Djerba è un'isola del Mediterraneo di fronte alla Tunisia. Sull'isola c'è un albergo, dove rimangono intrappolati per qualche tempo alcuni viaggiatori. Un vecchio medico italiano ossessionato dalla propria digestione, un fotografo newyorchese incapace di dire la verità e i suoi assistenti, due gemelli figli di una bottegaia chiacchierona e infine il professor Fabre, che ama i ragazzi in maniera inquieta, febbrile. Il nodo del destino che li tiene prigionieri ha la forma di un corpo martoriato. Qualcuno è stato ucciso e saranno necessarie delle indagini. Una situazione chiusa, dunque, che la narrazione fa esplodere: come se al delitto, a quel delitto, fosse demandato il compito di rimescolare le carte di molte vite, le quali inconsapevolmente si intrecciano in un tempo che non è mai il tempo presente, in un luogo che è sempre altrove - l'Olanda, la Grecia, il Giappone. Il senso del libro si trova infatti in un reticolo di storie parallele dove i personaggi vengono raccontati e si raccontano attraverso lettere, taccuini di viaggio, diari e ricette di cucina ni un gesto che ogni volta è di congedo. È lí che a poco a poco affiorano, oltre lo schermo del pudore, della paura e anche della menzogna, i sentimenti e i malintesi; è lí che prende la parola, come dall'orlo di un precipizio, il corpo: che si ingrassa, deperisce, desidera, si sfalda, si nutre e che infine, immancabilmente, muore. L'arte di perdere peso si identifica cosí capacità di di ridurre all'osso, e cioè alla verità, la propria presenza nel mondo. Colti nella curva discendente della vita, i personaggi cercano la propria luce interiore, la luce che compongono un'esistenza traccia il profilo di un destino. Con due interventi di Piero Gelli e Walter van Rossum.
Mario Fortunato è uno scrittore e giornalista italiano. Ha diretto l’Istituto italiano di cultura di Londra ed è opinionista della Süddeutsche Zeitung. Critico letterario, traduttore di autori come Maupassant, Virginia Woolf e Evelyn Waugh, ha pubblicato narrativa, saggi e memoir. Il suo ultimo romanzo è Sud (Bompiani, 2020).
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Questo libro, con la sua atmosfera alla Agatha Christie, mette davvero tanta curiosità, soprattutto per il grande potenziale posseduto dai personaggi, nella cui psicologia si scava veramente a fondo. Peccato però che la narrazione sia alquanto pesante, e che l'identità dell'assassino incredibilmente banale. L'ultimo capitolo, poi, è estremamente deludente: nonostante provi a sbalordire il lettore con un colpo di scena, quest'ultimo si configura più che altro come una sorta di contentino, incapace di fornire delle risposte esaustive ai vari nodi irrisolti della trama.
Romanzo di atmosfera, di storie che si intrecciano, in cui ogni personaggio porta con sé una qualche dose di mistero, e in cui l'estate mediterranea vissuta sull'isola fa da sfondo all'azione.