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La notte ha la mia voce

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Una giovane donna ha perso l'uso delle gambe in seguito a un incidente. Abita un corpo che non le appartiene più e si sente in esilio dal territorio dei sani. Poi incontra la Donnagatto, e il suo modo di guardare se stessa, e gli altri, cambia.

La prima cosa che arriva di Giovanna è la voce: argentina, decisa, sensuale. Fa pensare a qualcuno che avanzi sulle miserie quotidiane come un felino. Ecco perché, fin da subito, l'io narrante la battezza Donnagatto, sebbene Giovanna sia paralizzata, proprio come lei. Al contrario di lei, però, rivendica il diritto a desiderare ancora, sfidando l'imperfezione del mondo. La Donnagatto nasconde un segreto, e forse ha trovato una persona cui confessarlo, consegnandole la propria storia. Una storia dove è solo apparente il confine tra la condanna e la grazia.

176 pages, Paperback

First published March 7, 2017

3 people are currently reading
70 people want to read

About the author

Alessandra Sarchi

21 books9 followers
Alessandra Sarchi è una scrittrice, storica dell'arte e traduttrice italiana. Ha tradotto romanzi e saggi dall'inglese e dal francese. Dopo gli studi alla Scuola normale superiore e all'Università di Pisa ha conseguito un dottorato di ricerca in storia dell'arte all'Università Ca' Foscari di Venezia. Il suo esordio nella narrativa è avvenuto nel 2007, nell'antologia collettiva Narratori attraverso per i tipi della Diabasis; un anno dopo Alessandra Sarchi ha pubblicato la raccolta di racconti Segni sottili e clandestini con lo stesso editore. Nel 2012 è uscito il suo primo romanzo Violazione (vincitore del premio Paolo Volponi Opera prima), seguito da L'amore normale nel 2014 e La notte ha la mia voce nel 2017, tutti stampati da Einaudi. La notte ha la mia voce ha vinto il Premio Mondello Opera italiana, il Premio Selezione Campiello, Giuria dei Letterati, è stato finalista al Premio Bergamo e ha vinto il premio Wondy per la letteratura resiliente, edizione 2018.

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7 (7%)
Displaying 1 - 22 of 22 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,463 reviews2,435 followers
July 12, 2025
TERRA ARIA ACQUA



L’io narrante è una giovane donna che appena supera i trent’anni, all’inizio del terzo millennio, è coinvolta in un brutto incidente che le fa perdere l’uso delle gambe, la paralizza dalla vita in giù.
Facile vedere riverberi della vicenda personale di chi ha scritto, Alessandra Sarchi.
Ma questo, secondo me, non fa di La notte ha la mia voce un memoir, o un reportage, o una testimonianza: Sarchi è brava a raccontare questa storia trovando le parole che trasfigurano e con la sapienza narrativa per farne un romanzo tout court.


Carol Rama: Appassionata passionate. 1939

E non certo un romanzo del genere letteratura del dolore, letteratura della lacrima: la narratrice piange e si dispera, rimpiange e piange ancora, non riesce a elaborare il lutto delle sue gambe, e dei suoi piedi: ma la scrittura della Sarchi è in grado di tenere asciutte anche le lacrime.
Camminare viene prima del pensare, il piede che si stacca e avanza è il gorgoglio di una parola, la premessa di un pensiero: mi sembra così evidente, ora, che camminando non facciamo altro che scrivere chi siamo. E questa scrittura ripetuta, cancellata, corretta, sempre nuova, traccia la nostra libertà.

Andando avanti si capisce che l’io narrante scrive, ha pubblicato una raccolta di racconti. Le analogie tra pagina e vita della Sarchi si infittiscono: ma io ancora sento di restare all’interno di un mondo di finzione più vero del reale.


Jean-Baptiste Siméon Chardin: Ragazzo che fa le bolle di sapone (1734). Metropolitan Museum New York

Nella prima parte, intitolata “Terra”, l’inizio di questa “biografia di un corpo spezzato”, l’io narrante, che rimane senza nome, ha a casa un compagno e una figlia piccola, che erano nella stessa macchina dell’incidente ma sono rimasti illesi, l’io narrante racconta la caduta, che è un crollo, la perdita degli arti inferiori, ospedale e riabilitazione. E soprattutto racconta l’incontro con una compagna di fisioterapia e riabilitazione, una coetanea su sedia a rotelle chiamata Giovanna, che molto presto si merita il soprannome di Donnagatto per come sa muoversi sulla sedia a rotelle, per la voce fresca e d’argento, per il piglio spavaldo con cui affronta l’handicap piombato sulla sua vita, perché non vuole vivere solo la notte.

…quel corpo per cui non c’erano mai parole adatte e precise ma solo la catena infinita delle metafore, perché se non capisci dove sta il confine tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, sarà sempre come scavare nell’acqua.


Carol Rama: Appassionata, 1940.

Nella seconda parte, intitolata “Aria”, la Donnagatto Giovanna mostra alla narratrice il suo lavoro – tre sere a settimana nelle ore notturne tiene una hot line, la notte ha la sua voce – la invita a casa, le mostra la sua collezione che tappezza le pareti: foto e foto ritagliate, stampate, incorniciate di ballerini, Nureyev su tutti, passi di danza, dettagli di ballo, piroette e quant’altro. Un inno al movimento, alla leggerezza, alla libertà, a una diversa forza di gravità.
La Donnagatto ha imparato a convivere con i suoi nuovi confini, ma nonostante siano fortemente limitati dall’handicap, sa allargarli, sa espanderli. Una grande lezione di vita per la narratrice.


La tomba di Rudolf Nureyev nel cimitero russo ortodosso di Nostra Signora dell’Assunzione (Sainte-Geneviève-des-Bois) a poca distanza da Parigi.

Nella terza e ultima parte, intitolata “Acqua”, la più breve, legata e immersa in questo elemento, l’acqua, l’io narrante sembra aver ritrovato una sua forma di leggerezza. Di galleggiamento. Si ha la sensazione che volente o nolente la sua vita si sia rigenerata.
Succede dopo i peggior traumi, la quotidianità riprende e ti ritrovi a vivere, anche se ti senti un alieno a te stesso, costruisci piccole o grandi forme di difesa, abnormità personalissime nelle quali puoi abitare, nelle quali la vita si rigenera.

Qua e là affiora il dubbio, la semplice sensazione che la Donnagatto sia una proiezione, una fantasia, una sorta di doppio della narratrice. Aspetto che arricchisce e ispessisce il racconto fatto di dolore e verità e profondità. E bellezza.


Carol Rama (Torino, 17 aprile 1918 – Torino, 24 settembre 2o15): Nonna Carolina, 1936.
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews631 followers
April 2, 2017
3 stelle scarse.

È la storia della disabilità di Alessandra Sarchi, in seguito a un incidente, e di una "amicizia" con un'altra donna, di nome Giovanna, che ha avuto anche lei una disabilità simile a quella di Alessandra: la perdita delle gambe.

Questo libro, nonostante la storia sia dolorosa, non mi ha coinvolta per niente.
Non mi è piaciuta lei, nel modo in cui si descrive. La vedo chiusa, chiusa alla vita, chiusa all'amore. Mi ha fatto specie il modo in cui parla del compagno e della figlia. Mi ha fatto specie il modo in cui parla di Giovanna. È ferma, ferma a ciò che era prima dell'incidente. Posso capirla, però. Non è facile fare il salto. Non è facile e non è da tutti.
Profile Image for Sofia.
71 reviews
May 2, 2021
È stata un'esperienza incredibile. Non avevo mai prima d'ora letto un libro in cui il protagonista raccontava delle sue difficoltà e di come si sentiva, vivendo su una sedia rotelle.
Ho sempre voluto comprendere meglio, o almeno avvicinarmi, a coloro che sono le persone più incomprese nella nostra società. Per rendermi conto almeno di un quarto del dolore, della rabbia, della vergogna o imbarazzo che provano.
È stato un buon amico, mi ha aiutato in questi giorni ad andare avanti e a non mollare mai.
Profile Image for Elena.
121 reviews
August 18, 2017
Al centro di questo libro, una donna. Di lei non conosciamo il nome, nè quello del suo compagno o della sua bambina. Sappiamo solo che ha perso l'uso delle gambe a seguito di un incidente. La sua vita è squarciata da una cicatrice, come quella che le attraversa la schiena: c'è un prima e c'è un dopo l'incidente. Il "dopo" è il calvario quotidiano delle difficoltà pratiche da imparare a gestire, ma soprattutto la dolorosa ricostruzione del proprio sé in rapporto con il mondo e con la propria esistenza precedente. Nel frattempo incontra un'altra donna, in una condizione simile alla sua: Giovanna - ovvero la Donnagatto - che all'apparenza non si lascia opprimere dalla disabilità. La Donnagatto diventa subito una sorta di 'traghettatrice' negli spazi desolati in cui la voce narrante riflette, in un ininterrotto flusso di coscienza, sul suo rapporto con il corpo, vero protagonista del romanzo e anche elemento centrale della società in cui viviamo, ossessionata dalla sua esibizione e dalla sua conservazione. Il doloroso strappo della 'normalità', tuttavia, può essere inteso in senso più lato e suggerire anche un'altra prospettiva di lettura per queste pagine. Quanti di noi, infatti, hanno dovuto confrontarsi con una perdita di sé che ha cambiato radicalmente il proprio approccio alla realtà? E in questi casi, come si reagisce? Alessandra Sarchi non fornisce alcuna risposta consolatoria, guarda in faccia il dolore, lo materializza, per l'appunto, in un corpo, che parla attraverso di lei con timbro asciutto, penetrante, durissimo,"nulla al ver detraendo". Eppure, anche se la vicenda non approda a una pacificazione né tantomeno a una soluzione, in queste pagine non c'è nulla di sgradevole o di respingente per il lettore, che può condividere questo "canto della notte" con intensa ma lucida partecipazione.
Profile Image for ParoleSuParoleᵈᶜ.
34 reviews
March 2, 2024
RECENSIONE: "La notte ha la mia voce" di Alessandra Sarchi.
Che dire, sono molto felice di aver iniziato a leggere una storia come la sua, una storia tra le tante ma che segna più delle altre. Mi sono imbattuta nelle sue parole che contengono cruda realtà, coraggio, crolli emotivi, domande esistenziali, cambiamenti a cui non si è decisamente pronti... Le sue sono parole che segnano ma che sicuramente fanno guardare un'altra prospettiva della vita, una visone più crudele, più amara e più complessa da affrontare.
Grazie a questo libro la dose di empatia del lettore aumenta a dismisura.

Grazie a questo libro si impara a non utilizzare parole che apparentemente sembrano innocue, e ad essere più rispettosi e meno indifferenti nei confronti del prossimo.

Inoltre l'autrice affronta benissimo dei temi molto delicati come gli incidenti stradali,le operazioni chirurgiche che cambiano per sempre una parte di sé, il voler lasciarsi andare, il voler scappare da un posto, un corpo in cui non ci si sente più a casa.

Mi sono sentita molto coinvolta da ciò che ha scritto, soprattutto da una lunga parte del libro che ha dedicato alla disciplina della danza classica, amata da me incommensurabilmente, e ai ballerini...

A fine lettura si rimane decisamente col fiato mozzato.
Ho divorato in pochissimi giorni le 165 pagine contenute dal libro; durante la lettura ho provato curiosità, dispiacere, condivisione, il ripristino di alcuni miei vecchi pensieri e modi di agire...
Nutro tanta, tantissima ammirazione per Alessandra Sarchi, autrice di questo meraviglioso romanzo.
Auspico di poterle parlare di persona e mostrarle l'immensa gratitudine per il suo ruolo, essenziale nel Mondo, di scrittrice.

GRAZIE IMMENSAMENTE PER QUESTE TUE PROFONDE ED EMOZIONANTI PAROLE, GRAZIE ALESSANDRA. 🥀🖋
Profile Image for Giusy Pappalardo.
172 reviews23 followers
October 10, 2017
Siamo tutti un confine lacerato di percezione, estensibile e riducibile come il nostro corpo. Una gravidanza, una malattia, una menomazione, una paralisi, cambia la percezione di noi stessi e del mondo. È la storia di tutti noi esseri umani che sperimentiamo i confini del nostro corpo, corpo che non abbiamo scelto e di cui disponiamo fino ad un certo punto, fino a che un evento più o meno traumatico ci obbliga a ricostruire il senso di ciò che siamo. Aver calpestato la neve e non sentire più dalla vita in giù. Aver conosciuto la dolorosa e meravigliosa torsione del corpo da ballerina, commuoversi per ciò che siamo stati e non siamo più. Avere pietà di noi, si. Ma c'è anche lo sconfinamento della maternità, il prolungarsi nel corpo di una bambina per cui sei sempre stata quella madre. E poi il desiderio, mentale e fisico che resta, è un diritto e un dovere per vivere con dignità. Non c'è uno sfogo rabbioso in questo libro e nemmeno una apatica accettazione delle difficoltà di chi vive una vita a "confine corpo ridotto". L'immaginazione e le parole salvano ancora, ma anche le persone che incontriamo, soprattutto quelle che non si arrendono.
Profile Image for Alice.
675 reviews12 followers
May 29, 2023
Purtroppo, a costo di sembrare impopolare, devo onestamente dire che a me questo libro non è piaciuto.
Attenzione, non per il tema trattato ma proprio per lo stile con il quale è stato scritto.
Ci sono libri che pur parlando di argomenti che si portano dietro un carico emotivo molto forte si leggono in un soffio e ce ne sono altri che invece nonostante la parallela lettura + ascolto in audiolibro faticano a farsi leggere.
Il romanzo, credo, sia autobiografico ma eccessivamente didascalico e infarcito di una serie di descrizioni ed azioni minuziosamente raccontate che io ho ritenuto decisamente superflue.
La storia è quella dell'autrice, ex ballerina di danza classica, che a causa di un incidente stradale nel quale è stato coinvolto tutto il nucleo familiare (lei, compagno e figlia), si ritrova su una sedia a rotelle.
Da quel momento inizia una serie di trattamenti, operazioni, diagnosi, terapie, riabilitazioni e durante il suo iter conosce Giovanna, la Donnagatto che diventerà sua compagna di avventure e sventure in questa nuova vita.
Purtroppo non mi è piaciuto niente di quello che ho letto, mi spiace.
Profile Image for Lucia lulu1538.
274 reviews6 followers
March 13, 2018
È difficile esplorare le proprie sofferenze, parlare delle nostre cicatrici e delle nostre ferite. E lo è anche per l’autrice, che racconta la propria rabbia e la propria sofferenza con una cruda, lucida e razionale esposizione di tutto ciò che la riguarda. Quando invece irrompe la Donnagatto il libro prende una forma ed un’energia che ti travolge e ti fa scoprire perché “La notte ha la mia voce”.
Giovanna alias la Donnagatto alias Veronica: quante versioni di noi mostriamo agli altri?
L’autrice racconta il suo rapporto con la Donnagatto: “Forse era stata lei a scegliermi, molto più di quanto non l’avessi scelta io. Aveva voluto mettere alla prova il nostro braille ricamato sulla pelle nei punti di sutura della cicatrice, e più di tutto quel corpo per cui non c’erano mai parole adatte e precise ma solo la catena infinita delle metafore, perché se non capisci dove sta il confine tra ciò che è dentro di te e ciò che è fuori, sarà sempre come scavare nell’acqua”.
Profile Image for Ombry.
5 reviews
August 17, 2021
Questa è la storia dell’autrice, paralizzata dalla vita in giù a causa di un incidente, che racconta attraverso un flusso di coscienza le difficoltà emotive e la sofferenza che si provano dopo uno sconvolgimento di tale portata, e dell’incontro con la Donnagatto, paralizzata come lei, che a differenza sua rivendica ancora il diritto a vivere e ad avere desideri e bisogni.
Alessandra Sarchi scrive indubbiamente benissimo, purtroppo però il libro non mi ha coinvolta come speravo; c’è pochissima trama, pensieri a tratti ridondanti e poco che invogli davvero a continuare nella lettura. Rimane comunque interessante capire cosa succede nella mente di una persona che da un momento all’altro si trova irreversibilmente bloccata su una carrozzina, menzione d’onore per il fatto che racconta la verità nuda e cruda, senza addolcirla e senza troppi fronzoli.
215 reviews2 followers
February 12, 2020
Una scrittura densa ma precisa e lucida accompagna il lettore nella dimensione tabù per il mondo moderno: il corpo malato, storpiato e reso diverso che deve imparare una esistenza e una espressività nuove.
Un viaggio profondo e mai retorico nello sgomento straziante di chi attraversa il confine tra salute e malattia e viene restituito al mondo in una forma che non è completamente né l'una né l'altra; di chi alla fine deve imparare a vivere sul confine: del proprio corpo, della società, degli elementi fisici del mondo (terra aria acqua in cui il romanzo è suddiviso).
Profile Image for Antonella Montesanti.
1,110 reviews25 followers
May 27, 2018
Insomma, non mi ha coinvolta per niente questo libro.
Partita abbastanza bene, poi la protagonista si è persa per strada e non sono più riuscita a ritrovarla.
Si parla di disabilità, di libertà perduta, ma non è scritto in modo tale, a parer mio, da riuscire a convincere il lettore, troppo incentrato solo su stessa.
Profile Image for Veronica.
71 reviews3 followers
July 3, 2021
Un'autobiografia sicuramente particolare e che fornisce degli insight sulla propria vita unici.
L'ho trovata però superficiale, un mero riportare i fatti e i pensieri. Narrativamente parlando è semplice e nonostante questo sia parte fondamentale della leggerezza trasmessa, si sarebbe forse potuto fare di più :)
Profile Image for Valeria Zangrando.
28 reviews21 followers
August 26, 2023
Il libro racconta della disabilità di Alessandra Sarchi a seguito di un incidente e dell’amicizia con una donna avente una disabilità simile a quella dell’autrice.
È molto doloroso, la scrittura mi è piaciuta anche se a tratti è molto densa.
La storia della Donnagatto però non mi ha coinvolta, verso la fine non sentivo la voglia di continuare la lettura.
Profile Image for Massimo Semprini.
101 reviews1 follower
December 18, 2019
Bellissima scrittura.
La vicenda è quasi secondaria rispetto al modo di parlare e di pensare della protagonista.
Interessante
Profile Image for Chiara  Messina.
102 reviews7 followers
September 13, 2017
Ammetto di essere una di quelle persone che preferiscono una prosa asciutta, essenziale: poche parole significative ma dense. Parole semplici, scarnificate e allo stesso tempo capaci di restituire la complessità umana.

La scrittura di Alessandra Sarchi è l'esatto contrario: intricata, complessa, spesso piena di tecnicismi che al lettore possono suonare vuoti. È una lingua che lotta per spiegare una condizione – quella della disabilità – che è fisica, ma è anche mentale.

L'autrice ci racconta la prigionia e l'isolamento della disabilità, che riporta l'uomo a uno stadio evolutivo inferiore, che lo riavvicina alla terra, impedendogli di assumere quella posizione eretta che ha così faticosamente conquistato nel corso dei secoli.

In La notte ha la mia voce la Sarchi accompagna il lettore nel suo mondo, sforzandosi di descrivergli la propria condizione e allo stesso tempo di comprenderla e accettarla a sua volta, in un flusso di pensiero che si fa riflessione filosofica sulla natura umana, sul concetto di libertà e su un corpo per cui «non esistono parole adatte e precise, ma solo una catena infinita di metafore, perché non capisci dove sta il confine tra ciò che é dentro di te e ciò che è fuori.»
Profile Image for Sara maria Serafini.
Author 8 books41 followers
November 24, 2020
Il corpo è il nostro santuario. A volte, la nostra prigione. Un libro duro e commovente, sulla fragilità dell'essere umano privato delle possibilità naturali che acquisisce alla nascita. Una scrittura cristallina, come l'acqua più volte richiamata. Il fondo rilucente, la rarità dei coralli.
Ps. Sarebbero 3.5 stelle. La prima parte del libro, "La terra", non mi ha agganciata subito.
Profile Image for Eva.
Author 1 book38 followers
September 30, 2023
a tratti molto potente, altre estremamente lucido e controllato, probabilmente inevitabile considerato il contenuto autobiografico, e considerato che è facile cadere dall'altra parte, nel morboso, nell'andare incontro a una curiosità malsana, forse, però viene da dire troppo controllo.
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