I personaggi dei romanzi, come i fantasmi, sono esseri fragili e timorosi; bisogna trattarli con cautela perché si sentano a loro agio nelle pagine.
La Allende ripercorre, attraverso ricordi, aneddoti e descrizioni varie, gli anni trascorsi nella sua terra, il Cile, e nella sua città, Santiago, con un colorito contorno di parenti, amici e tradizioni. Almeno fino a che il golpe militare del 1973 non la costrinse, due anni dopo, a lasciare questo Paese e ad imboccare un altro cammino.
Un periodo lungo diciassette anni, dominato dal terrore, che avrebbe proiettato la sua ombra per ancora un quarto di secolo. Un periodo in cui la paura veniva sentita come un persistente sapore di metallo in bocca.
Il libro è un forziere al cui interno vi sono racchiuse molte perle, bellissime e preziose; ma quanto è costato raccoglierle?
Considerazioni amare:
... non sarei una scrittrice se non avessi provato l’esilio. [...]
... cominciai inconsciamente a inventare il mio paese.
Nessuna vera recensione; lascio parlare l’Autrice, perché parole migliori non ne potrei davvero trovare:
Non avendo radici solide, né testimoni del passato, dobbiamo affidarci alla memoria per conferire continuità alle nostre vite; ma la memoria è sempre confusa, non ci si può fare affidamento. I ricordi del mio passato non hanno un contorno preciso, sono sfumati, quasi che la mia vita sia stata solo una successione d'illusioni, immagini fugaci, episodi che non riesco a spiegarmi o che mi spiego solo in parte. Non ho alcun tipo di certezza. E non riesco neanche a immaginare il Cile come un luogo geografico con delle caratteristiche precise, come un posto definito e reale. Mi appare come i sentieri di campagna all'imbrunire, quando le ombre dei pioppi confondono lo sguardo e il paesaggio sembra solo un sogno.
Ed ecco ancora uno sprazzo...
L’immagine di quegli alberi della casa dei miei antenati mi torna spesso in mente quando penso alla mia sorte di esiliata. Sono destinata a vagare da un posto all’altro, adattandomi a nuovi terreni. Credo che ciò sia possibile perché nelle radici conservo manciate della mia terra, che porto sempre con me.
E tra i suoi ricordi più dolci:
Lo zio [Pablo] rubava i libri nei negozi e li sottraeva ai suoi amici perché pensava che tutta la carta stampata fosse patrimonio comune dell’umanità. [...]; mi regalò una bambola quando terminai ‘Guerra e pace’, un librone stampato con caratteri piccolissimi. [...], mi regalò una torcia elettrica. I ricordi più belli che conservo di quegli anni sono i momenti passati a leggere libri sotto le lenzuola, con la mia torcia. I bambini cileni leggevano romanzi di Emilio Salgari e Jules Verne [...] io mi rimpinzavo di piatti più succulenti, come ‘Anna Karenina’ e ‘I Miserabili’. Come dessert assaporavo fiabe.
Un viaggio indimenticabile, colmo di rimpianti, di nostalgia, di illusioni e innocenti invenzioni, appena venato di ironia laddove l’argomento lo permette, così... tanto per alleggerire tensioni, verità e dolori; ricordi di un grande Paese, rivisitati con gli occhi del cuore, come solo può viverli una persona esclusa, lontana dalle proprie radici... esiliata.
Ogni libro è come un messaggio in una bottiglia, affidato al mare con la speranza che raggiunga l’altra costa.
Cara Isabel, il tuo messaggio mi è arrivato...
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📖 GRI tema del mese (feb/2019): L’ESILIO
📚RC 2019 ~ Abbatti la TBR -> 5
📚RC 2019 ~ Lo scaffale traboccante
🔠 L’alfabeto degli Autori: A come Allende
🌎 Sud America: Cile 🇨🇱