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A che servono i Greci e i Romani?

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Sempre più spesso a chi si occupa di discipline umanistiche – e soprattutto classiche – viene chiesto: «A che cosa serve?» Dietro questa domanda agisce una rete di metafore economiche usate per rappresentare la sfera della cultura («giacimenti culturali», «offerta formativa», «spendibilità dei saperi», «crediti», «debiti» e così via). A fronte di tanta pervasività di immagini tratte dal mercato, però, sta il fatto che la storia testimonia una visione ben diversa della creazione intellettuale. La civiltà infatti è prima di tutto una questione di pazienza: e anche la nostra si è sviluppata proprio in relazione al fatto che alla creazione culturale non si è chiesto immediatamente «a che cosa servisse». In particolare, è proprio lo studio dei Greci e dei Romani a meritare questa pazienza: soprattutto in Italia, un paese la cui enciclopedia culturale è stata profondamente segnata dall'ininterrotta conoscenza dei classici. Se si vuole mantenere viva questa presenza, però, è indispensabile un vero e proprio cambiamento di paradigma nell'insegnamento delle materie classiche nelle nostre scuole.

160 pages, Paperback

First published February 7, 2017

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About the author

Maurizio Bettini

86 books42 followers
Maurizio Bettini (1947), classicista e scrittore, insegna Filologia classica all'Università di Siena. Autore di saggi di argomento filologico, metrico e linguistico, i suoi interessi vertono soprattutto sulla antropologia del mondo antico, disciplina a cui ha dedicato svariati volumi. A Siena ha fondato, assieme ad altri studiosi, il Centro "Antropologia e Mondo antico", di cui è direttore.
È autore di romanzi e racconti e collabora alle pagine culturali di "la Repubblica".

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6 (3%)
Displaying 1 - 24 of 24 reviews
Profile Image for Rachele.
417 reviews123 followers
July 6, 2022
Un libro che tutti gli insegnanti e i futuri docenti in campo umanistico dovrebbero leggere!!
Un'opera che apre la mente e ci aiuta a trasmettere l'importanza della cultura greca-latina alle future generazioni.
Profile Image for Norberto.
59 reviews12 followers
August 29, 2024
Interessante riflessione sulla rivalutazione della cultura all’interno del contesto italiano. Già dal titolo, Bettini smonta l’importanza che la domanda “a cosa serve?” ha acquistato negli ultimi anni (e continua sempre di più a diventare insistente nella nostra vita). La cultura, soprattutto quella letteraria, è ancora di più quella classica, spesso viene svalutata proprio perché, apparentemente, non risponde a questo tipo di domanda.
Le tesi sostenute in questo scritto sono davvero illuminanti, come per esempio l’inflazione delle metafore economiche attribuite al contesto culturale (patrimonio, offerta formativa, crediti, ecc…) o l’importanza di non conservare soltanto l’apparato monumentarono di questo patrimonio, ma anche la memoria culturale della Nazione, conoscendo davvero ciò che si sta difendendo ed evitando in questo modo di sentirsi apparentemente gratificati soltanto perché si è andati a visitare un museo e scattato delle foto ad opere d’arte che non comunicano nulla all’occhio che le osserva. Una statua, muta e immobile, riprende vita solo nel ricordo e nella comprensione di chi ha davanti, proprio perché è un serbatoio di conoscenza da cui si possono trarre inesauribili spunti di riflessione sulla civiltà che l’ha prodotta.
È un testo molto coerente e che distribuisce le sue idee in maniera ben calibrata. È estremamente chiaro e attento, soprattutto sulla questione del modo in cui la cultura classica viene tratta a scuola e le modalità per superare il paradigma scolastico ormai impolverato. Molto acuto anche il momento in cui Bettini insiste sul prediligere più la diversità della cultura greca e romana, piuttosto che concentrarsi sulla tendenza ad avvicinare a noi e modernizzare i classici a tutti i costi.
Un testo che ha proprio l’aspetto di un manifesto e in cui emerge un tono di stizza, ma anche di compassione, verso coloro che maltrattano e svalutato la cultura dei Greci e dei Romani. Lo stile è ottimo, soprattutto per testi di divulgazione come questo, e non scade mai in una terminologia pretenziosa o accademica.
Per i classicisti alcune cose potrebbero essere già note, ma rappresenta un’occasione per poter ampliare le proprie riflessioni sulla questione.
Profile Image for Valerie Campo Tranchida.
64 reviews4 followers
January 10, 2022
Mi dispiace Mauri.
Sei grande quando fai il saggista per i tuoi accoliti, con le Orecchie di Hermes mi hai fatto quasi piangere...
Ma quando fai il divulgatore spicciolo, oltre a perdere di vista gli obiettivi e a vagare senza meta, acquisti dei toni paternalistici davvero insostenibili.

Letto correndo, animata dal desiderio folle di finirlo.
Profile Image for Cristina - Athenae Noctua.
416 reviews50 followers
January 2, 2022
Bettini affronta nel suo libro riflessioni che si diramano in molte direzioni, contenendo ciascuna in un breve capitolo e toccando giustamente anche il problema dell'educazione classica e del contributo che la competenza nella lingua greca e latina può offrire alla riflessione interculturale, ma gli apetti più interessanti riguardano le storture terminologiche associate al mondo della cultura, sempre più piegato alle esigenze economiche e sempre meno valorizzato come insieme di esperienze formative in senso intellettuale.
https://athenaenoctua2013.blogspot.co...
Profile Image for terry.
143 reviews78 followers
June 22, 2020
2.5
Apparentemente l'avevo già letto nel 2017 e avevo segnato, nel mio diario, quanto fosse stata una lettura insignificante. E infatti mi ero persino scordata di averlo letto.
L'ho dunque ripreso in mano e ribadisco l'idea che sia insignificante (carino, ma nulla di particolarmente sconvolgente).
I concetti chiave sono:
* l'arte per l'arte e non come serva di qualcuno e/o qualcosa (oscar wilde docet).
* siamo un popolo di caproni che non siamo in grado di comprendere, proteggere e valorizzare la nostra cultura materiale e immateriale.
* la nostra cultura esiste grazie ai classici (romani e greci, in primis) e attraverso i classici.
* troviamo un modo per rendere significativo lo studio dei classici al liceo
Profile Image for Arianna Capasso.
60 reviews
March 26, 2023
Ci sono alti e bassi in questo libro: due pagine di frasi abbastanza ovvie, due pagine di considerazioni interessanti. Qualche piccola imprecisione sulla parte della linguistica però tutto sommato è interessante e piacevole
Profile Image for otto.
74 reviews2 followers
March 11, 2023
Una tesoretto di infinito valore che ho amato con tutto me stesso, letto provando un appagamento che solo cibarmi di ambrosia mi avrebbe potuto dare.

Questa accorata apologia del mondo classico, che urla e implora ansimando di essere trattato meglio, non poteva essere scritta meglio. Ogni aspetto di quanto male latino e greco vengano affrontati nella scuola moderna viene sviscerato in profondità, proponendo anche soluzioni: chiunque, studenti discenti e ribelli, insegnanti prodighi e passivi, dovrebbe leggerlo e interiorizzarlo.
La prosa di Bettini, poi, risuona delle più felici espressioni dei poeti di tre culture, è impreziosita da tutti gli elementi che rendono evidente come la sua educazione sia in realtà παιδεία.

Alcuni estratti che non posso esimermi dal riportare (ben esplicano perché abbia definito questo libretto un tesoro):

"Coerentemente con queste metafore creditizie, quando si riflette sulla validità della formazione intellettuale non ci si preoccupa tanto della profondità o autenticità delle conoscenze acquisite, come sembrerebbe naturale, quanto della “spendibilità” di questi saperi: come se si trattasse appunto di gruzzoli, o di titoli di credito, e non di complesse (e astratte) costruzioni intellettuali. Del resto i corsi universitari non vengono più “insegnati” o “impartiti”, ma direttamente “erogati”: come se fossero mutui. Meno fortunati dei loro colleghi universitari, gli studenti della scuola superiore possono sì disporre di taluni “crediti formativi”, ma soprattutto (almeno fino a qualche tempo fa) si sono visti attribuire dei “debiti”, i quali peraltro solo raramente venivano pagati, come sappiamo, lasciando così la banca dell'istruzione nazionale (se vogliamo proseguire noi la metafora) in sofferenza per crediti inesigibili."

"Dunque le lingue muoiono, e con la morte di ciascuna di esse è un piccolo universo che scompare: un modo irripetibile di rappresentare e articolare la realtà, che corrisponde al Genius proprio di ciascuna lingua. Perché il linguaggio non consiste solo in una filza di suoni attraverso i quali ci scambiamo messaggi, ma è pensiero, percezione, costituisce l'impalpabile sostanza attraverso cui prendono forma per noi tanto l'ambiente naturale quanto la società in cui ci si trova a vivere. La morte di qualsiasi lingua costituisce dunque una perdita dolorosa, che desertifica ulteriormente la meravigliosa varietà delle culture umane allo stesso modo in cui l'estinzione di tante specie animali e vegetali (a cui quotidianamente assistiamo) immiserisce la superficie del nostro pianeta rendendoci tutti più fragili."
Profile Image for Paolo Bizzarri.
99 reviews82 followers
September 3, 2019
Libretto agile ma decisamente interessante. La prima parte, dove l'autore cerca di giustificare la necessità di studiare i testi e le lingue classiche è interessante ma non riesce ad andare veramente a segno. La seconda parte, dove l'autore propone una serie di riforme per l'insegnamento nei licei classici è decisamente più interessante.

Nel complesso il libro merita decisamente la lettura.
Profile Image for Marianna.
174 reviews16 followers
January 24, 2020
Cultura, quel superfluo indispensabile

“Se il patrimonio culturale classico in Italia ha il valore che secoli di studi appassionati, condotti da noi e nel resto del mondo, stanno lì a testimoniare -e che un enorme flusso di turisti annualmente comprova - , bisognerà pure che il nostro paese si impegni a mantenere un livello di memoria culturale adeguato a tanta ricchezza. Una nazione che ha sul proprio territorio i templi di Agrigento, il Colosseo o Pompei, non può permettersi di avere cittadini che si trovino in difficoltà nel decidere se questi monumenti -qualora abbiano l’opportunità di vederli siano stati edificati dai Greci, dai Romani o da Cristoforo Colombo. Dobbiamo rassegnarci all’idea che, dal punto di vista del nostro rapporto con la cultura, e quella classica in particolare, non siamo un paese come un altro”.

L’Italia non è un paese come un altro. È il più ricco dei siti patrimonio UNESCO, dove non solo i monumenti, i centri storici, le opere d’arte sono riconosciute quali tesori dell’umanità, ma anche le lingue.
Un libro che tutti dovremmo leggere, dagli studenti che troppo facilmente sparano un “ma perché si studia storia dell’arte (storia, latino, greco compagnia tutta), a cosa serve?” agli adulti e agli insegnanti affinché abbiano la degna risposta pronta a questa domanda e a tante altre simili.
Molti di noi italiani non si rendono conto dei tesori che possediamo, che antiche civiltà ci hanno donato e che tutto il mondo ci invidia.
L’Italia è luogo prodigiosamente eletto da una favolosa contingenza storica e culturale, in particolare nella classicità e questa grande e ricca eredità culturale richiede responsabilità. Non si tratta di radici, non si tratta di identità culturale, poiché ci stiamo dirigendo verso una società multietnica sempre più lontana dai nostri “antenati”, ma si tratta di memoria culturale.
La memoria culturale richiede la necessità di mantenere vivo l’interesse e lo studio del contesto e del significato dei monumenti, delle opere architettoniche, letterarie, artistiche che possediamo. Se non si studia la civiltà classica greca e romana, si perde il significato degli scavi archeologici di Pompei, ad esempio, e quelle testimonianze non hanno più voce, diventano pietre mute, presenze ingombranti del nostro paesaggio. Senza memoria culturale si perde il significato dei luoghi.

Maurizio Bettini, antropologo, studioso di filologia classica greca e romana all’Università di Siena, sostiene l’importanza di conservare la nostra memoria storica attraverso la scuola e l’insegnamento, ma non chiudendoci nei confronti delle nuove culture che ormai fanno parte del nostro paese.

Si tratta di un libro sottile, che si legge con vero piacere, composto da brevi paragrafi titolati. Bettini nella prima parte spiega il titolo del libro, soffermandosi proprio sull’etimologia, il senso più autentico ed anche pericoloso di “servire, servire a” quando si parla di cultura e allarga poi la lente su altri termini che ormai sono entrati a far parte del parlare comune e che derivano da un campo semantico più prettamente economico e finanziario : “giacimenti culturali”, “mercato culturale” “patrimonio dell’umanità “etc. La cultura dovrebbe essere lontana da queste metafore che indicano non la custodia, ma lo sfruttamento per trarne un rendiconto economico.
La seconda parte del libro è focalizzata sul nostro BelPaese, sulla nostra eredità culturale greco-romana, la nostra memoria storica che diventa poi anche responsabilità.


In una società globalizzata e multietnica, dove l’inglese sta facendo “morire” le lingue minoritarie, come un tempo il latino con l’etrusco e le altre lingue antiche, arriva un accorato appello agli insegnanti, ai nostri politici (forse l’appello è qui poco convinto, sigh) affinché si cambi rotta con l’insegnamento nei licei.
Da un discorso più generalizzato sulla conservazione e lo studio dei monumenti, Bettini passa infatti alla scuola, ai licei, in particolari quelli classici, dove si studiano le lingue cosiddette “morte”. Niente di più sbagliato. Greco e latino campeggiano negli archivi e nella nostra lingua e finché verranno conservati le due lingue non saranno mai propriamente “morte”. Ma cosa bisogna fare per resistere all’estinzione? Adeguarsi ai tempi, rendere interessanti le lezioni, cambiare le prove d’esame per dare la possibilità agli insegnanti ed ai ragazzi di non preoccuparsi solo dell’operazione di traduzione delle versioni, esercizio sterile che rende odiosi certi autori (Cicerone, ad esempio), ma di scegliere stralci che possano dare spunto di dibattito discussione approfondimento di aspetti della letteratura e della civiltà antica. Bettini indica una serie di spunti e buone prassi messe a punto da volenterosi e coraggiosi insegnanti italiani che hanno capito che insistere con i vecchi modelli è come volersi coprire gli occhi e condannare all’estinzione lo studio del latino e del greco e azzerare le iscrizioni al liceo classico e ad alcuni indirizzi del liceo scientifico.

Tra le tante incertezze della nostra società, la scuola rimane ancora un punto fermo (per fortuna) per la formazione di cittadini più consapevoli dell’eredità culturale del nostro BelPaese. Perché la cultura rende una nazione più degna di essere tutelata, rispettata, vissuta.



59 reviews1 follower
December 31, 2022
Un libro fondamentale perché voglia approcciarsi allo studio delle lettere classiche, dei classici, e soprattutto per chi ha velleità e desiderio di insegnare queste. Un'acuta riflessione sul nostro approccio alla cultura e al mondo classico
Profile Image for Elodie.
125 reviews3 followers
January 7, 2024
Qualsiasi forma di memoria culturale è destinata ad affievolirsi, per poi spegnersi del tutto, se il gruppo che la possiede non la mantiene viva nel tempo attraverso la pratica, la trasmissione e l'insegnamento dei suoi contenuti.
68 reviews2 followers
June 18, 2024
I picked this up thinking I would find ways to connect contemporary life to classical culture and help motivate me to study for my greek civilization and latin lit exams. It turned out to be a treatise on why and how the greek and latin curriculums in classical high schools should be changed to allow bored students connect with ancient civilisations and realise that these civilisations are part of the cultural memory of italy.

it was an okay read, but it didn’t really talk about ancient culture, give any details. While I understand better the high school curriculum and how latin and greek are
taught, I don’t feel any closer to these ancient civilisations.
Profile Image for Antonio.
199 reviews
September 16, 2019
Ho cordialmente odiato il latino perché la scuola, me l’ha fatto odiare. Non tanto per sparare, al solito, sulle istituzioni scolastiche ma di fatto è andata così (sono pronto anche ad ammettere la mia parte di colpa). Poi ho riscoperto la sua letteratura, un approccio non terrorizzante ai testi in lingua originale e dunque la grande ricchezza della quale possiamo e dobbiamo disporre. Quindi, qualsiasi pubblicazione capace di valorizzare i classici sotto altre angolature, creare nuove connessioni senza scadere nella volgarizzazione la considero benemerita. Starei ore, ad ascoltare Bettini..
Profile Image for Federica Volpera.
153 reviews2 followers
February 28, 2025
"[...] coloro che criticano l'insegnamento classico dovrebbero capire bene una cosa. Se l'apprendimento del greco e del latino si riducesse all'effimera acquisizione dei rudimenti di lingue morte, esso non servirebbe a gran che. Ma - e i professori dell'insegnamento secondario lo sanno bene - attraverso la lingua e i testi l'allievo si apre ad un metodo intellettuale che è quello stesso dell'etnografia, e che io chiamerei volentieri la tecnica dello spaesamento (dépaysement)".
Claude Lévi-Strauss
Profile Image for Chiara Casari.
35 reviews16 followers
June 25, 2022
Una riflessione profonda su temi che riguardano intimamente quella che l'autore, a ragione, definisce la nostra memoria culturale. Per chiunque voglia approfondire questi aspetti, non solo per addetti ai lavori.
Profile Image for Chiara F..
597 reviews47 followers
July 9, 2022
Affascinata dalle argomentazioni addotte nel saggio Homo Sum del Professore, non ho potuto che continuare ad approfondire il pensiero e le tesi di Bettini in questo saggio sull’utilità e sulla necessità delle lingue classiche come nostra memoria culturale da preservare e da adottare per educare le nuove generazioni, soprattutto i ragazzi italiani che per nascita sul suolo italico hanno il privilegio di essere circondati da preziose testimonianze di quel passato tanto importante per la nostra cultura.

Molto interessanti sia i suggerimenti per la didattica che i riferimenti bibliografici alla fine di ogni capitolo (scarni, ma ricercati).
Profile Image for Vito Alberto.
62 reviews1 follower
July 17, 2017
intelligente e costruttivo saggio su una situazione non poi così disperata.
Profile Image for Irene.
5 reviews
November 18, 2020
Interessante spunto di riflessione sulla cultura classica e quella odierna, sia per addetti ai lavori (insegnanti/studiosi) sia per studenti e genitori.
Profile Image for Roberto Rho.
381 reviews4 followers
June 15, 2021
Un excursus su quanto sia utile leggere e imparare i classici a scuola, non solo imparare a tradurre la classica "versione", ma apprezzarne anche tutto ciò che c'é dietro.
Profile Image for Luigi Vellucci.
8 reviews1 follower
January 5, 2023
Apologia dei classici o bibbia di un buon insegnante di lettere? Forse entrambe le cose, ma è sicuro un saggio che tutti coloro i quali vivono per le humanae litterae dovrebbero leggere. Il professor Bettini si rivolge a tutti, anche (e forse soprattutto) ai tradizionalisti e conservatori che troppo spesso col fine di difendere le discipline classiche, allontanano fiumi di ragazzi dalla ricerca della propria identità culturale.
Questo saggio è una sfida, una proposta di tornare alle radici della cultura classica nella sua totalità. Non resta che accettarla.
Profile Image for Elisuia.
60 reviews3 followers
October 15, 2024
è facile convincere me... ma tutto il resto del mondo che ancora rompe le palle con: "Sono lingue morte!"? Loro, secondo me, non li ha convinti.
Profile Image for Andreas Schmidt.
810 reviews11 followers
Read
May 5, 2019
Interessante come il (non) problema sia il perdere la cultura greca e romana, quando il neoliberismo minaccia di strapparci via a forza la memoria storica facendoci diventare nomadi che seguono il capitale e le sue avventurose devastazioni in giro per il pianeta.
Ma il problema è il non studiare abbastanza i classici.
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