" Dove sono Mumo, Lev, Helenio, George e Omar, l'abulico, l'atletico, il buffone, l'ubriacone, il rissoso? Tutti, tutti, dormono sulla collina. I cinque aggettivi sono quelli del secondo verso di Edgar Lee Masters. I personaggi, tolto Jascin che ci sta dentro in pieno, sono invece adattati con un pizzico di disinvoltura perché l'abulìa di Mumo Orsi era saltuaria assai, la buffonaggine del mago Herrera una componente studiata e coltivata del suo carisma. Mentre i vizi di Best e il caratteraccio di Sivori non ne hanno impedito l'ingresso nella galleria dei più grandi. La collina su cui dormono è una Superga dell'anima. Il rimando a Spoon River , deferente e inevitabile, spero non spudorato, si ferma qui. Questa è una semplice passeggiata della memoria, coltivata negli anni e immaginata con un centinaio di garofani rossi. La storia del calcio l'hanno scritta davvero in tanti. Un fiore e un minuto di silenzio per ciascuno. Ma silenzio-silenzio, senza che a funestarlo arrivi il bell'applauso di cui la società dello spettacolo non sa più fare a meno. Un minuto. Due-tre nel caso dei personaggi più è quanto serve alla lettura di ciascuno dei ritratti. Per ricambiare le emozioni che hanno regalato a generazioni di appassionati. E insieme per riviverle, per continuare a tramandare le loro gesta, le imprese, e perché no, le umane debolezze. Tutti, tutti, dormono dunque sulla collina del football. Ragazzi come Meroni e Scirea, vecchie glorie come Di Stéfano e Matthews, cantori come Brera e Galeano. Se il calcio è rimasto di gran lunga il gioco più bello del mondo lo deve innanzitutto a e ai tanti altri che è stato emozionante scoprire o riscoprire. Quand'eran giovani e forti ci hanno fatto battere il cuore." Gigi Garanzini, una delle penne più nobili del giornalismo sportivo, costruisce con arte una storia lirica del calcio mondiale. Un'impresa romantica, un libro scritto in stato di grazia, lieve come un fiore posato sulla tomba di un eroe. I principali quotidiani nazionali, qualche buon programma televisivo e poi radiofonico nella lunga carriera giornalistica di Gigi Garanzini, biellese di nascita e langarolo d'adozione. Anche due brevi esperienze dall'altra parte della barricata, a Italia '90 e nel settore tecnico di Coverciano. E una mostra milanese a Palazzo Reale sull'epopea di Herrera e Rocco. Prima di questo libro ha pubblicato Il romanzo del Vecio (Baldini & Castoldi, 1997), dedicato a Enzo Bearzot e Nereo Rocco. La leggenda del paròn (Baldini & Castoldi, 1999), E continuano a chiamarlo calcio (Mondadori, 2007) e Nereo Rocco. La leggenda del paròn continua (Mondadori, 2009).
Garanzini began his writing career in 1974, on La Notte and laterCorriere della Sera, La Stampa and, from 2007, Il Sole 24 Ore. During the FIFA World Cup 1990 he was the responsible of the Centro Stampa di Milano
Inusuale Spoon River del calcio che fu, che allinea brevi ritratti dei suoi protagonisti (quasi sempre calciatori, a volte allenatori, con qualche giornalista). Un libro interessante e appassionato, che pecca però per la estrema sinteticità delle schede e per l'assenza di una logica nella loro presentazione.
Raccolta ben scritta, si vede il grande sforzo di ricerca che è stato fatto per andare a documentare anche le storie dei giocatori più lontani nel tempo. Il risultato però risulta un po’ sciapo, con tanti capitoli brevissimi che non lasciano neanche il tempo di provare emozioni per le diverse vite raccontate. Meno storie ma più sviluppate avrebbero potuto dare un risultato migliore.