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Ninfa plebea

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Italian

158 pages, Paperback

First published January 1, 1992

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Domenico Rea

45 books5 followers

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7 (3%)
Displaying 1 - 21 of 21 reviews
Profile Image for Cesare.
48 reviews3 followers
September 24, 2025
Leggere “Ninfa Plebea” ha lo stesso effetto di quando si rimane incantati, rapiti — con gli occhi umidi di lacrime che si impigliano tra le ciglia come perle — davanti a delle fotografie appartenenti a un altro secolo, quelle fotografie sbiadite, scorticate, macchiate, ricoperte da un serico velo di polvere, che odorano di chiuso e di umido, ma estremamente vivide, ancora pulsanti di vitalità. In quelle immagini ci si può immergere; se le si guarda con cura, ci si ritrova, d’acchito, in quel contesto, con i costumi dell’epoca addosso e magari con una fuligginosa miseria che ricopre la pelle.
Appena lette le prime righe, Domenico Rea mi ha spinto, trascinato, avvinto dentro quell’atmosfera pregna di incenso misto a lezzo e una dirompente sensualità carnale.
Tutto il romanzo è una fotografia, anzi una serie di fotografie, che si susseguono al girare delle pagine, come se si stesse sfogliando un logoro e polveroso album di fotografie, magari di Ferdinando Scianna, ricche di femminilità voluttuosa, tra strati di trine e veli di ombre e chiarori; e, come se a quelle immagini s’intrecciassero, a intervalli, le fotografie di Letizia Battaglia, pulsanti invece di miseria, spontaneità e fanciullezza, spesso bacata, come quella della protagonista del romanzo, Miluzza, un personaggio vivo, complesso, carnale, ermetico, sfuggente, pulsante, di carne e sangue, magistralmente delineato come tutti gli altri personaggi del romanzo.
Un’infanzia perduta è infatti quella di Miluzza, tra le case fatiscenti e misere di Nofi, paese fittizio della Campania (trasfigurazione letteraria di Nocera Inferiore).
L’ambiente che Rea tratteggia è una Campania medievale, avita, blasfema e allo stesso tempo numinosa, quasi fiabesca: una realtà primordiale sospesa tra realtà e magia, in cui non sembrano essere ancora sorti quei principi e coscienze degne di una società moderna e in cui si intrecciano leggende popolari e contraddizioni sociali.
Ed è proprio in quel contesto miserabile che, in modo improvviso, Miluzza si ritrova con l’ingenuità sgretolata, frantumata in mille pezzi di vetro tra le dita, che crudelmente le si conficcano tra le palme delle mani, lasciandola sanguinante. Un’infanzia distrutta dalla precoce scoperta del proprio corpo e del corpo altrui, ma pur sempre persistente: l’ingenuità rimane attecchita al corpo di Miluzza sino all’ultimo, come un aggrapparsi forsennato a una povera bambola di pezza, custode della sua innocenza infranta, ultimo baluardo della sua fanciullezza.
La storia di Miluzza è una storia universale di miseria strabordante; la figura di Miluzza è intrisa di povertà, di odore di morte, i suoi contorni attirano calamità e la sua disgrazia la porterà a un’inesorabile discesa negli inferi dell’ardente natura umana. È costretta a fare i conti con la lascivia maschile e presto si ritrova imprigionata tra avide fauci aguzze, che lacerano senza pietà.
La scrittura di Domenico Rea rassomiglia a quella di Fabrizia Ramondino, per l’aspetto sensoriale soprattutto; ma se quella della Ramondino risulta affettata, statica, quella di Rea sfocia naturale, genuina.
Una scrittura epica, mitologica, tra dorati vortici di ampollosità e di barocco, che si mischiano — come i voluttuosi corpi del romanzo — a parole laide, sordide, del popolo rozzo e ignorante. Una scrittura però in grado di dare dignità, letteraria ed epica, a un mondo misero e degradato. Quello che potrebbe sembrare solo “basso” o “popolare” diventa, attraverso la scrittura, qualcosa di biblico, atemporale; e l’ampollosità serve proprio a mostrare la grandezza tragica celata dietro la miseria.
La parola di Domenico Rea si gonfia come onde impetuose, s’inebria, esplode in fragorose scintille per riscattare dall’insignificanza i destini marginali e i corpi plebei disseminati tra le pagine. Una scrittura-coltre che si posa lieve e misericordiosa, come un velo d’oro, sulla polvere e sul fango.
Una scrittura sensoriale, intrisa di rumori e odori: le immagini prendono vita, e i suoni e gli odori rimbombano incessantemente nelle orecchie e nelle narici: il pigolare degli uccelli, il frastuono delle bombe, l’ansare dei corpi, lo zoccolio dei cavalli, il vociare sguaiato dei venditori, l’odore del pane, il profumo del bucato, e soprattutto gli effluvi corporali. Un aspetto principale del romanzo è proprio il corpo, descritto analiticamente, con le sue valli, le sue montagne, gli anfratti nascosti, i pertugi: i corpi si smembrano, si sviscerano, ma sempre in modo poetico e mai in modo sudicio, e l’odore, gli afrori, il lezzo corporale e carnale impregna le pagine dall’inizio alla fine, lasciando sulla carta una vischiosa patina.
E tra il tanfo libidinoso e mefitico dei corpi si insinua un odore pungente di chiesa, di paramenti sacri e litanie punitive che emergono dal freddo marmo del sagrato, come una polvere magica, inondando i timorati di Dio, fino a una commistione di sacro e profano, e il sacrilego prende il sopravvento sul divino. I corpi si avvinghiano, i fiati si fanno corti, le maledizioni si scagliano come dardi, la guerra esplode in un fragore apocalittico.
Tra fatalità e un destino ancestrale, marchiato a fuoco sulla pelle, Miluzza si muove tra i vicoli disseminati di corpi, sangue e ipocrisia.
Sfogliata l’ultima pagina del romanzo, osservata l’ultima fotografia dell’album e abbassato lo sguardo sulle mani, restano sulle dita la polvere e l’odore acre e sensuale, mentre gocce di sangue trapassano l’ultima pagina, l’ultima foto, in una virginea rinascita del corpo e dello spirito, oltre il precedente sciupio dello spirito e squallore del corpo.
Miluzza viene ricoperta da un sacro, candido e diafano manto di innocenza, riacquisita tramite traviamento, seppure non riesca ad ascendere a un cielo supremo, nonostante abbia sacrificato la sua infanzia per un sommo male, come un’odierna Madonna. Miluzza resta inchiodata all’umido suolo terreno, arcilloso e spinoso; e proprio lì, tra pungente ortica infestante e viscosa fanghiglia, ferita, con le sue stimmate, si erge su un opulento fercolo sacro come emblema di una santità plebea, di una martire popolare senza paradiso, capace di trasformare in sacro la stessa miseria e il peccato che l’hanno segnata.
Profile Image for Orlando Fato.
153 reviews19 followers
September 28, 2024
A mio giudizio, "Ninfa Plebea" sarebbe come una sorta di combinazione fra il film "Malèna" di Tornatore e il romanzo "Il Profumo" di Süskind, anche se è stato scritto molto prima di entrambi.

È una tragica storia raccontata in una maniera che ti fa stravolgere i sensi. Il cibo, la campagna, gli odori, il paese, il trambusto, la musica, le abitudini, i riti, le credenze, le ideologie, l'atto sessuale... vengono descritti e narrati in modo così dettagliato che ti rimangono dentro anche dopo aver chiuso il libro.

Peccato che, una volta arrivata la guerra, la novella cambi direzione e diventi un po' sbrigativa nella narrazione; per questo le ho dato quattro e non cinque stelle. Comunque, considero che sia un libro da leggere.
Profile Image for Stefania.
553 reviews9 followers
August 6, 2023
Cercando notizie su Domenico Rea, mi sono imbattuta in questo libro, il titolo mi ha subito colpita, lo trovo molto poetico ma diretto, perfetto per sintetizzare un po' tutto il romanzo, vincitore del Premio Strega del 1993.
Siamo negli anni '40 del Novecento a Nofi, cittadina immaginaria in cui Domenico Rea ambienta di solito i suoi libri, la si può identificare con Nocera Inferiore in provincia di Salerno, dove l'autore ha vissuto la sua infanzia. Miluzza, la plebea protagonista della storia, è una ragazzina di tredici anni che vive in un basso, una piccola e modesta casa al piano terra, con i suoi genitori e il nonno materno.
"Cresciuta ed educata pressappoco come un pollo da cortile, senza troppe attenzioni e carezze; abituata fin da bambina a lavorare sempre..." Miluzza pagherà lo scotto della reputazione impietosa che il paese ha di sua madre, della povertà e dell'ignoranza e delle conseguenze amare che queste portano con sé. Lo squallore, gli abusi dei vecchi laidi che le rubano l'infanzia, le invidie crudeli e i pregiudizi, la mancanza di una guida dolce e sincera la porterà a vivere esperienze terribili e a pensare di meritarle tutte, fino all'ultimo schiaffo, fino all'ultimo insulto.
Ma Miluzza malgrado tutto e miracolosamente, riesce a preservare una piccola parte di sé stessa, che resterà speranzosa e pura.
La scrittura di Rea mi ha ricordato moltissimo i film di Vittorio De Sica ma anche il Márquez che racconta dell'amore ai tempi del colera. Sarà per le descrizioni della campagna, tra afrori nauseabondi e profumi di fiori e alberi da frutto. Sarà per la magia della natura che circonda Miluzza e per il vacuo e ipocrita folklore religioso di cui Nofi è pregno. Sarà per il linguaggio vivace e dal ritmo incalzante ma senza esagerazioni ed orpelli inutili, con qualche aggiunta di dialetto che rende il tutto realistico ma non complesso, niente che Google non possa aiutare a tradurre insomma.
Ho divorato questo libro perché Miluzza potremmo essere tutte noi, perché il pericolo del male e del lercio mondo nella sua più crudele umanità è sempre in agguato per rubare sogni, speranze e infanzie.
Una delle mie migliori letture di quest'anno.
Profile Image for Sally68.
298 reviews32 followers
August 2, 2016
Premio Strega 1993

Siamo a Nofi, una paesino in provincia di Napoli, dove Miluzza, 13 anni, si porta dietro un passato non facile.
Un destino già scritto, dato che era risaputo che la madre, Nunziata era "leggera", di facili costumi, per cui in un contesto di arretratezza è bastato questo per far dire dire
alla gente:"Tale madre, tale figlia".
La cosa che mi ha lasciata basita è che la ragazzina non si opponeva, Miluzza subiva ma probabilmente non era abituata a pensare e ancora meno a esternare le sue emozioni
perchè nessuno glielo ha mai insegnato.
Nel libro ci sono diverse citazioni dialettali napoletane che colorano il libro e che in qualche modo alleggeriscono il tema trattato, ma non dimentichiamoci che di abusi
sui minori si tratta...
Domenico Rea, per la seconda volta, mi ha aperto la finestra su un mondo che sicuramente è esistito ma che mi auguro di cuore non esista più.
Per fortuna, ora, le donne sono più consapevoli del loro valore, che va ben oltre quanto descritto in questo libro.
Vi consiglio anche "Una vampata di rossore" dello stesso autore..
Profile Image for Malacorda.
604 reviews289 followers
August 9, 2017
Poteva essere uno di quei premi strega da "eccellente", se ci fosse stata un po' più di sostanza, sia in termini quantitativi che di narrazione. Molto ben scritto e molto ben costruito, il racconto descrive con pennellate rapide il medioevo degli anni trenta e quaranta, ricchi e nobili da una parte e plebei dall'altra, nella provincia di una Campania che all'epoca aveva ancora un aspetto "felix", dove ogni ortaggio e ogni pietanza tipica sembrano avere proprietà afrodisiache, con una protagonista che è figlia e vittima del suo ceto e del suo tempo, e con un popolino totalmente e unicamente preso dalla soddisfazione dei bisogni primari: cibo, sesso e religione. Talmente medioevo che i protagonisti di questa storia nulla sanno della guerra: i militari sono presenti in tutto il racconto giusto perché c'è una folta guarnigione di stanza proprio lì in paese e i genitori della protagonista sono sarti per i militari, e non mancano nemmeno le camicie nere svolgenti le loro consuete mansioni, tuttavia non si menzionano bombardamenti, né oscuramenti, né sbarchi di americani, né borsa nera o penuria di generi vari, né disertori né partigiani, niente di niente: e così nel bel mezzo della lettura mi ritrovo catapultata nella primavera del '44 quando ancora mi credevo a cavallo tra il '39 e il '40. Solo a questo punto del racconto, a pagina 123, la guerra viene introdotta con un impacciatissimo "Nel periodo finale delle disavventure di Miluzza, in Italia si era entrati in guerra…", e ne verrà congedata ancor più sbrigativamente a pagina 144: "Il settembre del '45 avanzava a grandi giornate". Capisco bene l'intento dell'autore: la povera gente all'epoca era ignorante, non conosceva il nome dei paesini a poca distanza dal proprio, figuriamoci saperne qualcosa della congiuntura internazionale. Però allora non torna il conto con il fatto che la stessa protagonista si ritrovi a dire con aria saputa "I tedeschi sono dei disgraziati". E poi, tra i personaggi del racconto, non ci sono solo i poveracci ma anche imprenditori, avvocati, gente di successo, gente che pur venendo dal paesino, giunge spesso a Napoli per affari o per svago: con questi come la mettiamo? Perché nemmeno costoro sono spaventati o almeno un poco disagiati per via del conflitto?

Osservando il racconto più in generale: appurato che non intende essere sul genere romanzo storico o neorealista, oscilla stranamente tra passaggi di verismo, ombre boccaccesche e accenni fiabeschi.

Inizialmente non ho provato molta empatia per questa ragazzina che è ancor meno che ingenua, in realtà è poco più di una bestia, e nemmeno per i suoi spasimanti - uomini e donne - che si innamorano follemente di lei al primo sguardo, per nulla schifati ma anzi ulteriormente attratti dal lato plebeo di questa ninfetta, si innamorano punto e basta, in una specie di carosello alla maniera di "Tutti pazzi per Mary".

Proseguendo con la lettura, subentra un tono che vuol quasi assumere il carattere di romanzo di formazione: una formazione dolorosa che passerà attraverso tutti i cliché cui una ragazza di povere origini deve sottostare, e infine anche attraverso una guerra, per quanto stranamente sbrigativa. Il lietofine addolcisce il tutto con un tocco di sapore fiabesco, ricongiungendosi con l'inizio che introduceva la protagonista con tale presentazione: "Per un punto Miluzza non fu principessa", facendosi perdonare un poco le incongruenze storico-narrative ma posizionando il romanzo - a mio modesto avviso - decisamente un gradino al di sotto delle sue originali potenzialità.
Profile Image for Lamerestbelle.
57 reviews25 followers
February 22, 2019
Het begon wel heel goed : humor, een beetje sarcastisch, veel geuren en kleuren.
Allemaal goed voor 4*,maar toen ging het voor mij van 4 naar 3 het einde zelfs naar 2.
Toch maar 3, voor de vele mooie beschrijvingen en de vlotte taal.
12 reviews
October 22, 2024
Beetje bizar boek, nogal «grafische» lesbische romance. Het einde was ook wat te toevallig. Het boek geeft wel een interessant beeld van de geschiedenis van Italië tijdens de Wereldoorlogen.
Profile Image for Monica.
133 reviews3 followers
September 28, 2014
Nofi, immaginario paese nel napoletano, in un medioevo degli anni ’40, come lo definisce lo stesso Domenico Rea.

In questa realtà all’apparenza perfetta, fatta di gente per bene, lavoratori timorati di dio, vive la giovane Miluzza. La madre, Nunziata, che agli occhi della bambina è una santa, è in realtà donna focosa incapace di controllare il suo desiderio sessuale, pronta a chinarsi di fronte al primo uomo che vede e che la manda su di giri. Miluzza, forse, nemmeno è figlia del padre ma di un principe siciliano di passaggio (Per un punto Miluzza non fu principessa).

Poi un giorno irrompe la tragedia. La madre muore dopo un amplesso troppo focoso, sotto gli occhi della figlia Miluzza, che la guarda di nascosto. Tutto il mondo della ragazzina cambia. Sconvolta e confusa, diventa l’amante del suo datore di lavoro, suscitando l’ira e l’odio della gente del suo paese. Incapace di rimediare e di rendersi conto del disastro, Miluzza trova la fortuna in un soldato calabrese di passaggio.

Il romanzo di Rea, l’ultimo scritto prima della sua morte e vincitore del premio Strega 1993 (uno dei pochi meritati a partire dagli anni ’90), è di per se un romanzo complesso ed intenso. Mostra una società semplice e contadina come non ne esistono più, all’apparenza calma e pacifica, ma con il fuoco della repressione sessuale che brucia dentro di loro, che li porta ad approfittarsi di ragazzine ingenue come Miluzza, che vedono il sesso come una scoperta piacevole e non peccaminosa.

Un romanzo sospeso tra realtà e magia, quasi una favola magica di iniziazione alla vita. Lascia uno strano sentimento alla fine della lettura, come se non tutto si fosse veramente concluso ma rimanesse ancora qualcosa di non detto, taciuto e nascosto ai nostri occhi.

Un romanzo non di facile lettura, ma poetico e diretto, molto fisico e trainato dagli odori (specialmente corporei) e dai suoni. E’ il romanzo del corpo che si scatena al fuoco della passione, liberato finalmente dal terrore del peccato, che finalmente gode della vita, anche se solo di nascosto, noncurante del prezzo da pagare.
Profile Image for Ele Dalmonte.
191 reviews22 followers
August 2, 2017
La ninfa del titolo è Miluzza, «cresciuta ed educata pressappoco come un pollo da cortile» in quel di Nofi, paese campano immaginario che ricorre nell'opera di Rea e ricalca la Nocera Inferiore della sua infanzia.
La madre di Miluzza, Nunziata, fu buona donna e ninfomane incallita: un marchio, questo ultimo, duro da scrollarsi, e tutto sta nel vedere se ce la farà o no, la selvatica Miluzzella.

È un romanzo di sensi e istinti, di ribrezzi che si tramutano in parossismi di piacere, eccitato da una sessualità «acre, animalesca, olfattiva, esaltata dagli effluvi di quei corpi poco lavati, non deodorati, non asettici», scrive bene Antonio Franchini in Postfazione.
La prosa di Domenico Rea è tutta intrisa di questi umori e odori che talvolta urtano addirittura, come zaffate fetide, ma d'altro canto è capace di tocchi lievi, d'una carica immaginifica che m'ha più volte sorpresa, di un'aderenza alla natura che arricrea; sempre Franchini a tal proposito parla di un "realismo atipico" che, scambiato dapprima per Neorealismo per mera coincidenza temporale (Rea inizia a pubblicare nel '47, e pressoché tutta la sua opera è ambientata entro quello che lui chiama il "medioevo" degli anni Trenta e Quaranta), si rifà invece variamente, e più "universalmente", alla novellistica di Boccaccio, al sontuoso Rabelais - che gola quei ricorrenti elenchi di portate, e che poesia! -, alla fiaba popolare.

Si perde un po' nel finale, a dire il vero (le ultime trenta pagine mi son parse appiccicate malamente al resto, assai diverse e inferiori per tono e stile), ma nel complesso l'ho apprezzato molto.

«... o quando, andando per pizze in via Gelsi, fra le campagne schierate sentiva l'odore della terra umida che risvegliandosi respirava come un uomo nell'aria fredda. Lì stava la sua vita quando usciva con Annuzza a braccetto per andare a comprare il pane caldo, cospargendolo di sugna e polvere di peperoncini. Il cielo si abbassava come una coperta, e il paesaggio dattorno, mentre loro erano sedute sui muretti, rumoreggiava come un mare, e il vento diventava farina, e gli stracci degli abiti delle persone, tesi dall'aria sciabolante, ali.»
Profile Image for Silvia Maiorano il_mondodeilibri.
195 reviews9 followers
October 15, 2025
Ninfa plebea è un viaggio nel Sud prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale, in paesi piccoli dove regnano peccati e vizi, male lingue e ignoranza. Proprio tra i bassi di Nofi vive una ragazzina, Miluzza, povera e misera, non educata sessualmente che farà i conti con il suo piacere e con uomini che approfittano della sua ingenuità.

Rea con una scrittura cruda e popolare narra della vita di Miluzza scandita dagli impegni domestici e dal lavoro. La sua è una storia di perdite, quella sua fanciullezza e della famiglia, ma allo stesso tempo è una storia di scoperta e consapevolezza per allontanarsi da ciò che la mortifica.

Un romanzo che racconta dei disagi e del degrado di alcuni contesti sociali, ma non solo, Rea attraverso queste pagine descrive un territorio con i sapori gustosi del buon cibo campano, della meravigliosa costiera amalfitana, delle potenzialità del Sud con le imprese nella zona di Salerno e poi della chiassosa, sfacciata e vivace Napoli.

Un libro sincero e vero a tratti poetico e a tratti rustico, ma fatto di sensazioni, gusti ed emozioni.
Profile Image for Alberto Palumbo.
318 reviews44 followers
April 12, 2022
Il finale forse è un po’ troppo sbrigativo, ma sono comunque rimasto colpito da “Ninfa plebea”, dalle atmosfere à la Basile e Boccaccio e dal linguaggio ottocentesco e leopardiano di una storia che racconta un misto di Medioevo e contemporaneità - che ha portato Antonella Ossorio nella nota alla nuova edizione a tirare in ballo un parallelismo con la Macondo di Garcìa Márquez - in cui Miluzza, la protagonista, si muove in una storia che sa tanto di storia di un’Italia, quella degli umili, governata da dinamiche storico e sociali che l’hanno sempre tenuta sotto il controllo e che alla fine è riuscita a riscattarsi.
Profile Image for Stefania Spanò.
Author 1 book3 followers
March 9, 2023
Una lunga novella senza tempo. La provincia campana narrata con la maestria di chi mescola l'alto, apollineo e il dionisiaco senza mai scadere nel cliché da cartolina. Si sente che chi scrive ha vissuto l'orrore di cui racconta.
La lingua è vibrante e sensazionale senza mai avere la pretesa di esserlo. Un cuore nobile e sensibile quello di Domenico Rea che non giudica mai, ma comprende e si fa testimone.

Non ha lo spazio che merita nella storia della letteratura, chissà mai perchè.
57 reviews
October 11, 2024
Purtroppo, non sono riuscita ad apprezzare la storia a causa dell'insistenza su afrori e prodotti corporei... In parte è funzionale a descrivere l'ambiente degradato in cui la protagonista vive, ma, a mio gusto, è un po' eccessivo. Diciamo che non è il tipo di approfondimento che cerco in un romanzo
Profile Image for Ndrunella.
113 reviews4 followers
July 16, 2022
Crudo, sfacciato, forse addirittura scurrile. Ma di un linguaggio che rende l'idea di un mondo plebeo che non è stato solo poetica metafora ma anche dolorosa e sconveniente realtà.
Le ultime pagine, che spiegano anche le crudezze delle precedenti, sono davvero di una bellezza inaudita.
17 reviews
March 6, 2023
Molto bello, una tematica molto forte e che non ho mai affrontato in libro. Non saprei descriverlo se non come un susseguirsi continuo di eventi, da seguire con occhi attenti e meravigliati. D'altronde come quelli di Miluzza
9 reviews
March 20, 2024
Miluzza muore
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Sergio.
1,363 reviews141 followers
December 20, 2022
Dov'è finito il Rea di "Spaccanapoli" e di "Una Vampata di Rossore"? Quest'ultima opera manca di tutto ciò che avrebbe potuta renderla appetibile: peccato, un'occasione mancata.
Profile Image for Carmen8094.
414 reviews18 followers
August 21, 2014
Che dire... questo libro mi ha lasciata perplessa...
è ambientato prima della seconda guerra mondiale, nel paese di Nofi.
Lì la gente è semplice, vive in case piccole ma ben tenute, nei giorni di festa esce a fare passeggiate.
Sembra un idillio, ma in realtà non lo è.
La forte repressione sessuale rende gli esseri umani simili ad animali in cattività, pronti a bere il primo sorso d'aria libera che viene loro concesso.
Tutti toccano - e si fanno toccare da- tutti, ragazzine, donne anziane, preti, soldati, ricchi signori...
La scrittura è ineccepibile, la storia prende, le ambientazioni sono particolareggiate, e, per una volta, viene da pensare: "Che bello essere nati di questi tempi! ".

http://iltesorodicarta.blogspot.it/
Profile Image for Roby.
112 reviews
February 15, 2023
Considerato uno tra i romanzi capolavori della letteratura italiana. Nelle scuole non si parla di questo autore, ma l'ho scoperto all'università al corso di letteratura italiana moderna e contemporanea. Probabilmente un target troppo elevato per i miei gusti di lettura, non ho provato molte sensazioni mentre leggevo. Però devo dire che sul finale ho avuto consapevolezze riguardo a cui avevo dato un peso minore nelle pagine precedenti. Parlo di pagine perché il libro non è strutturato in capitoli, è un racconto scritto in 150 pagine con un registro linguistico che rimanda ad una corrente letteraria contemporanea quanto precedente alla nostra generazione. 
Profile Image for Luisa.
65 reviews
January 13, 2020
Mi è piaciuta la lingua della narrazione, aspra e volgare a volte ma in pieno accordo con la storia è il contesto.
Displaying 1 - 21 of 21 reviews

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