Come è noto, il pittore Johannes Itten fu uno dei più celebri e celebrati professori del Bauhaus; il compito affidatogli da Walter Gropius, direttore della scuola, era sostanzialmente quello di far disimparare ai nuovi allievi ciò che avevano imparato altrove. Itten si presentava a lezione impalamidato con sgargianti palandrane d'arcana foggia da lui stesso progettate, occhialini tondi, la testa glabra come quella d'un monaco buddista; il suo approccio all'insegnamento sublimava sia l'arte che la scienza, era un metodo filosofico che investiva tutti gli strati del vivere umano, di più: la sua era una Religione. Il suo Vorkurs, il corso propedeutico obbligatorio della durata di sei mesi, indispensabile per accedere poi alle altre discipline, era per gli allievi un viaggio iniziatico, una catarsi, simboleggiava la porta d'ingresso a un modo nuovo di concepire l'Arte, il Mondo, la Vita.
Di fronte a tanto Moderno teosofo, ci si aspetterebbe di trovare nei suoi scritti la medesima istrionica e allucinata stravaganza; nulla di più sbagliato. L'arte del colore è un testo divulgativo chiaro, lineare, percettivo, accessibile, pensato a fini didattici e, pertanto, corredato da veri esercizi pratici dedicati agli aspiranti pittori per aumentare la propria percezione dei colori.
Nonostante Itten ignori deliberatamente alcuni degli studi scientifici sul colore contemporanei alla stesura del saggio (dopotutto, se persino Goethe si sentì in dovere di scrivere un trattatello sull'argomento, perché criminalizzare l’approccio intuitivo di Itten alla percezione dei colori? Percezione che, al di là dell'evidenza scientifica, nella storia dell'arte è sempre stata questione di occhio e sentimento) la sua teoria sugli accordi cromatici oggettivi e soggettivi è quantomai affascinante: ogni persona è in grado di ricollegare oggettivamente determinati accordi cromatici, per esempio, a determinate stagioni (la triade arancione-giallo ocra-terra di Siena bruciata fa subito pensare all'Autunno a chiunque, nessuno si sognerebbe di associarla alla Primavera), ma se si è lasciati liberi di creare da zero i propri accostamenti armonici, ognun ne creerà di diversi, in base ai suoi colori (occhi, incarnato, capelli) e alla sua personalità/psiche. Itten era in grado di riconoscere e accoppiare alla cieca gli accordi creati dai suoi allievi ai loro rispettivi creatori, e ci prendeva sempre (dice lui). Doveva essere uno spettacolo vederlo in azione!
Il suo cavallo di battaglia, però, resta la sua teoria dei sette contrasti cromatici, indispensabile secondo lui per generare armonia; teoria di grande successo che fu assai studiata ed è ancor oggi sostanzialmente valida, seppur eccessivamente soffocante nelle sue conclusioni.
Un testo che senza dubbio è stato in larga parte superato da studi successivi più moderni, eppure ancora meritevole d'attenzione; dopotutto, l'odierna ruota cromatica a 12 colori formata dai 3 primari, 3 secondari e 6 terziari, riconosciuta ufficialmente da tutti, è un'evoluzione, meglio ancora, è una riedizione con qualche minimo correttivo colorimetrico di quella ideata da Itten per i suoi allievi circa cent'anni fa.