Il’ya è un giovane fotografo sportivo freelance con un amore spiccatissimo per l’hockey e il balletto e un’antipatia viscerale per il pattinaggio artistico sul ghiaccio. In apparenza cinico, sarcastico e con una propensione per gli uomini dal fisico massiccio e molto mascolino, durante una serata in discoteca Il’ya si ritrova suo malgrado stregato da un misterioso ragazzo androgino che sembra un folletto. Puck, come Il’ya finirà per ribattezzarlo, lo trascinerà dritto dentro un “sogno” da cui alla fine della notte Il’ya avrà ben poca voglia di svegliarsi. Ma sarà vero che gli incantesimi delle fate svaniscono sempre all’alba?
Nykyo, che ovviamente non si chiama davvero così, è nata nel 1975, nell’assolata Sardegna, ma si sente sempre un po’ bambina. Ha la passione della scrittura fin da quando frequentava le elementari, ama il Giappone (ecco spiegato lo pseudonimo) e prova un amore incondizionato per il pattinaggio artistico sul ghiaccio che è sbocciato quando aveva appena quattro anni e non avrà mai fine. Felicemente sposata a un marito che la appoggia qualunque cosa scriva, ha una bimba che adora farsi raccontare le favole della buona notte inventate da mamma. Ha esordito con "Sogno di una notte" pubblicato da Triskell edzioni e da allora non ha mai smesso di pubblicare e sperimentare.
Se potessi, le stelle sarebbero anche ben più di cinque. E va bene, qui si gioca sporco, mia cara autrice. Già nel precedente libro che avevo letto, di cui attendo con ansia il sequel/spin-off, mi hai rapita trascinandomi in un mondo piratesco facendo leva sul fascino dei pirati, che mi porto dietro dall’adolescenza. Con questo hai fatto proprio tombola: Shakespeare, un folletto glitterato, il pattinaggio, la danza e cos’altro serve per conquistarmi?
Sono rimasta incantata dalla scrittura coinvolgente, dalla sensualità e passionalità di alcuni capitoli (e se lo dico io che in genere non mi soffermo mai su questi aspetti, vuol dire che hai fatto proprio centro), dalla schiettezza a tratti rozza di Il’ya al fascino indiscutibile di Puck, che sembra davvero uscito da un qualche bosco fantastico e che ti prende per mano per portarti nel suo magico mondo.
Divertente, ironico, romantico senza mai essere stucchevole e nemmeno irreale, questo libro mi ha deliziata dalla prima all’ultima riga e conferma quanto quest’autrice sia di fatto entrata nella mia personale lista di scrittori da comprare e leggere a scatola chiusa, perché non si corre mai il rischio di rimanerne delusi.
3.5 stelline. (Tra l'altro, rinnovo la richiesta di fare una petizione per spingere goodreads a inserire mezze stelle!)
Il libro di quest'autrice mi incuriosiva da tempo e così, grazie ai saldi natalizi, sono finalmente riuscita a metterci le mani. Le premesse erano chiare: come da titolo, si parla di un M/M ambientato in una sola notte. In realtà si parla anche del giorno successivo, però in pochissimi capitoli. Dico questo perché sì, il ritmo -che mi pare sia stato criticato da qualcuno- mi pare così per necessità fisiologica: scrivere un romanzo su una notte, un romanzo di una certa lunghezza, implica il dover far accadere una quantità ristretta di cose in quel numero di pagine. Capisco quindi la scelta stilistica di inserire numerosissime descrizioni, lasciando dialoghi e azioni in minoranza. Di per sé io sono una lettrice che preferisce opere più dinamiche, ma non trovo giusto indicare il ritmo come una pecca, proprio a causa delle cose che ho appena detto. Il punto di forza dell'opera sono i personaggi, resi tridimensionali e credibili. Puck, uno dei due principali, pur rimanendo misterioso per quasi tutto il libro, ha comunque una certa presenza e aura. Anche quelli secondari sono ben delineati, tant'è che ho provato nei loro confronti veri e propri moti di curiosità. L'aggiunta di un epilogo con un cambio di pov mi ha fatto molto piacere e ha decisamente influito in positivo sul rating che ho dato a questo libro. Un'altra nota di merito devo darla senza dubbio per la scena a rating r tra i due protagonisti: ben scritta, ben resa, scorrevolissima, anche se devo dire che una delle mie scene preferite è stata quella post-sesso, dove Puck pareva più vulnerabile che seduttore incallito. Detto questo, non è un'opera senza pecche: il tutto si svolge seguendo il pov di Il’ya, attraverso una narrazione in prima persona, quindi il lettore si trova a seguire i pensieri del protagonista. Questi pensieri, a volte, sono...ripetitivi. In più di un'occasione ho notato un ribadirsi di informazioni, anche nello stesso capitolo. Quando capitava, arrivava una sensazione di deja-vù che mi faceva interrompere la lettura, per chiedermi "aspetta un attimo. Questa cosa non l'ho già letta?" ed effettivamente, andando a cercare, era così. Nei casi peggiori (pochi, a dir la verità), veniva la tentazione di saltare qualche riga, cosa che non ho fatto. Per essere precisi, non si tratta di frasi che si ripetono, quanto concetti già espressi e descritti con altri giri di parole.
Questo è il motivo per cui il giudizio finale, pur positivo, non si avvicina alle cinque stelle. Ciò non toglie che per me rimane un'opera valida, che mi ha intrattenuto e che rimarrà nella mia libreria.
Dopo aver finito la lettura posso dire che mi ritrovo di fronte un libro che per forza di cose ti spinge a schierarti, non credo infatti una persona possa leggerlo e dire "Si, mi è abbastanza piaciuto" oppure "Non mi è piaciuto molto, è così così" sono convinta di trovarmi di fronte il classico libro che o si ama alla follia o si odia e nel mio caso.... è stato ODIO profondo. Ho deciso di iniziarlo con grandi speranze e aspettative, chi mi conosce ormai sa della mia passione malsana e a tratti perversa/inquietante per il pattinaggio artistico. Non sono una di quelle che conosce ogni singola regola o pattinatore esistente al mondo, non mi ritengo affatto esperta, anzi, l'esatto contrario, eppure il pattinaggio mi affascina, è come una magia, mi fermo a sbavare e guardare con gli occhi a cuoricino i pattinatori (uomini o donne, poco importa), a emozionarmi e immedesimarmi completamente nelle loro esibizioni mozzafiato, a fangirleggiare e fare il tifo neanche fosse una finale di Champions di conseguenza trovare romanzi che parlano del pattinaggio e sono anche degli M/M, il mio genere preferito, è sempre un colpo al cuore, sono pochissimi e ogni singolo titolo è prezioso tanto che ho sempre il timore di iniziarlo per paura di perdere la magia o di rimanere così stregata da mettermi a fare una maratona e leggere così tutti i libri sull'argomento della mia Tbr ritrovandomi in seguito a piangere come una fontana per aver finito la mia scorta personale. Per questo motivo iniziare questo libro così strano e curioso mi aveva caricato di aspettative e positività... che sono state entrambe azzerate a pagina due! "Sogno di una notte" riprende le atmosfere Shakespeariane dell'opera "Sogno di una notte di mezza estate" e già qui sento l'eco lontano "Ma Giada, a te piace? Non è che il libro non ti è piaciuto solo perché non ami l'opera originale a cui è ispirato?" Bene... devo fare la premessa, io di Shakespeare a parte Romeo e Giulietta non ricordo un tubo. Ho per forza di cose dovuto leggere praticamente ogni sua opera in lingua e questo perché la mia simpaticissima professoressa era una fangirl dell'autore e ha imposto alle sue vittime sacrifical... ehm... studenti le letture con tanto di interrogazioni e test... "Sogno di una notte di mezza estate" l'ho quindi letto secoli fa e posso dire di non ricordarmi un h, se non il nome Puck (che da bimba mi faceva venire in mente il codice Puk della sim del cellulare), non ho mai pensato di rileggere il tutto visto il trauma subito e l'interrogazione che avevo dovuto fare con tanto di febbre e visioni celestiali alla Fantozzi, di conseguenza non posso fare una recensione da bibliofila nerd ed elencare i mille motivi per cui Nykyo è stata bravissima, levissima e bellissima a ricreare le magiche atmosfere perché non le ricordo, sono in ogni caso convinta che un libro per essere apprezzato non debba richiedere una laurea e anche se non si ricorda l'opera a cui è ispirato si dovrebbe apprezzare ugualmente, cogliendo meno riferimenti ma almeno apprezzare ed è questo che a me è mancato completamente. Mi sono ritrovata annoiatissima e soprattutto irritata. Cosa mi ha irritato? Ma ovviamente il protagonista... il santo Il’ya, tralasciando lo scioglilingua perché chiamarlo Vladimir, Viktor, Yuri o usare nomi pronunciabili da esseri viventi era troppo mainstream, quest'uomo mi ha fatto venire un'ulcera da pagina due. Perché ha passato capitoli interi a LAMENTARSI! Avete mai avuto a che fare con il classico amico che esce con voi perché deve farlo e non ha le palle per dire no e per tutta risposta si vendica e si lamenta di qualsiasi cosa? La macchina è troppo calda, il locale è troppo pieno, la luce è troppo luminosa, la gente respira troppo, ai miei tempi non c'era Facebook e si usavano le carrozze?? Ecco... Il’ya è così, giusto un filino più irritante, nel giro di 2-3 capitoli si lamenta di qualsiasi cosa "Sono dovuto uscire per forza, Viktor mi vuole presentare per forza qualcuno, che brutto devo andare a fare le foto a un gala di pattinaggio e lo odio, l'hockey è meglio, che schifo il pattinaggio, che schifo la mia vita" e bla bla bla... era da... secoli che non mi capitava di desiderare la morte del protagonista o anche solo di spegnere l'ebook reader, era davvero da tanto tempo! E questa cosa non è bella!! Come se non bastassero i deliri da lamentosa tredicenne viziata ci si mettono i deliri da tredicenne in calore perché ovviamente il nostro tizio rimarrà subito affascinato da quello che sicuramente sarà il suo futuro marito (nonostante il finale aperto all'interpretazione), un ragazzino dai lineamenti delicati e femminili, molto fatati, simili a quelli di un dolce elfo che verrà per questo motivo soprannominato Puck in onore dell'opera di Shakespeare. Come se non bastassero, al povero lettore ormai martire, i piagnistei da "Odio la mia vita" ci si mettono quelli da "Quanto è bello, dovrei andare a parlargli, quanto è sexy, me lo farei" che fanno sembrare Il’ya una santa vergine e mi hanno dolorosamente ricordato la me stessa quattordicenne che al mare insieme alla migliore amica sbavava sui tizi fighi al bar elencando i mille modi in cui io e il sexy biondino palestrato alla mia destra ci saremmo sposati, comprato una casa, avuto pargoli ecc... perché ai tempi ero troppo verginella per immaginare di bombarlo su ogni superficie disponibile o anche solo succhiarglielo nel bagno. Il protagonista irritante ci delizia con pipponi degni della Santa vergine. Abbastanza imbarazzante e irritante? Ma ovviamente no, perché noi lettori masochisti non abbiamo ancora letto niente e in poche pagine si tocca il fondo, in quanto i due tizi FINALMENTE si avvicinano, dopo che Il’ya è praticamente venuto mille volte al solo guardare e descrivere a noi santi ogni dettaglio della vena del collo e dei muscoli del folletto, e... vanno in hotel per scopare, una notte e via... che sarà mai no? Sicuramente ci sarà una descrizione di loro due che ci danno dentro come conigli... eh.... VOLEVATE! La vergine ci deve deliziare ogni secondo della copula descrivendoci ogni SINGOLA EMOZIONE... OGNI SINGOLO DETTAGLIO.... una domanda.... WHY??? Perché??? Dopo aver sopportato i deliri da acido di uno che si vanta di aver avuto numerosi amanti eppure non riesce a tenerlo nei pantaloni per il primo che passa dobbiamo anche sopportare i suoi pensieri ossessivi durante il sesso "Ma quanto è bello, me lo scoperei, lo marcherei a sangue, quanto me lo farei" e a me veniva solo da urlare "FALLOOOO, lo stai facendo, lo state facendo, non sei più al bar, siete in camera da letto" e io mi sono immaginata sto tizio in preda alle visioni, lì fermo a guardare il partner come uno che vede la madonna e quest'ultimo poverello lì, sul letto, paralizzato a chiedersi "Ma sta bene? Gli sta venendo un infarto? Quando mi mette le mani addosso?" Seriamente ero fuori di me dal nervoso e il fatto che non mi ricordi un h di "Sogno di una notte di mezza estate" mi fa sentire in colpa perché forse è un richiamo a Shakespeare e io da italiana media non sono riuscita a coglierlo ma credo ci sia un limite di sopportazione e sopratutto credo che certi voli pindarici abbiano senso quando si parla della prima volta di una coppia che si conosce, la prima volta delle favole Disney ma di certo non sono l'ideale per la descrizione di una scopata occasionale con uno di cui neanche conosci il nome! Non ho avuto parole e qualsiasi emozione positiva è stata sostituita da frustrazione e noia. Ovviamente, cliché cliché, il bel tizio è un pattinatore e... olé, W il pattinaggio! Mi faceva schifo ma ora stranamente lo trovo carino o apprezzabile tanto da volerci provare con il pattinatore folletto e tentare una relazione a distanza... e... si... che bello!!! Che dire di più se non che per me questo libro è un grande no? Ho apprezzato molto lo stile di scrittura di Nykyo è sicuramente una scrittrice in gamba tanto che sicuramente leggerò altri suoi libri se e quando usciranno, è una persona capace e il suo stile è stata l'unica cosa che non mi ha fatto abbandonare la lettura... quello e ovviamente il mio amore malato per il pattinaggio... è abilissima a descrivere scene magico/mistiche e ancora di più quelle erotiche, che avrei apprezzato se non fossero state interrotte ogni millesimo di secondo dalle visioni verginali del protagonista. Ho apprezzato il capitolo finale che è stata una boccata d'aria e mi ha fatto maledire il romanzo perché FINALMENTE c'è il punto di vista di Alexander/Puck che al contrario di Il’ya non è un essere irritante ma ha un cervello e avrei voluto che tutto il libro fosse stato scritto dal suo POV così da dare più spazio anche al pattinaggio visto che anche durante l'esibizione mistica del pattinatore nuovamente i deliri da acido erano presenti rovinando completamente l'atmosfera. Questo per me è stata una delusione totale, non credo lo rileggerò neanche dopo aver recuperato l'opera di Shakespeare, non mi ha lasciato nulla, mi è dispiaciuto vedere Il’ya così vuoto, la storia così striminzita e poco approfondita, il fatto che sia stata data così tanta importanza all'uomo più irritante del pianeta dovendo sopportare per 3/4 i suoi trip da LSD e non al pattinatore simpatico, mi è dispiaciuto il fatto che anche il pattinaggio sia messo come riempitivo, Puck/Alex poteva benissimo fare il camionista, la magia sarebbe stata la stessa, Il’ya lo avrebbe trovato sexy comunque, avrei voluto un po' più di spessore e riflessioni umane sul pattinaggio e l'omofobia che purtroppo è molto presente in certi ambienti e si riflette moltissimo anche nelle parole di Il’ya e nelle sue convinzioni. Così non è stato e non so cosa aggiungere, non posso sconsigliarlo completamente non avendo una visione totale dell'opera, mi rendo infatti conto che molti amanti di Shakespeare sicuramente potrebbero apprezzarla di più vedendola come un omaggio, io da non fan mi baso semplicemente su quello che ho letto e francamente mi sento di sconsigliarla a chi come me se ne intende poco e voleva semplicemente leggere un bel libro sul pattinaggio, in tal caso evitatelo perché la delusione è dietro l'angolo e in caso contrario, provate a vostro rischio e pericolo.
Oggi vi parlo dell'ultimo libro che ho letto, il primo come recensionista. Le mie letture sono orientate verso un genere di nicchia, purtroppo, non apprezzato da tutti. Vi starete chiedendo, immagino, di quale romanzo si tratti; semplice, il titolo è Sogno di una notte di Nykyo.
Con Sogno di una notte, entriamo in un mondo magico, dove la realtà e la fantasia si intrecciano, creando un mix unico di sensazioni e fotografie sapientemente amalgamate da Nykyo, un'autrice emergente ma, indubbiamente, di talento.
La storia è narrata interamente in prima persona da Il'ya, fotografo freelance, che per guadagnare qualche soldo in più e far carriera, si ritrova suo malgrado a fare il paparazzo e rivendere le fotografie a giornali scandalistici. Durante una serata in discoteca, rimane abbagliato da un ragazzo un po' sopra le righe, quasi un folletto nella sua figura snella e androgina. Si ritrova ammaliato dalle sue curve armoniose ma, contemporaneamente, così virili da restarne turbato, rivedendo in lui la sua adolescenza, tra ballerini impomatati e trucchi di scena.
«La parola “androgino”, che nel mio vocabolario ha sempre contato molto poco, ora inizia ad avere un significato parecchio interessante. Forse inizia ad avere un senso concreto perfino il concetto di folletto. O dovrei dire di ninfa? Con quegli occhi allungati e quei capelli nerissimi arricciati dietro le orecchie in una maniera in apparenza ribelle e un filo selvaggia sembra davvero il Puck di “Sogno di una notte di mezza estate”, solo più lascivo di quello di Shakespeare. Un Puck sbucato da un cespuglio di felci soltanto per danzare nudo sotto la luna piena.»
Sogno di una notte, è la storia di un colpo di fulmine, di una passione così travolgente da annebbiare tutto il resto. Un gioco di sguardi che si trasforma durante la notte in un incontro rovente, che lascia il segno sulla carne e nel cuore dei due ragazzi. L'autrice è stata brava a creare dei personaggi così “vivi”da volerli prendere per mano e accompagnare attraverso le loro paure e i loro sogni. Entriamo in pieno nel carattere e nei pensieri di Il'ya, che con i suoi voli pindarici vi farà scoprire le sue ambizioni, paure, passioni e stralci del suo passato. Vi porterà all'interno di un mondo colorato e sfarzoso come quello teatrale e del balletto, nell'adrenalina di una partita di hockey o durante un galà sul ghiaccio. Il'ya ha una personalità controversa e l'autrice è stata molto accurata nel descrivere ogni sua minima sfaccettatura, forse a tratti anche troppo prolissa nelle descrizioni minuziose che, alla lunga, risultano un po' pesanti. Ho apprezzato molto la dolcezza erotica, mai volgare, e il soffermarsi sulle sensazioni e le emozioni dell'amplesso più che sui risvolti fisici, trovandomi molte volte a sospirare durante la loro “lunga notte di amore.”
«Mi piacerebbe morderlo. Sì, cazzo, lo ammetto, mi piacerebbe morderlo praticamente ovunque. All'altezza dello stomaco, tanto per cominciare. È così piatto e teso che dovrei impegnarmi parecchio per stringere la carne tra i denti fino a lasciare un segno. Non perché si contorca dal dolore, me ne fotto del dominio, della sofferenza che sublima il piacere. Sarà eccitante, ma non è roba per me. No, mi piacerebbe morderlo piano, e leccare, e poi ricominciare da capo, solo per il gusto di vedere quanto forte è capace di ansimare.»
I riferimenti a Shakespeare aggiungono al romanzo una nota virtuosa che il lettore non può non apprezzare e inserendo nel testo citazioni sapientemente scelte per incrementare spessore alla lettura, Nykyo ha sicuramente fatto centro. Consiglio indubbiamente questo romanzo a chi ha voglia di emozionarsi, stupirsi e di vivere una magia d'amore a prescindere dal sesso dei protagonisti. Irene
"La prima cosa che mi ha colpito di “Sogno di una notte” è l’abilità stilistica di quest’autrice esordiente: fluidità, tecnica e vocabolario di ampio respiro e di tutto rispetto. Un mix davvero micidiale, un talento innegabile che fa mostra delle sue peculiarità anche attraverso la scelta di alcuni dettagli: un’ambientazione insolita come lo è Mosca, la scelta di inserire il protagonista in un mondo particolare come quello dei paparazzi, o quella di gestire tutta la narrazione come una sorta di “flusso di coscienza”. Fatte queste premesse, un romanzo così sembrava destinato a fare fuoco e fiamme nel mio cuore… Eppure, alla fine, così non è stato."
La prima cosa che mi viene da dire su questo libro è che ha un’impostazione così particolare che si finisce necessariamente per adorarla, oppure per odiarla. Personalmente, mi è piaciuta da matti. In tutta la storia, i dialoghi sono davvero una manciata, perché l’intera narrazione è affidata al protagonista, il giovane Il’ya, che con la sua introspezione crea una specie di lungo monologo dove, attraverso i propri pensieri, i ragionamenti, le emozioni, è come se dialogasse con i suoi interlocutori. A mio parere, l’autrice è stata bravissima a farlo. Non ho affatto sentito la mancanza ‘verbale’ delle risposte che comunque si intuivano, man mano, nelle diverse scene della trama. Il’ya è un personaggio complesso, uno di quelli che è facile etichettare come ‘bello e dannato’, è un adorabile scapestrato, determinato e sicuro di sé, allergico ai legami sentimentali e parecchio disincantato sia su come va il mondo che sull’amore. Ha una morale tutta sua e la sua caratterizzazione – così come la sua logorrea mentale – o ti conquista o ti urta i nervi. La trama di questo libro copre circa ventiquattr’ore e, come dice il titolo, è come un sogno, un incantesimo di cui il protagonista è vittima. Possiamo dividere il libro in due parti: il sogno di notte e il sogno di giorno. Il sogno di notte inizia con una serata in discoteca, dove Il’ya rimane folgorato da un tizio che balla in modo sensuale e provocatorio, attirando l’attenzione di tutti. La prima considerazione che egli fa è proprio che questo sconosciuto non rientra per niente fra le sue solite preferenze, perché è basso, esile, androgino nei tratti e parecchio vistoso nei modi e nel vestire; sembra quasi che sia un piccolo folletto, per il trucco appariscente che indossa e per le movenze ipnotiche. Tutta la situazione pare quasi surreale. Eppure, man mano che il tempo passa e anche l’altro uomo sembra interessarsi a lui, l’attrazione sale e Il’ya si ritrova invischiato suo malgrado, da scaltro seduttore diventa un sedotto che soccombe volentieri, perché è certo che sia come un incantesimo che si romperà all’alba e tutto tornerà alla consueta normalità. Per tutta la notte c’è un crescendo di sensualità ed erotismo, mentre i due uomini si stuzzicano, lottano passionalmente per prevalere, per trarre il massimo del piacere e offrirlo al partner, in un climax lento e costante, che pare quasi uno stillicidio, raccontato sempre coi pensieri di Il’ya, che cerca invano di farsi dire il nome di quel folletto quando, dopo l’appagamento, i due si scambiano alcune confidenze personali. Il giovane fotografo non ottiene nulla, pur promettendo di non vendere informazioni sul suo ospite misterioso che, sicuramente, ha qualcosa da nascondere. Così lo ribattezza “Puck”, come lo spirito magico nella celebre opera di Shakesperare. La seconda parte della storia è il sogno di giorno, dove Il’ya deve fare i conti con quello che ha vissuto e provato la notte appena trascorsa e dove, contrariamente a quanto crede, l’incantesimo potrebbe non essersi ancora rotto.
Devo dire che questo libro mi è piaciuto molto. Ho adorato come la razionalità di Il’ya si scontrasse con le emozioni nuove, coi dubbi che gli nascono dentro suo malgrado. Benché si rimanga nel mondo reale come quello di una discoteca o di una camera da letto, mi piace la sensazione onirica che si è creata, le divagazioni che sembrano visionarie, come se davvero si fosse finiti, col protagonista, ammaliati da un essere sovrannaturale che ci trascina in un mondo magico. Si potrebbe obiettare che alcune informazioni potevano essere gestite diversamente, mantenendo un maggior alone di mistero, oppure che le riflessioni di Il’ya siano parecchio lunghe e complesse, talvolta troppo ricche di riferimenti letterali, poetici e artistici, ma io le ho amate proprio per questo. Per me, non erano né pesanti né noiose, anzi, ho goduto tutto il climax fino alla fine, soprattutto perché – come lettrice – sapevo cose che il mio protagonista ignorava e ho pregustato ogni attimo il momento del confronto finale. Ma mi rendo conto che questo è proprio uno dei casi in cui il gusto personale è fondamentale. Ho già ampiamente dissertato su quanto abbia amato questo stile e, a parte un paio di refusi sfuggiti all’editing, il libro è perfetto così com’è, con due bellissimi protagonisti e un paio di personaggi secondari – Daniil, in particolare, mi ha conquistato – davvero niente male. Il mio consiglio? Lasciatevi incantare da questa storia.
Ho letto questo romanzo tra il vociare dei pendolari ma ben presto mi sono ritrovata a sentire solo i pensieri di Il'ya. Ho amato molto questi due personaggi così semplici e reali, ho sorriso teneramente del loro approcciarsi impacciato e ho ammirato la capacità dell'autrice di rendere tridimensionali le situazioni che man mano descriveva nonché la sua scelta di racchiudere tutto nell'arco di 24 ore. Ho tracannato questa breve storia come si fa con una bibita fresca in pieno luglio, sono arrivata alla fine senza nemmeno rendermene conto, ritrovandomi inaspettatamente a sussurrare le parole di Alex e poi a desiderare di leggerne ancora.
nn è il libro "per me", la quasi totale mancanza di dialoghi - che amo a dismisura - non me l'ha fatto apprezzare come forse avrebbe dovuto, ma la sufficienza va assolutamente data.
Dopo aver finito la lettura posso dire che mi ritrovo di fronte un libro che per forza di cose ti spinge a schierarti, non credo infatti una persona possa leggerlo e dire "Si, mi è abbastanza piaciuto" oppure "Non mi è piaciuto molto, è così così" sono convinta di trovarmi di fronte il classico libro che o si ama alla follia o si odia e nel mio caso.... è stato ODIO profondo. Ho deciso di iniziarlo con grandi speranze e aspettative, chi mi conosce ormai sa della mia passione malsana e a tratti perversa/inquietante per il pattinaggio artistico. Non sono una di quelle che conosce ogni singola regola o pattinatore esistente al mondo, non mi ritengo affatto esperta, anzi, l'esatto contrario, eppure il pattinaggio mi affascina, è come una magia, mi fermo a sbavare e guardare con gli occhi a cuoricino i pattinatori (uomini o donne, poco importa), a emozionarmi e immedesimarmi completamente nelle loro esibizioni mozzafiato, a fangirleggiare e fare il tifo neanche fosse una finale di Champions di conseguenza trovare romanzi che parlano del pattinaggio e sono anche degli M/M, il mio genere preferito, è sempre un colpo al cuore, sono pochissimi e ogni singolo titolo è prezioso tanto che ho sempre il timore di iniziarlo per paura di perdere la magia o di rimanere così stregata da mettermi a fare una maratona e leggere così tutti i libri sull'argomento della mia TBR ritrovandomi in seguito a piangere come una fontana per aver finito la mia scorta personale. Per questo motivo iniziare questo libro così strano e curioso mi aveva caricato di aspettative e positività... che sono state entrambe azzerate a pagina due! "Sogno di una notte" riprende le atmosfere Shakespeariane dell'opera "Sogno di una notte di mezza estate" e già qui sento l'eco lontano "Ma... a te piace? Non è che il libro non ti è piaciuto solo perché non ami l'opera originale a cui è ispirato?" Bene... devo fare la premessa, io di Shakespeare a parte Romeo e Giulietta non ricordo un tubo. Ho per forza di cose dovuto leggere praticamente ogni sua opera in lingua e questo perché la mia simpaticissima professoressa era una fangirl dell'autore e ha imposto alle sue vittime sacrifical... ehm... studenti le letture con tanto di interrogazioni e test... "Sogno di una notte di mezza estate" l'ho quindi letto secoli fa e posso dire di non ricordarmi un h, se non il nome Puck (che da bimba mi faceva venire in mente il codice Puk della sim del cellulare), non ho mai pensato di rileggere il tutto visto il trauma subito e l'interrogazione che avevo dovuto fare con tanto di febbre e visioni celestiali alla Fantozzi, di conseguenza non posso fare una recensione da bibliofila nerd ed elencare i mille motivi per cui Nykyo è stata bravissima, levissima e bellissima a ricreare le magiche atmosfere perché non le ricordo, sono in ogni caso convinta che un libro per essere apprezzato non debba richiedere una laurea e anche se non si ricorda l'opera a cui è ispirato si dovrebbe apprezzare ugualmente, cogliendo meno riferimenti ma almeno apprezzare ed è questo che a me è mancato completamente. Mi sono ritrovata annoiatissima e soprattutto irritata. Cosa mi ha irritato? Ma ovviamente il protagonista... il santo Il’ya, tralasciando lo scioglilingua perché chiamarlo Vladimir, Viktor, Yuri o usare nomi pronunciabili da esseri viventi era troppo mainstream, quest'uomo mi ha fatto venire un'ulcera da pagina due. Perché ha passato capitoli interi a LAMENTARSI! Avete mai avuto a che fare con il classico amico che esce con voi perché deve farlo e non ha le palle per dire no e per tutta risposta si vendica e si lamenta di qualsiasi cosa? La macchina è troppo calda, il locale è troppo pieno, la luce è troppo luminosa, la gente respira troppo, ai miei tempi non c'era Facebook e si usavano le carrozze?? Ecco... Il’ya è così, giusto un filino più irritante, nel giro di 2-3 capitoli si lamenta di qualsiasi cosa "Sono dovuto uscire per forza, Viktor mi vuole presentare per forza qualcuno, che brutto devo andare a fare le foto a un gala di pattinaggio e lo odio, l'hockey è meglio, che schifo il pattinaggio, che schifo la mia vita" e bla bla bla... era da... secoli che non mi capitava di desiderare la morte del protagonista o anche solo di spegnere l'ebook reader, era davvero da tanto tempo! E questa cosa non è bella!! Come se non bastassero i deliri da lamentosa tredicenne viziata ci si mettono i deliri da tredicenne in calore perché ovviamente il nostro tizio rimarrà subito affascinato da quello che sicuramente sarà il suo futuro marito (nonostante il finale aperto all'interpretazione), un ragazzino dai lineamenti delicati e femminili, molto fatati, simili a quelli di un dolce elfo che verrà per questo motivo soprannominato Puck in onore dell'opera di Shakespeare. Come se non bastassero, al povero lettore ormai martire, i piagnistei da "Odio la mia vita" ci si mettono quelli da "Quanto è bello, dovrei andare a parlargli, quanto è sexy, me lo farei" che fanno sembrare Il’ya una santa vergine e mi hanno dolorosamente ricordato la me stessa quattordicenne che al mare insieme alla migliore amica sbavava sui tizi fighi al bar elencando i mille modi in cui io e il sexy biondino palestrato alla mia destra ci saremmo sposati, comprato una casa, avuto pargoli ecc... perché ai tempi ero troppo verginella per immaginare di bombarlo su ogni superficie disponibile o anche solo succhiarglielo nel bagno. Il protagonista irritante ci delizia con pipponi degni della Santa vergine. Abbastanza imbarazzante e irritante? Ma ovviamente no, perché noi lettori masochisti non abbiamo ancora letto niente e in poche pagine si tocca il fondo, in quanto i due tizi FINALMENTE si avvicinano, dopo che Il’ya è praticamente venuto mille volte al solo guardare e descrivere a noi santi ogni dettaglio della vena del collo e dei muscoli del folletto, e... vanno in hotel per scopare, una notte e via... che sarà mai no? Sicuramente ci sarà una descrizione di loro due che ci danno dentro come conigli... eh.... MAGARI! La vergine ci deve deliziare ogni secondo della copula descrivendoci ogni SINGOLA EMOZIONE... OGNI SINGOLO DETTAGLIO.... una domanda.... WHY??? Perché??? Dopo aver sopportato i deliri da acido di uno che si vanta di aver avuto numerosi amanti eppure non riesce a tenerlo nei pantaloni per il primo che passa dobbiamo anche sopportare i suoi pensieri ossessivi durante il sesso "Ma quanto è bello, me lo scoperei, lo marcherei a sangue, quanto me lo farei" e a me veniva solo da urlare "FALLO, lo stai facendo, lo state facendo, non sei più al bar, siete in camera da letto" e io mi sono immaginata sto tizio in preda alle visioni, lì fermo a guardare il partner come uno che vede la madonna e quest'ultimo poverello lì, sul letto, paralizzato a chiedersi "Ma sta bene? Gli sta venendo un infarto? Quando mi mette le mani addosso?" Seriamente ero fuori di me dal nervoso e il fatto che non mi ricordi un h di "Sogno di una notte di mezza estate" mi fa sentire in colpa perché forse è un richiamo a Shakespeare e io da italiana media non sono riuscita a coglierlo ma credo ci sia un limite di sopportazione e sopratutto credo che certi voli pindarici abbiano senso quando si parla della prima volta di una coppia che si conosce, la prima volta delle favole Disney ma di certo non sono l'ideale per la descrizione di una scopata occasionale con uno di cui neanche conosci il nome! Non ho avuto parole e qualsiasi emozione positiva è stata sostituita da frustrazione e noia. Ovviamente, cliché cliché, il bel tizio è un pattinatore e... olé, W il pattinaggio! Mi faceva schifo ma ora stranamente lo trovo carino o apprezzabile tanto da volerci provare con il pattinatore folletto e tentare una relazione a distanza... e... si... che bello!!! Che dire di più se non che per me questo libro è un grande no? Ho apprezzato molto lo stile di scrittura di Nykyo è sicuramente una scrittrice in gamba tanto che sicuramente leggerò altri suoi libri se e quando usciranno, è una persona capace e il suo stile è stata l'unica cosa che non mi ha fatto abbandonare la lettura... quello e ovviamente il mio amore malato per il pattinaggio... è abilissima a descrivere scene magico/mistiche e ancora di più quelle erotiche, che avrei apprezzato se non fossero state interrotte ogni millesimo di secondo dalle visioni verginali del protagonista. Ho apprezzato il capitolo finale che è stata una boccata d'aria e mi ha fatto maledire il romanzo perché FINALMENTE c'è il punto di vista di Alexander/Puck che al contrario di Il’ya non è un essere irritante ma ha un cervello e avrei voluto che tutto il libro fosse stato scritto dal suo POV così da dare più spazio anche al pattinaggio visto che anche durante l'esibizione mistica del pattinatore nuovamente i deliri da acido erano presenti rovinando completamente l'atmosfera. Questo per me è stata una delusione totale, non credo lo rileggerò neanche dopo aver recuperato l'opera di Shakespeare, non mi ha lasciato nulla, mi è dispiaciuto vedere Il’ya così vuoto, la storia così striminzita e poco approfondita, il fatto che sia stata data così tanta importanza all'uomo più irritante del pianeta dovendo sopportare per 3/4 i suoi trip da LSD e non al pattinatore simpatico, mi è dispiaciuto il fatto che anche il pattinaggio sia messo come riempitivo, Puck/Alex poteva benissimo fare il camionista, la magia sarebbe stata la stessa, Il’ya lo avrebbe trovato sexy comunque, avrei voluto un po' più di spessore e riflessioni umane sul pattinaggio e l'omofobia che purtroppo è molto presente in certi ambienti e si riflette moltissimo anche nelle parole di Il’ya e nelle sue convinzioni. Così non è stato e non so cosa aggiungere, non posso sconsigliarlo completamente non avendo una visione totale dell'opera, mi rendo infatti conto che molti amanti di Shakespeare sicuramente potrebbero apprezzarla di più vedendola come un omaggio, io da non fan mi baso semplicemente su quello che ho letto e francamente mi sento di sconsigliarla a chi come me se ne intende poco e voleva semplicemente leggere un bel libro sul pattinaggio, in tal caso evitatelo perché la delusione è dietro l'angolo e in caso contrario, provate a vostro rischio e pericolo.
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Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di essere i protagonisti di un colpo di fulmine. Un incontro così intenso ed emozionante da sconvolgere tutti e cinque i sensi e, perché no, anche il sesto. Pensate che io stia parlando di una favola? Beh, quasi. In realtà, sto parlando di “Sogno di una notte”, edito da Triskell Edizioni è scritto da una giovane autrice emergente: Nykyo. Il’ya è un bel ragazzone russo, di quelli che, quando entrano in una stanza, non puoi fare a meno di notare: capelli rossi, occhi blu e una presenza fisica notevole. È un atleta , starete pensando voi. E invece no. Il’ya fa il fotografo… Paparazzo, per essere precisi. Non che gli piaccia poi molto il suo lavoro, ma sì insomma qualcosa si deve pur fare per guadagnare uno stipendio. E Il’ya ama la fotografia. Lo fa per vivere, ma sotto sotto gli piace anche, soprattutto quando il suo giornale lo manda a fotografare i giocatori di Hockey che, si da il caso, è anche il suo sport preferito (da buon russo qual è). Una sera, trascinato in discoteca controvoglia dal suo migliore amico Viktor, si ritrova con gli occhi puntati su un ragazzo… O un folletto, dovrei dire. Sì perché lo sconosciuto che ancheggia sulla pista in modo aggraziato ed elegante, ha catturato la sua attenzione e sembra non volerla mollare mai. È assurdo, per uno come Il’ya, sentirsi attratto in quel modo da un tipo così particolare, ma è più forte di lui, non riesce a togliergli gli occhi di dosso. E così, tra uno sguardo e l’altro, i due si incontrano, parlano, poi si guardano ancora, poi parlano di nuovo. E, dopo un’attesa che ti fa rosicchiare le unghie fino all’osso, decidono di andare via dalla discoteca insieme. Inizierà così una notte di passione che travolgerà Il’ya ma anche il suo misterioso folletto, soprannominato Puck, che è si delicato ed elegante, ma è anche passionale, impetuoso e straordinariamente sexy! Questa, a grandi linee, la trama di “Sogno di una notte”. Ammetto che avevo sentito pareri discordanti su questo primo lavoro di Nykyo, ma io non sono una che si fa condizionare quindi ho letto il libro senza pregiudizi di sorta. E l’ho trovato a dir poco interessante. E’ la prima volta che mi trovo di fronte ad uno ritmo narrativo di questo tipo e sono sincera, inizialmente ne sono rimasta un po’ stupita. Le scene si sviluppano a rallentatore ma, proprio per questo motivo, tutta la narrazione è straordinariamente realistica. Perché in un certo senso, è come entrare nella testa del protagonista ed assistere a tutti i suoi pensieri. A maggior ragione, credo che l’autrice sia stata davvero brava perché è riuscita a descrivere in modo perfetto i ragionamenti di Il’ya, rendendoli veri, autentici. Perché è così che funziona il cervello umano: è un insieme di rotelline che girano contemporaneamente creando continui pensieri, illuminazioni , considerazioni, previsioni, valutazioni. È un po’ come la palla impazzita in un flipper: prima di vederla andare in buca devi seguire affascinato i suoi spostamenti, senza mai sapere dove andrà a sbattere prima di arrivare a destinazione. Ecco, “Sogno di una notte” è così :ti risucchia nella mente del protagonista, coinvolgendoti nei suoi pensieri, sballottolandoti di qua e di la fino a farti sentire sulla tua pelle le sue emozioni e le sue sensazioni. I dialoghi sono pochi, è vero, ma sono di un’intensità emotiva unica. Tutta la storia si svolge nell’arco di una notte e di un giorno, e la fine… Beh, Nykyo ci regala proprio una bella sorpresa! Brava Nykyo, soprattutto per essere stata coraggiosa nelle tue scelte e aver puntato sull’originalità, creando un testo perfetto al livello stilistico ma anche ricco di contenuto senza mai cadere nella superficialità. A chi lo consiglio? Alle persone amanti della poesia, dell’arte e… Del pattinaggio sul ghiaccio!
Edizione impeccabile e ben curata. Ho trovato delizioso lo stile dell'autrice, il romanzo è scritto tanto, ma davvero tanto bene. Si tratta di un libro quasi totalmente introspettivo, i personaggi sono ben caratterizzati proprio perché si sente costantemente la loro voce: Il'ya è un bravo osservatore e fa capire bene come sia anche Puck, che ho trovato adorabile e dolcissimo nell'epilogo (si è guadagnato la mia preferenza con poco!). Sono coerenti con loro stessi, non cambiano atteggiamento o modo di fare nemmeno dopo la svolta della trama, quando Il'ya arriva alla verità. Mi è piaciuta davvero molto la struttura della vicenda e ho apprezzato anche che si svolgesse nell'arco di 48 ore, il finale [spoiler: sull'inizio della relazione] non mi sembra un'occasione mancata anche perché penso fosse quello il senso, riesce bene così, il racconto del sogno di una notte. Credo che avrei storto il naso se fosse successo il contrario. Ho apprezzato tanto anche i vari riferimenti culturali, il rimando a Shakespeare, mi piace il lavoro che c'è dietro e mi piace l'atmosfera da "sogno di una notte", che è resa benissimo. Ci ho messo un po' perché, per mio gusto personale, l'ho trovato lento: a volte Il'ya si perde un po' troppo nei pensieri e spesso è ridondante, e io che tendo a prediligere azione e dialoghi non ci sono abituata; ma anche questa è una sua caratteristica, aiuta a definirne il carattere (ogni tanto mi ricorda me, che parto per la tangente e chi mi ferma più!) e non è assolutamente una nota negativa, ma solo di preferenza personale. È di certo un libro diverso dagli altri, molto introspettivo e con pochissimi scambi di parole, ha bisogno del suo tempo per essere assimilato, ma di certo un piccolo gioiello che vale la pena di essere scoperto e, per questo, consigliatissimo!
Bellissimo. A parte dettagli come la copertina, che è eccezionale e si merita una serie di stelline tutte per sé, il libro è proprio una gioia per gli occhi. Non un refuso, non un errore, ho addirittura imparato dei modi di dire che non conoscevo. Nykyo non scrive bene, di più, e per essere un libro d'esordio è un GRAN libro d'esordio. Conosce alla perfezione tutto ciò di cui scrive, si vede che c'è molto di più alla base che non un paio di ricerche su google. La trama è semplice ma non banale. Il titolo rimanda sia a Shakespeare, citato più volte (anche solo considerando che uno dei protagonisti "si chiama" Puck), che al fatto che l'azione si svolge nell'arco di pochissimo tempo, da sera a sera. Questa sospensione temporale ci permette di conoscere in modo molto approfondito le emozioni e la storia dei personaggi: Il'ya in prima persona, Puck di riflesso. Arrivati all'ultima pagina ti sembra di conoscerli da sempre. Ed è bello avere la consapevolezza che ti sia rimasto qualcosa di loro anche dopo aver spento il Kindle. Li rende reali.
Questo libro è rimasto mesi sul mio kindle prima che mi decidessi a leggerlo, perché aveva l'aria di essere troppo intimistico per me che amo i fantasy e le avventure, i ritmi frenetici e le scene d'amore ridotte all'essenziale. Eppure fin dalle prime pagine ho capito che questo libro era speciale. Non è un libro semplice, proprio perché il suo ritmo rispecchia il tormento e le montagne russe di un incontro inaspettato, non voluto ma travolgente e totalizzante. Non è un libro facile, per la prosa ricercata e mai banale e la ricchezza di riferimenti letterari che contiene. Eppure è un romanzo perfetto, che va molto oltre il livello di un buon romance, sia per il livello della scrittura, che non sembra per nulla quello di un'esordiente, sia per la profondità delle emozioni descritte. Pur essendo ambientato nel mondo patinato dei paparazzi e di uno sport elitario, i personaggi appaiono reali fino in fondo, e più di quanto il titolo non lasci presumere. Consigliatisslmo.
Un M/M insolito e interessante. Il libro si divide idealmente in due parti: la prima, in cui si descrive l'incontro fra i due protagonisti, Il'ya e Puck, e la seconda, in cui la coppia si ritrova più o meno per caso. Direi che Nykyo, l'autrice del romanzo, è in primo luogo una costruttrice di personaggi. Ne analizza a fondo le passioni, gli stati d'animo e il percorso emotivo (a questo proposito ho pensato che sarebbe interessante vederla alle prese con un thriller psicologico, ma è solo un'idea). Traspare un sincero amore per la danza e il pattinaggio, che fa da filo conduttore a tutto il testo. Per chi ama i romanzi con due protagonisti maschili potrebbe essere una proposta da prendere in considerazione.
A chi non è mai capitato di incontrare un fauno, nelle luci stroboscopiche della discoteca, e restare impigliato fra le maglie del suo incantesimo? Sogno di una notte è ciò che il titolo promette. Due uomini che non potrebbero essere più diversi tra loro spartiscono una notte che profuma di sogno. Colto ed elegante, lo stile di Nykyo ci trasporta nella mente di I'lya, un paparazzo russo cinico e determinato che non immagina quanto una notte sola, con la persona giusta, possa scuotere il suo mondo e si ritrova a fare i conti con l'attrazione pericolosa e irresistibile che lo spinge verso una creatura affascinante, che sembra uscita da una favola ma in realtà è avvolta nel mistero. Una piccola perla, molto consigliato. Spero di leggere presto altri romanzi di questa autrice!
Romance and Fantasy for Cosmopolitan Girls L’autrice, con questo suo debutto, ha fatto sicuramente centro. In primis ho apprezzato particolarmente la scelta di ambientare la storia a Mosca, finalmente un cambio di scenario e ovviamente anche di background per quanto riguarda almeno il personaggio di Il’ya. Le vicende sono stanziate temporalmente nel 2010 e avvengono nell’arco di circa ventiquattro ore, un tempo relativamente breve, ma che nonostante ciò permette un’assoluta conoscenza del protagonista, Il’ya, in quanto il tutto è filtrato dal suo pov (solamente l’epilogo cambia prospettiva, spostandosi sul suo Puck). Non ho mai amato particolarmente le storie troppo introspettive dove si perde il filo della narrazione per stare dietro alle mille divagazioni fornite dalla mente dei personaggi, ma in questo caso devo davvero ricredermi. La personalità sopra le righe di Il’ya con il suo cinismo, il sarcasmo e il suo modo diretto ed eccentrico con cui rapportarsi con il prossimo rendono spassosi ed interessanti i mille voli pindarici che si fa da quando incontra il suo folletto durante una noiosa serata in discoteca. Il misterioso ragazzo che attira la sua attenzione è assolutamente l’opposto del tipo da cui si sente solitamente attratto, ma la sua bellezza androgina, esaltata dal trucco vistoso, è talmente armoniosa ed aggraziata e piena di personalità che lo strega e lo tramuta in un ragazzino impacciato. La descrizione di quello che viene ribattezzato Puck, ci viene fornita attraverso gli occhi di Il’ya che lo vede come piccola diva piena di lustrini, una ninfa bellissima e piena di grazia, qualcosa che i comuni mortali non potrebbero aspirare a toccare. In un primo momento infatti sembra che il giovane sia lì solo per ballare gettando un amo tra la folla, ma senza l’intenzione di concludere la serata nel letto di qualcuno. Invece sarà poi lo stesso Puck ad abbordare Il’ya, a prendere in mano la situazione, a scendere dal suo piedistallo e finire così tra le bramose braccia del fotografo. Nonostante accada tutto nella manciata di poche ore, l’alchimia che si crea tra Il’ya e Puck (che non vuole rivelare il suo vero nome a nessun costo) è innegabile. L’alba sembra portar via le tracce del loro sogno insieme, ma il destino spesso è imprevedibile e là dove si scontrano passioni ed idiosincrasie farà sì che tutto possa non essere perduto e dare una chance ad un’improbabile coppia. Insomma, un libro caldamente raccomandato per una storia passionale, ma dolce dove i sognatori possono ancora sperare nel lieto fine anche se potenzialmente difficile da realizzare.