«L’Impero romano, lungi dall’essere la roccaforte della conservazione, è piuttosto l’immagine della disgregazione di un mondo, la storia della classicità che si disfa e muore: il fatto sociologico più rilevante nella storia della nostra cultura.» In quest’opera, Santo Mazzarino affronta i grandi temi della civiltà occidentale, dal saeculum Augustum alla fondazione degli Stati romano-barbarici nel V secolo d.C., in una sintesi che salda la storia dell’Impero alla storia della Chiesa cristiana. Il racconto della cultura romana, dell’economia, della religione e la storia politica e militare si intrecciano in questa organica e brillante narrazione dell’apogeo e della lunga crisi del mondo romano. Questo straordinario classico della storia antica è firmato dal più autorevole dei suoi studiosi.
Augusto formidabile, Tiberio simulacro, Caligola mattacchione, Claudio troppo amante della... , Nerone inizia bene poi disastro, botte da orbi ma ne esce Vespasiano, tirchio ma bene, Tito ultra bene ma che sfigato, Domiziano malino, Nerva meglio, Traiano gigante, Adriano turista, Antonino Pio buono, Marco Aurelio buonissimo, Commodo tragedia.
Quella di Mazzarino ha il pregio di essere un'opera accessibile anche al non addetto ai lavori ma al tempo stesso molto profonda per tematiche e contenuti. Le discussioni storiografiche sono relegate alle corpose note e alle bibliografie. La narrazione è snella e ben scritta: senza abbandonare la pura narrazione dei fatti ("la storia di battaglie"), Mazzarino fa colonna portante della sua opera la storia delle "forze sociali" protagoniste della storia imperiale; forze sociali come la classe senatoriale, i ceti equestri, le plebi urbane e contadine; forze sociali però non ridotte a mere forze economiche, ma dotate anche di riflessi spirituali e del pensiero.
Per questo motivo, accanto alla narrazione della "rivoluzione" tentata dalla borghesia e dal proletariato italiani del I secolo a.C., rivoluzione sfociata nel tentativo di Augusto e poi parzialmente sconfessata dai suoi successori, ampio spazio è riservato alla figura di Paolo e al messaggio delle prime comunità cristiane; assolutamente ispirante è il parallelismo tra la tentata figurazione dello stesso Augusto come dio vivente e la contemporanea proposta di Gesù.
Per quanto un libro vecchiotto, è sempre consigliato.
NB: il libro usato da me ritrovato è una vecchia edizione che, dividendo il volume in tre parti, si fermava all'anno 69 d.C. Le edizioni più recenti arrivano fino agli Antonini, da quel che ho visto.