«La finestra è uno dei racconti più belli di Mario Soldati. È la storia d'una sparizione. Inizia col gioioso arrivo del protagonista a Londra, città che gli è cara, e che non rivede da vent'anni; e in mezzo c'è stata la guerra. Lo aspetta, alla stazione di Victoria, una donna, l'amica Twinkle, un tempo amata d'amore e mai dimenticata; anche lei, non la rivede da vent'anni e gli è sempre cara; il suo amore, lei l'aveva respinto, ma resta vivo fra i due un affetto reciproco, forte e fedele. Gioiosamente egli stringe a sé la persona di Twinkle, snella e robusta, le bacia i capelli ormai diventati bianchi; e da quel corpo, da quei capelli, da quel viso rimasto magro e fresco, si sprigiona salute, equilibrio, serenità. Ma non molto dopo, i progetti di una lieta vacanza che egli aveva portato con sé deve abbandonarli, non li potrà attuare; l'amica gli si rivela fragile, sofferente, posseduta da un sogno ossessivo; ed egli si troverà a seguirla su percorsi tortuosi, impervi perchè sparsi di menzogne, di miserie, d'inganni. Come ogni racconto, ogni romanzo di Mario Soldati, La finestra è in verità la storia d'un incontro col regno delle ombre» (Natalia Ginzburg). La narrativa di Soldati, ha scritto Gianfranco Contini, «da sempre offre una sostanza eccezionale e abnorme in un ambiente (e in un linguaggio) quotidiano e ordinario». Al racconto segue, in questa edizione, la sceneggiatura televisiva del racconto stesso: firmata da Soldati e da Raffaele La Capria.
Nato a Torino nel 1906, spentosi a Tellaro (La Spezia) nel 1999, studia in un collegio di gesuiti e si laurea in lettere nella città natale con una tesi di storia dell’arte. Esordisce nella scrittura con la commedia “Pilato” (1924), ma s’impone all’ attenzione della critica soltanto con i racconti di “Salmace” (1929): non mancano, tuttavia, riserve da parte di prestigiosi recensori - quali Giuseppe A. Borgese ed Eugenio Montale - sui temi affrontati in almeno un paio di occasioni (la novella che dà il titolo alla raccolta e “Scenario”, ambedue di argomento omosessuale). Nel 1929, su invito di Prezzolini, si reca a New York, ove resta sino al ‘31; dal suo soggiorno come insegnante alla Columbia University nasce “America primo amore” (1935), diario narrativo di straordinaria felicità, all’inizio pubblicato su "Il Lavoro" di Genova. Frattanto, inizia ad accostarsi al cinematografo, l’altra passione della sua esistenza, collaborando a varie sceneggiature, segnatamente per pellicole del suo amico Mario Camerini (da “Gli uomini, che mascalzoni!” a “Il signor Max”). Nel 1937 licenzia, con “La verità sul caso Motta”, uno dei suoi libri migliori, muovendosi con abilità tra i registri del mistero e del grottesco; nel 1940 dirige, adattando per lo schermo “Piccolo mondo antico” di Fogazzaro, uno tra i suoifilm più suggestivi, che lo conferma anche nel cinema come “un romanziere dell’Ottocento con l’anima d’uno scrittore del Novecento” (C.Garboli). Le sue pellicole maggiormente significative - con l’eccezione di “Fuga in Francia” (1948), tra impegno sociale e neorealismo - sono trasposizioni di romanzi (“Malombra”, 1942, da Fogazzaro; “La provinciale”, 1952, da Moravia). E’ tuttavia l’attività di scrittore quella cui si dedica con continuità, avendo abbandonato nel ‘59 la regia. Ad interessarlo è il tema del peccato: derivante dalla sua formazione cattolica, è affrontato tuttavia con levità in virtù di un’intelligenza puntuta, vigile, ironica, che gli consente di descrivere i propri personaggi senza gravarli d’un giudizio moralistico. Così è, ad esempio, in due tra i suoi lavori più celebrati, “Le lettere da Capri” (1953) e “La sposa americana” (1978), storie d’adulterio scritte ad un quarto di secolo di distanza l’una dall’altra e contraddistinte da un talento narrativo inossidabile. Ma c’è, per soprammercato, un Soldati amante del “giallo” e propenso alla bonomia, quello de “I racconti del maresciallo” (1967), intrighi polizieschi - che sono innanzitutto ritratti della “più quotidiana provincia italiana, opaca e furba nella sua domestica banalità” (S.S.Nigro) - resi popolari dalla bella serie televisiva diretta da Mario Landi nel 1968. Cos’altro? Bisogna ricordare almeno i tre romanzi brevi di “A cena col commendatore” (1950) ove spicca “La giacca verde”, capolavoro che ha pochi uguali nell’ambito del nostro Novecento letterario; e le inchieste per la Rai "Viaggio nella Valle del Po" (1957) e "Chi legge?" (1960), reportage eccelsi, anticipatori del miglior giornalismo televisivo futuro. Il pianeta Soldati è immenso, quasi quanto la sottovalutazione che - colpevolmente e in tanti - hanno riservato al nostro.
Deliciosa novela de Soldati. Una historia de amor imposible en Londres a la que Natalia Ginzburg parece reprocharle falta de compromiso y de complejidad técnica. Creo que esto es innecesario si el autor tiene una historia que contar y sabe hacerlo bien. Soldati sabe perfilar a unos personajes extremos que en otras manos podían parecer grotescos, y sabe jugar con el tiempo y la nostalgia para hacer creíble una historia improbable. El choque entre el amor romántico, femenino y romántico, y él donjuanismo mediterráneo creo que pocas veces se ha contado mejor, sin caer en tópicos fáciles. Desde luego, si al libro le sobra algo es el prólogo algo redicho de Ginzburg.
Perché tornare da Mario Soldati è come fermarsi in un porto sicuro, prendere una pausa da tutto ciò che ci circonda e immergersi in una realtà nuova, dove ogni sentimento e azione sono spiegati nei minimi dettagli. Come in quei giochi in cui si devono unire i puntini per vedere chiaramente l'immagine nascosta, "La finestra" di Mario Soldati è un grande banco di nebbia che piano piano si dipana per lasciare spazio alla verità.
Els meus fills em van regalar aquesta novel·la per Sant Jordi. M'ha encantat!!!! La manera en que Mario Soldati explica la història atrapa. Quina història d'amistat, d'amor, més dolça i trista alhora.