Ha un andamento lento, questo libro. Un tantino soporifero, in verità. Il filo conduttore è costituito dalla morte di uno studente russo in una pensioncina di infima categoria a Roma, ma, in realtà, ciò che più sembra interessare l’autore è presentarci un ritratto, sia pur ridotto, di quel che era l’Italia agli inizi del 1915, ossia poco prima dell’ingresso nel primo conflitto mondiale. E questo, di pari passo con la personale crisi di valori del protagonista, Giovanni Sperelli, su quella morte chiamato ad indagare, ufficiosamente.
Onestamente non mi è piaciuto. Si legge, per l’amor di Dio, non posso negarlo. Ma lascia poco o niente. Alcuni passaggi, come ad esempio l’avventura amorosa di Marchisio con l’attricetta Ersilia, hanno buone intuizioni e tratti espressivi gradevoli. Ma, tutto sommato, è un romanzo anonimo, con la stessa rilevanza letteraria di una guida turistica.