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Il brevetto del geco

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Federico Morpio è un artista che si ritrova solo e senza soldi nella Milano di oggi. Ha un dubbio che lo angoscia più dei debiti: è stato escluso dall'ambiente dell'arte perché non aveva gli agganci giusti o per la mancanza di talento? Adele invece è una giovane donna malinconica. Ha un lavoro da impiegata e vive sola. Una notte incontra un essere domestico ma prodigioso, un geco, e la sua vita ha una svolta. Entrambi incroceranno la propria strada con quella dei Cristiani Sovversivi; forse dei terroristi o forse un toccasana per l'Occidente in crisi. Con straordinaria forza narrativa Tiziano Scarpa ci getta insieme ai suoi due protagonisti nella mischia del nostro tempo, e prova a immaginare la deriva di un'epoca di cui ridefinisce i confini grazie alla potenza di una parola sempre precisa e sorprendente.

328 pages, Paperback

First published January 4, 2016

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Tiziano Scarpa

61 books55 followers

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15 (17%)
1 star
10 (11%)
Displaying 1 - 15 of 15 reviews
Profile Image for Haru.
7 reviews3 followers
March 9, 2025
Il romanzo di Scarpa mi pare più un romanzo di idee che di personaggi. Nessuno dei tre protagonisti (umani) principali mi ha – devo ammettere – interessato più di tanto; ma probabilmente l’intento dell’autore era questo: rovesciarne quasi completamente l’interiorità nel magma, spesso e volentieri “mirabile”, della scrittura e della fioritura lessicale, operazione in cui Scarpa si rivela magistrale. Non a caso una delle opere dei sette artisti riuniti nell’ultima parte del libro, a Venezia, è una stanza che proietta su una delle pareti le frasi pronunciate da chiunque vi entri, e per questo contiene la “descrizione di sé stessa” [sic]. E, inoltre, la parola che diventa opera è allo stesso tempo artificio narrativo – il narratore sono le parole stesse che dicono noi – e la ragione d’essere della coppia Adele-Ottavio, fondatori del movimento dei Cristiani Sovversivi. Quello che mi ha perplesso (o forse non ho compreso del tutto) è l’architettura del romanzo. Anche in questo caso, si potrebbe dire che Scarpa, in modo molto raffinato, costruisca una specie di cattedrale, genere di edificio in cui le parti più interessanti sono sempre lontane dallo sguardo, in alto, nelle parti terminali, lassù, mentre da quaggiù possiamo godere da vicino quasi soltanto delle fondamenta, della proprietà della robustezza e della solidità; e nel romanzo avviene un po’ la stessa cosa, con i fatti che vorresti succedessero un po’ prima, l’incontro dei tre personaggi e le azioni dei Cristiani Sovversivi, concentrati nell’“Ultimo capitolo” [sic] e nell’“Epilogo”. In ogni caso ci sono davvero molti spunti e suggerimenti su cui si può riflettere e, volendo, scrivere. Ne dico uno soltanto. Sebbene i primi capitoli seguano in parallelo le vicende di Federico e di Adele, con i capitoli dispari dedicati al primo e quelli pari dedicati alla seconda, le loro strade prendono due percorsi apparentemente inconciliabili proprio quando gli accadimenti iniziano a spingerli verso il loro incontro a Venezia. Al primo il simbolo femminile della lavatrice porta in dono la disillusione completa sulla propria attività di artista; quello maschile del geco, invece, conduce la seconda alla conversione al cristianesimo. Adele, trovato un compagno in Ottavio, grazie a lui concepisce un disegno di azione reale, mentre l’arte di Federico, che ha accettato di unirsi agli altri sei artisti per stare vicino a Gemma, si rivela di fatto sterile, inutile per riavviare una carriera che lui stesso aveva considerato conclusa e per sedurre la donna di cui si era invaghito (o innamorato). In altre parole, a Venezia la fecondazione-conversione di Adele produce qualcosa di sensazionale e “mirabile” che poi sedurrà e coinvolgerà altre persone (purtroppo, come detto, fatti riassunti e concentrati nell’Epilogo), mentre l’eccezionale ritorno all’arte di Federico serve soltanto a confermare la scelta ordinaria (ancorché necessaria per motivi economici) che aveva preso prima di accettare di unirsi agli altri sei artisti.
Profile Image for marco renzi.
304 reviews105 followers
August 28, 2017
[***1/2]

I protagonisti del nuovo romanzo di Tiziano Scarpa si chiamano Federico Morpio e Adele Cassetti.
Il primo è un artista, si occupa di video e di arte perlopiù concettuale; lei è una donna prossima alla trentina che lavora in un ufficio commerciale: è sola, piuttosto infelice, a suo modo alienata, lontana da relazioni e contatti umani. Le loro vite prenderanno poi una piega differente: in seguito alla morte del padre, Federico deciderà di chiudere con l’arte, una cosa sulla quale stava meditando da tempo, soprattutto dopo la fine di una importante storia d’amore; Adele, invece, grazie a un geco rinvenuto nella sua abitazione, si aprirà a una nuova visione del mondo, improntata sul rapporto con la natura e sulla scoperta del sacro; l’incontro con un uomo, Ottavio, farà il resto.

Ma le vere protagoniste di questo libro sono le parole, coloro che hanno plasmato il testo con l’aiuto di Tiziano Scarpa, che si auto-chiama in causa all’interno della narrazione, comparendo per un istante anche in qualità di vero e proprio personaggio. Inoltre, un’altra voce, un non-nato, un increato, per dirla con Moresco, si insinua tra le frasi, come una sorta di voce fuori campo: osserva, commenta, ed è lì a ricordare al lettore il suo ruolo di entità, il suo non-essere, mentre gli umani ricercano il loro posto in un mondo ipercinetico, nel quale tutto parrebbe da riscrivere e da rimettere in discussione.

Non è invece da mettere in discussione il talento dell’autore, che un’altra volta dimostra la sua abilità nella costruzione dell’artificio narrativo: pur partendo da una trama all’apparenza semplice, l’accento si sposta sempre verso riflessioni e sotto-testi sviluppati in modo mai banale; su tutti, il ruolo dell’artista e dell’opera d’arte nella contemporaneità e il concetto di spiritualità privata.

E ciò avviene per mezzo di una prosa potente e originale: uno stile assai accattivante che fa del Brevetto del geco l’ottimo romanzo che è, riconfermando Scarpa come una delle migliori penne della sua generazione.

[recensione uscita sul Mucchio Selvaggio di febbraio 2016]
Profile Image for Gerardo.
489 reviews41 followers
June 10, 2016
Questo testo mescola un impianto romanzesco di tipo canonico a una piccola, ma interessante, innovazione narrativa.

Il romanzo si concentra su due figure: Morpio, un quarantenne videoartista di scarso successo, e Adele, una giovane donna insignificante che cerca il suo personale modo di vivere la fede. I capitoli alterneranno le vicende dei due protagonisti fino ad arrivare ad un lungo capitolo finale in cui la storia dei due si mescolerà.

Entrambi sono alla ricerca di qualcosa che si trova al di là: chi lo vede nell'arte, chi nella fede religiosa. Ma entrambi sono due persone mediocri, nient'affatto brillanti, scialbe, di una normalità quasi inquietante. Scarpa è molto bravo a descrivere la normalità, a renderla interessante attraverso numerose scene memorabili in cui si assiste a tutta la vacuità contemporanea. Il tutto descritto in maniera fredda, senza troppi moralismi. La vita è così, non c'è molto altro da dire. Succose sono queste lunghe carrellate di scene che mostrano il mondo contemporaneo: l'ossessione per le apparenze e le ricchezze, il potere degli schermi, la precarietà, le misere invidie tra poveracci.

Attraverso Morpio ci si addentra nel mondo dell'arte e grazie a questo personaggio Scarpa può fare una lunga riflessione sul sistema dell'arte contemporanea: mostra come l'arte sia legata anche a questioni economiche, sociali, di opportunità. Mostra il lato umano di un elemento che viene considerato 'divino'.

Attraverso Adele, invece, ci mostra come la banalità più scialba può essere profonda ed epifanica agli occhi di una mente predisposta a cercare l'altrove, fino ad arrivare alle ingenuità più estreme. Infatti, insieme ad Ottavio, una specie di compagno, andrà alla ricerca di un 'cronovisore', uno speciale apparecchio che può vedere e mostrare il passato.

L'intero romanzo, però, risulta essere un preludio. Scarpa ci racconta cosa accade in chi decide di prepararsi a compiere una scelta che gli cambierà la vita: assumere su di sé il peso di una vocazione, di una passione che possa assorbire la propria intera esistenza. A Scarpa interessa il processo che porta alla scelta, non ciò che si compie con la scelta stessa.

Come ho già detto, i due decidono di abbracciare l'Altrove, una forza che si trova oltre la vita contingente: Morpio e l'Arte, Adele e la Fede. Il primo, però, fa la scelta della rinuncia: non riuscendo a toccare le vette artistiche, decide di sfruttare le sue doti per qualcosa di più materiale e meno poetico. La seconda, invece, estremizza la sua scelta: non riflette, ma agisce per attuare i dogmi della sua fede.

Nel primo c'è un eccesso di autocoscienza l'autoriflessione lo porterà ad accorgersi della vacuità di ogni sua aspirazione all'arte. La seconda, invece, rinuncia a qualsiasi tipo di riflessione per abbracciare il puro gesto, la pura azione. L'Altrove non è un luogo raggiungibile: o lo si capisce e si rinuncia ad esso, o non ci si pensa e si agisce come se ci si preparasse alla sua venuta.

L'elemento di novità di cui accennavo è una piccola, ma costante, presenza tra parentesi (letteralmente): c'è un narratore, fatto esclusivamente di parole, che narra delle vicende dal suo punto di vista di non-esistente. E' come se la narrazione prendesse vita dalle parole stesse, come se non ci fosse un autore reale a metterle in ordine. Scarpa è come se ci dicesse che il suo compito è solo quello di ordinare ciò che già esiste, che lui non fa altro che mettere in ordine parole già presenti nella realtà. E' uno strano, ma efficace, modo per testimoniare una certa volontà di presa sul reale. Gli intermezzi del non-personaggio, a volte, possono risultare un po' kitch nel suo lamentarsi della sua non-esistenza, ma sono un efficace negativo che ci permette di apprezzare, seppure nella loro banalità, la consistenza di certi eventi quotidiani.

SPOILER

C'è una cosa che non mi piace, concentrata nel finale: Adele darà vita ai Cristiani Sovversivi, una sorta di eresia cristiana che cerca di mettere in atto i dieci comandamenti in maniera plateale. Vengono rappresentati come una sorta di vigilantes che eroicamente salvano il mondo. Trovo spiacevole, anche perché troppo semplicistico, voler dare tutta questa forza 'etica' ai dieci comandamenti, come se nella loro semplicità potessero risolvere tutti i problemi del mondo. Il testo, per fortuna, mostra anche i lati piuttosto 'insani' della fede cristiana, ma questa chiusura sembra voler 'perdonare' alcune stramberie ai cristiani, perché comunque portatori di una forte etica. Pensiero che non condivido e che Scarpa tratta nelle ultime pagine, in maniera veloce, e purtroppo questa sciatteria balza agli occhi, perché è uno scivolone finale. E, quindi, anche se il romanzo mi è piaciuto, me lo ricorderò comunque mentre 'cade culo all'aria'.
Profile Image for Elalma.
945 reviews109 followers
January 9, 2019
Divertente e intelligente, pieno di idee e di situazioni originali ma nello stesso tempo verosimili. Forse perché si svolge a Milano, forse perché ha una costruzione interessante, è riuscito a farmi passare qualche ora piacevole. Peccato che scada un po' verso la fine.
Profile Image for Elvira.
1 review
January 6, 2018
Questo è il primo romanzo che leggo di Scarpa; lo avvicino in una fase di stanchezza, per poi finirlo nel giro di qualche giorno, conquistata dalla fantasia galoppante e dal fervido umorismo dell’autore. Un libro pubblicato per Einaudi nel 2015, un romanzo, dunque, consapevolmente e coscienziosamente contemporaneo, in cui pullulano i totem, i feticci, i primitivi amuleti della nostra civiltà occidentale, all’apice del suo sviluppo tecnico: stuzzicadenti, lavatrici, sonde endoscopiche, programmi di dettatura automatica, lampade a neon, tablet. Lungi dall’essere testimonianze di un mondo razionale, di un mondo materialista e senza dio, Scarpa ne riattiva il potere persuasivo, metafisico, per degli uomini e delle donne che evidentemente non hanno smesso di guardare, né di interrogare, il cielo. A titolo d’esempio, si legga dell’ammodernamento della Stazione Centrale di Milano:

« Ora il giorno elettrico si mescolava al giorno siderale, che passava attraverso le lastre opalescenti del soffitto. Così era stata ottenuta una terza sostanza luminosa, un nimbo che non era più né giorno né elettricità, ma qualcos’altro: un’irradiazione soprannaturale, o soprartificiale. La perfezione esisteva, lassù, e non era nemmeno troppo distante. Morpio non sarebbe arrivato a toccarla, ma la maestà era lì, a poche decine di metri dal terreno, assisa sopra di lui. Era attingibile; poteva guardarla ».

La stessa stazione riappare brevemente nel capitolo diciottesimo, ma attraverso lo sguardo inflessibile, di fresca conversione, dell’altra protagonista, Adele, in partenza per un pellegrinaggio ad Assisi; l’edificio è un mausoleo d’idolatria:

« La stazione era infestata da metastasi tumorali. Pubblicità e negozi stipati ovunque. Si faceva fatica a immaginare che sotto quell’ammasso di spacci e botteghe in franchising e totem pubblicitari girevoli alti dieci metri e chioschi di plexiglas posticci e schermi elettronici colossali ci fosse un’architettura con qualche pretesa artistica. Le faceva pensare all’Italia, a come si era ridotta in poco tempo ».

L’ultima frase, in particolare, ribalta in maniera perfetta una riflessione precedente, secondo cui « la ripulitura della stazione dava l’esempio a tutto il Paese »; anche da un punto di vista di organizzazione interna, i due capitoli, primo e diciottesimo, si richiamano dagli estremi del romanzo, l’uno aprendo la parabola “laica” dell’artista scapestrato Federico Morpio, l’altro chiudendo quella “cristiana” di Adele. Una rete di rimandi, anche tipografici – i due quadrati 10×10, l’uno di baci impressi sulla parete di casa, l’altro di bollini di avvenuta vendita delle opere – legano le due vicende, che impegnano rispettivamente i capitoli pari e i dispari. Se il ritratto dell’ambiente artistico, con le sue nevrosi e le sue grettezze, la sua prosaicità di fondo, riesce irresistibile e quasi cammina da solo, l’altro intreccio appare forse più complementare che parallelo.

Indiscutibile stella del romanzo, Morpio va incontro a una sorta di percorso di formazione dal tono nero, distruttivo più che costruttivo, di smantellamento e abbandono dei propri sogni, di tradimento dei sacrifici compiuti per raggiungerli. Queste le ultime parole che Scarpa gli dedica, scandite da una punteggiatura piatta ed anti-enfatica:

« Morpio tornò a Milano. Continuò ad abitare a casa di suo padre. Si iscrisse ad altri corsi di pedicure, prese diplomi e attestati professionali, quel lavoro riempiva di umile orgoglio la sua frivola coscienza. Diventò veramente amico di Furio, insieme fecero altre incursioni poco rilevanti nell’ambiente artistico. Riuscì a vendicchiare un po’ di video, ritentando la formula del salvaschermo, ma con minore risonanza della prima volta ».

La sua rinuncia all’arte assume un segno negativo, di fallimento, di ritiro in un orizzonte grigio e, fatto ancor più importante, illusorio: nonostante il radicale cambiamento, la sua coscienza è rimasta « frivola » come prima. Di contro Adele, assieme al partner Ottavio, dà vita a un movimento pseudo-terrorista di stampo cattolico, la Nuova Sovversione Cristiana, impegnato nella pratica di solito abusiva di « buone azioni » – rapire donne in attesa per impedire loro d’interrompere la gravidanza, ad esempio. Il trionfo della loro avventura è direttamente proporzionato alla convinzione con cui perseguono i propri ideali, dapprima timidamente, poi con più sicurezza e coraggio. La ricerca di Gesù e la volontà di trasmettere il suo messaggio non conoscono tornaconto, né ambiguità, né dubbio: « l’attenzione che dedicava alle cose era interessata », osserva colpevole Morpio riguardo a se stesso. Non a caso il loro cammino è disseminato di incontri epifanici con opere d’arte, dall’intervento nella Chiesa Rossa di Dan Flavin, alla Cena in Emmaus di Caravaggio, a Le Vide di Yves Klein, a Bach. I due fili narrativi si riuniscono in un lungo capitolo conclusivo, significativamente intitolato Passaggio all’atto, alla Biennale di Venezia: mentre Adele ed Ottavio sono ospiti speciali del Padiglione Vaticano, gli artisti esclusi scoprono, e dopo accettano di buon grado, di essere stati sfruttati dal proprio curatore, e di non essere artisti bensì opere d’arte inconsapevoli.

D’interesse, a questo proposito, è ciò che viene scritto in prefazione, da uno Scarpa prestanome per una entità virtuale – un feto abortito, si scoprirà – che si firma come « L’Interrotto, Da Nessun Luogo, Mai ». A proposito della scelta della forma romanzo, che mescoli « oggettività e invenzione », per raccontare la nascita dei Cristiani Sovversivi:

« Nelle mie intenzioni, questo dovrebbe risultare non ambiguo ma ambivalente: nel senso letterale del termine, qualcosa che “vale doppio”, che “vale in entrambi i sensi”. Infatti in questa vicenda ciò che è successo conta quanto ciò che si immagina sia successo. […] La NSC è impastata di realtà e immaginazione; come ogni sovversione, possiede un nucleo romanzesco: si basa tanto sulle imprese quanto sulle leggende. Forse quel che racconto non sempre è accaduto, ma di sicuro è ciò che molti Cristiani Sovversivi credono sia accaduto ».

È possibile prendere sul serio un’opera d’arte?, a questo mi sembra voglia alludere Scarpa. E dobbiamo davvero augurarci che ciò accada, che un’opera di fantasia venga presa sul serio al punto di dettare le regole della realtà? Sotto la pretesa imparzialità, la stessa voce di Scarpa-L’Interrotto è schierata, è assertiva, racconta in maniera insistente il rimpianto, la fatale privazione di una vita mai posseduta, e mira a persuaderci. Forse, più che la parodia del circuito di mostre, accademie e gallerie, che pure c’è ed è felicissima, l’autore sta ponendo l’accento su ciò che noi ci aspettiamo dall’arte; su quanto la nostra indipendenza intellettuale dalle opere, il nostro scetticismo, la nostra insoddisfazione, sia anche una prova della nostra libertà.

(I corsivi sono riportati dal testo).
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
889 reviews117 followers
August 2, 2017
Il geco perso dietro le parole

Non mi convince questa prova di Scarpa: alcune invenzioni piacevoli e una innegabile capacità di scrivere non bastano a sostenere un libro squilibrato che non sembra trovare una sua meta. La parte migliore è sicuramente quella dedicata a Morpio, fresca, convincente e non banale, mentre i capitoli con Adele protagonista sono farraginosi e faticosi. La conversione di Adele e Ottavio mi sembra un artificiale, quasi dei simboli archetipici di una fede misteriosa e irrazionale - con una conclusione tirata via e francamente un pò irritante con l'abusata figura retorica del "mai nato", non esistente che si realizza solo nelle parole….
Profile Image for Simanò.
81 reviews19 followers
May 17, 2018
Mi dispiace, ma lo devo lasciare. Una noia mortale. E Scarpa è in assoluto il mio autore italiano preferito. Questo è un libro da dimenticare.
Profile Image for Sara Rocutto.
523 reviews9 followers
Read
August 29, 2019
Ma è stra bello questo libro di Tiziano Scarpa!!! :) storie che si intrecciano nel vero senso della parola, in maniera un po' grafo ad albero al contrario. Dal Piemonte al mare della laguna veneta.
Profile Image for Fede Soriano.
11 reviews
October 11, 2024
Completamente fuori di testa. Si inizia a capire più o meno cosa sta succedendo nelle ultime 20 pagine, ma questo è un pro. Da leggere almeno una volta nella vita.
Profile Image for Nelliamoci.
791 reviews122 followers
January 28, 2016
Il geco è un animale affascinante di cui scienziati di tutto il mondo stanno ancora cercando di comprenderne le incredibili caratteristiche fisiche. Parliamo, in particolare, della capacità di questo piccolissimo rettile di aderire ad ogni tipo di superficie, tutte a eccezione della pentola antiaderente di Adele, una delle protagoniste de’ Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa. E uno già si trova spiazzato perché questo libro comincia con un’eccezione, un fatto quasi assurdo e fine a se stesso, un’immagine che è l’anticipazione di infiniti altri momenti che sono racchiusi in un romanzo assurdamente caotico e difficile.

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