Avanza con cenni sicuri un secolo che viene a innalzare armi e versetti. Prima che nuovi agitatori del sacro vengano con la Bibbia in pugno ad arrostire genti, sforzando le sue pagine a dettare massacri, racconto quello che ho trovato leggendo quel libro nella sua lingua madre. Presto alcuni nomi di Dio verranno issati su opposte bandiere e i popoli saranno nemici per una volta ancora nel nome del cielo. Prima dei regni delle fedi armate, ognuno s'affretti e leggere la Bibbia a modo suo, con fervore e freddezza, in buona o cattiva sorte. Perché quel libro è bello, valore che ha contribuito a conservare quel sacro fino a oggi. Il sacro dura nel cuore dei millenni quando si fissa in libri grandiosi. La Bibbia ne è piena. Non l'ho letta spogliandola del divino. Questi racconti che sono resoconti di scoperte, di luci nuove su personaggi antichi, non vengono da una lettura profana della Bibbia. Il sacro sta in quelle pagine come la corrente placata di un fiume presso il mare: guida il viaggio ma non è fonte né foce, non e un luogo ma una necessità. Trovi ognuno i fogli scritti per lui nel Libro dei libri, rinnovando l'antica sorpresa di sentire che egli stesso, da alcune di quelle pagine, è stato trovato. Erri De Luca
Upon completing high school in 1968 Erri De Luca joined the radical left-wing movement Lotta Continua. After the organization's disbandment he worked as a blue collar at the Fiat factory in Turin and at the Catania airport. He also was as a truck driver and a mason, working in job sites in Italy, France and Africa. He rode relief convoys in Yugoslavia during the war between 1993 and 1999.
He is self-taught in several languages including Ancient Hebrew and Yiddish.
De Luca is a passionate mountain climber. A reclusive character, he currently lives in a remote cottage in the countryside of Rome.
Although he never stopped writing since he was 20, his first book is published in 1989, Non ora, non qui (Not now, not here). Many more books followed, best sellers in Italy, France and Israel, his work being translated and published in Spain, Portugal, Germany, Holland, USA, Brazil, Poland, Norway, Danmark, Romania, Greece and Lithuania. He has himself translated several books of the Bible into Italian like Exodus, Jonah, Ecclesiastes, Ruth, and explored various aspects of Judaism, as a non-believer.
In France, he received the France Culture Prize in 1994 for Aceto, arcobaleno, the Laure Bataillon Award in 2002 for Tre cavalli and, also in 2002, the Fémina Étranger for Montedidio, translated in English as God's Mountain. He was a member of the jury at the Cannes Festival in 2003.
Erri De Luca writes regularly for various newspapers (La Repubblica, Il Manifesto, Corriere della Sera, Avvenire), and magazines.
Une écriture poétique et spirituelle, Erri De Luca nous entraîne dans une relecture de la vie de Jesus, en quelques pages, assez simples mais plutôt très touchantes. En peu de mots, il touche son lecteur. Il touche son âme et nourrit sa foi. C'est doux et original, car nous redécouvrons la vie de Jesus à travers un échange entre Marie et Joseph ( Miriam et Iosef). Ce sont ses parents qui nous content leur histoire...
Un extrait: "Miriam: [...] Ce qui me console, c'est qu'il ne sera pas désespéré en baignant mes mains de ses yeux. Le voilà notre fils béni, arrivé à sa dernière ressemblance: adieu à sa tête de nuage. Tu vois, Iosef, son image est claire maintenant : c'est un arbre planté sur cette hauteur de Jérusalem. Son tronc est noueux, durci par le vent, ses bras sont des branches écartées. Sur terre, s'étend son ombre, la trace d'une route".
Pag. 75 "I tempi che (...) incitano a essere originali non generano uomini nuovi, ma concorrenti, individui che per distinguersi agiscono tutti nello stesso modo."
Non so se sia per via dell’educazione ricevuta, ma avverto sempre qualcosa di magnetico nei libri che trattano la Bibbia come oggetto narrativo che mi attrae verso di loro. Aggiungiamo ai fattori ambientali anche l’amore personale per le storie che si muovono tra il soprannaturale e la mitologia, in cui storia e leggenda si intrecciano fino a confondersi e otteniamo il risultato dell’equazione.
So perfettamente quanto queste siano storie complesse e stratificate, ricche di personaggi, intrighi e colpi di scena. E forse è proprio questa densità a renderle così affascinanti. Eppure, per qualche motivo, continuo a preferire il formato audio per queste letture, nonostante sappia già che, inevitabilmente, a fine ascolto avrò dimenticato gran parte dei dettagli. Era successo con La donna che rise di Dio di Roberto Mercadini qualche mese fa, e la storia si è ripetuta con il testo di Erri De Luca.
A fine ascolto rimango sempre con un’impressione sfumata, una manciata di ricordi e la sensazione che forse se il libro non mi ha convinto a pieno è stato perché non ne ho veramente fatto mio il contenuto.
Ad ogni modo, visto che trattano dello stesso tema, mi permetto di fare un paragone. Se dovessi scegliere, attribuirei la mia preferenza al libro di Mercadini, che con il suo studio minuzioso sulle parole ebraiche mi ha lasciata non più colta ma certamente molto affascinata.
Questo libro rappresenta per me il regalo di un’amica di diversi compleanni fa ed è rimasto in libreria per lo stesso numero di anni. Poi è giunta l’ispirazione e ho deciso di recuperarlo. E ciò è significato un duplice ritorno alle origini: sia a livello personale, perché ho riscoperto l’interessante, complesso e affascinante lavoro di esegesi biblica; sia, e soprattutto, da parte dell’autore, Erri De Luca.
Un libro pubblicato per la prima volta nel 1991 e che torna sempre di attualità, visti gli eventi che continuano a flagellare il Medio Oriente. Credo sarebbe utile calarsi nell’ambientazione propria di quest’opera, la Terra Promessa; e no, non mi riferisco semplicemente al libro oggetto di questa recensione, bensì a quella vera e propria biblioteca che è la Bibbia, a cui esso si ispira. Questo anche per tentare di comprendere perché una "striscia” di terra sia oggetto da tempo immemore di tanto odio, rivalità, violenza, guerre e orrori di altro genere, e forse il motivo per cui la tanto auspicata ed equilibrata soluzione dei “due popoli, due Stati” sia di difficile, se non impossibile realizzazione. Bisogna tornare alle radici della storia del popolo d’Israele.
Lo scrittore napoletano, classe 1950, pone come lapidaria epigrafe del libro “Non ti è imposto di completare l’opera ma non sei libero di sottrartene” del rabbino Tarfón, lo stesso motto scritto a caratteri cubitali nella homepage della sua Fondazione (per chi ne fosse curioso, questo è il sito: ➡️://fondazionerrideluca.com/): la dimostrazione palese della passione e dell’impegno profuso sia nell’attività di scrittore sia nella lotta quotidiana portata avanti per i diritti degli ultimi e per la conservazione del patrimonio naturale. Ma anche dell’incredibile fascino subito dalla letteratura e, soprattutto, dalla polisemica e complessa lingua ebraica che ha studiato, addirittura, da autodidatta.
Inoltre, il suo passato poliedrico in cui ha svolto diversi lavori, soprattutto come operaio in svariati settori, la forte militanza politica e lo stesso, attuale hobby di alpinista permangono nel suo stile di scrittura, nell’abilità con cui intreccia i fili di una trama davvero intricata e cerca di scalare la “montagna” di eventi e personaggi che ha davanti. Il suo intento, infatti, è ambizioso: cercare di trarre delle risposte da alcuni famosi racconti biblici. E non sarebbe stata l’ultima volta ad interrogarsi su questi argomenti, si pensi agli ultimi due libri usciti proprio nel 2025, "La Genesi", scritto insieme a Haim Baharier e "Cucire un’amicizia. Conversazioni bibliche", con Marc-Alain Ouaknin. Interessante questo aspetto per un autore che non si professa propriamente ateo, ma “non credente”, forse a lasciare aperto lo spiraglio di una ricerca di qualcosa che sfugge ai sensi umani e ci trascende.
Con molto rispetto si avvicina al testo biblico e tenta di interpretarlo e commentarlo tornando alla purezza della lettera, priva di sovrastrutture: a partire dal versetto 39 del Salmo 105 che poi è diventato il titolo dell’opera: “distese una nube per proteggerli e un fuoco per illuminarli di notte”. De Luca spiega proprio nella premessa che il significato letterale è piuttosto: “stese una nuvola come tappeto. Dio spiana il suo cirro ed esso, per effetto dell’ombra che produce, forma in terra una traccia” (p.11). Su tale “segnaletica celeste” il popolo ebraico segue, tra crisi d’identità e ribellioni, il proprio cammino di liberazione dalla schiavitù d’Egitto (metafora di tutte le schiavitù imposte dai “faraoni” della storia) fino alla terra di Canaan, cioè la Palestina.
Con lo stesso metodo di lavoro analitico e filologico, De Luca seleziona alcuni episodi emblematici, tra cui la Torre di Babele, l’arco narrativo del patriarca Giacobbe, da ingannatore a oggetto di inganno, fino alla lotta con Dio, la vicenda di Giuseppe venduto dai fratelli, il passaggio del Mar Rosso, l’epilogo di Sansone, il buio della fede di Giobbe, il dilaniamento interiore del profeta Giona. Di tutti questi capitoli, ho trovato interessante e originale la prospettiva che anticipa la vicenda di Giuseppe, che è quella del fratello primogenito Ruben (o Reuven), colui che soffre perché a sua madre Lia il padre Giacobbe ha preferito sempre l’altra moglie, Rachele e che, quindi, “è colui che pretende giustizia negli affetti” (p. 37).
L’abilità mostrata dall’autore che afferma di avvertire “la malinconia di essere lettore di Bibbia in un’epoca fredda” (p. 114) è consentire, invece, al lettore di immedesimarsi nelle diverse vicende e, facendo emergere la reale caratterizzazione dei personaggi, di empatizzare e comprendere le loro azioni.
In ultimo, aggiungo, per chi fosse amante dell’arte pittorica, che il libro ha ispirato anche una suggestiva mostra dell’artista Giulia Piscitelli con l’omonimo titolo, allestita nel Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli, che è stata disponibile fino a Gennaio 2025 (alcune opere sono visionabili su questo sito: ➡️https://www.artapartofculture.net/202...).
« Il sesto giorno era permesso raccoglierne il doppio, perché il settimo era consacrato a Dio. La manna che veniva conservata per il giorno di festa non marciva. I soliti ostinati che uscirono per la raccolta anche quel giorno, non trovarono niente. Il socialismo divino era efficiente, le razioni abbondanti. Che bisogno aveva Dio di stabilire norme sulla consumazione individuale e festiva di quel prodotto che pioveva in sovrabbondanza? Non voleva solo sfamare il suo popolo, ma lasciare un insegnamento. Dimostrava che non è la quantità di merce ad assicurare l’efficacia di un soccorso, ma la sua giusta distribuzione. Il necessario può anche andare in parte sprecato nella difficoltà di raggiungere i destinatari, purché sia impedita ogni forma di accaparramento, di scorta. La distruzione delle risorse eccedenti presso di noi significa tenere alti i prezzi di quelle merci. In quel sistema aveva invece il prodigioso effetto di rendere nullo il valore di scambio della manna e premiare solo il suo valore d’uso, cioè di sostentamento. Il cibo per sopravvivere è vita, non merce, e non si scambia, si garantisce e basta. Non era abolito il mercato, ognuno poteva fare il commercio che voleva e arricchirsi scambiando i prodotti dell’allevamento, del bestiame o dell’artigianato, ma restava fuori mercato l’indispensabile. »
Consiglio spassionato dalla vostra carissima L.: leggete le trame prima di comprare i libri. Al libraccio di Brescia ho acquistato, per il valore di 3€, completamente all'oscuro dell'argomento, il suddetto commentario, convinta fosse di narrativa. No. È un libro che parla di religione. Il caso? Il destino? Spero mi lasci qualcosa. Complicatissimo da seguire perché usa vocaboli contorti, esprime un'opinione sulla giustizia divina che non tanto mi va a genio: un po' ipocrita, se si basa più sul risultato della trasgressione che sull'intenzione del trasgressore, più sulla preferenza attribuita ad un personaggio che sull'equità. Al di là di tutto, si sente che Erri De Luca è molto colto. E la copertina è davvero bella. Ogni tanto spunta una qualche strana considerazione che fa riflettere. "Il Cristo grida:《perché mi hai abbandonato?》, Sansone, tra i pilastri centrali del palazzo, grida:《Signore Dio, ricordati di me e dammi la forza ancora questa volta》. Il Dio del crocefisso ha mille anni in più del Dio che il cieco tra i pilastri invoca. Non sembra che dal loro patibolo gridino allo stesso cielo"; "il socialismo divino era efficiente".
Che siano le tigri siberiane a possedere una lingua adatta ad intendersi con le loro simili dislocate nel Bengala. Gli uomini invece stentino, siano costretti ad apprendere per potersi capire.
Ci sono la torre di Babele, l'inquietudine di Giacobbe, i sogni tragici di Giuseppe i dubbi di Mosè, gli agguati di Amalek ma anche il cavallo di Troia, fino alle sfighe di Giobbe e di Giona. Erri De Luca si propone di riportare vicende leggendarie in modo comprensibile. L'antico testamento contiene esattamente il cocktail di stoltezza e repressione espresso e messo in atto dalle due potenze che attualmente promuovono la guerra in medioriente e che lo considerano "testo sacro".
Il libro e’ una riflessione su alcuni episodi dell’Antico Testamento, tradotti dall’autore stesso ; l’ho trovato un libro originalissimo , scritto da uno scrittore che si dichiara non credente, ma che riesce a trasmettere l’intensità che anima le pagine della Bibbia. Invita sicuramente alla rilettura del testo biblico.
Ogni tanto distrattamente si condensa malinconia di essere lettore di Bibbia in un'epoca fredda. Se nemmeno un poco della sua temperatura è passata nelle pagine che ho scritto, avrò compiuto un esercizio vano.
Sì, si condensa malinconia. Di rileggere, leggere, o almeno leggere a brani...
Scelse di essere nominato in mille lingue perch� non si asaurisse la ricerca... Non sono solo parole, o meglio proprio perch� sono parole ci comunicano quello che siamo, che eravamo. Non occorre essere credenti per cercare nella Bibbia non le risposte, ma le domande, e quresto � un piccolo aiuto. E no, non � "un esercizio vano"!
Il classico De Luca. Coniuga una conoscenza profonda del Talmud con uno stile secco ma non povero. Mi stupisce e mi afascina la sua capacità di condensare in poche parole significati così sfumati. Trasmette la propria passione attraverso le sue righe.