Una telefonata ha distrutto il matrimonio perfetto di Elena. Una sola frase è bastata perché l’amore per il marito si trasformasse in una ferita infetta, un peso insostenibile che la trascina a fondo. L’unica soluzione sembra prendere un aereo e partire, mettere centinaia di chilometri tra se stessa e una realtà che non è in grado di sopportare, alla ricerca di una pace che sembra inesorabilmente perduta. Il destino, però, ha in serbo qualcosa di diverso. Elena approda in una terra ricoperta di ghiaccio e incontra un uomo che in quel gelo ha nascosto la propria anima, per non dimenticare, per espiare… Gli occhi di ghiaccio di Mikhail la scrutano, la inchiodano, la spogliano di ogni maschera. Tuttavia, quel ghiaccio brucia più del fuoco e, quando la neve si scioglie, la vita è pronta a germogliare.
Scrive dal 2015 per il blog New Romance Italia, di cui è anche admin. Nel 2017 pubblica il suo primo romanzo "A Second Life", genere contemporary romance.
La vita può rinascere ovunque, anche in terre fredde e martoriate. È questo che ci racconta Alice Elle nel suo breve, ma significativo romanzo. Nelle note finali l'autrice spiega di come fosse titubante nel pubblicare la sua storia perché, scrivere un romance che non sia banale, non è semplice e ha ragione da vendere. C'è un però che l'autrice deve considerare: non servono effetti speciali, colpi di scena o scene da nove settimane e mezzo, la lettrice media ricerca emozioni e, se si sanno mettere su carta, anche una storia semplice può fare breccia. In questa storia, ambientata in Bielorussia diversi anni dopo il disastro nucleare, non ci sono appunto effetti speciali, ma ci sono tante emozioni che non riguardano solo i due protagonisti tanto diversi quanto complementari, ma quelle suscitate da un avvenimento caduto nel dimenticatoio troppo presto, una tragedia quella di Chernobyl, che ha fatto vivere ai suoi abitanti un inverno senza fine, anche per tanti anni dopo l'esplosione.
«Quando sono partita dall'Italia, credevo che Chernobyl fosse storia passata. È stato terribile rendermi conto che non è per niente così»
Qualche leggerezza e qualche piccolo difetto ci sono, ma essendo il primo lavoro dell'autrice ed essendo soprattutto self, mi sento di osare e dare 4 stelline.
Finalmente ce l’ho fatta a trovare, in queste giornate incasinatissime, qualche minuto per lasciare due righe di commento…
Ho avuto l’opportunità di leggere questo romanzo in anteprima, visto che l’autrice, spinta da un irragionevole impulso masochista, conoscendomi per la carogna che sono, ha voluto sottopormelo, non so ancora bene se per avere un giudizio potenzialmente duro ma sincero o semplicemente per “farsi le ossa” nei confronti delle possibili recensioni negative… So solo che, quando Alice mi ha inviato il file, deve averlo fatto con la stessa serenità con cui un guardiano dello zoo entra nella gabbia di un leone affamato e particolarmente incazzoso, per lanciargli qualche pezzo di carne, sempre dalla massima distanza possibile. Riuscivo ad immaginarla nell’atto di premere con uno scatto furtivo il tasto di invio, chiudendo gli occhi, pentita, subito dopo. Dunque, il mio ruolo specifico doveva essere quello della prof bastarda che ti sega metaforicamente le gambe e tira lo sciacquone del cesso in cui ha prima buttato con sdegno le tue illusioni di promozione. Beh, non sono riuscita a rispettare quel ruolo. Confesso che la storia mi ha intrigata sin dai primi capitoli. Sia perché l’ambientazione mi è sembrata molto originale (almeno io personalmente non avevo mai letto romanzi che richiamassero, sia pure solo sullo sfondo come in questo caso, la tragedia di Chernobyl che tanto ha colpito la mia generazione), sia perché il protagonista bielorusso mi ha richiamato antiche personali memorie… :-D Alice mi aveva avvertita: si tratta di una storia semplice, scritta in modo semplice. Confermo, è così. Però, per come la vedo io, le storie semplici bisogna anche saperle raccontare per non renderle noiose e banali per il lettore e, secondo me, Alice in questo è riuscita molto bene. Ambienti, personaggi e situazioni mi sono sembrati da subito tratteggiati in modo molto nitido, le vicende abbastanza verosimili (per quanto può essere verosimile un romance!) e la narrazione ha tenuto sempre vivo il mio interesse (e io mi annoio facilmente…). E’ vero che lo stile è semplice, ma forse proprio per questo l’ho gradito. Personalmente, pur apprezzando gli stili eleganti e curati, detesto in modo viscerale quelli eccessivamente affettati, dove la ricerca della parola “più forbita” risulta chiaramente una forzatura, a volte anche inappropriata al contesto, che rende il tutto fastidiosamente pomposo (non sempre è opportuno chiamare “felino” un gatto o “membra” delle braccia… almeno io la vedo così). Dunque, per quanto mi riguarda, se sai di non essere Sherry Thomas (per citare una delle tante autrici che apprezzo per lo stile incisivo, arguto ed elegante), è molto meglio non avventurarsi in territori paludosi. E lo stile del romanzo in questione mi è sembrato sì semplice, ma anche pulito, curato e gradevole. Va chiarito che ci muoviamo nel solco del classico romance contemporaneo, che qualcuno potrebbe definire “harmony”. Ne ha tutti gli ingredienti: i due protagonisti con una sad story alle spalle, incomprensioni e battibecchi, vari ostacoli da superare, il cattivo della situazione che da un lato rischia di impedire il lieto fine ma dall’altro lo favorisce, l’Ammoreh e un pizzico di sesso (quel tanto che basta e al momento giusto, allelujah!). Va dato merito all’autrice di essere riuscita nell’impresa impossibile di far apprezzare A ME una storia ambientata in un orfanatrofio abitato da bestiolette appiccicose (e non solo in senso metaforico!). In più punti sono stata colta da qualcosa di simile ad una reazione allergica, ma sono comunque riuscita ad andare avanti. Se, invece, i bambini a voi piacciono più che a me (perché se vi piacciono meno che a me siete semplicemente il Re Erode), sono certa che riuscirete ad apprezzare la dolcezza e il calore (blah…) di certe situazioni… Per il resto, è ovvio, la perfida Ermione ha fatto anche un po’ la sua parte di carogna, fiutando i refusi come un segugio e lasciandosi andare ad estemporanei commenti beceri e dissacranti, perché a quelli non può proprio rinunciare… ma almeno Alice mi ha assicurato di aver riso e di non averla presa a male… e, comunque, il tutto era a fin di bene! E sono certa che, se potessero, anche Misha ed Elena mi ringrazierebbero per aver salvaguardato il loro alito… ;-) Consiglio sicuramente il romanzo a chi ha voglia di rilassarsi leggendo una storia d’amore delicata e senza troppi turbamenti, ma scritta bene e tutt’altro che noiosa. Se dovessi valutare sinceramente “A second life”, gli assegnerei 4 stelline, perché, normalmente, le 5 le riservo solo ai romanzi “indimenticabili” o che per me rasentano la pura perfezione. Ma, dal momento che so che si tratta di un romanzo di esordio, e in quanto tale l’ho apprezzato moltissimo (e, sono sincera, non me lo aspettavo!), voglio premiare il lavoro di Alice con un’ulteriore stellina di incoraggiamento. Brava! Davvero! ;-*
Una perla di libro che ho scoperto per caso grazie ad una recensione bellissima. Elena, italiana, fa una accurata ricerca per poter scegliere l' associazione a cui donare una cospicua somma di danaro. Il suo scopo è stabilire se la catastrofe della centrale nucleare Ucraina, mieta ancora delle vittime. Scopre che esistono diverse associazioni, sul campo, a sostegno delle popolazioni più vicine alla zona rossa. Desidera scegliere il meglio, per poter fare la differenza. Va in Bielorussia, in una struttura in cui personale specializzato e amorevole, si prende cura di diversi bambini, vittime delle radiazioni. Qui conosce l'affascinante dottor Mikhail, dagli occhi di ghiaccio e dalla forte volontà. Non è un libro lacrimevole, né si cade nel pietismo. Nikolaj mi ha fatto tanta tenerezza, un ragazzo adolescente che non ha speranza nel futuro a causa di deturpazioni fisiche irreparabili, ma che si sente fratello maggiore di tutti i piccoli ospiti. Leonid l'ho amato molto, da genitore ho sofferto per lui e per il bisogno anche esasperato, di volere una famiglia, delle coccole, di essere rassicurato. Il disastro di Černobyl, la località, gli effetti catastrofici delle radiazioni, sono tutti elementi che l'autrice si è studiata bene, li ha trattati con garbo e rispetto.
"Due metri di bellezza virile le si adagiarono addosso" Bellezza virile bionda e russa aggiungerei. E fu così che mi innamorai perdutamente di Misha! Il bel dottore bielorusso dagli occhi di ghiaccio e la volontà di ferro, tutto sciolto da un calore a cui non era abituato: Elena e il suo tepore tutto italiano. Un ottimo lavoro questo di Alice Elle, dato da una storia ben scritta unita ad un'intensa preparazione sugli argomenti di cui tratta, Chernobyl e il suo presente dimenticato, con in più tanta attenzione e dolcezza verso gli sfortunati bimbi dell'associazione che è quasi un orfanotrofio, senza tuttavia scivolare mai nel patetico. Bravissima davvero!!
Avevo deciso di rimandare la lettura di questo libro, perché sapevo che mi avrebbe portato via ore dalla vita quotidiana, infatti il mio momento dedicato al Kindle, prima di addormentarmi, non è bastato.. ma per nulla. Ho stabilito di prendermi un intera mattinata per divorare il romanzo di Alice Elle e non porre nessuna interruzione tra me e questa splendida storia, fino a quando i miei occhi non avrebbero catturato la parola "fine". Una volta ultimato, la prima cosa che mi sono chiesta è stata: perché questa autrice non sforna libri come pizze il sabato sera? Perché???? Questa seconda vita di Elena mi ha travolto, il suo viaggio nel "ghiaccio del suo dolore" ha scongelato emozioni che non pensavo potessero esistere davvero. E poi quei dolcissimi bambini: i loro occhi, i loro abbracci, le loro piccole frasi, sembrava di toccarli, di guardarli e di poter vivere con loro grazie al sapiente uso delle parole della scrittrice. Il vero tormento, però, è stato lui: Misha, un dottore fatto di pietra e fuoco, un uomo che si sgretola davanti alla solarità di Elena e che una volta pervaso dal suo calore non riesce più farne a meno. Misha è protezione e passione per Elena, oltre ad essere un motivo di vita e rinascita per il suo cuore ammaccato. Ma Elena diventa per il gigante dottore, tutto il suo mondo, la sua priorità assoluta, il suo respiro in una vita vissuta sott'acqua. Ed è stata questa completa devozione accompagnata da un amore generoso ad essere uno dei motivi per cui ho deciso che questa lettura non poteva passare inosservata ❤️. Ora Alice torna a scrivere please!!!!
3.5 stelline Elena ha deciso di trovare una nuova ragione di vita: occuparsi delle persone più sfortunate di lei, in particolare i bambini che sono costretti a vivere nell'area di Chernobyl. Invece di trovare solo tragedia e freddo, In Bielorussia Elena trova il calore dell'affetto dei bambini, ma anche il fuoco nascosto nel cuore di un medico, anche lui segnato da un dolore immenso. Insieme scoglieranno la neve che gela i loro cuori e dovranno imparare a guardare avanti con occhi nuovi. Il romanzo non è solo una bella storia d'amore, ma soprattutto ci ricorda che la tragedia di ormai 30 anni fa sta ancora consumando le sue vittime nel silenzio dell'opinione pubblica. Il tutto con una leggerezza che non lo fa mai diventare pesante, ma anzi trascina, commuove, fa arrabbiare e sorridere. L'autrice scrive molto bene, rende l'emozioni con efficacia senza bisogno di banali trucchi. Solo, tende un pochino a ripetersi a sottilineare cose che sono già più che evidenti. Quello che passa e negli occhi e nel cuore dei protagonisti si capisce dai gesti e dalle poche parole, anche senza usare il secondo punto di vista. Questo rallenta un po' la narrazione. Rimane comunque un libro molto bello e toccante.
Ho scoperto questo libro tramite una recensione positiva e, spinta dalla trama insolita, mi sono subito decisa a leggero. Alice è riuscita a racchiudere e trattare in questo libro delle tematiche molto importanti: il disastro di Chernobyl, con cui si apre la lettura, il dolore per la perdita delle persone care, le seconde possibilità che la vita offre, il senso di responsabilità che hanno sentito, in situazioni diverse ma quasi in egual misura, Misha e Nikolaj e, ancora, le gravi ripercussioni che l’esplosione ha tuttora nei giorni nostri e su quei bambini spesso lasciati a loro stessi. Ho apprezzato tantissimo lo studio, da parte della scrittrice, dietro ad ogni particolare del luogo in cui si è svolto il racconto, così come la scena iniziale ed il particolare del biglietto. L’ho letto tutto d’un fiato. La narrazione è scorrevole e lo stile è semplice ma curato e pulito. Complimenti, Alice!
Una storia dolcissima, scritta in maniera egregia. La scelta dell'ambientazione è, oltre che originale, importante e meritevole perché ci fa (ri)aprire gli occhi su una pagina della storia recente che in questa parte di mondo tendiamo a dimenticare, a meno che non ce la ricordi il telegiornale. Il personaggio maschile è un uomo d'altri tempi, il suo atteggiamento e il suo modo di fare mi hanno ricordato tantissimo le figure dei romanzi classici, quegli uomini tutti di un pezzo che per la loro amata farebbero qualunque cosa, che sono capaci di parole tenere e piene nonostante il carattere chiuso. Incredibile pensare che è il romanzo d'esordio dell'autrice.
4,5 Davvero una bellissima storia di seconde possibilità con due personaggi strepitosi. Una donna forte ed un uomo del quale è impossibile non innamorarsi.
Romance and Fantasy for Cosmopolitan Girls Uomo gentile e caro, non cercare oggetti di valore, non ne abbiamo mai avuti. Utilizza tutto ciò che ti serve, ma non saccheggiarci la casa. RITORNEREMO.
Eccomi di nuovo a cimentarmi nella recensione di una autrice italiana, Self Publishing. Questa volta si tratta di Alice Elle, più conosciuta come Alice Land, che da amministratrice di un Blog di romance, si è trasformata in scrittrice.
Il romanzo è ambientato in una piccola cittadina nei dintorni di Minsk, in Bielorussia e, oltre a raccontare una bella storia d’amore, rievoca un fatto di cronaca che ha tenuto il mondo con il fiato sospeso per molti anni.
Eccolo! Un disegno giallo sulla vetrina del negozio di alimentari, quello all’angolo. Mentre allungava la mano per toccarlo e gridare: “Libera!”, grosse gocce presero a scendere dal cielo, che si era scurito all’improvviso. Nana alzò la testa e aprì la bocca, come faceva sempre. Le piaceva acchiappare la pioggia con la lingua. Quel giorno, però, aveva un sapore strano ed era calda. «Igoooooor! Senti! La pioggia è calda!» I due amichetti iniziarono a ridacchiare e presero a spogliarsi. Faceva caldo per essere alla fine di aprile e quelle enormi gocce tiepide erano troppo belle per lasciarsele scappare.
Il 26 aprile del 1986, nella centrale nucleare V.I. Lenin, in Bielorussia, a causa di una serie di errori tecnici nella progettazione del sito, errate valutazioni e disattenzione del personale addetto, il nocciolo del reattore si surriscaldò sino a provocare una disastrosa esplosione. La nuvola di materiale radioattivo che si liberò nell’aria contaminò pesantemente vaste zone intorno alla centrale. Centinaia di migliaia di persone furono evacuate mentre la nube continuava il suo cammino raggiungendo vaste zone dell’Europa orientale, compresa l’Italia, spingendosi sino a ricadere in maniera lieve persino su alcuni territori della costa atlantica del Nord America. Ricordo benissimo quei giorni, il terrore della contaminazione atomica è qualcosa che si insinua sotto pelle alimentato dall’impossibilità oggettiva di sapere se l’insalata che stai generosamente condendo per il pranzo sia un cibo davvero sano o un concentrato di particelle letali per l’organismo. Tuttavia da noi l’emergenza, così come l’interesse della gente e dei media, si esaurì in fretta. A Chernobyl e dintorni invece, il pericolo sussiste ancora oggi. Nonostante la centrale sia stata definitivamente chiusa nel 2000, il nocciolo continua a ribollire, seppur rinchiuso all’interno del suo sarcofago d’acciaio e, nonostante il conto delle vittime causate dalle conseguenze della contaminazione nucleare si aggiri intorno al milione di persone, in molti hanno ripopolato territori che dovrebbero rimanere inibiti all’uomo ed agli animali per centinaia di anni. Migliaia di uomini e donne continuano a morire di tumore e i bambini ancora nascono affetti da malformazioni congenite. Sono questi i presupposti che hanno dato vita al romanzo.
Dal 1986 ad oggi, sono molte le associazioni di volontariato e le fondazioni che, nonostante il silenzio delle istituzioni si sono impegnate per alleviare, per quanto possibile, specialmente le sofferenze dei più piccoli. Elena Grandi, ricorda con affetto i bambini che la sua famiglia soleva ospitare durante le vacanze estive e, in un momento difficile della vita, trovandosi a affrontare la fine del proprio matrimonio e potendo disporre di una discreta somma di denaro, decide di prendersi un periodo sabbatico da trascorrere proprio tra questi bimbi tanto bisognosi di cure e d’amore. E’ così che, messasi in aspettativa dal lavoro, si trova a bordo di un aereo che la porterà per sei mesi nella fredda Ucraina a lavorare come volontaria in una piccola struttura che ospita una quindicina di bambini. Una scelta di vita dettata dalla necessità di sfuggire al dolore e a una quotidianità ormai diventata insostenibile per lei, e finalizzata alla realizzazione di un ambizioso progetto di sostenibilità sociale i cui particolari, scopriremo solo verso la fine del libro.
L'impatto con la fredda Ucraina è parzialmente mitigato dalla calorosa accoglienza che Elena riceve dalle operatrici che lavorano presso la comunità, che pur essendo piccola, offre ai 15 bimbi che ospita, la sicurezza di essere curati, sfamati e istruiti, lontano dalle terre maledette da cui provengono. L'ambiente è pulito e decoroso, i pasti nutrienti e, nonostante la completa mancanza di esperienza, Elena si sente subito in sintonia con i piccoli ospiti di cui si dovrà prendere cura. Tuttavia, è proprio a causa della sua totale mancanza di esperienza che si scontra con il Dott. Mikhail Savitskij, l'uomo dagli occhi di ghiaccio.
«Non dovrebbe, sa?» sbottò all'improvviso, poi fece una breve pausa, quasi indeciso su cosa dire. «Non dovrebbe legarsi ai bambini. Sono certo che Zara l'abbia messa in guardia. Sarebbe un male per lei, ma soprattutto per loro. Quando se ne andrà sarà già abbastanza doloroso, perché perderanno un punto di riferimento.» Lanciò uno sguardo significativo al corpo addormentato di Leonid. «Faccia in modo che non perdano anche una persona a cui vogliono bene. Se non può farlo per se stessa, lo faccia per loro.»
Mikhail, riempie le sue giornate svolgendo la professione di medico condotto ed è il dottore ufficiale, nonché unico, della comunità. Originario di Pryp'jat', un piccolo borgo nelle vicinanze di Chernobyl, è un uomo molto avvenente e atletico; non disdegna le avventure con le donne, ma il suo cuore è freddo, blindato. Nessuna donna è riuscita a insinuarsi nella vita di Mikhail così tanto da distoglierlo dall'unico vero scopo della sua esistenza. Prendersi cura degli scampati all'esplosione di Chernobyl e dei loro discendenti è il suo mantra, la sua unica ragione di vita; un modo per esorcizzare i sensi di colpa che lo schiacciano perché, quando la sua famiglia aveva bisogno di lui, lui era lontano.
Mikhail sentì la rabbia ruggirgli dentro, proprio come ventiquattro anni prima. Il disgusto, la costernazione, l'incredulità. «Nana è stata la prima ad andarsene. Aveva una costituzione delicata e quella pioggia radioattiva per lei fu fatale. Pochi mesi dopo l'incidente era morta e io avevo cambiato indirizzo di studi, da ingegneria a medicina. I miei genitori morirono a distanza di qualche anno, entrambi di tumore.» Il dolore sempre vivo dentro di lui si riacutizzò, come una bestia che si sveglia e sfodera gli artigli, per farlo a brandelli. Nonostante Mikhail faccia di tutto per mantenere le distanze da Elena, facendola sentire spesso insignificante, quasi invisibile, con la complicità di una passeggiata tra i boschi, e l'occulta sponsorizzazione della sagace Lydia, tra i due nasce un sentimento spontaneo e bellissimo che, pur tra perplessità e dubbi, si radica dentro ai loro cuori. Una sintonia che cresce lentamente, giorno dopo giorno, svelando le debolezze e i punti di forza più intimi di entrambi. Elena rispetta l'uomo tutto di un pezzo che nasconde nel profondo una grande sofferenza, ma nonostante questo vive la vita come una missione al servizio dei più deboli e sfortunati. Mikhail è affascinato dalla dolcezza di Elena, dalla sua naturale predisposizione verso i bambini della comunità, dal coraggio e dalla forza d'animo che ogni giorno mette in campo nello svolgere compiti che non sono quelli a cui era abituata nella sua vita in Italia. Elena è una persona empatica e positiva, nonostante il destino non sia stato particolarmente generoso neppure con lei.
Eppure Elena aveva una luce così triste nello sguardo, che aveva concluso che il suo non dovesse essere un matrimonio particolarmente riuscito. Tuttavia la sua affermazione successiva, che per lei era difficile stare lontana dal marito, aveva immediatamente smentito la sua ipotesi. La sincerità nella sua voce era palpabile: il marito le sarebbe mancato, e molto.
Poi era arrivato il piccolo Leonid e lei, improvvisamente, si era accesa di un calore accecante, trasformandosi sotto i suoi occhi. Aveva fatto delle facce buffe, aveva detto parole ridicole in italiano facendolo ridere e poi lo aveva coccolato come se lo avesse portato in grembo per nove mesi e lo avesse messo lei al mondo. Per lui era stata una scena sconvolgente. Il suo calore lo aveva bruciato fino alle ossa e aveva capito che era effettivamente pericolosa, anche se non nel modo in cui aveva supposto all'inizio. Non doveva temere che lei lo abbordasse, ma che lui desiderasse che lo facesse.
Così i destini di Elena e Mikhail s'intrecciano, l'amore cresce e si consolida nel tempo fino a quando la vita li metterà di fronte ad una nuova tragedia, frutto dell'odio e del degrado sociale.
Riusciranno Elena e Mikhail a sconfiggere il male e mantenere vivo il filo sottile che li unisce? Qual è il vero scopo del viaggio di Elena? Sono domande la cui risposta conoscerete soltanto se deciderete di intraprendere la lettura di questo bel romanzo, diverso dai soliti romance a cui siamo abituati, proprio perché oltre che una bella storia d'amore, racconta i risvolti nascosti dell'epopea di un popolo che ancora oggi non ha smesso di pagare per le scellerate scelte di una classe dirigente inadeguata.
Si aggrappò a lui con tutte le sue forze, un braccio stretto intorno al collo, l'altro avvolto alla sua testa, per non lasciarlo andare mai. Il suo corpo si inarcò d’istinto, come se volesse fondersi con quello dell'uomo che la stava distruggendo con un bacio.
Il carattere dei protagonisti è ben delineato e sempre coerente; i personaggi secondari, allo stesso modo, sono ottimamente caratterizzati e integrati nell'intero svolgersi del racconto. I bambini colpiscono dritti il cuore del lettore, soprattutto Leonid e Anna. Poi c'è Nikolaj, con il viso devastato dalle radiazioni e la timidezza di un adolescente timoroso di quello che gli riserverà il mondo esterno, spesso capace solo di guardare all'aspetto esteriore ignorando l'essenza e l'intelligenza delle persone.
Leonid corrugò la fronte. Era buffo da guardare, ma parlava in maniera fluente a dispetto della tenera età. Elena non credeva che un bambino di quattro anni potesse essere già così sveglio. Dopo averci pensato qualche secondo, il piccolo si diede per vinto. «Mi arrendo. Dimmelo tu.» «A casa mia si parla l'italiano. È una lingua moooolto diversa dalla tua. Vuoi sentire qualche parola?» gli chiese, facendo una faccia buffa, cercando di farlo ridere. Il bimbo si illuminò tutto in un gran sorriso, mostrando i piccoli denti da latte allineati come soldatini nella boccuccia rosea.
Tirando le somme, direi che si tratta di una storia credibile, scorrevole e ben scritta che vi regalerà alcune ore di piacevole lettura. Consigliato.
La realtà di Chernobyl è qualcosa che molti hanno dimenticato, ma che purtroppo tutt'oggi miete ancora molte vittime. Di generazione in generazione, l'aria che in quelle zone ancora si respira e la terra, portano ancora l'impronta di quella devastazione. Molte gente vive in quei luoghi subendo l'angoscia di una vita che purtroppo non si è scelta. La cosa che fa più male è che ci sono ancora oggi, bambini che nascono marchiati a vita nel sangue o sulla pelle, a causa di quel disastro, cosa che li rende delle persone fragili e a volte esteriormente diversi. L'autrice attraverso questa bellissima storia, riesce a trasmettere in egual misura, tristezza e gioia, perdita e rinascita, dolore e amore. Elena è una donna con il cuore spezzato e quel dolore le fa prendere una decisione drastica e impulsiva, ma che spera possa rimettere un po' di ordine nella sua esistenza. Partire per la Bielorussia non è di sicuro un gioco, ma quella scelta la fa sentire utile e con uno scopo. Sente che è la strada giusta, quella che la farà uscire dall'apatia che avvolge il suoi giorni bui, e che il suo aiuto può essere provvidenziale per le persone bisognose di quei luoghi dimenticati dal resto del mondo. La sua esigenza nasce come una folgorazione da un ricordo della sua infanzia: quando la sua famiglia, era solita ospitare per brevi periodi, bambini bisognosi di rifocillare il fisico, respirare aria pulita, e la Liguria per quei piccoli corpicini era sicuramente un toccasana e un' enorme gioia. Purtroppo la desolazione che ha lasciato quella terribile catastrofe ambientale è ancora un argomento attuale, anche se non fa più notizia. Elena parte consapevole del fatto che non sa esattamente ciò che la aspetta. Una cosa è leggere notizie sull'argomento tramite internet, una cosa è vivere la quotidianità di quella realtà. La sua meta è un piccolo istituto che accoglie bambini e adolescenti, gestito da volontari, che vive di sussidi statali, spesso troppo bassi. Al suo arrivo non è semplice ambientarsi. Anche se tutte le persone che la ospitano sono più che amorevoli nei suoi confronti, la vita che si svolge all'interno di quelle mura non è cosa facile. Le storie di quei bambini sono tutte differenti e toccanti. C'è chi costantemente deve seguire cure farmacologiche, chi fisioterapiche, e addirittura c'è chi è nato con lievi malformazioni genetiche. Nonostante le brutture che vivono, le vite dei bambini devono svolgersi nel modo più normale possibile, per non farli sentire troppo differenti dalla società che un giorno li accoglierà. Le loro giornate trascorrono quindi tra studio, giochi e svaghi di ogni tipo e altre mille faccende.
Venti piccole creature e solo poche persone ad occuparsi di tutto: una direttrice, un paio di infermiere, qualche assistente e un solo medico.
Tutti sono premurosi con Elena affinché lei impari e comprenda al meglio e le esigenze di quei bambini,tutti tranne Mikhail, il dottore del posto. Lui è l'unico che nel momento stesso in cui hanno fatto conoscenza sembra aver messo un grosso OUT-OUT tra di loro. Nonostante l'incomprensibile comportamento di quell'uomo, Elena sente di volere la sua approvazione e incredibilmente, contro ogni logica, la ferisce il fatto di essere quasi invisibile ai suoi occhi.
Mikhail ha poco più di quarant'anni, e nella sua vita ha affrontato tante cose brutte, forse troppe. Quella terra gli ha portato via tutto e si è portato via il suo cuore. Allora per proteggersi ha deciso di rinchiuderlo dentro una spessa e fredda corazza, pensando di riuscire a mantenerlo in quello stato per tutta la vita. Per ventiquattro anni non ha più provato amore o interesse per qualcosa che non fosse aiutare chi ne aveva bisogno, non lo voleva e non lo cercava. Ma con l'arrivo di Elena nell'istituto qualcosa nello spesso strato di ghiaccio che avvolge il suo cuore si è incrinato. E' sconvolto e sconcertato dagli avvenimenti. Non capisce perchè in quel momento e perchè lei? Proprio per questo motivo fin da subito alza un muro spesso tra loro e senza quasi accorgersene. Le sensazioni che le fa provare quella donna lo destabilizza, lo scuotono da quel torpore in cui vive da così tanto tempo, e quella consapevolezza si ripercuote bruscamente sul suo stile di vita vuoto e desolato, fatto di gesti meccanici, giorni tutti uguali e nessun divertimento. Esternamente si mostra come un uomo rigido e che non esterna molte emozioni, ma dentro di lui c'è una continua battaglia con se stesso per non affezionarsi troppo ai bambini o a chiunque altro.
L'esordio di Alice Elle mi ha piacevolmente sbalordita. Da una autrice alla sua prima esperienza mi aspettavo qualcosa di meno "importante", una storia semplice, una lettura meno accattivante, e invece mi sono dovuta ricredere e non poco. La storia è strutturata in maniera fluida, coinvolgente e Alice Elle ha saputo trovare un tema davvero molto singolare ed emozionante. Le vicende rimangono principalmente centrate sui due personaggi principali, ma troviamo un' ampia panoramica anche sui secondari. E' davvero molto toccante vivere i loro dolori, le loro insicurezze, e le loro scoperte. Capire insieme a Elena e Mikhail che tutti hanno il diritto di avere una seconda possibilità, che è possibile amare ancora, e che a volte allungare una mano verso qualcuno, non significa per forza rimanerne scottati. E' stato emozionante anche il modo di interagire dei personaggi verso quei bambini, che nonostante siano ogni giorno messi alla prova dalla vita stessa, sono capaci di donare coraggio a chi pensa di non averne più, sorridere nonostante il dolore e gioire nonostante la tristezza che li avvolge.
A volte si può imparare davvero tanto dai bambini, perchè spesso ti sanno donare istintivamente un gesto o una parola che un adulto non riuscirebbe a fare. In definitiva questo libro mi è piaciuto molto e sono sicura che lo apprezzerete molto anche voi.
Quando ho iniziato la lettura di questo libro non mi aspettavo i temi trattati. Il disastro di Chernobyl, in cui persero la vita centinaia di persone sembra ormai così lontano dalla nostra quotidianità. Sono passati ormai trentun'anni da quel nefasto giorno, ma quello che non sappiamo è che le persone del luogo ne risentono ancora gli strascichi. Le radiazioni hanno contaminato tutto nel raggio di chilometri dalla centrale nucleare e dato vita a malformazioni, distruggendo la vita di intere generazioni. In questo romanzo tutto questo viene portato alla luce. Quando la giovane Elena riceve la telefonata che le annuncia la morte del marito, sembra che ormai la sua vita sia finita. Per mesi ha vissuto senza farlo davvero, è stata l’ombra di sé stessa. Poi qualcosa si è mosso. Dopo tante ricerche decide di prendere un aereo per Minsk, in Bielorussia e, con la scusa di un periodo di sei mesi come volontaria in un centro che accoglie bambini con malformazioni causate dalle radiazioni, spera di rimettere insieme i pezzi della sua vita e tornare poi in Italia più forte. Sa bene che il dolore sarà sempre con lei, la morte del marito ha lasciato una cicatrice infetta, che sembra incurabile. Questo finché, arrivata all’associazione in cui sarà volontaria, incontra il bel medico dagli occhi di ghiaccio, Mikhail. Mikhail, ha perso tutto a causa del disastro nucleare di Chernobyl. Ha dovuto seppellire tutta la sua famiglia quando aveva appena diciotto anni e con loro è morta anche una parte di sé: la parte capace di amare. Si è buttato dunque a capofitto nel lavoro di medico, aiutando i bambini che a causa delle radiazioni hanno dovuto rinunciare a tutto. Ormai il suo lavoro è tutta la sua vita e non si rende conto di quanto sia incompleta, finché non incontra Elena. Sono due anime perse che hanno trovato nell’altro la medicina per sanare le loro ferite e raggiungere finalmente la felicità. Nonostante il contesto, niente affatto allegro, la loro storia riesce a trascinare il lettore in luoghi lontani, con usanze così diverse dalle nostre da essere davvero difficili da immaginare. Luoghi che hanno un passato doloroso alle spalle e con cui fanno i conti tutt’oggi, anche se i media la considerano ormai storia vecchia. Protagonisti di questa storia fantastica, oltre Elena e Mikhail, sono i bambini dell’associazione, soprattutto il dolcissimo Leonid e il taciturno Nickolaj, passando per la simpatica Lidja, capo del personale improvvisatasi nel ruolo di cupido (più di una volta mi sono trovata a fare il tifo per lei) e tutti gli altri del personale, che hanno avuto un ruolo più o meno importante nello svolgimento della storia. Continua su CrazyForRomance Per acquistare il libro clicca qui
Il romanzo e la sua autrice sono stati una piacevole sorpresa. A SECOND LIFE racconta una storia d’amore “vera”. Voglio dire, senza miliardari americani che girano con il loro aereo privato, fotomodelle inglesi e bagnini super sexy e palestrati. L’amore è un sentimento profondo e sofferto, che nasce dalla consapevolezza che la vita, per quanto dolorosa possa essere, regala a tutti una seconda possibilità e sarebbe folle non approfittarne.
In breve: Elena ha ventinove anni, è bella, ricca e, come si scoprirà verso la metà del libro, vedova di un marito con il quale ha condiviso tutto, fin dai tempi della scuola. Misha, invece, ha quarantadue anni, è un medico, affascinante, scontroso, ma generoso e altruista. Anche la sua vita è stata segnata da una terribile sofferenza: ha perso tutta la famiglia nella catastrofe di Chernobil.
Per una ragione che non vi dirò (altrimenti è spoiler), Elena decide di recarsi in Bielorussia per sei mesi di volontariato presso l’associazione Budusheye che ospita bambini segnati per sempre dal disastro del reattore nucleare: il ragazzo dal volto deturpato, la bambina dalle gambe fragili e il tenero Leonid, vittima di un padre alcolizzato e violento. A occuparsi di loro, insieme alla direttrice e a tre infermiere, c’è Misha, il medico volontario che nasconde sotto i modi burberi il proprio doloroso passato. L’attrazione tra Elena e il fascinoso dottore è immediata e reciproca ma, per quanto violenta, faticherà a uscire dalla corazza protettiva che entrambi si sono costruiti per evitare di soffrire ancora. Come sempre, però, il destino e le frecce di Cupido sono in agguato.
Un bel romanzo, intenso e commovente, piuttosto insolito nel panorama del rosa. Alice Elle è riuscita a dimostrare che scrivere un rosa diverso, che va dritto al cuore, è possibile. Basta prendersi il tempo dovuto e sfuggire i soliti modelli che, da “Cinquanta Sfunature” in poi, si sono impadroniti del genere. Non vi nascondo che, sul finale, non sono riuscita a trattenere una lacrima di commozione. E non mi capita spesso.
Quando ho iniziato la lettura non sapevo bene cosa aspettarmi. Avevo capito che l'ambientazione sarebbe stata nordica e inusuale, che parlava di seconde occasioni (ma va?), ma poco altro. Non avevo idea di cosa avrei trovato, né di quanto mi sarebbe piaciuto. Dopo mesi di apatia a seguito di una telefonata che le sconvolge la vita, Elena scappa da Genova e si rifugia a Minsk, in Bielorussia, come volontaria in una casa che ospita e aiuta bambini colpiti dalle radiazioni. Chernobyl è una realtà ormai lontana e quasi dimenticata, ma non lì, dove ancora se ne subiscono gli effetti. Una scelta coraggiosa, quella di Alice, che la premia, perché, ben lungi dal trattare le tragedie con frasi fatte e banalità, porta in scena tutto il dolore ma anche la voglia di ricominciare, di ricostruire, di avere un'altra occasione. Elena è un personaggio che si può solo amare e Mikhail non è da meno, perché quando la neve si sciogliere restano due cuori enormi e palpitanti. Un esordio degno di lode.
Mi sono imbattuta per caso in questo libro e devo dire che mi ha stupito. L'incipit della storia mi aveva preparata ad un romanzo sofferto, cosa invece che non è accaduta. Anzi tutto il libro è prevaso da una dolcezza che ti scalda il cuore. I due protagoniati Micha e Elena mi hanno completamente catturato. La loro è una bellissima storia d'amore. La trama è scorrevole e non ci sono momenti di stasi. Complimenti a questa lettrice, che nonostante abbia letto tante di quelle storie di altri colleghi, sia riuscita a creare una storia tutta sua che affascina e non annoia. Consiglio vivamente la lettura di questo libro.
Ero molto curiosa di leggere questo romanzo perchè seguo già da tempo l'autrice come blogger, quindi volevo sapere se la sua esperienza di lettrice l'avesse condizionata nel bene o nel male. Direi che è stata sicuramente condizionata nel bene, da tempo non divoravo un libro in pochi giorni, nessuno mi aveva più travolta come questo. Travolta con la sua delicatezza e la sua semplicità, ho amato molto la storia di fondo dei bambini Bielorussi e la sua ambientazione, sicuramente originale per un romance. Elena e Mikhail sono due bei personaggi, a mio parere molto reali e non artefatti ai fini della storia. Ripeto, un libro all'apparena semplice, nel senso che che non scatena tsunami di emozioni contrastanti ma che ti coccola, ti avvolge come una coperta senza permetterti di staccare fino al suo happy ending per nulla forzato o assurdo tipico delle favole. Tutta la storia si regge benissimo sugli avvenimenti, scorre nel modo giusto non tralasciando nulla e senza perdersi in zone morte. Che dire, complimenti Alice Elle, un ottimo lavoro e grazie per aver riportato ai nostri occhi la situazione di questi bambini dimenticati dai media.
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Sinceramente non mi aspettavo un libro così emozionante, bello delicato e passionale allo stesso momento. Seguo da un po' l'autrice come blogger e mi sono sempre piaciute le sue recensioni, quindi sapevo di potermi aspettare una prosa fluida lineare e assolutamente senza errori (siano ringraziati gli dei per questo!). la vera sorpresa è stata l'appassionarmi alla storia dei due protagonisti in un contesto completamente dimenticato. Alice Elle ci accompagna in punta di piedi in una storia di tragedie, tristezze, ma allo stesso tempo piena di speranza, amore, passione. Brava. Continua così. Voglio altri libri così.
Una piacevole sorpresa. Una storia molto dolce e vera che mi ha veramente colpita. Ottimo esordio. Recensione completa qui http://imieimagicimondi.blogspot.it/2...
Elena ha perso tutto, tutto quello che c’era di importante e si ritrova in un mondo che improvvisamente sembra incapace di vivere. Ha perso se stessa: il dolore l’ha trasformata in una creatura fragile, ogni cosa intorno le ricorda quello che non ha più. Quello che le manca terribilmente. L’unica cosa rimasta è il bisogno di trovare uno scopo, qualcosa che possa dare un senso al dolore, al vuoto che sente. Recensione a cura di Rosy Ross per Feel The Book
Partire per una remota località della Bielorussia, per fare la volontaria in un’associazione che assiste i bambini vittima delle radiazioni, sembra davvero “la cosa giusta da fare.”
Lì, Elena trova davvero uno scopo, una ragione. Trova l’adorabile Lidija, mamma chioccia e arguta come una volpe. Trova il “nanetto” Leonid, un angioletto biondo capace di entrarle (ed entrarmi) nel cuore al primo sguardo. Tra i bimbi dell’associazione c’è la piccola Anna, che fatica a camminare e Nicolaj con quattordici anni e talmente tante ferite dentro e fuori da stringere il cuore.
Poi c’è lui: Mikhail.
Mikhail è il medico volontario dell’associazione, la sua vita sembra correre su un binario morto fatto di rimpianti e sensi di colpa. Fare il medico e metterci tutto se stesso è l’unico modo per trovare espiazione, per riscattarsi. Il mostro di Chernobyl ha lacerato le vite di tante persone, alcune direttamente, altre le ha lasciate sole, circondate da macerie.
Provo sempre un certo timore ad approcciare libri che trattano temi tanto “delicati”, ma il romanzo di Alice Elle non deve spaventare. Fin dal primo capitolo quella che si respira è aria di rinascita. L’autrice ci prende per mano e ci accompagna in questo viaggio verso nuove possibilità: siamo con Elena e insieme a lei ci riscopriamo pronte a ricominciare.
Strato dopo strato, Elena si libera di quel dolore che la tiene in catene, pagina dopo pagina impariamo con lei il modo per tornare a vivere, a sognare.
Mikhail, anzi Misha, si è preso immediatamente il mio cuore. Sì, non ero a metà libro che già il mio amore era una promessa eterna. Un uomo severo che nasconde una dolcezza e una passione struggenti, un uomo ferito e terrorizzato all’idea di venire colpito ancora. Impossibile resistere.
Lo stile di Alice Elle è semplice e perfettamente evocativo. Una scrittura colloquiale e diretta che, con naturalezza e fluidità, caratterizza con precisione i vari personaggi. Capace, con poche stoccate, di fare arrivare anche quelli secondari. Elena e Mikhail si svelano pian piano, trasportandoci nelle loro vite, facendoci sognare con la loro storia.
La trama si srotola velocemente verso il finale che vorremmo, che l’autrice ci fa sospirare giusto un po’.
A “Second life” è una storia delicata, una storia sulle seconde possibilità.
Una storia bellissima tutta da leggere e custodire, da tirare fuori quando si comincia ad avere troppo freddo dentro.
Editing recensione a cura di Aletheia per Feel The Book
Il mio genere preferito non è il romance, lo devo ammettere, e nel panorama letterario sono poche le scrittrici che riescono a soddisfare i miei gusti molto difficili. Ci sono autrici di romance che mi piacciono e di cui amo i libri, ma si possono contare sulle dita di una mano.
Così, quando mi trovo davanti a un libro che incontra il mio gusto, questo deve avermi necessariamente colpito molto per superare la mia naturale diffidenza.
A Second Life è uno di questi libri. Si tratta di una storia molto semplice e, in definitiva, credo che proprio la semplicità di ciò che racconta e la delicatezza con cui affronta un argomento che poteva sembrarmi pesante a prima vista, me lo abbiano fatto apprezzare sotto diversi punti di vista.
La storia è ambientata in Bielorussia e trova il suo svolgimento in un istituto che raccoglie i bambini che risentono ancora degli effetti dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl. Qui si reca una giovane volontaria italiana, Elena, la quale sembra fuggire da un dolore che le ha distrutto la vita. La sua idea è quella di allontanarsi dal suo mondo, dagli amici, dai ricordi, da tutto ciò a cui era legata, per liberarsi dal peso della sofferenza, trovandosi uno spazio tra altri che questa sofferenza la sperimentano ogni giorno.
Nell’istituto Elena si lega ai bambini, al piccolo Leonid in particolare, un angelo biondo che la conquista con la sua dolcezza. Ma non è il solo a conquistarla: Misha, il medico dell’associazione, nei suoi confronti dapprima è il gelo fatta persona, poi comincia a sciogliersi, rivelando una personalità gentile ma provata dalla sofferenza.
Il gelo della Bielorussia che avvolgeva i cuori di Elena e Misha piano piano comincia a sciogliersi, portando alla luce ogni tormento, ogni dolore, ogni rimpianto, ogni granello di disperazione che li opprimeva, fino a trasformarli in gioia di vivere, nella speranza di una vita che vale ancora la pena di essere vissuta.
Accanto ai due protagonisti, magistralmente dipinti dall’autrice con le loro personalità controverse e i loro sentimenti tormentatati, fanno capolino altri personaggi, altrettanto interessanti, tra cui spiccano l’irrefrenabile Lidija, il tenebroso Nikolaj e il già citato dolcissimo Leonid, di cui è impossibile non innamorarsi.
Questo libro è un piccolo gioiellino per come è stato scritto e per come è stato pensato dall’autrice, delicato e gentile come Elena, forte e cocciuto come Misha. Sono stata onorata di averlo potuto leggere in anteprima e di averlo visto arrivare alla pubblicazione.
Alice Elle è stata in grado di proporre una storia romantica ma non banale e la sua scrittura flautata e sobria riesce a emozionare anche un lettore molto pretenzioso come me.
“A Second Life: Quando la neve si scioglie” è il romanzo d’esordio di Alice Elle, un romanzo romance che mi ha lasciata piacevolmente colpita. In un mare di storie più o meno sempre simili, quella di Elena è sicuramente inaspettata e differente come ambientazione!
Il filo conduttore è il grave disastro nucleare di Chernobyl (avvenuto nel 1986), che ha avuto un grande impatto geografico e storico: un esodo per migliaia di persone, molte le vite perdute, tante quelle segnate per sempre e per generazioni. Sono passati molti anni e ormai non se ne sente quasi più parlare, se non in concomitanza dell’anniversario dell’incidente, eppure molte sono le persone che risentono ancora delle radiazioni che hanno contaminato tutto nel raggio di chilometri (non solo in Ucraina, anzi la Bielorussia fu la più colpita in questo senso).
Elena è una giovane donna di 29 anni, ha una vita piena ed appagante quando una telefonata le annuncia la morte del marito. Il dolore la agguanta e per mesi diventa l’ombra di sé stessa, fino a quando decide di prendere un aereo e partire per la Bielorussia. Per ritrovarsi, per rinascere (nonostante il dolore sembri incurabile) o almeno per poter fare qualcosa per gli altri. Impiegare mente e corpo per non pensare quando la sofferenza la attanaglia. Decide così di fare la volontaria per 6 mesi in un centro che accoglie bambini affetti da malformazioni causate dalle radiazioni del disastro nucleare di Chernobyl. Bambini di cui tutto il mondo sembra non ricordarsi più dopo così tanti anni.
Elena conosce il russo, infatti quando era piccola la sua famiglia ospitava bambini che avevano bisogno di liberarsi dalle radiazioni, e questo le permette di integrarsi al meglio nel centro Budushcheye di Minsk. Qui conosce Lidija e Zara, passa le giornate occupandosi dei bambini legandosi a loro anche se non dovrebbe (chi non resisterebbe agli occhi dolci di Leonid o Anna?) e facendosi amare per la sua dolcezza ed il suo brio. Nonostante la fede al dito tutti si domandano perché i suoi occhi siano così tristi, persi nell’oblio, o si senta la dolce Elena piangere la notte. Un pianto disperato, di chi ha perso qualcosa di importante nella vita.
Saranno gli occhi di ghiaccio di Mikahil, che “sembrano scottarla fino alla carne viva” a dare una scossa alla sua vita. Il dottore è un uomo tutto d’un pezzo, impenetrabile, con lo sguardo distaccato, che non lascia trasparire i propri sentimenti. Un uomo che ha lottato e ha perso tutto nel disastro nucleare. Elena sarà il sole che scioglierà il ghiaccio di cui è fatto? Riuscirà a far scorrere nuova linfa nelle sue vene?
E lei sarà in grado di mettere da parte il senso di colpa, la morte, e ad aprire il proprio cuore all’amore del russo dagli occhi di ghiaccio?
“Ciò nonostante non era il suo aspetto a farla impazzire. Non sapeva come spiegarlo, ma era la sua essenza ad incantarla. Come se frammenti della sua anima fuoriuscissero da ogni poro e la attirassero a lui. Si era sempre considerata una persona razionale, romantica sì, ma ragionevole e con il raziocinio sempre all’erta. Ora cominciava a dubitarne.”
Una storia impregnata di dolore, di rinascita, di seconde opportunità.
Oggi vi parlo di A second life. Un romance sopra le righe, diverso dal solito, originale, sensibile e profondo.
Il tema affrontato è il disastro di Chernobyl. Argomento finito quasi nel dimenticatoio e di cui si parla sempre meno (io per prima non sapevo che in quelle zone c'è chi sta ancora pagando a caro prezzo le conseguenze di quella tragedia, per cui grazie Alice), ma è pur sempre un romance e il tutto viene addolcito dalla storia d'amore di Elena e Misha. E che storia!
Ho apprezzato moltissimo lo stile di scrittura, la caratterizzazione dei personaggi (anche quelli secondari sono ben definiti) e il background dei protagonisti principali. Per cui dal punto di vista stilistico e di struttura della trama non ho assolutamente nulla da dire se non... Wow!
L'unico piccolo diffettuccio riscontrato - nel caso uno volesse andare a trovare un po' il pelo nell'uovo - è quella sensazione di lentezza che ho percepito in alcuni brevi momenti della lettura. Come se di tanto in tanto l'autrice sia inciampata nelle frasi e si sia tirata su con un po' di fatica. Ma per il resto, è proprio un ottimo libro e sono contenta di aver letto un self dopo così tanto tempo 🤩
Ho atteso a fare questa recensione, per il semplice fatto che dovevo assimilare tutte le varie emozioni che ho provato. Elena, decide di partire per allontanarsi dal dolore, ma si trova in un posto non facile da gestire emotivamente, li fa del volontariato per dei bambini colpiti da una tragedia e fa conoscenza con il dottor Mikhail, un uomo freddo come i suoi occhi. Elena si troverà ad affrontare molti bivi, tornare a vivere o tornare al passato doloroso? Scoprirà che " il ghiaccio può bruciare quanto il fuoco " . I personaggi li ho amati molto, soprattutto Elena una donna "spezzata" ma secondo me molto forte, anche se non lo dà a vedere. Mikhail, un uomo freddo reso così da un passato doloroso. Ho provato molte emozioni, scritto in maniera fluida e molto scorrevole. CONSIGLIATO!!!!
Questo libro non parla solo d' amore tra un uomo e una donna.E' un insieme di emozioni,dolore,rabbia..Ho amato ogni singolo protagonista del libro, soprattutto i piccoli.Storia molto curata,niente viene lasciato a caso.Grazie per aver riportato alla luce fatti, purtroppo spesso dimenticati.Complimenti Alice!!!
Ultimamente mi sono allontanata da questo genere, non leggo più molti romance e ogni tanto ci vuole un libro così, per staccare dai miei fantasy e distopici, ma deve valerne la pena; devo dire che A second life rispecchia tutte le caratteristiche classiche del romance, c'è la storia d'amore, c'è la passione, c'è il destino anche ma non c'è la noia, la pesantezza e la banalità che riscontro spesso in questo genere.
Elena e Mikhail sono due personaggi che nel loro passato hanno sofferto tanto, anche se per motivi molto diversi la vita li ha provati.
Da quando Elena ha ricevuto la chiamata che ha distrutto il suo mondo non ha trovato nulla o nessuno che potesse aiutarla a superare quel momento, solo andarsene lontano da casa potrebbe, forse, farle dimenticare o almeno alleviare il dolore; è mai possibile che in quel luogo così lontano da casa possa rinascere? Mikahil invece è un uomo che non ha più speranze nella vita, non ne ha da anni, ha indurito il suo cuore per non dover soffrire più, nessuno riesce a scogliere quel ghiaccio granitico che lo contraddistingue. Nessuno, fino a quando non arriva Elena.
Senza volerlo Elena e Mikhail si completano; sin da subito sono attirati l'uno dall'altra, sono complementari, salvatori inconsapevoli delle reciproche vite, lei fuoco e lui ghiaccio, la loro storia sarà così travolgente che sarà impossibile non rimanerne affascinati.
Oltre a Misha però ci sono altri personaggi che saranno indimenticabili, Elena non solo troverà l'amore di un uomo, ma troverà una casa, una famiglia come mai avrebbe pensato possibile.
Lo stile di Alice è semplice eppure incisivo, riesce a descrivere benissimo le situazioni e le ambientazioni senza essere mai pesante; è una storia dolce ma non melensa, un racconto fragile se vogliamo, mai banale e con il giusto tocco di passione.
La loro storia ci insegna che a tutti è data una seconda possibilità nella vita, non importa se la stavamo cercando, non importa se non la volevamo. Nel momento in cui le cose cambiano, nel momento in cui quella persona (o quelle persone) ti entra e ti sconvolge la vita in un modo così inaspettato ma giusto, in un modo che ti fa stare solo bene è perchè è destino che sia così.
Ho dovuto staccarmi a forza dalla lettura per dormire e... ho sognato i personaggi, finché non mi sono ritrovata alle quattro di mattina a riprendere la lettura e terminarlo a colazione, sopraffatta da mille emozioni. L’ambientazione è originale, non ve la svelerò perché è giusto scoprirla leggendo. I personaggi sono descritti così bene, sia fisicamente che psicologicamente, da rendere difficile staccarsi da loro. Come ho letto l’epilogo, ho aperto Amazon per acquistare il cartaceo con l’idea che possederli di carta, li avrebbe resi più vicini. Questa è una storia di rinascita, anzi forse di vera e proprio nascita. Racconta di un uomo e una donna così apparentemente diversi, con un passato doloroso anche se per cause differenti, che si scoprono così compatibili da spingersi, l’un l’altra, a tornare a vivere, forse perfino più intensamente di prima. E lo fa con una delicatezza, una passione e un realismo a tratti disarmante ma sempre dolce e pieno di speranza. Come opera prima dell’autrice è davvero ottima, ben oltre ogni mia più rosea aspettativa e sono prontissima a leggere i prossimi romanzi.
Un libro veramente diverso dai soliti, con due personaggi stupendi, maturi, feriti dalla vita ma comunque altruisti e con tanta dolcezza e amore da dare!! Un contesto e un'ambientazione completamente nuovi, che ti commuovono e ti colpiscono, facendoti riflettere, in cui nasce questa stupenda e dolcissima storia d'amore.. ho amato anche la figura del bambino, che ha un po' fatto da tramite ai sentimenti dei due protagonisti. Il finale è stato coerente con il carattere dei due protagonisti, che, a differenza di molti altri libri, sanno quali sono le vere sfide della vita e non si perdono dietro giustificazioni frivole e senza senso, solo per allungare il brodo.. insomma lo consiglio assolutamente! Nonostante la tristezza del contesto, si impara ad andare oltre, a vedere e condividere la gioia delle piccole cose, lasciandoti la voglia di diventare un po' più altruista. Lo consiglio assolutamente!