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Istruzioni per l'uso del lupo

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Una meditazione sul senso della critica letteraria e sulla necessità della ricerca di un lessico in grado di esprimere il proprio "debito grandissimo contratto con la letteratura, un debito di conoscenza e non di consolazione". Scritta in forma di lettera all'amico Marco Lodoli, la riflessione dell'autore parte dal presupposto che il linguaggio tecnico dell'Accademia e del giornalismo culturale abbia creato una codificazione artificiosa se non mortifera della trasmissione della cultura. Il tecnicismo ha finito per allontanare la letteratura dalla sua sorgente primaria, cioè dall'uomo e dalle sue emozioni, dal dolore, dalla felicità, dalla paura. Da qui la necessità vitale di creare un linguaggio critico naturale, di trovare "le parole giuste per dire la cosa", un metodo per avvicinare il lupo, quel temibile, inafferrabile sentimento del bello che assomiglia "alla felicità e alla paura di essere vivi".

47 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1994

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About the author

Emanuele Trevi

98 books129 followers
Emanuele Trevi (Roma, 7 gennaio 1964) è un critico letterario e scrittore italiano.
Figlio dello psicoanalista junghiano Mario Trevi, è editor e autore di saggi e romanzi. Ha debuttato nella narrativa nel 2003 con I cani del nulla, uscito presso Einaudi Stile Libero. È stato direttore creativo (con Arnaldo Colasanti) della Fazi editore, ha curato una collana presso Quiritta editore e, con Marco Lodoli, l'antologia scolastica Storie della vita edita da Zanichelli. Ha inoltre curato le edizioni di:
- la Tavola ritonda, classico italiano del XIV secolo
- Amore, figura e intendimento: osservazioni sull'allegoria in Cavalcanti e nella «Vita nuova» (di Dante Alighieri)
la Storia di fra' Michele Minorita di anonimo fiorentino
- l'introduzione a Charles Perrault, I racconti delle fate e Le fiabe francesi della Corte del Re Sole a Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi
- le Istruzioni per l'uso del lupo, una lettera alla critica italiana, in due edizioni
- Altri saggi vanno dall'introduzione a Il mio Carso di Scipio Slataper, all'intervista per «Paris Review» a Milan Kundera, dalla collaborazione per la parte delle prose all'edizione di Lucio Felici delle opere di Giacomo Leopardi, alla presentazione di una collezione di saggi di Viktor Borisovič Šklovskij, e ancora di opere di Emilio Salgari, John Fante, Gabriella Sica, Goffredo Parise, Giosetta Fioroni, Giorgio Manganelli, Alexandre Dumas, Ferenc Molnar, Edmondo De Amicis (i viaggi), Henri Michaux ecc.

Con il libro reportage sul poeta Pietro Tripodo, "Senza verso. Un'estate a Roma" edito da Laterza ha vinto il Premio Sandro Onofri.

Collabora con Radio 3 e ha scritto su diverse riviste come Nuovi argomenti, Il caffè illustrato e su quotidiani quali la Repubblica, la Stampa e Il Manifesto.

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Displaying 1 - 10 of 10 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,466 reviews2,441 followers
October 18, 2023
SCRITTURA DEL SILENZIO E DEL RESPIRO



Sotto forma di lettera indirizzata all’amico Marco Lodoli, riflessioni tra fine 1993 e inizio 1994 (ma pubblicate nel 2012: come mai?) sulla letteratura, l’arte in genere, la bellezza.
Su come farsi attraversare dalla bellezza, come afferrarla, condividerla, trasmetterla.
Su come invece la critica, più o meno ufficiale, i testi scolastici (inclusi quelli universitari) siano lontani da questo compito, da questa generosità. Non solo per una questione di linguaggio, ma proprio di sguardo:
Perché per spiegare il prologo del Decamerone, che è una questione di peste, morte, fuga, avete bisogno di dieci pagine sulla civiltà comunale del Trecento, altre dieci sulla mimesi e la diegesi in Boccaccio, e magari altre dieci ancora per prendere in esame le opinioni di tutti quelli che vi hanno preceduto?


Grotte di Altamira. Scrive Trevi: È come se l’artista avesse pensato, se oggi dipingo un animale da cacciare, domani ce ne sarà uno veramente, lì fuori dalla caverna. La paura della fame, di quell’orrendo vuoto delle viscere, si trasformerà nella tensione ardente della caccia, e poi nella felicità della famiglia, della mia famiglia che sarà nutrita dalla perfezione del mio gesto. Non contava né essere un buon disegnatore né un buon cacciatore, ma il legame invisibile e tenace fra le virtù, questo segreto collante della vita.

Senza cadere nella necessità dell’identificazione e dell’autobiografismo (o puro biografismo), un j’accuse all’Accademia, al giornalismo, alle istituzioni culturali che si sono fatte bandiere del tecnicismo, di una “codificazione artificiosa se non mortifera della trasmissione della cultura”.

Io, da un punto di vista umano, non me la prendo né con il semiologo che parla di macrostrutture e simili nefandezze, né con il giornalista che scrive di un romanzo che è “fiacco” o “ben fatto” o “gradevole”, né con il filosofo che non sa nemmeno lui cosa sta scrivendo, ma continua ad andare nella sua incomprensibile deriva. Ciò che mi preoccupa è la leggerezza con la quale si rinuncia a fare silenzio dentro se stessi, a farsi semplice luogo di transito delle cose belle…


Caravaggio: Flagellazione di Cristo (1606-1607, Musée des Beaux-Arts di Rouen. Scrive Trevi: Uno sbirro gli assicura i legacci ai polsi, mentre l’altro, con la sferza levata, lo afferra per la nuca. Cosa resta di un uomo a un uomo preso per la nuca? Eppure, bisogna guardare con attenzione. Perché Caravaggio ha dipinto quella conoscenza che sta al fondo di ogni gesto vittorioso dell’interpretazione. Lo sguardo di Cristo è rivolto al di fuori del quadro , nell’altrove che balena nel mezzo di ogni sofferenza. Non è uno sguardo facile da capire. Cristo non guarda in alto, verso quel cielo dove potrebbe placarsi e redimersi lo strazio della pittura. Guarda davanti a sé a un punto della terra e del tempo sottratti al teatro grottesco dell’umiliazione.

Il risultato è stato che la letteratura, l’arte, la bellezza, si è allontanata dalla sua “sorgente primaria, cioè dall’uomo e dalle sue emozioni, dal dolore, dalla felicità, dalla paura”.

Esattamente come un qualsiasi altro scrittore, un critico può essere giudicato a seconda del fatto che sia lui a parlare attraverso la letteratura oppure che la letteratura riesca a parlare attraverso di lui. Questo è il discrimine… Se c’è stato un silenzio reale, un assenso profondo, di fronte al proprio oggetto, se si sono deposte le armi, allora qualcosa viene sempre fuori.


Scrive Trevi: queste parole, spesso me le sono ripetute come la formula di un giuramento. Amare il proprio tempo: mi ricorda il gesto di Dracula nel film bellissimo di Coppola, quando raccoglie le lacrime dal volto dell’amata, e subito le trasforma in un tesoro brillante di pietre preziose.

Da qui la necessità di trovare un linguaggio critico naturale, di trovare “le parole giuste per dire la ‘cosa’.

Ci sono dei saggi di Massimo Cacciari che fanno ‘vedere’ Hofmannsthal o Kafka. Io spero che un giorno l’angelo custode di Cacciari (perdonandogli il suo libro sugli angeli) gli ispiri una lingua meno disumana. Ma, se proprio vuole scrivere così, per noi varrà sempre la pena di fare lo sforzo mostruoso di leggere i suoi libri, perché Cacciari è veramente dentro la letteratura, dentro l’esitazione che precede il commento. Per me una scrittura difficile è un vero peccato, ma non sono scemo, ci sono delle scritture difficili da perdonare.


Pontormo (uno dei pittori preferiti di Trevi): Visitazione di Carmignano (1528-1530).
Profile Image for Emilio Berra.
307 reviews291 followers
October 18, 2022
Un breve testo assai originale, fin dal titolo, di critica letteraria. Vi si respira veramente aria nuova per accostarsi alla letteratura.
Presumo che molti di noi siano stanchi di formule diventate ormai luoghi comuni, come le 'illusioni foscoliane', il 'pessimismo storico' e 'cosmico' leopardiani ...
Non che tali concetti risultino immotivati, ma rimangono etichette parziali, riduttive. Basta leggere un sonetto di Foscolo o un componimento poetico di Leopardi per accorgersi che c'è molto di più: una complessità vasta, risonanze di cocenti ferite, sfumature emotive...

Questo agile libretto, scritto sotto forma di lettera a un amico, prende le distanze da tecnicismi e astrattismi che allontano la letteratura dall'uomo e dalle sue emozioni.
Da qui la necessità di un approccio critico 'naturale', un metodo per 'avvicinare il lupo', temibile e inafferrabile sentimento del bello che assomiglia "alla felicità e alla paura di essere vivi".
"Si tratta, essenzialmente, di mettere a tacere se stessi, di calare lentamente (...) al centro di un silenzio luminoso"; di fronte al testo diventare "un uomo senza opinioni". "Non certo rinunciare all'intelligenza, alla conoscenza. Semplicemente, diventare lo spazio di un passaggio; fare spazio a quella bellezza".

Una salutare presa di distanza da certi critici, per cui una raccolta di poesie pare essere il pretesto per divulgare le loro strettoie ideologiche, tesi a captare appena possono indizi di alienazione, deriva, nichilismo... , sfiorando talvolta l'autocompiacimento.
Ben vengano dunque nuove sensibilità che difendano la letteratura nella sua vasta e sfuggevole autenticità, perché "la poesia è tanto grande quanto indifesa".
Profile Image for Cosimo.
443 reviews
July 27, 2015
Mettersi a tacere

“Una vera civiltà dovrebbe essere il luogo dove tutto ciò che è più debole viene accolto e protetto”.

Ideali interlocutori della lettera critica di Emanuele Trevi sono i lettori che cercano un senso nel loro essere al mondo attraverso la letteratura, in una dimensione di trasformazione. Tra queste pagine infatti gli esseri umani coltivano dentro di sé un destino reticente, ospitano bestie invisibili e ignote e un indicibile dolore e convivono in un disagio che va difeso, tenendolo in alto; gli scrittori e i critici perseguono un sogno di verità per trovare la parola che dica la cosa, il lupo: l'inafferrabile e temibile sentimento del bello che assomiglia alla felicità e alla paura di essere vivi. La critica per Trevi è una pratica imperdonabile, una battaglia da combattere per ristabilire la corrispondenza tra le cose che si scrivono e le cose che accadono; la letteratura è segno scritto di forme di esistenza, territorio vergine abitato da inespresso, angoscia, smarrimento, panico. Trevi afferma che la letteratura è una cosa che accade nel mondo, una vera presenza, non è separata da esso e non si deve allontanare dal reale, con modelli impersonali e codificati, con linguaggi e stili legati a logiche omologanti e convenzionali. Le università e le redazioni culturali dovrebbero cercare un linguaggio critico naturale, responsabile della propria testimonianza; hanno a che fare con le storie e invece di nutrirsi di vento e saggezza possono affrontare il batticuore, la scoperta della minaccia, la necessità del respiro, imprevedibili sentimenti che i lettori trovano di fronte al proprio lupo, al lupo del racconto, alle emozioni con le quali farne uso. Secondo il critico romano, che convoca Cristina Campo e George Steiner, come lettori e come esseri umani bisogna esporsi all'estrema violenza della vita, che si ritrova nei romanzi, luoghi dove incontrare ciò che più si teme, l'innocenza rituale della vita e la vergogna segreta del conoscere la morte. Intuire e sospettare, questo il castigo consapevole di chi mette in parola criticamente ciò che ama; una passione morale e storica che, rileggendo Calvino, “ci liberi dentro per renderci capaci di liberarci fuori”.
Profile Image for Ermocolle.
473 reviews45 followers
September 17, 2021
"Queste istruzioni sono dedicate a tutte le persone abbastanza disturbate da proseguire il gioco per conto loro: spiando l'ombra dei lupi, delle vecchie orse, di tutte le altre bestie dalle unghie infuocate talmente rapide, talmente invisibili che se dovessimo descriverle a parole potremmo solo dire che assomigliano alla felicità e alla paura di essere vivi".

Una lettura illuminante del piacere di recensire e palesare idee e emozioni suscitate dalla parola scritta, senza distinzione di genere e archetipi.
Una critica alla critica che si definisce in una casta e vive di luce propria.
Profile Image for Ffiamma.
1,319 reviews148 followers
May 27, 2013
"abbiamo troppa paura del dolore e troppa fiducia nel buon senso. troppe stampelle. una vera civiltà dovrebbe essere il luogo in cui tutto ciò che è più debole viene accolto e protetto. noi dovremmo essere venuti al mondo per dividere il pane con i più poveri, far giocare i bambini e dare una cuccia agli animali. la nostra vita non passerebbe invano se avessimo un'idea poetica della politica. e invece non lasciamo mai che la poesia sfondi gli steccati dietro ai quali abbiamo circoscritto arbitrariamente la nostra vita. questo accade a causa della nostra invincibile paura delle cose estreme, che ci induce a pensare i gesti di una giornata come eventi che è meglio tenere separati fra loro. la musica è lontana dal lavoro e il lavoro è lontano dall'amore che a sua volta è lontano dalla letteratura. e tutto ciò che di bello e di grande ci cade sulla testa marcisce perché, semplicemente, non trova il suo luogo. ci crediamo furbi, perché spingiamo via le ceneri nella direzione "giusta" del vento, via da noi."
(quanto mi piacerebbe saper scrivere così)
Profile Image for Maria Di Biase.
314 reviews77 followers
January 2, 2021
Si può recensire un tramonto?

Il senso della vita si nasconde tra le pieghe della letteratura, nella zona indefinita in cui s'incontrano le cose che si scrivono e le cose che accadono. Ma, se a livello emotivo riusciamo a percepire questo spazio, possiamo descriverlo a parole? Tracciare i confini di un'ombra: è questa la missione impossibile che affronta Emanuele Trevi nelle sue Istruzioni per l'uso del lupo, una meditazione sul senso della critica letteraria scritta in forma di lettera per l'amico Marco Lodoli. È una sfida persa in partenza, come egli stesso ammette, ma è qualcosa su cui val la pena riflettere, al di là delle conclusioni.

Continua qui: http://www.scratchbook.net/2015/10/is...
Profile Image for Maura Gancitano.
Author 28 books2,994 followers
Read
September 18, 2022
Ho letto finalmente questo saggio brevissimo che volevo leggere da almeno 15 anni e che Alba Donati cita molto spesso nel suo libro.
Se non sbaglio, l'avevo cercato anni fa ma era fuori catalogo.
Più che un libro è un lungo articolo in cui Trevi parla di poetica e critica. Non arriva ad alcun punto e non vuole arrivarci, ma contiene un paio di considerazioni
fulminanti ed è scritto nel suo modo, che a me piace molto.
Profile Image for Gerardo.
489 reviews34 followers
October 30, 2017
Trevi, con questo scritto, dimostra di essere un uomo che non ha nulla da dire sulla letteratura, ma che rivendica questo suo silenzio come profondità.

E' vero, gran parte della filosofia novecentesca ha sottolineato il rapporto tra silenzio, morte, inesprimibile, ineffabile e poesia: ciononostante, la poesia, in quanto atto produttivo, ha cercato di lottare per dare forma a questo elementi. Altrimenti, si sarebbe zittita e una forma d'arte che fa uso della parola, se si zittisce, semplicemente non è. Purtroppo, molti di questi pensieri sono stati travisati, facendo credere che il non pensiero del silenzio fosse profondità. Ma, in letteratura, il silenzio funziona solo come contorno della parola: penso allo spazio bianco intorno alla parola ungarettiana, che anziché zittire fa rimbombare la singola parola. Il silenzio serve solo per far ascoltare meglio la parola detta, per farne risaltare il significato senza il rumore di sottofondo che tutto distorce.

Trevi critica la semiologia, denigrandola perché non riesce a cogliere quella "magia" che si trova in ogni letteratura. Ma la "magia" non esiste e la letteratura è una tecnica possente che può essere padroneggiata, con effetti sorprendenti. In Trevi c'è tutta la paura di chi non vuole padroneggiare lo strumento, perché così facendo scopre che lo strumento è fatto di carne e sangue: la materia della parola contraddice la visione dell'arte in quanto spirito.

Trevi getta il lettore in uno stato contemplativo, costretto a ripetere, come se fosse impossessato, la voce dell'autore. La lettura è un modo per rivendicare una propria capacità di pensiero: la parola altrui innesca la nostra soggettività e la spinge a pensare, anche oltre la parola dell'autore stesso. Ma Trevi, invece, vede in ciò una deriva narcisistica. Eppure, a parer mio, il suo atteggiamento annienta il lettore, rendendolo suddito. Non a caso, alla fine del testo, c'è una deriva misticheggiante, poco chiara, di uno scrittore che rievoca il Cristo senza avere fede - parole di Trevi. Il Cristo e il Comunismo rievocati insieme, in maniera un po' a caso, simboleggianti - molto ingenuamente - un non meglio precisato senso di comunione con il mondo e l'altro.

Per Trevi l'unica vera colpa è l'orgoglio e il narcisismo: pensiero condivisibile, se non lo portasse alle estreme conseguenze. Per non essere orgogliosi bisogna annichilirsi, diventare schiavi di una letteratura che diventa puro sentire, senza essere più forza promotrice di pensiero. Una visione mistica della letteratura, che la getta nella totale inutilità e incomprensibilità. L'uomo, invece, dovrebbe abbracciare la letteratura e farla propria, padroneggiandola nella sua materialità strutturale e non subirla.

Purtroppo, è uno di quei testi che, ultimamente, fa presa sul lettore comune: difende un certo "sentimentalismo" (ma cos'è il sentimento? cosa sarà mai questa magia?) a discapito del pensiero, cioè della possibilità di dire la letteratura e di poterne parlare. La letteratura senza la lettera non è più tale: il silenzio è semplicemente quel punto in cui la letteratura cessa di essere.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
October 8, 2017
"La nostra anima è questo, intuire e sospettare. La possibilità perenne di un’apertura. Ciò che avviene nella letteratura è il miracolo di un inchino reciproco, di uno sfiorarsi le labbra, tra l’anima e il mondo." (p. 16)
Profile Image for Demetrio Marra.
42 reviews5 followers
August 26, 2021
L'accademia, come è adesso, ha senso? No. Trevi rivendica l'uso del "lupo", che se ho capito bene è un qualcosa di inconoscibile ma reale nella letteratura, il suo perché.
Displaying 1 - 10 of 10 reviews

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