Belle, virtuose e votate al sacrificio sopportato con il sorriso, in attesa che arrivi il principe azzurro a salvarle e portarle al castello, regalando loro nuova vita e una nuova dignità sociale. Le principesse disneyane, derivate dalle favole ma ripensate in chiave animata per adattarsi a epoche e fantasie, hanno rappresentato un modello femminile per più di una generazione e, ancora oggi, sono figure iconiche per molte giovanissime, nonostante età e stereotipi.
Vincolati a visioni “maschili” per canoni e virtù, personaggi come Biancaneve, Cenerentola, Aurora hanno fatto storia del genere e anche di genere, conquistando progressivamente maggiore autonomia e libertà. Al passo con i tempi e l’evoluzione di costumi e percezioni, da Pocahontas a Mulan, le successive eroine hanno mostrato più carattere, diventando padrone del proprio destino, fino a ribaltare lo schema fiabesco tradizionale per farsi “salvatrici” di se stesse, talvolta – basti pensare a Frozen – perfino contro il principe azzurro. Questa sorta di ripensamento non ha eliminato visioni stereotipate e canoni rigorosi, finendo in molti casi per fare “gabbia” del sogno. Un viaggio in decenni di racconto e costruzione della femminilità, tra traguardi raggiunti e battaglie perse. Per la prima volta, un’indagine accurata delle diverse eroine disneyane nelle loro trasformazioni dovute a epoca e società, per mostrare come immagine e “idea” della donna siano cambiate nel tempo, pure negli esempi proposti alle nuove generazioni.
da un lato mi pare irragionevole aspettarsi un approccio rivoluzionario da parte di un colosso americano come la disney. dall'altro, l'eventuale maschilismo del medesimo colosso ha comodo accesso a milioni di giovani menti presumibilmente plasmabili. quindi come si risolve l'impasse? criticando, e a ragione. quando le principesse sono bamboline in attesa che un uomo belloccio e senza spessore le impalmi non va bene, naturalmente. e non va bene nemmeno quando le eroine prendono in mano la propria vita perché ricalcano modelli maschili. non va bene mai, e in fondo è vero, ma alla nostra autrice piace vincere facile. vero anche che vince con bei ragionamenti circostanziati e un po' tecnici (troviamo parole come dismorfofobia, nientemeno), seppure a mio parere lievemente ridondanti. tra un colpo al cerchio e uno alla botte, comunque, il libro si legge piacevolmente soprattutto se si dispone di una solida cultura sulla materia prima, i cartoni. ma a me è piaciuto più di tutto l'ultimo capitolo, sulle principesse disneyane sessualizzate, politicizzate, prestate alla pubblicità progresso e alla street art.
Se volete uno sguardo inedito sui personaggi Disney, dovreste dare una chance a questi due libri, collegati ma al tempo stesso stand – alone: Valeria Arnaldi offre degli interessanti spunti di riflessione, anche se…
Per quanto riguarda ‘In grazia e bellezza’ sembra ignorare che determinati film sono tratti da fiabe e che la fiaba ha un determinato linguaggio: inoltre, molti dei personaggi dei film moderni sono tacciate di non essere abbastanza e di tradire un certo pensiero retrogrado sulla figura femminile. Il bello dei film Disney è che, come ogni classico, sono suscettibili a diverse interpretazioni, però qua mi è sembrato che si calcasse un po' la mano sugli eventuali difetti, contraddicendosi leggermente nel seguito, dove mostra come recentemente l’animazione abbia cominciato a mostrare il sesso maschile come quello debole, per far trionfare invece quello femminile: per quanto la sua analisi sia ben motivata e recentemente la Disney abbia dimostrato di voler dar soprattutto spazio alle donne, non penso che ciò sia sempre sfociato in misandria; salvo qualche eccezione, ogni eroina ha mostrato di avere pregi e difetti, esattamente come ogni eroe.
Mi sento di dissentire parzialmente con le sue conclusioni, ma non mi pento di averli letti, anche se tra i due il mio preferito rimane il primo perché esamina tutte le figure femminili, principesse, sidekick e cattive (le interpretazioni di quest’ultime valgono il libro intero), cosa che invece non vale per il secondo, che analizza soltanto i principi.
Carino Un percorso sulla figura femminile nella disney Grosso modo tutte considerazioni abbasanta comuni riguardo la visione della donna nei classici di animazione. Sinceramente ho trovato le considerazioni e le chiavi di lettura dell'ultima parte molto poco sviluppate e le considerazioni abbastanza assurde (come l'identità di genere delle emozioni di inside out). Il continuo invocare al "politically correct" per scelte e narrazioni che all'autrice è palese non vadano a genio (Maleficent sopra tutte) Mi sarebbe piaciuto uno sguardo più approfondito sulle influenze, sulla cultura pop e collegamenti diretti al movimento femminista Sembra un libro che gratta appena la superficie del tema Ora non resta che leggere la controparte maschile.