Magnum Photos è una sorta di cooperativa, fondata nel 1947 da un pugno di grandi ed appassionati fotografi ormai mitici quali Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour (Chim per gli amici), accomunati dagli ideali liberali ed antifascisti che avevano già professato prima della Guerra; chi documentando le tremende condizioni in cui lavoravano e vivevano gli operai, chi frequentando gli intellettuali parigini, socialisti e comunisti, che animavano appassionate discussioni sul futuro dell’Europa.
Questo libro del giornalista inglese Russell Miller, scritto nel 1999, è stato pubblicato in Italia solo nel 2016, alle soglie del settantesimo anniversario della leggendaria agenzia.
Leggerlo è stato interessante perché mi ha fatto conoscere meglio alcuni personaggi e scoprirne altri che non conoscevo, tutti affratellati dalla passione per la documentazione fotografica della storia, nei suoi momenti più o meno bui, cercando di restare liberi dai condizionamenti esterni, economici e politici.
E dietro tutte le vicende e testimonianze descritte echeggia il rombo della storia: dalla guerra di Spagna documentata da Capa alla Cina ed all’India di Cartier-Bresson, dalla guerra del Kippur a quella del Vietnam, alla Cuba di Che Guevara (sì, la mitica foto del Che con il sigaro è di un membro della Magnum, René Burri), dalle stragi della polizia sudafricana a Sharpeville documentate da Ian Berry (le sue foto salvarono i dimostranti sopravvissuti che erano stati arrestati e processati) al Nicaragua fotografato da Susan Meiselas, dalla guerra del Golfo alla ex Jugoslavia ed alla tragedia della Cecenia degli anni Novanta.
Le barricate del ’68 a Parigi, la primavera di Praga (1968), Il Bloody Sunday in Irlanda (1972), la rivolta degli studenti cinesi in piazza Tienanmen (1989), insomma tutti gli avvenimenti più importanti della nostra epoca hanno sempre visto in prima linea gli inviati Magnum, di fatto “gli occhi del mondo”, con le loro immagini che ancora oggi sono delle vere e proprie icone popolari.
Ho appreso delle liti, delle rivalità tra i membri delle sedi di Parigi e New York, gelosie, invidie e dispetti, insomma aspetti più umani di quei personaggi solo in apparenza sovrumani. L’alternanza di aneddoti con interviste e riflessioni sul fotogiornalismo ed i suoi aspetti negli anni rende la lettura mai noiosa.
Mi ha sorpreso così sapere che Magnum è stata spesso sull’orlo del fallimento, probabilmente perché i soci non sono mai stati dei buoni (forse neanche mediocri) manager, lasciando per tanto tempo nel caos persino gli archivi che, secondo me, sono oggi la cosa più preziosa dell’agenzia.
Una lettura scorrevole per conoscere meglio i maestri della fotografia e le storie umane che albergano dietro gli scatti più famosi della nostra epoca.