Ma quanto era bello e bravo Corbu?
Questi testi sono i soliti e classici testi su un architetto "di chiara fama". Non amo particolarmente Le Corbusier, gli riconosco alcune opere belle e straordinarie come Chandigahr, trovo risibili molte altre idee. Anche se purtroppo l'accademismo trasforma un disegno storto di un autore di fama collaudata come Corbu, in un'opera che non si può criticare, lontana persino dal poterla copiare anche solo come un esercizio di stile. Cercare di riproporre oggi varianti di opere di Le Corbusier porta scherno e insulti in qualunque facoltà di architettura, molto probabilmente. Ma il punto è, che alla fine sono opere umane, e come tutte le opere umane hanno una bellezza soggettiva. I testi che cercano di esporre le opere di questi "grandi maestri" dell'architettura, ne parlano sempre bene. Spesso con i giri di parole vuoti di qualche scribacchino acculturato. Parole che per altro non mi hanno mai detto niente. Non si fa un solo cenno in questi testi a come funzionava l'opera poi. Era ben costruita, era ben fatta, aveva problemi strutturali, che genere di problemi, dove, eccetera. Il nulla, il giro di parole e spesso progetti presentati, anche se su più piani, con la pianta di un solo piano, come se il lettore potesse desumerne la grandezza. Nello specifico, Le Corbusier lavorò con i Perret. Molte delle opere qui presentate sono le mostruosità dei calcestruzzi a facciavista, mostri orripilanti da guardare senza alcuna rifinitura - Chandigahr è l'elemento che si salva - creati da una corrente di pensiero che ha mietuto molte vittime (spesso lasciare il calcestruzzo a facciavista espone le barre alla corrosione, ne consegue il distacco del copriferro come zombie malandati) in altri edifici. Certo posso anche riconoscere la spettacolarità dei piani urbanistici, con queste torri giganti in mezzo al verde. O i piani per Algeri e Brasilia (mi sembra di ricordare). Ma a ben guardare, io trovo molto grottesco che si osannino progetti nati dal fatto che Le Corbusier aveva visto il Lingotto, di Matté-Trucco, e voleva assolutamente mettere le auto sul tetto dei suoi mostri. A un certo punto viene spontaneo da chiedere se ai progettisti piacerebbe abitare nei mostri che disegnano.