Riletto di nuovo, in italiano questa volta.
Per superare la propria misofobia, Shirotani decide di sottoporsi alle cure di Kurose, lo psicoterapeuta che ha conosciuto per caso e che vuole aiutarlo a guarire. Iniziano a incontrarsi in una caffetteria vicino alla clinica di Kurose, seguendo una terapia denominata “Esposizione con prevenzione alla risposta” che consiste nel compiere dieci azioni di una lista stilata da Shirotani stesso che gli provocano enorme disagio (TEN COUNT).
Quando, però, Kurose si rende conto di cominciare a provare qualcosa per Shirotani, lo psicoterapeuta cerca di allontanarlo. La reazione di Shirotani lo induce, tuttavia, a rivelargli che il suo distacco era dovuto al timore di non riuscire a trattenersi dal toccarlo, dal momento che si è innamorato di lui. La rivelazione di Kurose provoca in Shirotani una certa confusione, ciò nonostante non rinuncia a vederlo, come se si sentisse dipendente dalla sua presenza.
La terapia prosegue ma Kurose avverte Shirotani che non si limiterà a toccarlo semplicemente: saranno molte le cose disgustose che intende fargli.
Così Kurose finisce per provocare un orgasmo a Shirotani, il quale anziché trovarlo disgustoso lo ritiene piacevole, cosa che lo confonde ulteriormente.
In questo terzo volume di Ten Count i progressi di Shirotani sotto la guida scrupolosa di Kurose saranno molti. La famosa lista vedrà ben due voci spuntate (una davvero evidente, la numero nove della lista, una nascosta ma che Shirotani ha ben presente), mentre il rapporto tra Shirotani e Kurose si evolve piano piano, passando da quello di paziente – terapeuta a quello di amici fino ad assumere la consistenza di un legame sentimentale, non soltanto fisico.
Se, infatti, i tentativi di Kurose di stabilire un rapporto più intimo con Shirotani sono spesso frenati da quest’ultimo, il corpo di Shirotani spesso reagisce diversamente da come la sua mente vorrebbe.
Non è facile per lui accettare ciò che Kurose gli provoca e ciò che Kurose sembra trovare naturale fargli provare.
Emblematica è la scena in cui Kurose scherza sull’eventualità paventata da Shirotani che il metterlo in bocca possa essere pericoloso per via dei batteri
"Se fai una cosa così sporca morirai…"
"Per via dei batteri, dici? E’ probabile."
Rassicuriamo Shirotani: Kurose non è morto, ma credo che lo abbia capito da solo, visto quello che gli ha fatto Kurose e cosa gli è finito in bocca.
Shirotani non riesce a lasciarsi andare, è convinto che Kurose lo prenda in giro. Inoltre non capisce cosa c’entrino le loro uscite con la sua lista: sembrano più appuntamenti di coppia che una terapia psicoterapeutica.
Tuttavia non riesce mai a dirgli di no. Il suo corpo lo desidera e, sebbene Kurose pensi che Shirotani sia crudele, in realtà secondo me quello crudele è proprio Kurose per il modo in cui spinge al limite il povero Shirotani e per come fa saltellare gli ormoni a noi povere fujoshi.
Il terzo volume termina con due capitoli davvero importanti.
Il cap 18 è un sogno che rappresenta una scena che Shirotani ha vissuto davvero e che capiamo bene sia l’origine di tutti i suoi mali.
Ecco, quella scena e quell’essere schifoso che ha per protagonista sarà causa di enormi imprecazioni, almeno per me lo è stata (io ho imprecato stile scaricatore di porto ubriaco quando gli tolgono l’ultima bottiglia di liquore). Garantisco sul fatto che una tale cattiveria non è cosa che si possa vedere spesso, per fortuna. Quell’essere viscido si trova attualmente al primo posto nella mia personale lista di personaggi bastardamente carogna e infami, mentre Kurose al momento è l’eroe indiscusso che lo asfalta. Amo Kurose anche per questo.
L’ultimo capitolo...beh, quello posso dire che avrà un seguito davvero eccitante all’inizio del quarto volume e che io me lo sono stragoduta anche grazie alla visione (e all’ascolto) del CD drama. Mi raccomando, se mai doveste guardarlo, munitevi di auricolari o assicuratevi di essere da soli prima di premere play.