Lectio magistralis in occasione della Cerimonia di consegna dei diplomi ASMEPA – MAST, Bologna, 2014.
Le "Riflessioni sul dolore" di Umberto Eco percorrono un affascinante itinerario nella cultura filosofica, poetica, artistica, letteraria e teologica che, dalle origini ai giorni nostri, ha affrontato questo tema. Il dolore, quell'ineliminabile esperienza della natura umana, passione del corpo e dell'anima, è raccontato tramite espressioni capaci di descrivere i suoi molteplici aspetti: male da sconfiggere o strumento di redenzione da perseguire nella sua funzione salvifica. Soprattutto dolore come memento mori, nel suo rapporto intimo e ambivalente con la conoscenza e il pensiero, che ha caratterizzato ogni epoca e tradizione. Queste riflessioni conducono quindi il lettore a intraprendere un viaggio tra le poliedriche manifestazioni intellettuali legate al concetto di dolore e a porre le basi di un'educazione culturale per acquisirne una maggiore consapevolezza.
Umberto Eco was an Italian medievalist, philosopher, semiotician, novelist, cultural critic, and political and social commentator. In English, he is best known for his popular 1980 novel The Name of the Rose, a historical mystery combining semiotics in fiction with biblical analysis, medieval studies and literary theory, as well as Foucault's Pendulum, his 1988 novel which touches on similar themes.
Eco wrote prolifically throughout his life, with his output including children's books, translations from French and English, in addition to a twice-monthly newspaper column "La Bustina di Minerva" (Minerva's Matchbook) in the magazine L'Espresso beginning in 1985, with his last column (a critical appraisal of the Romantic paintings of Francesco Hayez) appearing 27 January 2016. At the time of his death, he was an Emeritus professor at the University of Bologna, where he taught for much of his life. In the 21st century, he has continued to gain recognition for his 1995 essay "Ur-Fascism", where Eco lists fourteen general properties he believes comprise fascist ideologies.
“Riflessioni sul dolore”: un piccolo contributo del grande Umberto Eco. Dall'introduzione di Guido Biasco, oncologo, la sequenza degli aspetti sinteticamente trattati: “Il dolore del fisico e il dolore dell'anima, il dolore percepito e il dolore provocato, la sofferenza come viatico alla redenzione, il dolore desiderato, il dolore dell'amore perduto, il compiacimento del dolore altrui e il dolore per i propri difetti, la raffigurazione del dolore e la descrizione del male, il dolore come generatore di energie dello spirito, il dolore come strada per la conoscenza e la conoscenza del dolore come mezzo di sopportazione, la cultura e il controllo dei sintomi.”
Libro breve ed agile, che si legge in un’oretta scarsa. Eco affronta l’argomento del dolore in occasione di un discorso tenuto per la consegna delle lauree in medicina palliativa.
Ci sono buone idee, ottimi spunti e moltissime citazioni che spaziano dal medioevo ell’età contemporanea. Con il suo stile tra il sarcastico e l’acuto, Eco cerca di capire nel breve spazio a disposizione come funzioni il dolore e perché sia vissuto così diversamente da persona a persona.
Lettura interessante, per quanto non travolgente. È un ottimo riassunto dello stile e della cadenza di Eco
Siamo esseri vulnerabili, ma quando diciamo 'dolore' a cosa ci riferiamo? Ci sono tanti dolori diversi, almeno quanti i modi per evitarlo. Ma il dolore va evitato sempre? La storia della filosofia ha detto Aspetta, pensiamoci un attimo, la religione ha esaltato il dolore. Io, con Eco, dico che dobbiamo educarci culturalmente al dolore e forse vivremo meglio. Pensaci: non è meglio quando sai cosa ti farà il dentista invece che offrirgli la tua bocca per farne chissà cosa?
Una breve riflessione sulla valenza del dolore in letteratura e nella vita quotidiana: che sia motivo di accrescimento spirituale, celebrazione poetica della tragicità dell'esistenza, o oggetto di mero voyeurismo televisivo, è importante che tutti noi si giunga a una piena conoscenza del dolore. L'alfabetizzazione del dolore può condurre a conoscere (se stessi, il mondo) attraverso di esso, accettandone la funzione biologica.
Eco é admirável. O melhor tipo de intelectual. Tinha lido dele O Nome da Rosa mas nenhum ensaio completo, como é o Riflessione sul dolore. É um livro curtinho, rapidinho, que expõe ideias sofisticadas de forma tão simples e tão bem escrita que, mesmo do alto de meu italiano mambembe, fui capaz de aproveitar bastante bem. Jornada agradável. Claro e cristalino.
Dor como fenômeno de corpo e alma. Expõe uns conselhos de Avicena sobre dor de amor que são tão explicativos como engraçados. Discute rapidamente o sadismo, a dor de outrem como gozo, schadenfreude, jornalismo pinga-sangue. Trata da dor como tema na história das ideias. Sobre a coisa dos exercícios espirituais que propunham os helenísticos, sabedoria para suprimir a dor, diz: il tema della ricerca dell'imperturbabilità, che sarà poi tipico di stoici ed epicurei, i quali ci parleranno dell'atarassia e dell'apatia. La prima si riferisce all'imperturbabilità del saggio di fronte alle passioni e ai desideri, tale da generare in lui uno stato di serenità e tranquillità. Nell'atarassia l'uomo è soddisfatto della sua condizione, e rinuncia a ogni azione tesa a modificarla. Al contrario, l'apatia presuppone la liberazione dalle passioni per intraprendere un nuovo percorso, scevro dai sentimenti e condotto sotto il segno della razionalità.
Depois, entre cristãos e românticos, explora brilhantemente o a relação entre a dor e o conhecer. A dor cristã é martírio, instrumento de salvação. Em Eclesiastes, o conhecimento gera dor. Qui auget scientiam, auget et dolorem, ossia chi aumenta il grado di conoscenza accresce anche la propria sofferenza. Nel pensiero biblico decidere di non sapere le cause nascoste delle cose, i motivi del nostro malessere, rassegnandosi al destino e alla volontà divina, costituiva, oltre che il massimo atto di fede, anche il più alto grado di sapienza, e proprio questo ci insegna la vicenda di Giobbe. Nel mondo romantico, invece, avviene l'inverso. Ignorare il dolore non aiuta, anzi, solo attraverso il dolore si giunge alla conoscenza, qui auget dolorem, auget et scientiam, chi aumenta il proprio dolore aumenta anche la conoscenza. A dor romântica é caminho para desvelar alguma realidade fundamental. Ou seja, a dor gera conhecimento.
Fala de Schopenhauer. Se ognuno di noi non fosse che un puro oggetto sensoriale, "una testa d'angelo alata senza corpo", non potremmo mai uscire dai fenomeni, tuttavia poiché siamo corpo non ci limitiamo a guardarci dal di fuori ma ci sentiamo vivere, sentiamo che il corpo di appartiene, che è l'oggetto con cui l'io tende a identificarsi e tutto questo genera dolore, inteso come un desiderio di vivere che non trova soddisfazione completa. A consequência ética é a defesa da ascese, o emprestar uma noção pretensamente oriental de renúncia ao corpo. Nirvana.
Como não poderia deixar de ser, expõe Nietzsche de forma brilhantemente concisa. Ne La volontà di potenza, Nietzsche esalta pertanto non l'ascesi bensì la leggerezza, la danza, anche negli aspetti più tragici della vita, la leggerezza che vive la sofferenza ma non le imputa una colpa. Essa fa parte della vita: questo è l'amor fati nietzschiano, il dire sì all'esistenza così come è, nei suoi molteplici e variegati aspetti. Ogni sì alla gioia contiene un sì alla vita, e dunque anche alla sofferenza: gioia e dolore sono annodati. Se il divenire è un grande anello, tutte le cose hanno uguale valore, sono eterne, necessarie. E deixa claro porque qualquer moleque de quinze anos que se arrisque a ler o bigodudo sai encantado.
Enfim, a tese que esboça, em tempos de algum discurso médico que pretende (e em certa medida consegue) suprimir a dor física, é a apologia do conhecimento e a defesa da dor apenas como alarme. La conoscenza, vorrei dire la cultura, alza la soglia della sofferenza. Così come il filosofo impara a essere-per-la morte, tutti noi dovremmo imparare a essere-per-il-dolore, ad alfabetizzarci rispetto a esso: se non a conoscere attraverso il dolore, almeno a conoscere il dolore, ad accettarne la funzione biologica.
Eco analizza il dolore nell’arte, nella letteratura, nella filosofia e nei secoli. Le rappresentazioni delle sofferenze che cambiano, prospettive diverse per affrontare i mali che ci circondano. Il romanzo finisce con una nota simpatica e riflessiva: “Così come il filosofo impara ad essere-per-la-morte, tutti noi dovremmo imparare ad essere-per-il-dolore, ad alfabetizzarci rispetto ad esso: se non a conoscere attraverso il dolore, almeno a conoscere il dolore, ad accertarne la funzione biologica. Qui mi fermo, e vi laccio al vostro prossimo mal di denti.”
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Eco qui espone un viaggio nel dolore, attraverso filosofie occidentali e orientali, passando per le religioni e intrecciando le parole di scrittori e poeti di diverse epoche. Il volo è ampio e poco spazio è dato alla spiegazione accurata della tematica, ma si ricordi che questo è la trasposizione di un discorso tenutosi in occasione di lauree.
Un'opera breve ma densa che nobilita il dolore attraverso la cultura. Mi sono sentita accompagnata dal Maestro Eco che, però, mi ha lasciata, come solo i grandi maestri sanno fare, affamata di sapere.