amicizia. Mi è piaciuta la spontaneità di Tamara e il suo carattere che l’ha portata a fare la differenza.
Non ho ancora capito se questo libro mi sia piaciuto o meno. Emerge tutta la personalità dell'autrice, che è sicuramente molto schietta e sempre onesta, ma il libro è un minestrone di un sacco di cose che c'entrano e non c'entrano. Proverò il secondo libro.
Meraviglia. Vivere e soffrire con Tamara, sentirsi accanto a lei, metro dopo metro. Amore per la montagna puro, quello che fa brillare gli occhi e sorridere il cuore.
Non mi ha entusiasmato molto. Un po' ripetitiva. Considerando la meravigliosa ed unica esperienza non mi ha coinvolta ... troppi pensieri personali simili e poca descrizione dell'impresa.
Stupendo entrare nella mente di Tamara durante la sua spedizione. Lettura veloce e scorrevole, sembra proprio di essere lì con lei. Una donna fantastico e dai forti valori.
Troppo Dio e troppo naif,libro sincero, autentico che svela i retroscena della lita Nardi, Moro e di quello che sta dietro una spedizione, del marketing, dell'importanza dei social, della sua infanzia e del suo rapporto speciale con i suoi genitori, però il libro nonostante diversi pro, mi convince e coinvolge solo in parte.