Ada e Amedeo sono sposati da oltre vent’anni, hanno avuto una vita piena e due figli, Sonia e Alex. Ma il meccanismo di questa famiglia si è inceppato e Ada non è riuscita ad assorbire l’impatto di un colpo che l’ha distrutta. Era una professoressa stimata, una moglie attenta, una madre premurosa, ora, invece, si rifugia nell’alcol. Amedeo la ama ancora, ma non riesce a infrangere la barriera di dolore che si è alzata tra loro. Hanno chiuso fuori il mondo, gli amici, la vita. Solo Sonia riesce a regalare ai genitori ancora qualche momento di normalità. Questo fragile equilibrio è però destinato a subire un nuovo assalto dalla sorte: Sonia è incinta, ed è stata abbandonata dal padre del bambino. A questo punto il corpo già debole di Ada cede. Ma proprio quando tutto sembra perduto si affaccia un’occasione di riscatto. Ada trova la forza di reagire, forse come non le succedeva da tempo, e questa volta vuole combattere per salvare la sua famiglia.
È un romanzo lieve e malinconico che si è perfettamente inserito nell'ordine delle mie letture. Ricorda un po' la Milano di Buzzati e forse anche i suoi personaggi 'vecchio stile', ma non è un romanzo indimenticabile. Missiroli, a suo tempo, lo definì imperdibile e, come al solito, di imperdibile c'è solo la birra ghiacciata d'estate. Certo, è un po' fuori luogo parlare di alcol in questo contesto visto che la protagonista è alcolizzata, ma tant'è. È un romanzo di buoni sentimenti, una storiella raccontata, a volte un po' banale, a volte deliziosa. Unica grossa pecca. I personaggi. A parte il protagonista maschile che è abbastanza tondo, gli altri personaggi sembrano un po' buttati lì, gli manca verve, un guizzo, la voglia di renderli unici. O forse è che unici non sono affatto ma sono due persone qualsiasi messe a dura prova dalla vita. Solo che il risultato è un po' traballante e in un paio di notti insonni ti porti a casa la storia e la voglia di regalarlo a mia suocera, che apprezzerà.
Non si rimane vicini uno all’altra tanti anni per caso. La disperazione, come la felicità, ha bisogno di complici. O almeno qualcuno cui raccontarla. [...] Negli ultimi mesi non ci si scambiava molte parole, in quella famiglia. [...] Come se il dolore fosse una faccenda da gestire attraverso camere separate.
Una tragedia, come la morte di un giovane ragazzo, può sconvolgere l’equilibrio e la tranquillità di una normale famiglia e portare alcuni di loro allo sbaraglio, lasciando altri al palo. Storia semplice, protagonisti altrettanti semplici, non propriamente di carattere, anzi piuttosto deboli, a cui serve solo uno scossone per riprendersi e cercare, oltre ogni pensiero negativo, oltre ogni difficoltà, oltre ogni lacrima versata o ancora da versare, un nuovo spazio per ricreare, finché ci sarà amore, finché ci sarà un abbraccio, un po’ di serenità e una parvenza di felicità.
«Ogni spazio felice è figlio o discende da separazione.» «È una canzone?» «È Rilke.»
Vicino alla sufficienza: tre stelle.
📖 GRI - Parola del mese (gen/20): felice 📚 GRI - Monopoli 15 📚 RC 2020 - TBR 1 🔠 RC 2020 - Alphabet Titoli: O
..ha smesso di avere vergogna. Anche delle sue fughe. Dei suoi rimpianti. Della malinconia che lo aggredisce quando si desta dalle sue brevi fantasie. Non sa se sia un bene o un male. A volte pare il segno di una resa definitiva. Potrebbe invece essere un segnale di forza, di sicurezza. Una storia comune di tristezza, di difficoltà e della ricerca di un qualsiasi spazio felice.
“Ogni spazio felice è figlio o discende da separazione”. Lo scrittore ha la capacità di raccontare con parsimonia di dettagli la quotidianità più realistica di una famiglia complessa, come tutte le famiglie. La lente di ingrandimento sui piccoli grandi avvenimenti, il contrasto tra la quotidianità che schiaccia il protagonista ed il desiderio di evasione, ma sopra tutti la malinconia che permea l’intero libro fanno dell’opera una lettura dolcissima e amara. Lo spazio felice l’ho inteso come una piccola fiammella che rimane accesa nel ricordo e nella spinta in avanti. È per questo che richiama quella citazione di Rilke. L’ultima pagina del libro scioglie il cuore, mi ha fatta commuovere. Unica pecca che giustifica la mia valutazione: avrei voluto forse sapere di più degli altri personaggi che gravitano nella storia
Schiavone ha la particolarità di narrare il quotidiano delle persone comuni, in questo caso il mattatore è Amedeo marito di Ada, insegnante in pensione scivolata nel baratro dell'alcolismo. Il romanzo si sviluppa nell'arco di una settimana in cui la vita di Amedeo, ex vigile urbano, viene stravolta dapprima dall'arrivo di una nuova vicina di casa particolarmente affascinante, poi con la notizia della gravidanza della figlia abbandonata dal fidanzato ,infine col ricovero di Ada quasi in fin di vita. Riusciranno Ada e Amedeo a tornare al mare? A tornare a vivere una vita dignitosa?
Mah. Non capisco se sia un po' too much o il suo contrario. Non pretendo che la vita con un alcoolista sia narrata in rosa, però le divagazioni erano più della vicenda! Capisco che, trovandosi in una situazione del genere, uno cerchi rifugio nella fantasia, ma non è che poi il narratore ci debba mettere del suo per forza. Poi che io abbia trovato forzatissima la vicenda della figlia, sono solo fatti miei...
Una settimana in compagnia di Ada e Amedeo. Una coppia che tutti potrebbero avere come vicini, aver ammirato ieri e giudicato oggi. Ada in particolare ha la mia stima. È la professoressa che avrei voluto: appassionata e gran lettrice, mamma adottiva attenta e devota, persona dal carattere forte e deciso. Sicuramente con difficoltà ha costruito insieme al marito una famiglia "felice" o che comunque funzionava bene. Ma dopo la morte del figlio tutto perde senso. Ammetto che non avevo capito che il libro trattava il problema dell'alcolismo e che, molto probabilmente, a saperlo non l'avrei letto. Invece devo dire che è stato molto interessante leggere di questa dipendenza: l'autore tratta il problema con grande realismo, descrivendo bene anche i piccoli atteggiamenti dovuti all'abuso di alcol, ma senza mai mancare di sensibilità. Ci viene raccontata una settimana forse come tante nella vita di questa coppia durante l'ultimo decennio o forse, ma io ne dubito fortemente, sarà la settimana in cui Ada deciderà di riprendere in mano la sua vita. Certi giorni sembrano statici, vengono raccontati aneddoti che forse non portano a niente ma che fanno parte della quotidianità. Il racconto del bimbo disperso, le chiacchiere con l'addetto alle pulizie del condominio, le visite al negozio pakistano servono tutti a descrivere una Milano ordinaria ma reale. L'importante è che la vita ci offra degli spunti, anche piccoli, per poterci regalare delle storie, magari anche da quindici minuti.