Serena Marchi ha percorso 33613 chilometri, per incontrarle. Dall'Ucraina al Canada, dal Texas al Regno Unito, passando per la California fino ad arrivare in Italia. Nessuna intervista via Skype, nessuna telefonata, nessuna domanda via email, nessuna risposta scritta. Faccia a faccia, pelle a pelle. Ha visto dove abitano, ha incontrato le loro famiglie, ha vissuto nel loro ambiente. Un viaggio nel mondo della maternità surrogata per ascoltare le donne che prestano il loro utero e una parte della loro vita per partorire figli di altri. Per soldi, per interesse, per altruismo, per senso di responsabilità, per amicizia, per amore. Sicuramente, scegliendo. Serena Marchi decide di raccontare il non detto, di dare voce a chi non l'ha avuta fino a oggi e lo fa con il suo stile chiaro, diretto, senza giudizi. "Mio Tuo Suo Loro" ci aiuterà a rimettere a posto tutti i pezzi del puzzle e a dare la giusta centralità alla scelta della donna, qualunque essa sia. Anche se non è la scelta che avremmo fatto noi.
Premetto che, per parlare di questo argomento complesso, avrò bisogno di molte parole.
Mio Tuo Suo Loro, della giornalista e scrittrice Serena Marchi, è un saggio/reportage del 2016, che affronta il tema della gestazione per altri, conosciuta anche col termine "surrogacy". In questo libro, l'autrice intervista le donne che offrono il proprio utero ad altre coppie, ed inoltre con l'aiuto di Elena Falletti, docente e studiosa di diritto comparato, ci illustra come questa pratica è normata - o proibita - nei vari paesi di cui qui ci si occupa (Italia, UK, Ucraina, Canada, Stati Uniti e, nelle note, Israele). Ma non solo. Il testo si conclude con un contributo dello psichiatra Ettore Straticò, che fa un resoconto degli studi fatti fino ad oggi riguardo allo sviluppo psico-fisico dei bambini nati attraverso questa procedura e/o che vivono in famiglie omogenitoriali.
Credo sia un lavoro molto utile, per falciare come grano maturo molti pregiudizi che colpiscono questa tematica. Infatti, pur trattandosi di una pratica a cui ricorrono principalmente coppie eterosessuali, spesso lo stigma è dovuto al fatto che la gestazione per altri consente anche alle coppie omosessuali di avere dei figli. Io non vedo nulla di male in questo, ma ad ogni modo far passare il messaggio che sia una pratica alla quale ricorrono facilmente tante coppie gay, come provano a fare la destra o alcuni cattolici, è fuorviante e falso. Sono in realtà molto poche le persone che possono permettersi questo percorso, soprattutto per motivi economici e logistici. Non tutte le coppie, etero o gay, possono sostenere i costi della gestazione e dei viaggi e - nell'ultimo mese di gravidanza - del trasferimento temporaneo in un altro paese. Perciò le orde di conservatori di vario tipo, che si oppongono alla GPA, perché temono che con agio molti omosessuali possano figliare, sono irrazionali, fino a scadere nel ridicolo.
Dal punto di vista morale, poi, c'è da dire che nel mondo occidentale le donne che offrono il proprio utero sono tutt'altro che donne sfruttate o donne che si prostituiscono. Se si va a leggere le loro storie, si scoprirà infatti che il denaro non è il motivo principale per cui partoriscono per altri e che ci sono requisiti ben precisi da dover soddisfare, per essere scelti per fare qualcosa del genere. Il motivo è spesso profondo ed empatico. Si tratta di donne che hanno avuto in famiglia, o tra gli amici, casi di altre coppie che non sono riuscite a procreare e che hanno assistito al dolore che questo provocava. Altre volte, sono state proprio loro a non riuscire ad avere figli e ad essersi ripromesse, dopo aver ottenuto il desiderato primo figlio, di aiutare almeno un'altra coppia ad avere un bambino. Nella quasi totalità dei casi (aggiungo io il quasi, perché anche se nel libro non è riportato, credo ci sia sempre un’eccezione che conferma la regola), sono più che consapevoli che il bambino che hanno in grembo non è il loro. Tuttavia, questo non significa che se ne disinteressino. Tutt'altro. Infatti, scelgono per chi partorire (quindi possono rifiutare persone che non le convincono) e spesso stabiliscono legami duraturi con le famiglie che aiutano. In ognuno dei casi riportati nel libro, inoltre, le portatrici (così sono chiamate le donne che partoriscono per altri) e le famiglie vogliono che il bambino conosca la propria storia e come sono nati e da chi. Tra l’altro, l’esperienza tra le coppie e la portatrice è spesso così forte che le persone coinvolte rimangono in contatto. Né si deve credere che queste donne siano macchine riproduttive. La natura ha i suoi limiti e anche loro si devono limitare a un paio di parti per altri e a qualcuno per sé, se hanno famiglia. Ciò che è interessante, è che spesso partoriscono sempre e solo per la stessa famiglia che hanno scelto, nel caso questa famiglia volesse un altro figlio. Insomma, si instaura un legame forte.
Allora, ci sarebbe da chiedersi, perché il compenso in denaro? Beh, in realtà, una cosa su cui spesso non ci si sofferma nel dibattito, in Italia, è che molte di queste donne, durante il periodo della gravidanza smettono di lavorare (si perché molte hanno un proprio lavoro e di sicuro nessuna lo fa per fame). Ora, che sia GPA commerciale oppure altruistica, la coppia che si rivolge alle portatrici paga, in realtà, solo le spese mediche, che in America sono abbastanza elevate. Il resto del compenso va a coprire il fatto che, per nove mesi, non percepiscono alcun reddito, perché non esiste - in America - una cosa come il congedo di maternità pagato.
Questo è il quadro, con qualche piccola differenza da paese a paese.
Ora, le mie impressioni. A me non sembra una compravendita di bambini. Sembra - più che altro - che una coppia con un grande desiderio di genitorialità - cosa del tutto naturale per ogni creatura vivente, a partire dalle amebe, passando per criceti, trichechi, fino ad arrivare a coppie etero o omosessuali - decida di volere un figlio e di volerlo così tanto, da farlo effettivamente nascere tra tante difficoltà sia logistico-economiche che socio-culturali-legali (una volta tornati in patria). Ci vuole una grande consapevolezza e decisione, per affrontare tutto questo e a me non può in alcun modo sembrare un capriccio o un egoismo. Se non sarà amata e curata una creatura per la quale si è affrontato tutto questo, chi, allora, sarà amato e curato? Questi – a mio avviso - sono gesti d'amore per il nascituro, che vengono messi in atto ancor prima che nasca. In tutto questo, poi, queste coppie, che siano etero o omosessuali, trovano l'empatia di chi liberamente e consapevolmente si offre di aiutarli – le portatrici, appunto.
Trovo davvero incomprensibili quelle persone che, in Italia, volevano proporre la criminalizzazione internazionale della GPA. Cosa avrebbe di criminosa un'azione che riguarda la libera scelta di donne riguardo al proprio corpo e che in pratica fa nascere un bambino che sarà amato da coloro che si prenderanno cura di lui? In che modo una nascita, voluta da un gruppo consensuale di persone, può essere reato? Perché si possono donare i reni, gli occhi, il sangue o altre parti del corpo, ed una donna non potrebbe scegliere di donare il proprio utero, per nove mesi, a una coppia desiderosa di avere un proprio figlio?
Molti parlano del fatto che un figlio abbia bisogno di un padre e una madre. Ma questo non toglie il fatto, che impedendo la GPA anche le coppie etero non potrebbero accedervi. Le donne etero che si rivolgono a una madre surrogata, spesso sono costrette a causa di problemi di salute gravi, come il tumore. Eppure sono riuscite a salvare i propri ovuli. Se una donna che empatizza vuole prendersi cura di quegli ovuli e consentire che diventino bambini nel proprio utero e poi affidarli alla madre genetica, quale male c’è?
Né sarebbe giusto, d’altro canto, consentire la GPA alle coppie etero e non alle coppie gay. Mi sembrerebbe pura e semplice discriminazione omofobica, basata sul presupposto errato che nell’omosessualità ci sia qualcosa che non va, o di sbagliato, o peccaminoso (ma poi, secondo chi?).
In questo, aiutano gli studi che lo psichiatra Straticò illustra a fine libro. E sono importanti. Perché Mio Tuo Suo Loro, come ho detto, nasce nel 2016, anno dell'approvazione, in Italia, della legge sulle unioni civili. Una legge monca, purtroppo. Infatti, il primo testo prevedeva anche la step-child adoption, l'adozione del figlio del partner. A causa della destra e dei parlamentari "più cattolici", si è dovuto rinunciare ad avere una legge completa, che tutelasse anche il diritto ad avere una famiglia, sia da parte di persone omosessuali, sia da parte di bambini che - in realtà - esistono già e che non hanno alcun riconoscimento giuridico, riguardante la genitorialità dell'altro adulto con cui vivono e stabiliscono un legame. E fu proprio a causa del terrore della surrogacy, che il nostro parlamento non si è dimostrato all'altezza (non ancora). La destra paventava che orde di omosessuali prendessero aerei o salpassero verso i paesi americani o del sud-est asiatico, per comprare bambini da donne disperate, equiparate a prostitute o schiave. E si paventava la distruzione della famiglia tradizionale. Ma il libro mostra che così non è. E più che il libro stesso, lo mostra la realtà, con la quale - prima o poi - tutti devono fare i conti.
Gli studi di psicologia mostrano che i bambini di famiglie omogenitoriali crescono - in realtà - come tutti gli altri bambini. Avere due padri o due madri non è peggio di avere un genitore solo, o un padre e una madre. Perché, in verità, nessuno nasce in una condizione ideale, e inoltre a fare davvero la differenza è la specificità di ogni singolo individuo, non il suo orientamento sessuale. Non starò qui, quindi, ad osannare le famiglie omogenitoriali rispetto a quelle eterogenitoriali. In verità, sia da un lato che dall'altro, ci possono essere bravi genitori e cattivi genitori.
Per portare avanti la propria visione del mondo, quindi, consiglierei ai conservatori di non farsi scudo dei minorenni, inventandosi teorie che non hanno riscontro scientifico ed empirico. Si prenda ad esempio Sanna Marin. La giovane primo ministro della Finlandia, cresciuta con 2 madri: è eterosessuale ed ha avuto una brillante carriera ed ha avuto - "naturalmente" (notare il virgolettato) un figlio con un uomo. Se non basta lei – prova vivente - ad abbattere i pregiudizi, cosa serve? Ed aggiungo che - anche se fosse stata lesbica come la madre - una volta che la comunità scientifica ha dichiarato che l'orientamento sessuale - di qualunque tipo sia - non è una malattia ed è normale - quale sarebbe stato il problema? Direi, “agli omofobi l'ardua risposta”.
Dunque, per quanto riguarda la GPA (e i vari argomenti ad essa collegati) invito a leggere questo libro, che farà riflettere su dati di fatto e non su pregiudizi e conoscenze parziali. Infine, per quanto riguarda quella parte del femminismo che ritiene inammissibile questa pratica (cosa che – in tutto il dibattito ad essa relativo – mi dispiace di più), mi è rimasta impressa la frase di una portatrice, che trovo molto vera e centrata: "Se le femministe non vogliono che nessun uomo decida sui loro corpi, io pretendo che nessuna donna decida sul mio". Riflettiamoci tutti. Esseri liberi, che liberamente decidono di fare ciò che vogliono, senza fare male a nessuno, dovrebbero poter fare ciò che desiderano. Anche se quello che desiderano non ci piace. Ecco, su questo sono forse gli altri ad avere qualcosa da insegnare alla vecchia Europa. Perché la libertà non sta nel prendere decisioni che piacciano agli altri, ma nel rispettare noi stessi e le nostre predisposizioni, senza andare a ledere la sfera di libertà degli altri. Solo questo. Mettiamolo in atto più spesso nella nostra legislazione.
Libro consigliatissimo. Scritto con cura e dedizione e volontà di spiegare bene un fenomeno. E ci riesce. Questi sono i libri utili a migliorare la qualità dell'opinione pubblica. Dovrebbe essere letto da tutti. O, comunque, chiunque si esprime su questo argomento dovrebbe conoscere molte delle cose qui contenute. Non è con leggerezza e superficialità che si affrontano certe tematiche.
Partiamo subito dal fatto che io sono favorevole, se i coinvolti sono consapevoli e non costretti, alla Gestazione Per Altri. Sono favorevolissima anche se una donna decide di accettare una GPA solo per denaro, se lo fa consapevolmente. Io di mio non ho istinto materno, credo che il corpo sia un mezzo come un altro, per me ha ben poca sacralità. La maternità, poi, ne ha per me pure meno. Gli animali (di cui siamo parte) partoriscono di continuo e non ne fanno sta gran cagnara, noi impiantiamo nei giardini cicogne altre sei metri, per annunciare a tutti, pure agli ufo, che siamo diventati genitori. E una donna senza figli è ancora adesso guardata con riprovazione e, addirittura, pietà. Tornando al libro: mi aspettavo qualcosa di diverso? Non proprio, ma mi aspettavo qualcosa di più approfondito di sicuro. Le interviste sono tutte molto simili, tutte di donne che riescono a non affezionarsi al bambino, che compiono serene e soddisfatte il loro ruolo di incubatrici, che mantengono rapporti sereni e soddisfacenti con le coppie o i singoli che accolgono i neonati. Non nego affatto questa realtà, ma averi voluto anche le storie più controverse (appena accennate nel testo), i racconti di quelle che lo hanno fatto per denaro e necessità, di quelle che volevano tenersi i bimbi, di quelle la cui storia non è, clinicamente e razionalmente, perfetta, di quelle in cui la gestazione è stata solo ed esclusivamente una transazione d'affari. Qui la cosa viene appena sfiorata, a leggere queste interviste sembra che partorire per altri sia una passeggiata. Nonostante tutto non credo sia proprio così. Quindi il libro lo trovo interessante, ma incompleto. Sempre meglio delle ignobili sceneggiate che facciamo in Italia su questo argomento come peraltro su altre cose che sono, alla fin fine, prettamente di ambito privato come le coppie di fatto, l'adozione da parte delle coppie monosesso, il fine vita, e via discorrendo. Tutti argomenti che, se fossimo un paese civile, genererebbero discussioni ma non risse. Invece purtroppo siamo in Italia.
Dal titolo ci si aspetta (o almeno io mi aspettavo) un discorso molto più completo e imparziale almeno un po'. Avrei voluto una visione ampia di questo argomento così dibattuto. Mi è piaciuta la parte in cui spiega la legislazione del Paese e l'intervista alla madre surrogata di quel luogo, MA tratta solo l'occidente e Stati in cui la povertà non obbliga una donna a usare il proprio corpo. Giusto o sbagliato che sia, io credo che si chiami sfruttamento quando una persona lo fa contro la sua volontà e l'obbligo da parte della povertà rientra in questo. Non si fa cenno di luoghi in cui si hanno tratte di donne per la GPA o storie di donne povere obbligate a farlo oppure anche storie di donne che contro la loro volontà hanno dovuto cedere il bambino (nella maggior parte dei Paesi il contratto può essere impugnato davanti ad un giudice). La parte finale poi... Il discorso sulla famiglia omosessuale l'ho trovato fuori luogo, l'80% di chi fa ricorso alla GPA sono eterosessuali e buttare lì a caso un discorso sulle coppie dello stesso sesso non mi è piaciuto (nonostante io sia a favore dell'adozione da coppie omosessuali, sia chiaro). Inoltre la cosa raccapricciante di quest'ultima parte è, testuali parole: [unica riga donata allo sfruttamento delle donne nei paesi più poveri] "la possibilità dello sfruttamento è un argomento debole per la proibizione, poiché le alternative di occupazione per le potenziali surrogate possono essere quelle di uno sfruttamento ancora più grave e dannoso della surrogacy". AH. Quindi siccome già sono sfruttate in ogni caso, almeno la GPA le paga una manciata di riso in più? Inoltre, sempre in quest'ultima parte, si scaglia addosso a tutti quelli contrari ma non dà la possibilità di un dibattito ponendo ad esempio una persona contraria a controbattere e ho trovato anche molte lacune riguardanti le obiezioni. Semplice convincere la gente se sei solo tu a porre una visione delle cose, tralasci ciò che chi non la pensa come te sostiene e che potrebbe esserti scomodo. Complimenti.
Do due stelle solo perché il lavoro iniziale della giornalista l'ho apprezzato, ma non doveva aggiungere (a parer mio) l'articolo finale non suo.
Un libro utile che mi sento di consigliare a chi vuole farsi liberamente un'idea. Ho apprezzato molto l'inquadramento giuridico dei paesi in cui vivevano le surrogate, ma non di rado questo è stato descritto in termini un pò troppo da addetti al lavoro. Per questo motivo la mia valutazione è "solo" da 4 stelle.