Cosa prova uno psicoterapeuta al termine di una seduta? Quali sono i suoi pensieri prima di addormentarsi? Questa professione modifica la vita di chi sceglie di esercitarla? Cosa fa “riuscire” una terapia?Il lettore trova qui le risposte personali di un clinico esperto che mette a nudo con sincerità il proprio modo di lavorare e le proprie debolezze.Il volume narra 10 storie cliniche. Si raccontano in modo romanzato, ironico, ma rispettoso delle procedure scientifiche, due settimane di lavoro di un terapeuta, immaginando che ogni giorno incontri un paziente diverso e descrivendo ciò che avviene in seduta. Brevi considerazioni su quanto accade nella vita dello psicologo, tra una seduta e l’altra, fanno da collante alla narrazione. Pur partendo da eff ettive esperienze cliniche, i racconti sono espressione di fantasia e sono nascosti i riferimenti alle vicende concrete.I 10 pazienti presentano alcuni tra i disturbi più frequenti per i quali ci si rivolge ad uno psicologo (problemi di coppia, ipocondria, ossessioni, dipendenze, ansia) e dalle sequenze di sedute il lettore accede alle questioni più importanti sottese ad una psicoterapia. I malintesi, l’irrazionalità di alcune paure, le contraddizioni dello psicologo riescono a strappare più di un sorriso.Il libro è scritto con un duplice scopo. Da un lato, avvicina il lettore non tecnico al mondo della psicoterapia provando a smitizzare alcune false credenze. Esso appaga l’interesse di chi è attratto da questa particolare esperienza umana, sempre più frequente, ma tuttora oggetto di incomprensione e fantasie inappropriate. D’altro canto, costituisce un complemento letterario per gli specialisti che intendono arricchire le competenze professionali confrontandosi con un testo in cui, in prima persona, si racconta ciò che avviene in seduta e cosa prova un terapeuta.Le indicazioni illustranti lo stile di conduzione e gli obiettivi degli interventi forniscono la cornice entro cui collocare la clinica presentata.Il volume termina con un breve saggio, a chiarire ulteriormente gli ingredienti indispensabile per essere un buon terapeuta.L’autore esprime in modo evidente il suo rispetto assoluto verso chi, narrandogli di se stesso, lo ha aiutato a migliorarsi come persona. E’ proposta una visione della attività clinica richiedente innanzitutto umiltà, poi sincero interesse verso gli altri ed infi ne chiarezza sia degli obiettivi che dei limiti del proprio intervento.
Davvero interessanti e ricchi di spunti di riflessione, questi racconti alla cui lettura mi sono dedicata di recente. Racconti insoliti, in verità, almeno nella misura in cui, per noi profani, possono esserlo quelli di uno psicologo. Psicoterapeuta familiare dal curriculum d’eccellenza, Alberto Vito racconta e, come suggerisce il sottotitolo di questi suoi “Affetti speciali”, si racconta attraverso una decina di storie cliniche riconducibili, tuttavia, a un numero ben più considerevole di pazienti; il tutto “condito” – cosa che ha reso particolarmente simpatica la lettura – con diversi riferimenti alla vita personale dello stesso psicologo. Una narrazione in prima persona che dà un’idea di come si svolga una seduta e quali siano gli approcci per sviscerare determinati problemi dietro a cui, in molti casi, si celano irrisolte questioni in ambito familiare. Dall’ipocondria alla paura di firmare in pubblico, dall’ossessione di contare sempre e qualunque cosa (ore, giorni, oggetti vari) ai classici problemi di coppia: tra queste pagine sfila una carrellata di disturbi talmente variegata che incuriosisce e mantiene così alta l’attenzione di chi legge; credo che ognuno di noi non abbia difficoltà a riconoscere qualcosa di sé, almeno un minimo, tra i casi esposti poiché tutti, chi più chi meno, ci portiamo dietro paure, ossessioni, manie talvolta difficilmente comprensibili. Con un linguaggio semplice e accessibile a tutti anche nell’affrontare argomenti “tecnici”, il libro avvicina il lettore curioso all’affascinante mondo della psicoterapia, ma si propone al contempo pure come utile strumento per coloro che operano nel settore. Buona qualità di scrittura dell’autore, con uno stile a tratti ironico che alleggerisce garbatamente la gravità di quanto viene raccontato. Lettura consigliata!
Ecco un’altra ‘scoperta’ anobiana. Un libro che racchiude le esperienze di una ‘vita da terapeuta’, con ‘affetti’ speciai, oltre che effetti curativi. Scopro, leggendo, che gli psicologi sono un po’ come gli scrittori: collezionisti di storie. Assumendosene tutto il ‘carico’ che per noi lettori è persino piacevole, scritto bene com’è, scorrevole e con quella leggerezza autoironica e il gusto per la battuta che il dottore propina anche ai suoi clienti, al momento giusto. Ecco, mentre scrivo penso che proprio l’uso di questo termine , ‘cliente’ mi ha infastidita considerando che l’autore è sostenitore dell’’umanizzazione della terapia’ e umanità e calore traspaiono nel racconto della sofferenza psichica di questi suoi pazienti. Mentre leggo mi rendo conto di quanto siamo simili tutti noi, tra noi, e che davvero solo educazione, ambiente e sfiga possono determinare le nostre risposte a mondi esterni ed interiori, diversificandoci. Ci sono degli spunti di riflessione interessanti, come il ‘rituale di avvicinamento’ tra le persone, la teoria dei ‘gradi di libertà’, il poter considerare la ‘relazione coniugale’ come una ‘esperienza terapeutica naturale’. Difetti? A volte la terapia della parola si dilunga in monologo, ma forse questo è dovuto alle esigenze narrative delle singole storie, un po’ romanzate di certo. In più, un paio di cose che il mio cervello non avrebbe nemmeno dovuto notare, nella stampa, visto che è programmato a correggere da sé i piccoli errori o almeno così mi pare di aver capito. E chiedo: può essere terapeutico leggere di altrui terapie? E mi chiedo: quanto può essere terapeutico per il terapeuta stesso? Il dottor Vito è certamente immerso nel proprio ‘moderno e contemporaneo’, con i riferimenti a Disney, la cultura cinematografica, quella letteraria e la…pizza. Tutto ciò contribuisce ad appassionarlo al suo lavoro, a innovarlo nella pratica, con le ‘moderne metafore’ inventate da lui stesso, che ricordano l’uso delle fiabe tradizionali come archetipi psichici, presenti in qualche testo di psicologia. Aspettiamo dunque il secondo libro del dottore, aspetteremo molto perché impegnato nella pratica clinica sempre e poi c’è da considerare il fatto che potrebbe anche risolversi ad aprire davvero una pizzeria, come auspica per se stesso nelle ultime pagine! E la pizza napoletana, si sa, è molto terapeutica…