Il y sera question d’une drogue aux effets de jouvence, de musique, du plus beau visage du monde, de militantisme politique, d’extraterrestres, de religion ou d’immortalité. Sept récits indépendants dont le lecteur découvrira au fil des pages qu’ils sont étroitement liés.
Peu à peu, comme un mobile dont les différentes parties sont à la fois autonomes et solidaires, 7 compose une image nouvelle de la psyché de l’homme contemporain, de ses doutes et de ses croyances nécessaires.
Exploration réaliste de divers milieux sociaux, 7 est aussi le récit fantastique d’une humanité qui tourne volontairement le dos à la vérité et préfère se raconter des histoires.
Il 7, rispetto ad altre cifre, è il numero più spirituale, numero magico per eccellenza, come ci suggeriscono i pitagorici, emblema della totalità di spazio, tempo e universo in movimento. Ma anche di cambiamento, evoluzione. Difatti è anche il numero di un ciclo compiuto, del perfezionamento della natura umana visto che congiunge il ternario divino (3) e il quaternario terrestre (4), conciliando natura fisica e spirituale, umana e divina. Guarda caso è anche il numero della Piramide, che è formata dal triangolo, 3, su quadrato, 4. La numerologia descrive le persone con numero personale 7 come individui dotati di una concezione della vita di tipo mistico, detentori di conoscenze profonde, pensatori eccellenti e idealisti. Ma anche meditativi, intuitivi, sensibili, talvolta dotati di poteri extrasensoriali, che vanno semplicemente risvegliati. Conoscitori della natura umana, difficilmente ingannati dalle apparenze.
Questo è quello che esce andando a ricercare i significati del numero 7. Non è un caso quindi che Garcia abbia scelto questo numero per scrivere un romanzo che è una peculiare riflessione su: vita, destino, morte, fede, amore, libero arbitrio, storia, conoscenza, sapere.
Leggendo questo libro mi è accaduto lo stesso genere di panico e di sconforto che mi prendeva da bambina quando mi chiedevo perché della mia esistenza. Una vertigine, un baratro che coglie davanti a domande che rimarranno senza risposta.
Sei racconti che non hanno apparentemente nulla in comune il cui collante si evince più chiaramente leggendo il settimo.
Il mio preferito: il sesto. Nell'insieme un libro psicotropo. Davvero sorprendente: esperienza di lettura davvero entusiasmante!
Ci è successo certamente di ripensare ai sogni di quando eravamo più giovani, che spesso non si sono realizzati; o a ciò che ci sarebbe piaciuto cambiare del mondo e che in realtà siamo riusciti a fare. Quante volte ci è capitato di dire "Se tornassi indietro non rifarei ciò che ho fatto"?
Pensieri che si basano sull'idea, o la speranza, che per cambiare il mondo basti l'impegno, che per innovare basti l'inventiva, che la creatività dipenda esclusivamente dalle capacità personali e dal genio. È così?
Ecco, questi sono gli argomenti trattati in questo libro.
Una raccolta di 7 racconti? Non proprio. 7 romanzi? Nemmeno. Una raccolta di racconti che trattano soggetti concatenati? No, non ci siamo ancora. Un romanzo composto da 6 parti distinte che si ricompongono in una settima. Meglio ancora: un romanzo composto da 7 romanzi diversi che trattano lo stesso tema.
Gli argomenti ci possono sembrare fantascientifici; il libro può sembrare onirico, a tratti surreale o anche assurdo. Ma questo non sposta di un millimetro il fine del libro, che è quello di stimolarci a ragionare sul significato di molte cose della nostra vita.
L'autore (che, tra l'altro, è un filosofo) ci vuole dire che le cose sono come sono e noi non possiamo fare assolutamente nulla per cambiarle. Possiamo insistere, possiamo essere geni o mediocri, felici o infelici, testardi o remissivi, conformisti o rivoluzionari, il risultato sarà comunque il medesimo: nulla cambierà. Spero che Garcia si sbagli (come molti di noi, credo). Ritengo però efficacissimo il modo in cui il libro ci fa riflettere sull'argomento.
Messaggi a parte, ho trovato il romanzo ben scritto, sempre interessante, in evoluzione, avvincente, ricco di temi, spunti e citazioni. Fino all'ultima parte: che mi ha letteralmente rapito (impossibile smettere di leggere). Chissà, ci potrebbe stare anche una rilettura parziale o totale, nonostante le 500 pagine.
Piaciuto molto, moltissimo! Rimarrà per molto tempo la migliore lettura del 2019.
Con la mole di materiale incastrata qui dentro, in molti avrebbero tirato fuori almeno due libri. 7 ha una struttura insolita, circolare: 6 racconti medio lunghi seguiti da un romanzo, diviso a sua volta in 7 episodi. I testi possono essere letti indipendentemente ma si alimentano a vicenda. I personaggi cambiano ma condividono esperienze. Ogni racconto (o romanzo) è un tentativo di ricreare la condizione umana contemporanea, aggiungendo alla critica sociale una dose abbondante di science fiction, di elementi che destabilizzano. Tra Ritorno al futuro e Black mirror, con quel senso di inquietudine sotto traccia. Sembra che l’idea di fondo possa essere: per vedere davvero la realtà ti devi porre ad una certa distanza da essa.
Garcia ci conduce in un presente rivisitato, altamente speculativo. È preciso, dettagliato, ma allo stesso tempo confonde le parti, creando in chi legge un senso di incertezza controllata. I temi sono ovviamente molti: fede, credenze, legami e relazioni triangolari, sogni, sconvolgimenti psicologici, desiderio di cambiamento, significato della Storia, immortalità.
1. Una nuova droga, Alice, può far rivivere il passato. (3/5) 2. Un chitarrista, famoso ma in declino, ascolta qualcosa di inaspettato su dei vecchi cilindri di legno; (4/5) 3. Una modella bellissima con problemi di dermatite e un tizio sfigurato si incontrano in un paesino di campagna; (4/5) 4. Hélène vive alternativamente nella Parigi reale e in quella dove, nel 1973, c’è stata la Rivoluzione Proletaria; (3/5) 5. Marlon, Anaïs e Moon credono fermamente all’esistenza degli extraterrestri; (5/5) 6. Il mondo è diviso in emisferi. Al loro interno le persone sono accomunate da princìpi religiosi, politici o morali. A controllare ci sono gli universalisti; (4/5) 7. La settima parte occupa poco meno di metà del libro. A suo modo, verso la fine, spiega il significato delle 6 parti precedenti, anche se non con l’analiticità di cui Garcia si fa portavoce e mi è sembrata un po’ buttata là, non all’altezza. Traspare una notevole vicinanza di intenti con l’inutilmente prolisso 4321 di Auster (pubblicato nel 2017, quindi di 2 anni successivo a 7). Anche in Garcia un po’ di sintesi non avrebbe guastato. Il fattore sorpresa, dopo aver scalato la sua montagna, vacilla pesantemente sul versante noia. È un romanzo nel romanzo che parte da un'idea interessante ma che da un certo punto vortica su se stesso, diventa ripetitivo e mi ha lasciato col fiato corto. (3/5)
Il livello è molto alto, ma avrei voluto un legame maggiore tra le parti, più dettagli che ritornano (quando ci sono, sono sempre delle piccole lampadine che si illuminano), incastri ad orologeria. L'ultima parte ha senso, ma non è illuminante.
Un libro da leggere. Senza ripensarci un attimo. Anche se, quando l’hai finito, questo libro, ti viene spesso da ripensarci. Echi di Kafka, di Philip K. Dick, di ‘Ai confini della realtà’. Che bellezza, che scrittura. Sette racconti ma che poi saranno racconti? No, non vi voglio dire niente. Dico solo: Compratelo, leggetelo, datemi retta. E quando lo riguarderete nella vostra libreria, un sorriso sarcastico vi apparirà agli angoli della bocca. Bellissimo e crudele Tristan Garcia.
Il libro è diviso in sette parti, che potrebbero sembrare tutte storie sconnesse fra di loro ma che ritrovano la loro unità non solo grazie a piccoli dettagli, siano essi canzoni, luoghi o eventi, ma soprattutto grazie all'ultima parte del romanzo, la più lunga.
In ogni capitolo vengono affrontati diversi temi che fanno nascere nel lettore profonde riflessioni filosofiche, come la fede, non solo religiosa, ma anche quella nei confronti dei propri principi, la bellezza e l'aspetto fisico, la cattiveria o la bontà dell'essere umano, la scienza, il processo di scoperta o di creazione. E Tristan Garcia, con una scrittura che si rinnova sempre, riesce a far emergente tutto ciò unendo alla realtà degli elementi surreali e distopici, che ricordano molto un famoso telefilm.
Il libro è stato definito, infatti, un "Black Mirror" letterario e, per chi ha visto la serie tv, non penso ci sia miglior descrizione: in ogni pagina del libro sono riuscita a ritrovare l'inquietudine e la tensione crescente che si provano guardando una puntata di "Black Mirror" e, mentre nel telefilm il tema preponderante è il rapporto fra l'uomo e la tecnologia, Garcia fa emergere molti altri aspetti per giungere però, proprio come la serie, a dei finali sorprendenti e inevitabili.
Tutto ciò che è bello uccide qualcosa; tutto ha un prezzo. 7 di Tristan Garcia è stata la rivelazione dell'anno. NN Editore ancora una volta mi ha sorpresa: si tratta del libro più bello che abbia letto in questi primi cinque mesi del 2018.
Ciò che è fondamentale spiegarvi per impostare tutta la recensione è la struttura del libro. Si tratta di un volume diviso in 7 parti (da qui il titolo) e ognuna di esse potrebbe essere letta anche separatamente. Non si può considerare, però, una raccolta di racconti perché le 7 parti sono collegate tra loro e, il punto focale della loro congiunzione sarà evidente solamente nella parte finale. 7, perciò, è da considerarsi un romanzo, seppure molto speciale e unico nel suo genere. Se dovesse essere paragonato ad un libro, lo si potrebbe allineare a Cloud Atlas, per il concetto di diverse storie che si intrecciano in una unica. Se voleste sapere a quale serie TV assomiglia maggiormente, la risposta sarebbe Black Mirror perché come la famosa serie televisiva, ogni "episodio" di questo romanzo porta a riflettere su un determinato aspetto, anche se non legato strettamente alla tecnologia. I racconti da 1 a 6 hanno trame completamente diverse tra loro ma, il lettore attento, potrà trovare diversi punti in comune: canzoni, personalità e frasi ricorrenti, ci ricordano di stare leggendo qualcosa di univoco. Il settimo racconto, che è lungo più di 200 pagine e occupa da solo 2/5 del libro, è quello che permette al lettore di tirare le somme dell'intero volume.
7 è un sentiero minato. Si inizia con aspettative altissime e gloriose, consapevoli che accadrà qualcosa di davvero molto cattivo. Primi due racconti: ok, niente male, interessante però ecco, poteva andare meglio. Poi si va avanti. Si arriva a 7, il racconto finale, e avviene l'esplosione tanto attesa. Laconico, crudele, con i suoi finali anticlimatici 7 restituisce la visione di uno spazio tempo tutto dentro all'uomo e per questo finto e meschino in ogni sua sfumatura.
Questo libro di 500 pagine è stato divorato in un giorno e mezzo di spiaggia ed è WOW! Nel senso che era un pezzo che non leggevo una storia strana ed originale come questa. In realtà sono 7 racconti, ma nel settimo, il più lungo di tutti, troviamo una spiegazione ai primi sei. Sembrano le trame di episodi di “ai confini della realtà” e sono assolutamente affascinanti. Detto ciò c’è tutto un aspetto filosofico, sotteso, sul significato della vita, dei rapporti tra le persone, della spiritualità dell’etica. Un gran bel romanzo!
Il più bel libro letto quest'anno, senza se e senza ma. Tra distopie e fantascienza, sette storie, apparentemente slegate fra loro, da leggere e apprezzare. Mi è stato consigliato e, ora posso dirlo, la dritta si è rivelata corretta. Da leggere.
Qu'écrire après la lecture d'un roman(s) aussi éblouissant, dont on veut inviter chacun à le lire sans en rien dévoiler des mystères et des effets de révélation successifs ? Tristan Garcia a tous les talents : la narration est maîtrisée, riche sans être ostentatoirement complexe ; le style est parfaitement mesuré, actuel sans rien renier de ses modèles littéraires, précis sans affèterie ; Garcia est sensuel et cérébral, et "7" invite à rêver et tout à la fois contraint à le poursuivre jusqu'à son dénouement.
Dan Simmons vient à l'esprit pour le procédé par narrations successives, où un morceau de bravoure succède à un autre, à chaque fois plus brillant ; Garcia évoque lui-même dans "7" Greg Egan, et ailleurs dans une interview Christopher Priest. De toute évidence la science-fiction est revendiquée, mais elle n'est jamais mobilisée au détriment de la pureté littéraire - le travail éditorial de Gallimard est irréprochable, le texte n'a pas une virgule de travers.
C'est Tristan Garcia qui évoque sans doute le mieux son projet littéraire, et qui n'est que l'un des nombreux qui l'animent, quand, explicitant sa réflexion à partir du réalisme spéculatif, il met en avant que, dans un réel qui a de moins en moins besoin de nous, nous avons de plus en plus besoin de fiction, c'est-à-dire d'une modalité de réel qui, la seule, nous doive son existence.
7 récits à la limite du fantastique, les 6 premiers plutôt courts et qui nous préparent au septième, sur l'immortalité que j'ai beaucoup apprécié. Dans ce dernier récit et durant les 7 vies, les différentes facettes des personnages ont le temps d'être fouillées.
Indubbiamente Garcia sa scrivere e altrettanto indubbiamente ha una fantasia galoppante. I primi sei racconti mi hanno veramente affascinata. Il primo mi ha stupita, il secondo mi ha un po' delusa rispetto a quello precedente, il terzo mi ha fatta inorridire. Il quarto racconto è decisamente troppo politico per i miei gusti. Il quinto e il sesto sono perfetti così come sono, non ne cambierei una virgola e sono i due racconti che più mi hanno ricordato Black Mirror, serie tv che adoro. Quindi tutto bene? Non proprio. Ho trovato l'ultimo racconto, il settimo, molto ripetitivo e stancante. Qui ho proprio arrancato nella lettura, ma ho tenuto duro perché volevo vedere il momento in cui si sarebbero tirate le fila di tutta la narrazione. E qui sonora delusione ahimè. Non mi è piaciuto assolutamente il modo in cui viene spiegata l'interconnessione fra le storie. Pensavo ad una spiegazione più immaginifica, qualcosa che mi stupisse e invece no.
7 histoires différentes, 7 fragments de l'imagination riche de Tristan Garcia. J'ai beaucoup aimé les différentes propositions de l'auteur. Les twists finaux sont bien pensés et donnent envie de reposer le livre un instant, le temps de prolonger sa réflexion.
Une petite déception, la sixième histoire (Hémisphères), qui est constituée à 95% d'une description nous faisant découvrir le monde dystopique (utopique?) de la nouvelle, pour seulement quelques pages d'action. J'aurais aimé rester un peu plus longtemps plongée dans ce monde, apprendre à connaître ses personnages et les voir évoluer.
Ho amato molto le sette storie di Tristan Garcia. Le ho trovate inspiranti, capaci di toccare tematiche importanti e profonde in modo mai scontato. Sul ricordo, l’equilibrio, la bellezza, l’idealismo politico, la necessità di una fede, il desiderio di immortalità e la necessità di una fine. Un libro che risponde e al contempo pone domande. Ben scritto, poetico e illuminante. Cosa chiedere di più?
La quarta di copertina promette tante belle cose: droghe che fanno rivivere la nostra giovinezza, oggetti provenienti dal passato, alieni, mondi paralleli, fede, dèi, intrecci di tempi e spazi diversi e via dicendo. Questo romanzo è un mix stupefacente ed eclettico. È un romanzo che contiene tanti romanzi: quello fantascientifico, quello storico, la favola nera, la favola distopica. Ce n'è un po' per tutti i gusti. Storie favolose e idee geniali: 7 è un libro che sa essere appassionante ma anche filosofico. È un romanzo mondo: l'autore riesce a parlare praticamente di tutti i più importanti, e controversi, aspetti della vita. A volte attraverso metafore, altre volte esplicitamente. Ma sempre, in continuazione, spinge il lettore a riflettere, a porsi delle domande a cui è difficile dare risposta. Si parla di politica, di società, di ideali; si parla di fede, di fiducia, di speranza e di destino; si parla di arte, di ricordi, di passato e presente; si parla di bellezza, di pazzia, di piacere e di malvagità.
Credo che i libri come questi, che portano a esplorare se stessi e le proprie opinioni, siamo importanti per prendere coscienza delle proprie idee e per capire meglio la realtà che ci circonda. Quando l'ho finito sono rimasta per molto tempo a pensare a ciò che avevo letto e avevo quasi la voglia di ricominciarlo da capo. Probabilmente più avanti lo farò, perché credo sia uno di quei libri che sanno regalare qualcosa di diverso ad ogni rilettura.
Libro che faccio davvero fatica a giudicare, forse 3 stelline sono anche troppe. Ci sono idee interessanti, carine, anche se non sempre molto originali, nonostante l'originalità e la stranezza sembrino le caratteristiche più evidenti di questo libro....ma il tutto alla fine è buttato un po' a caxxo di cane. Un'operazione forse un po' farlocca, magari un po' ruffiana o invece solo ingenua? Lo scrittore promette molto di più, ma alla fine si arrotola su se stesso e forse anche in una forma di autocompiacimento con quel lungo racconto finale in una fastidiosa prima persona che non aggiunge né conclude nulla (e l'idea dell'eterno ritorno dell'uguale onestamente per un filosofo quale l'autore dichiara di essere è davvero stiracchiatissima)
Certaines histoires reposent sur des idées excellentes et originales. Par exemple le visage. Le style est parfois laborieux (descriptions lues en diagonales) ou didactique. La dernière nouvelle m'a paru fastidieuse. Il y avait sûrement moyen de donner une tournure moins systématique à ce long récit.
Toutes les nouvelles de ce roman ne se valent pas, à mes yeux. Deux d'entre elles m'ont semblé longues et inutiles, alors que les autres étaient passionnantes et addictives. Mais, à la lecture de la septième tout s'éclaire. Ce livre est bien ficelé et très étrange.
Il romanzo è sicuramente ben scritto, ma troppo, troppo pretenzioso. Questa la mia valutazione in breve sintesi.
Garcia è filosofo. Ed è bravissimo nel descrivere affreschi di ordinaria contemporaneità, di ordinario e quotidiano nichilismo, arricchiti da elementi di mistero alla Black mirror... però c'è troppa carne a cuocere ed a un certo punto il tutto risulta troppo dispersivo e stancante... Ci sono storie o tratti di storie che appassionano. La prima, Alice, rimane la migliore dal punto di vista estetico e formale (e credo che tale risulti anche per lo stesso autore che ne fa una citazione metaletteraria nella sesta storia dell'ultimo racconto, valutandola come la migliore delle sei). Le altre non hanno la stessa originalità, sono già sentite, già lette. Ma forse, persino questo elemento è volutamente ricercato dall'autore. Certamente lo sono la dispersione, il caos e la mancanza di senso, da parte dell'autore, che nel romanzo li trasforma in effetti ricercati con cui bombardare intellettualmente ed esteticamente il lettore. (La traduttrice nella postfazione ci spiega che il realismo di Garcia è un realismo speculativo, a tratti magico e kafkiano. Lo potremmo riassumere così. E del resto l'autore è allievo di Ferraris che è giunto al realismo passando attraverso la demolizione del pensiero debole di impronta vattimiana... Insomma soprattutto questa la carne a cuocere) E che sia così lo si capisce certamente dall'epilogo del romanzo. Un epilogo in cui Garcia è capace comunque di ritrovare il bandolo della matassa e di farlo ritrovare al lettore, ma la lettura è in ogni caso eccessivamente faticosa e noiosa, a tratti insopportabile, come la vita per Garcia. Credo che la complessità ostinatamente inseguita e ricercata, non sempre aiuti la letteratura. Anzi. Comunque il libro vale la pena di essere letto, perché è un percorso immersivo in sette x sette racconti, un viaggio esperienziale, come quelli dei videogiochi di ultima generazione, con tinte più o meno distopiche, più o meno artificiose, che comincia dalla prima storia e finisce soltanto con l'ultima storia dell'ultimo racconto.
Alice: Come primo racconto sicuramente l'ideale, il più d'effetto. Ti lascia con l'amaro in bocca quando capisci che non proseguirà oltre,ma ti fa divertire per le poche e chiare informazioni di cui hai bisogno: in questo libro nulla ha un senso canonico, niente è come siamo abituati a conoscerlo. Vedremo come proseguirà.
I rulli di legno: punti di contatto con il primo racconto quasi non ce ne sono. Rimane l'atmosfera di surrealtà presente già in precedenza, l'autore gioca con il tempo come se fosse un qualcosa che si può piegare a suo piacimento, il futuro che diventa passato e viceversa. Interessante, ma a tratti troppo dettagliato per essere un racconto. Racconto lungo, decisamente.
Sanguine: Terzo racconto e forse finora quello che mi ha convinta di più. Punti di contatto con il primo racconto, nessuno, mentre con quello precedente sicuramente torna il fuoco e gli incendi che fanno da sfondo ad entrambe le vicende. Anche qui ci troviamo in una situazione paradossale, quasi magica ed esoterica, anche se non ho trovato la classica morale che mi sarei aspettata dal binomio bello/brutto. Si passa dalla dimensione temporale ad una dimensione soggettiva, anche un po' egoista, dei protagonisti. Di questo racconto avrei voluto leggerne di più, avrei letto volentieri un romanzo lungo.
La rivoluzione permanente: il racconto che mi ha convinto meno di tutti, quello che ho trovato più difficile da seguire ed anche il più lontano da me. Siamo tornati ora ad occuparci delle altre possibili realtà, come nel primo racconto, in un continuo mescolarsi di realtà e sogno, fino a perdere di vista quale sia il punto zero da cui siamo partiti. Non so, l'ho trovato un po' confusionario, ma forse era quello l'obiettivo.
L'esistenza degli extraterrestri: il quinto racconto è, insieme al precedente, quello che mi è piaciuto di meno. Il più difficile da comprendere a fondo, per me che non credo quasi in nulla. Siamo in un mondo particolarmente fantascientifico, ma con una critica dura alle credenze delle società attuali. Forse qui c'è tutta la filosofia propria dell'autore, che ha dato sfoggio di un ragionamento astratto notevole. Si salva solamente sul finale, che spiazza un po'.
Emisferi: penultimo racconto e ancora non ho trovato un collegamento con i precedenti, spero nell'ultimo. Questo racconto, forse più breve degli altri, è tra quelli che ho preferito. Mi piace questa sensazione di mondo futuro e post-apocalittico che ti costringe a pensare a che fine farai, a chiederti in cosa credi, ad affrontare il silenzio. Mi ha convinto, più degli altri, ma l'ho trovato totalmente slegato dai precedenti, se non per le sensazioni che suscita.
L'ultimo racconto, il più lungo, quello che speravo tirasse le fila del discorso e unisse tutti i precedenti, si è rivelato noioso e ridondante oltre che inutilmente prolisso. E non ha congiunto i punti. Forse questo libro non appartiene alla categoria di quelli che mi piace leggere, ma l'ho trovato parecchio noioso, salvando solamente due o tre racconti.
A parte il fatto che ho sbagliato a inserire il numero delle pagine nell'ultimo aggiornamento di lettura. Ho terminato questo libro. La recensione uscirà domani sul mio sito e successivamente su Leggere Distopico, ma nel frattempo ecco cosa ne penso ;) 7 non è un romanzo vero e proprio. Ovvero, si tratta di sei racconti più un romanzo breve. Ma tutti questi brani hanno qualcosa che li accomuna (e se siete dei lettori attenti scoverete dei dettagli che legano fra loro tutte le storie). L’autore infatti gioca con il tempo, con la memoria, ma soprattutto con l’equilibrio, una forza troppo spesso sottovalutata dagli esseri umani. Le sue storie, arricchite da qualche aspetto surreale che gli conferisce quel tocco originale che suscita curiosità nel lettore, sono come una strana danza, un po’ dolorosa e malinconica. Leggendo i vari racconti, ho avuto l’impressione che Tristan Garcia prendesse i suoi personaggi per mano, con fare rassicurante, per poi condurli inesorabilmente verso la propria disfatta. Una disfatta, però, permeata di consapevolezza. Attraverso le sue parole, riuscivo quasi a immaginarmelo, lì, in piedi, a guardare i propri “figli” imparare la lezione che solo la vita avrebbe potuto impartirgli. Lo stile dell’autore non lascia spazio alla noia. Presenta alla perfezione ogni personaggio, senza celarne i difetti. Tristan Garcia scava nell’animo umano alla ricerca di risposte, o meglio, alla ricerca di conferme. Una lettura mooooolto particolare, che saprà conquistarvi proprio per la sua unicità.
Sept nouvelles se croisent discrètement, mettant en scène des personnages semblant évoluer dans des mondes n’ayant à priori rien de bien commun, et engagent des réflexions sur divers sujets : la drogue, la création, la beauté, la révolution… Elles sont finalement liées par le temps. Remarquablement construit, ce roman tisse un réseau de situations aux mécanismes de répétition et de mise en abîme qui ne sont jamais lassants. La fluidité du style de l’auteur permet de ne jamais décrocher de l’ensemble du récit, qui se termine cependant sur une note un peu trop prévisible, ou du moins qu’il est possible d’anticiper déjà quelques chapitres avant la dernière phrase. Ce livre utilise la narration spéculative d’une façon très direct et sensible qui permet aisément de s’investir dans la résolution de roman, et génère naturellement autant de questions que d’hypothèses sur le temps.
7 è la classica serie che devi finire di vedere perché ormai l'hai iniziata e sei andato troppo in là per mollare. Sei curioso di scoprire come va a finire ma non ti prende molto. L'umore è altalenante e alcuni racconti ti prendono, altri sembrano addirittura non scritti dalla stessa persona. La verità è che alla fine non è male. Forse proprio l'ultima parte, quella più lunga, è quella che prende. Perché lega le altre, anche se inizialmente sembra di no. 7 ha alcune parti strabilianti e altre mediocri. Indaga l'animo umano tra idee di maestosità e fallimenti "perpetui". Alla fine però, come in una serie a tratti noiosa ma ben riuscita, tutto torna in una sorta di ciclicità che quasi rassicura e spaventa.
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" Cos' è il capitalismo? L'industria della tristezza La cultura è commercio, vende ai giovani un po' d'esperienza e ai vecchi un briciolo d'innocenza.
Venivano da noi per giudicare se stessi. Ciò che mi ha davvero stupito allora è stato scoprire che il più grande desiderio degli uomini è sottomettere chi sono al giudizio di chi sono stati. Non esiste peggior tribunale della propria giovinezza
Racconto 2 - Musica, rulli di legno 2 stelle Tema interessante, sviluppo noioso
Racconto 3 - Moda - 4 stelle
Racconto 4 - Politica, fantasmi 2 stelle
" L'attivismo cominciava con le idee e terminava con le lettere dell'alfabeto"
Racconto 5 - Fede, extraterrestri 2,5
" L'unico scopo della storia è inventare un' nemico "
Racconto 6 - 3 stelle emisferi
Racconto 7 - Immortalità
" Ero condannato a risuscitare, sempre più cosciente, alzandomi e ricadendo senza fine nel profondo di me stesso
L'ultimo racconto mi è piaciuto molto: l'immortalità, rinascere ogni volta, provando ad essere diverso( edonista, premio Nobel,santone) e finire come mediocre mortale, sempre in cerca dell'amore e dell'amicizia.
Nel complesso non tutti i racconti mi hanno convinto, ma ho letto il libro con piacere.
Gran bel libro, costruito con sagacia e suspense. Sei sempre all'erta, ansioso di trovare nella frase che stai leggendo il grimaldello che ti permetta di ricostruire il senso del tutto. Trovi indizi disseminati in ogni capitolo, ma è solo un'illusione: capirai tutto, o quasi, solo alla fine. Sospeso fra Eco e una serie distopica di Netflix, l'unico rischio che corre è di essere un po' artificiale, troppo costruito a tavolino, però glielo concediamo.
Le livre commence "gentiment" avec quelques nouvelles bien ficelées, très humaines, d'un style dépouillé. Mais le texte recèle quelques signaux qui nous guident vers de grandes questions. Le dernier roman "La septième" est époustouflant de créativité. Chacune de ses parties semble clore le sujet, se refermer sur un monde. La suivante inaugure une autre perspective, alors qu'on se demandait ce qui pouvait bien rester à inventer !