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Lettere agli editori

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Dalla prima spavalda lettera che accompagna il manoscritto del Viaggio al termine della notte («È pane per un intero secolo di letteratura. Il premio Goncourt 1932 su un piatto d’argento per il Fortunato editore che saprà accogliere quest’opera senza pari, momento capitale della natura umana») alle ultime, comiche e feroci, che scrive a Gallimard prima di morire, le 219 lettere qui raccolte ci mostrano un Céline arrabbiato, derelitto, incensato o dimenticato, ma sempre straordinariamente consapevole del proprio valore.
Con i suoi editori è impegnato fin da subito in un corpo a corpo estenuante, ora per difendere virgole e puntini, ora per rivendicare più austerità sulle copertine («Sobri Sobri Sobri – le stravaganze a casa, sotto le coperte!»), ora per accusarli di ogni sorta di nefandezze. Per lui l’editore è l’incarnazione del parassita: il padrone che sfrutta gli operai o il ruffiano che campa sul lavoro delle prostitute. Talvolta, più raramente, è un prezioso interlocutore con cui discutere di ciò che è davvero essenziale in letteratura: la resa emotiva, il ritmo, la famosa petite musique. Per quanto messi a dura prova dal suo carattere impossibile, i tre principali editori di Céline (Robert Denoël, Pierre Monnier e Gaston Gallimard) sono consapevoli di avere a che fare con uno scrittore immenso, che cambierà le sorti della letteratura francese.

250 pages, Paperback

Published January 1, 2016

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About the author

Louis-Ferdinand Céline

157 books2,633 followers
Louis-Ferdinand Céline, pen name of Dr. Louis-Ferdinand Destouches, is best known for his works Voyage au bout de la nuit (Journey to the End of the Night), and Mort à crédit (Death on the Installment Plan). His highly innovative writing style using Parisian vernacular, vulgarities, and intentionally peppering ellipses throughout the text was used to evoke the cadence of speech.

Louis-Ferdinand Destouches was raised in Paris, in a flat over the shopping arcade where his mother had a lace store. His parents were poor (father a clerk, mother a seamstress). After an education that included stints in Germany and England, he performed a variety of dead-end jobs before he enlisted in the French cavalry in 1912, two years before the outbreak of the First World War in 1914. While serving on the Western Front he was wounded in the head and suffered serious injuries—a crippled arm and headaches that plagued him all his life—but also winning a medal of honour. Released from military service, he studied medicine and emigrated to the USA where he worked as a staff doctor at the newly build Ford plant in Detroit before returning to France and establishing a medical practice among the Parisian poor. Their experiences are featured prominently in his fiction.

Although he is often cited as one of the most influential and greatest writers of the twentieth century, he is certainly viewed as a controversial figure. After embracing fascism, he published three antisemitic pamphlets, and vacillated between support and denunciation of Hitler. He fled to Germany and Denmark in 1945 where he was imprisoned for a year and declared a national disgrace. He then received amnesty and returned to Paris in 1951.

Kurt Vonnegut, Jr., Henry Miller, William Burroughs, and Charles Bukowski have all cited him as an important influence.

Translated Profiles:
Луи-Фердинанд Селин

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Profile Image for Antonella Montesanti.
1,111 reviews25 followers
March 19, 2017
Che personaggio!
In questa racclta di lettere agli editore traspare il carattere di questo scrittore "strano", perfettamente aderente all'epoca in cui è vissuto.
Non ho ancora letto nulla delle sue opere, ma già da queste lettere posso capire che fosse un tipo particolare, tormentato, esilarante, pretenzioso, a volte arrogante, a volte saccente e maleducato.
La sua pretesa di denaro ad ogni costo, di pubblicazione ad ogni costo, di pubblicazione e propaganda ai suoi libri fatta solo in un certo modo, il voler aver ragione su ogni piccolo dettaglio, sul colore di una copertina, sui dettagli minimi e particolari che una copertina deve avere, concisa ed essenziale, senza fronzoli ed altre amenità, ne dipingono un autore alquanto scomodo, un autore con cui nessuna casa editrice, secondo me, vorrebbe mai aver a che fare.
Profile Image for Antonio.
62 reviews
December 13, 2024
E per non farsi mancare niente, Céline odiava anche (anzi, forse soprattutto) gli editori.
Profile Image for SirBilly.
70 reviews
September 9, 2023
“L’originalità degli epiteti affibbiati a Gallimard merita di essere ricordata nel dettaglio: si va da «vecchio cioccolataio» a «imperatore Gaston», «faraone dei premi letterari», «dannata cassaforte blaterante», «compare Deficit», «maledetto ruffiano», «compare Alibi», «papa rosso, frocio, gaullista», «gran nababbo», «disastroso salumiere», o ancora «bandito», «coglionazzo in capo», «pagliaccio».

Paulhan viene chiamato più volte «povero servo», e poi ancora «vacanzieiro», «cesellante purista fedifrago» o «supino combattente delle Arene» (abitava vicino alle Arènes de Lutèce), «prousteggiante Landru» (aveva osato tagliare parti di un suo testo), «Anemone languido» (era in vacanza nella villa «Les Anémonese, in costa azzurra). L’intera casa editrice viene infine liquidata come «assurda combriccola di somari presuntuosi, «bagnarola governata da cretini», «sabba di falliti», o ancora «coacervo di microcefali».

«Credo che Gaston sia un po' triste di non ricevere più insulti», lo provoca bonariamente Nimier, capace di giocare con Céline, condividendone (o fingendo di farlo) le posizioni, e allo stesso tempo di contenerlo, consigliarlo - ad esempio di risparmiare Claude Gallimard e di riservare le «lavate di capo» al solo padre Gaston”.
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