Come molti, a scuola ho imparato la nostra storia solo fino alla fine della seconda guerra mondiale, e senza nemmeno troppi dettagli.
Col desiderio di colmare finalmente questa mia ignoranza, ho comprato questo libro. E' fatto molto molto bene, ci sono dovizie di informazioni e dettagli, senza risultare però mai stucchevole. Alcune parti risaltano in modo particolare, come la descrizione del "boom economico italiano" degli anni '60, che ne esce anche ridimensionato nella sua epicità, dato che è alla fine più il frutto di "Laissez-faire" politico, imprenditori scaltri, e manodopera pagata molto poco, più che di reali innovazioni. Eravamo la Cina di cinquant'anni fa.
Un altro elemento appare evidente dal libro, e non in positivo: la politica italiana, quasi trasversalmente, è stata attraversata da piccoli uomini che hanno badato sempre al loro tornaconto e mai al bene del Paese. Togliatti, Nenni, Fanfani, tutti nomi che riecheggiano nella nostra storia come quelli di grandi statisti, ma che alla prova dei fatti hanno tarpato le ali a un Paese che avrebbe potuto essere molto migliore di quello che è diventato nel dopoguerra.
Ma un partito e una persona escono come tristi "vincitori" di questa classifica: la DC e Aldo Moro. Il partito storicamente inciuciaro, clientelare, lottizzatore di tutta la vita pubblica, corrotto, lo conoscevamo già tutti. Quello che non sapevo è quanto sia stato pessimo Moro. Colpa probabilmente dell'aura di misticizzazione dovuta alla sua tragica fine, che come spesso accade fa diventare il ricordo delle persone migliore delle persone stesse. Nel libro è il campione del non fare, del dire tutto e niente, del mantenimento dello status quo e della difesa a ogni costo della supremazia della DC, mettendo sempre il bene del partito davanti a quello del Paese. E sotto i suoi occhi e quelli della DC, mentre gente senza scrupoli si arricchiva, il nostro Paese esaurita la spinta degli anni '60 è diventato quello che è oggi: vecchio, arretrato, individualista, pieno di gente che pensa solo ai propri interessi, con un paesaggio bellissimo devastato dalla speculazione infinita.
Si dice che studiamo la storia per evitare di ripetere gli stessi errori, chissà se abbiamo anche solo capito quali abbiamo fatto nel secondo dopoguerra.