Per il terribile impero Santovasku, che domina incontrastato su gran parte dell’universo, la Terra è il Pianeta Sacro, dal quale è iniziata la loro storia di conquiste interstellari. Dopo aver scoperto che un’altra razza di esseri viventi, la razza umana appunto, ha preso dimora stabile su quel suolo virtualmente intoccabile, l’imperatore ha deciso di inviare una misera parte del suo esercito a compire un’operazione di, potremmo dire, pulizia etnica. Fin da subito la potenza degli alieni, al comando di navi spaziali e mezzi bellici viventi, sembra schiacciante, tale da non lasciare la minima speranza. Fortunatamente un uomo, sopravvissuto per millenni grazie a magia e tecnologia, si era preparato all’avvenimento coordinando nell’ombra tutte le forze militari terrestri e risvegliando al momento giusto la tremenda strega Jilehr, ricettacolo vivente di tutte le forze magiche di cui un tempo era dotato un clan ostile all’impero. Più fortuitamente, all’inizio di quella che si prospettava una guerra brevissima, il giovane fotografo Tetsuya incontra l’irrequieta principessa ereditiera dell’impero e la convince, complice l’improbabile amore tra i due, che i terrestri non sono parassiti, avendo invece tutto il diritto di rimanere sulla Terra. Assieme ad altre forze ribelli, la principessa deciderà di guidare una rivolta fino al cuore dell’impero, aumentando così le speranze di salvezza della razza umana.
Manga che, a livello di disegni, si distingue per le astronavi biomeccaniche degli alieni (ma non extraterrestri) che invadono la Terra dallo spazio. Per certi versi questo inizio mi ricorda un poco Lamù, solo che qui si fa sul serio.