Se potesse fare di testa sua, Tristan Bawden vivrebbe nella felice condizione di raffinato nullafacente, come si addice al figlio cadetto di una nobile famiglia. Questo, se il suo fratello maggiore, il Marchese di Edgerton, non l'avesse destinato alla poco desiderabile carriera di ecclesiastico: la morte sociale, per un giovane con ambizioni di eleganza. Un matrimonio d'interesse con una bella ragazza di buona famiglia potrebbe essere la sua salvezza... se dei riccioli rossi e delle graziose fossette non rischiassero di fargli riconsiderare quella seccante faccenda della carriera. Fossette e riccioli che appartengono però a una ragazza su cui una persona del suo rango non dovrebbe mai posare gli occhi, a meno di non mettersi contro il suo mondo... e soprattutto, suo fratello, il marchese!
Ogni volta che parlo di me, inizio dicendo che sono romana. In effetti, uno dei motivi per cui ho cominciato a scrivere è stato proprio il desiderio di raccontare un mondo ormai perduto ma che sentivo ancora vibrare attorno a me, nei suoi vicoli, nelle torri, nelle piazzette incantate tuttora isolate dai rumori del traffico, e cui sembrano talvolta sovrapporsi le immagini di una città scomparsa. E non dimentichiamo i monumenti, che i miei antichi –e odierni- concittadini sono sempre stati così bravi a far… scendere dal loro piedistallo! Un altro elemento della mia appartenenza romana che ritroverete nei miei romanzi è quel lampo d’umorismo, quell’incapacità di ignorare il lato buffo o ridicolo che sempre fa capolino anche in alcune delle circostanze più amare della vita. L’incapacità di sopportare la boria e la presunzione senza una battuta che ne riduca le dimensioni! La penna leggera e il sorriso sulle labbra, l’hanno definito alcune delle mie lettrici. E spero che sia proprio così.
Amore, baciami i ciuffi. Il terzogenito abilissimo nell'arte di annoiarsi. Dalla vostra Lyanne Quay di un "Conte per Tiranno"! Gli amori dei Bawden hanno un dato comune sono delle messaillance, la Ciuffi è democrat inside e non le piace granché il classismo pervasivo nei romance storici. Dunque fa giustizia e gli aristocraticissimi Badwen si innamorano di veri e propri signori nessuno. Qui, quanto a social gap rasentiamo la sfida impossibile, ma Grace ha delle fossette davvero irresistibili, un atteggiamento tanto irriverente e tanta gioia di vivere da lasciare poche chance di fuga al povero Tristan che povero non lo è affatto. È un terzogenito dallo sguardo gioioso ed è abilissimo nell’arte di annoiarsi. Sempre caro come un occhio della testa questo libro, ma leggetelo vi divertirete. Unico difetto di questo romanzo, trasmette una sensazione degli spazi non propriamente inglesi, più italiani. La Ciuffi dice di no, ma per me è così. I giochi nei villaggi inglesi si svolgevano nei prati limitrofi al villaggio, non nello slargo centrale al più usato come spazio di mercato. La Ciuffi viene dalla traduzione dei classici, tanto di cappello, ma sono più che mai convinta che il concetto assai rigido di appropriatezza tipico della cultura popolare britannica impedisse di fare gare di corsa sulla pubblica piazza, spazio di facciata deputato al contegno.
Confesso che sulla base della sinossi non mi aspettavo molto: è vero che Tristan è solo un quartogenito, ma è comunque il fratello di un marchese; e quindi mi pareva impossibile un lieto fine con una cameriera, sia pure figlia di due locandieri (che poi vuol dire di famiglia benestante, come a un certo punto arriva a pensare Tristan: ah! l’amore). Però stimo troppo la Ciuffi e quindi speravo che sarebbe riuscita a trovare una soluzione. E l’ha trovata! Intendiamoci, non aspettatevi che Gracie sia in realtà una nobildonna almeno per parte di padre. Niente affatto: l’autrice non si abbassa a questi mezzucci e sceglie piuttosto una via rivoluzionaria alla Richardson. Accompagnandola con dialoghi scoppiettanti e insieme naturali e con una straordinaria capacità di rappresentare psicologie con pochi tratti, il tutto in un ritmo narrativo sostenuto e avvincente.