«Avevo tre anni quando un’assistente sociale mi portò a Villa Azzurra che di quel colore non aveva proprio nulla. Ci finii perché quella buona donna di mia mamma mi aveva avuto da un uomo che della paternità se ne infischiò allegramente, non l’ho mai incontrato. Lei era giovane e sola…». Comincia così – con una storia terribilmente simile a molte altre – questo libro scritto per non dimenticare; per ricordare a chi è vissuto al tempo dei manicomi e per informare chi non c’era. Ma scritto anche per smontare l’illusione che oggi la fabbrica della follia sia altro da quanto era in passato: fenomeno di massa, fenomeno di poveri, manicomi (o realtà troppo simili) come discariche umane e sociali.
Si parte con vicende tragiche che sembrano lontane e dimenticate, il tempo in cui ai bambini poveri e non necessariamente disabili, operatori sanitari compiacenti affibbiavano diagnosi di comodo per internarli e finirli per sempre. Il racconto e lo stile possono a tratti stancare ma nell'ultima parte che ha a che fare con il presente e prossimo futuro si affrontano temi attualissimi quali il sostegno scolastico agli allievi con disabilità, la mancata formazione degli insegnanti di sostegno impreparati ad affrontarli, l'insufficienza delle risorse pubbliche per i soggetti autistici, la contenzione fisica che spesso sfocia in violenza, le numerose condizioni che pongono i ragazzi a maggior rischio per la salute mentale. Un esempio per tutti, la vulnerabilità dei minori stranieri sbarcati in Italia senza nessun adulto al loro fianco per le vicissitudini subite durante la loro trasferta. Il filo che unisce il racconto dall'inizio alla fine è la prevaricazione sui più deboli da parte di adulti spietati.
Caspita che mazzata leggere questo libro, ti devasta e ti uccide...per giorni ho avuto il chiodo fisso lì, a quei bambini dimenticati,molto probabilmente mai amati da nessuno.....l'autore scrive che venissero definiti " degli arnesi" dalle infermiere dei reparti. una violenza unica che ti penetra nelle ossa, poi se si hanno figli, non vi dico che magone mi è preso, bambini dai 3 anni in poi rinchiusi e legati ai letti per anni.....verso i 7 anni potevano frequentare la scuola ( chi era in grado)e poi di nuovo richiusi e legati al letto perchè il personale sempre insufficiente di numero nn poteva curare e badare a tutti. le descrizioni sono minuziose, perfino troppo .....morbose direi. vi chiederete perchè solo 3 stelle? ( diciamo che per me sono anche due e mezzo) per molteplici motivi ( tutti assolutamente personali) - il libro come detto prima risulta comunque molto interessante ma viene presentato in modo troppo troppo destrutturato, l'autore parte a presentare un discorso, lo lascia cadere e ripesca qualcos'altro pensando che il lettore sappia già a cosa si vuol andare a parare..... quindi tanti discorsi allusivi buttati lì e mai approfonditi - capisco il tema veramente devastante, ma il tutto e' condito da odio e rabbia personale dell'autore....esce da ogni frase, virgola e punto...veramente troppo -i titoli dei paragrafi non corrispondono poi al vero contenuto esposto, forse è la cosa piu' fastidiosa di questo libro.... -Odio viscerale e condanna dei medici, dirigenti etcc... senza il minimo dubbio,senza istanza di difesa, nulla.... senza neanche rendersi conto che pur essendo, e su questo non ci piove, situazioni disumane e violente, erano figlie di quel tempo!! erano il frutto del vivere e del ragionare quotidiano del 1949 in avanti!!!! parliamo di 70 anni fa....Personalmente ho chiesto a mia mamma e mia zia, che abitavano allora proprio a Rivoli, comune vicinissimo a Pinerolo, e conoscevano questo posto, e mi hanno proprio detto che tutti, tutti gli abitanti sapevano benissimo di Villa Serena, di come venivano tenuti i bambini, e i pazzi... ma allora veniva considerato un luogo migliore del morire per strada senza nulla e nessuno. ( sulla questione di prendere i bambini da contesti quasi normali e piazzarli lì, non so, sarà vero, ma lascia comunque al lettore una sensazione di verità tirata e strappata solo ed unicamente da una parte...) Oggi, 2018, un discorso così ci farebbe schiantare un tavolo, ma allora forse veniva in qualche modo assolto perchè comunque salvava da morte certa taluni bambini e persone. Giusto per chiarire, questi luoghi non esistevano solo a Pinerolo,ma in tutta Italia... per questo,pur non assolvendo da colpe certe, ogni cosa va collocata con un pensiero del tempo andato.
Un documento molto interessante sulle condizioni disumane delle istituzioni manicomiali di ieri e presenta qualche accenno agli orrori dei centri di dentenzione migranti di oggi. Purtroppo il libro soffre di una struttura un po' abbozzata.
Un libro che potrebbe lasciare tanto, ma che, purtroppo, è scritto in maniera tremendamente dispersiva e frammentaria da perdere la maggior parte del suo messaggio. Peccato.
Il libro parla di una realtà mostruosa, del fatto che in passato quando ancora esistevano i manicomi vi furono rinchiusi migliaia di bambini. Si trattava di bambini con qualche problema, che spesso venivano respinti dalla scuola, che provenivano da famiglie povere o erano figli di ragazze madri che non erano in grado di occuparsi di loro e che spesso venivano messi in manicomio insieme alle loro madri. Si riportano i casi di bambini di tre anni, considerati in base ad una diagnosi medica pericolosi per sé e per gli altri e rinchiusi in manicomio. Il libro inizia con un’introduzione in cui l’autore parla dell’esperienza dell’incontro con persone “diverse” a partire da quando era bambino negli anni ’50. Parla del manicomio degli adulti come di un’istituzione disumana e disumanizzante in cui medici e infermieri avevano un potere assoluto e di fatto nessun dovere nei confronti degli internati, sottoposti questi ultimi a violenze fisiche e morali spesso spacciate per terapie aventi una base “scientifica”. Poi passa a parlare dei manicomi per bambini. Presenta alcuni casi soffermandosi sulle “diagnosi” e valutazioni mediche in base alle quali quei bambini poveri erano stati internati. I dati che presenta l’autore sono, uno relativo al 1966 in base al quale erano 226.000 i bambini e adolescenti erano ricoverati in Istituti, un altro dell’ISTAT del 1968 i base al quale i minori ricoverati erano 172.197. Il termine Istituto è piuttosto generico e non credo che tutti questi Istituti fossero manicomi per bambini ma probabilmente si trattava di istituzioni di diversa natura quindi dal libro non si capisce quanti fossero i minori realmente rinchiusi in manicomio. Poi parla anche delle classi differenziali e speciali nelle scuole in cui erano iscritti nel 1966 106.000 bambini e che spesso erano l’anticamera del manicomio. L’autore si sofferma in particolare sulla sezione per minori del manicomio per adulti di Collegno e su Villa Azzurra che negli anni ’60 era un manicomio per bambini entrambi collocati nell’area torinese. In questi istituti i bambini venivano legati al letto, sottoposti spesso anche per punizione all’elettroshock, soggetti ad abusi e violenze fisiche e psicologiche, tutte cose denunciate da alcuni libri apparsi di quell’epoca come “La fabbrica della follia” del 1971, dall’Associazione per la lotta contro le malattie mentali e infine da un articolo dell’Espresso apparso il 26 luglio 1970 che presentava foto di bambini legati ai letti scattate da un fotografo Mauro Vallinotto introdottosi di nascosto a Villa Azzurra che nel libro racconta all’autore la sua esperienza. Questo fatto portò alle dimissioni negli anni successivi della maggior parte dei bambini. Gli ultimi 7 bambini furono dimessi nel 1979. Nel libro si riportano le storie di alcuni bambini che finirono a Villa Azzurra o nel manicomio di Collegno ricostruite in base alle cartelle cliniche. All’inizio si riporta la testimonianza di Angelo che a tre anni era stato ricoverato a Villa Azzurra perché figlio di una ragazza madre. Nell’ultima parte del libro si parla della situazione attuale, con la crisi economica che ha portato a partire dal 2008 ad un aumento della povertà e del disagio ad essa collegato e ad un taglio delle risorse e dei servizi della salute mentale la cui conseguenza per i minori, in casi di autismo, ad esempio, sono lunghe liste di attesa. Si cerca di capire quanto si estende l’area del disagio anche con riferimento alla scuola prendendo in considerazione il numero di persone certificate in base alla legge 104 del 1992. Si parla di casi di abusi che avvengono anche oggi, in particolare viene presentato il caso della Comunità del Forteto i cui responsabili sono stati condannati a pene detentive per violenza sessuale, violenza privata e maltrattamenti. Si parla anche della denuncia del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e altri trattamenti inumani e degradanti (Cpt) della contenzione praticata nelle strutture psichiatriche per adulti considerata come forma di tortura, denuncia presa in considerazione ed esaminata nel 2010 dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Nella parte finale del libro si parla degli stranieri non accompagnati che sono i più vulnerabili e che a causa dei traumi subiti possono essere soggetti a disagio psichico. Si parla di associazioni e strutture che li accolgono e di alcuni casi esemplificativi. Il libro è molto interessante, parla di una realtà del passato mostruosa in cui quello Stato, quella Scuola e quella Società se non possono essere considerati proprio responsabili di quei gravi “crimini” che da un certo punto di vista possono essere considerati “crimini contro l’umanità” almeno ne erano complici e li tolleravano, e soprattutto ci parla della presenza di una di una disciplina che è anche una branca della medicina, cioè la Psichiatria, che nei casi in cui giustificava e attuava quei crimini e in generale anche oggi qualora giustifichi o attui violazioni dei diritti umani andava e va considerata considerata una “pseudoscienza criminale”. E ciò malgrado i cambiamenti che ci sono stati con la legge Basaglia, che non ha eliminato completamente abusi, violenze e violazioni dei diritti umani.
Era da tempo che questo libro mi chiamava ma solo ora mi sono decisa a leggerlo. Imprescindibile. Tematiche estremamente attuali trattate con competenza e rispetto. Un gioiello.
No, non so se ho sbagliato aspettative ma oltre alla forma abbozzata e confusionaria, anche il contenuto non era quello che mi aspettavo, belle storie ma non raccontate.
Ho amato questo libro perché affronta il tema della salute mentale non dal lato degli adulti (di cui ci sono tanti libri che ne parlano) ma dei bambini. All'interno del libro si parla degli orrori avvenuti nell'ex ospedale psichiatrico per bambini Villa Azzurra a Torino e del Forteto in Toscana. Di com'era facile finire in manicomio in quegli anni pur essendo solo dei bambini , vengono anche raccontate alcune storie da brivido di violenze e abusi di alcuni bambini che hanno vissuto a Villa Azzurra in quegli anni. Ma non solo , si parla anche della chiusura dei manicomi a seguito della legge 180 di Basaglia e di ciò che è venuto dopo fino ai giorni nostri.
Un libro completo ricco di informazioni con anche tanti dati interessanti , una lettura impegnativa ma veramente bellissima. Forse l' unico difetto è che l'ultima parte in alcuni punti risulta un pochino più noiosa ⭐⭐⭐⭐,75/5