Questa è la miniera di Molly Flint. O, come dice l’autore di questo libro con una delle sue metafore strampalate, un omaso di pietra. Con questo vuole dire un luogo a cui le persone che ci entrano sono costrette ad adattarsi. Ad esempio, chinandosi e addirittura prostrandosi a terra ogni volta che Molly Flint lo richiede. Come? Una peculiarità di questo posto? Oh, no. Per niente. Avviene così anche nelle migliori miniere, sapete? Ciò che non avviene altrove è ciò che avviene in questo libro.E questi che vedete qua sono i suoi abitanti.Quei due negri, ad esempio, sono due minatori ciechi. Perché sono qua? Ma per estrarre il carbone, ovviamente. Per cos’altro, sennò?E quell’altro, quello che guarda da dietro la porta socchiusa, è il soprintendente. Un tipo che vive da chissà quanti anni dentro la miniera. Accanto al soprintendente c’è quel tipo… non so se si vede bene, quello con la piuma blu sul cappello. Ecco, quello è Ormond, il proprietario di Molly Flint.Quanto a quel giovane di là in fondo, è l’ultimo arrivato. Si chiama Joston, ed è venuto qui a cercare… Oh, lo sa solo lui cosa è venuto a cercare.Infine c’è Cadalso, che è un bravo messicano, e il negretto Squanto, che fino a qualche tempo fa faceva il cernitore. Era su al reparto cernita assieme a tanti altri come lui. Il fatto, però, è che ha paura di tutto. Anche del rumore delle macchine. Soprattutto di quello. Così il soprintendente l’ha mandato laggiù a fare il portinaio. Apre e chiude le porte di ventilazione. Tenetelo d’occhio. È un tipo interessante.