Brady Sims è un anziano nero di una comunità rurale della Louisiana che uccide il proprio figlio in tribunale, dopo la lettura della sentenza che lo condanna alla sedia elettrica per una tentata rapina in banca conclusa in tragedia. I fatti sono subito rivelati e si intuisce l’epilogo, ma il pregio della storia sta nella sua costruzione.
Louis Guerin, il primo dei due narratori che utilizza Gaines, è un giovane afroamericano ritornato al paese di origine per far pratica di giornalismo nella redazione del settimanale locale; Guerin è in tribunale quando Brady Sims uccide il figlio e si allontana dopo aver ottenuto due ore di tempo prima di lasciarsi arrestare, ”Vidi il vecchio avvicinarsi sempre più a dove mi trovavo. Poi ci trovammo faccia a faccia, a circa mezzo metro di distanza. Lo conoscevo da una vita, ma non gli ero mai stato così vicino. […] Continuò a fissarmi, come se volesse che capissi cosa aveva fatto o perché l’avesse fatto. Ma in quel momento non riuscivo neanche a pensare. Ero a malapena in grado di respirare . Tuttavia non riuscivo a distogliere lo sguardo. Quando non trovò traccia di risposta nel mio viso, guardò di nuovo i due ufficiali e indietreggiò lentamente fuori dall’aula del tribunale, con la grande pistola ancora in mano, senza puntarla in alcuna direzione in particolare.”
Guerin è giovane e pur essendo conosciuto nella comunità nera, è fuori dai meccanismi e dalle relazioni che la regolano. Capire le ragioni che sottendono all’atto compiuto da Sims, e scriverne, significa entrare in sintonia con l’oralità, gli aneddoti, le storie che tramandano e perpetuano il senso della comunità. Sono gli anziani a possedere le chiavi ma non tutti possono accedere a quel patrimonio. Guerin, che deve scrivere un pezzo sul caso, ”Mr Abe scriverà della sparatoria. Vuole che io elabori un articolo, una storia di vita vissuta”, viene indirizzato nel locale del barbiere dove ci si riunisce spesso più per parlare che per radersi o accorciare i capelli, ”’…Hai pensato a Felix, il barbiere? Ci sono sempre un mucchio di chiacchieroni laggiù’. […] La maggior parte dei clienti di Lucas Felix erano uomini anziani, quasi mai donne, e nessuno più giovane di me, che ho ventotto anni. Vado lì principalmente per ascoltare i vecchi parlare, ma i sembrerebbe ingiusto semplicemente starmene lì seduto ad ascoltare senza mai farmi un taglio di capelli, quindi ogni tanto Lucas mi dà una spuntata intorno al collo”
Il negozio del barbiere diventa il setting autorizzato della storia, un po’ come il bar lo era per Il racconto del barista, di Ivan Doig; è Frank Jamison ad essere indicato a ricostruire ciò che è alla base del gesto di Sims, ”’Qualcosa del genere doveva succedere prima o poi’ disse Jamison. ‘Ha frustato i bambini pur di tenerli lontani dall’Angola. Alcune persone anziane preferivano vedere i loro bambini morti piuttosto che là dentro. Perché anche se ne fossero mai venuti fuori, sarebbero stati comunque morti dentro, … come spezzati’”. Jamison è solo il portavoce, non narra per sé, chiede sempre conferma agli altri membri della comunità e deve essere anche sicuro che l’articolo di Guerin peschi correttamente da quanto viene raccontato, ”Conosco la sua famiglia. Li conosco da sempre. Ma lui? Pensi che sappia ascoltare, scegliere le parole giuste e non scrivere ciò che non dovrebbe scrivere?”
Il racconto si fa corale, con il tono delle conversazioni tra più persone, spesso spezzettato, talvolta interrotto da domande o interventi che non c’entrano con la storia, si ha quasi l’impressione di essere presenti. Dalla ricostruzione emergono la povertà della comunità, la mancanza di lavoro e di alternative, il contrasto tra l’ambiente urbano e quello rurale, la segregazione e il razzismo anche nelle forme introiettate e risputate fuori come naturali, ma resta tutto tra le righe, senza moti di protesta o di indignazione, è la storia della comunità.
Al secondo narratore, lo sceriffo Mapes che racconta di Sims "dall’altra parte" e che pensa dentro di sé ”Nel mio cuore c’è buio. La sua pelle è nera, la mia è bianca e lui è mio amico”, una figura che ricorda quella dello sceriffo Hayden in Montana 1948, sono riservate un pugno di pagine dense, quelle che portano all’epilogo della storia di cui Mapes ha un presentimento, ”E avrei dovuto saperlo. Anche prima di sentirlo, avrei dovuto saperlo. Sì, avrei dovuto saperlo. Perché? Perché conoscevo Brady Sims.”
È un libro breve, ben costruito, che utilizza una chiave di lettura originale; segnalo l’ottima postfazione di Nicola Manuppelli a chiusura.