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Sommerkind

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Ein einsamer Junge auf einer Bank, seine Hand ruht auf einem Kleiderbündel - auf dem Grund eines Schwimmbads liegt ein Mädchen mit offenen Augen: Woher kommen plötzlich diese Erinnerungen? Die vierzigjährige Wissenschaftlerin Ragna fürchtet, verrückt zu werden. Denn die Bilder, die plötzlich in ihrem Kopf auftauchen, kann sie keiner Erinnerung zuordnen. Das Gedächtnis ist keine Bibliothek, man kann dort nicht stöbern wie nach einem verlegten Buch. Ganz langsam setzt sie Puzzleteil für Puzzleteil zusammen und macht sich auf die Suche nach dem - heute erwachsenen - Jungen auf der Bank und seiner Schwester, die nach dem Schwimmunfall zum Sommerkind wurde.

230 pages, Hardcover

Published April 24, 2017

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About the author

Monika Held

15 books7 followers

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Displaying 1 - 16 of 16 reviews
Profile Image for Sarah Sophie.
282 reviews260 followers
August 13, 2020
Dieses Buch hat mir viel abverlangt als Mutter. 😣 Ein grandioser Ton in der Sprache, tolle ( Kinder-) Charaktere, offene Fragen am Ende ( was aber zum Buch passt) und eine große Melancholie..
Profile Image for Gordon Ambos.
Author 4 books79 followers
July 12, 2023
Sehr selten lese ich belletristische Romane, die mir so viel geben wie "Sommerkind". Dieses Buch war bewegend, besonders und tat auch manchmal weh. Die Figuren und der Schreibstil waren großartig und ich hätte gerne noch mehr über Kolja und Ragna gelesen.
Ein ganz tolles Buch über Trauer, Schuld und erste Liebe.

CW: Koma, Suizidversuch
Profile Image for Roby_Hood_.
277 reviews16 followers
August 9, 2018
Li chiamano “figli dell’estate”, sono i bambini che in seguito a un qualche terribile incidente, sprofondano in un coma vigile non responsivo che si chiama sindrome apallica: nessuno sa quando o se si sveglieranno e ritorneranno a vivere “quella” vita, per ora vivono in questa, chiusi nel guscio che è il loro corpo senza poter comunicare nulla di quello che succede nella loro anima.
Anche Malu, la sorellina di nove anni di Koljia, protagonista di questa storia, è sprofondata in questo sonno: testarda, quella sera d’estate di trent’anni prima non aveva voluto ascoltare il fratello che le proponeva di nuotare nel mare, per andare a tuffarsi nella piscina ormai chiusa. Nessuno sa quanto tempo sia passato da quando Malu si era tuffata, Koljia la attendeva seduto su una panchina con il fagotto dei suoi vestiti accanto a lui, mentre guardava il tramonto sul mare e una ragazza, di un anno più grande di lui, nuotare come un’ondina e poi sedersi fredda e gocciolante accanto a lui per riscaldarsi un po’: i due adolescenti sono innamorati l’uno dell’altra ma ancora non osano dirselo.
Quando Rania, però, si rende conto dei vestiti di Malu sulla panchina, corre veloce alla piscina, si tuffa e vede il corpo della bimba disteso sul fondo, con gli occhi aperti e il viso sereno: da quanto tempo era lì? Nessuno lo sa, Rania non ha tempo di farsi domande e attendere risposte, veloce la riporta in superficie e la rianima, poco dopo sirene di ambulanza e polizia che giunge in fretta per soccorrere la piccola e capire com’è successa una tale disgrazia, dato che Malu era brava a nuotare.
Questo è l’inizio della fine della famiglia Tonning: Koljia si sente responsabile di quanto è successo alla sorella e inizia per lui un calvario interiore che pochissime persone riescono a comprendere, la madre lo incolpa per l’incidente, il padre ben presto se ne va con una nuova compagna e un nuovo figlio.
E Rania? Rania prosegue con la sua vita, diventa una psicologa che indaga i rapporti tra i luoghi dell'infanzia e la nostalgia, il desiderio struggente di tornarvi. Per dare fondamento alla propria ricerca ha preso in affitto un appartamento con due grandi stanze che affacciano sul mare, là dove è nata e cresciuta. Un giorno, mentre è rannicchiata sul balcone a guardare la spiaggia, le compaiono davanti le immagini di un ragazzo biondo di cui era innamorata seduto su una panchina a scrutare il mare e di una bambina con i capelli come alghe adagiata sulla piastrelle azzurre della piscina: non sa perché quelle immagini le avesse dimenticate, non sa che cosa sia successo quel giorno…così Rania si mette alla ricerca di quel suo passato, di Malu, di Koljia e di se stessa.

Non è facile parlare di questo libro, la tematica è, credo, tra le più strazianti e dure da affrontare. Mi sono chiesta spesso che cosa significhi per un genitore vedere il proprio bambino in coma vigile non responsivo, vederlo crescere e diventare uomo o donna ma racchiuso nel guscio del suo corpo dal quale non riesce più ad uscire, vivendo una vita-non vita e spesso mi sono data anch’io la stessa risposta della madre di Malu: meglio piangere il figlio morto che in queste condizioni, un lutto prima o poi si supera e si va avanti uniti, ma in queste condizioni la non-vita e la non ancora morte è sempre lì, ognuno la affronta a modo proprio, chi odiando, chi fuggendo, chi rassegnandosi, chi morendo a poco a poco.
E i figli che restano? Spesso i genitori se ne dimenticano, loro sono vivi e sani e possono andare avanti da soli e invece non è così: anche loro necessitano di amore e di attenzioni, di gesti e di parole, perché il trauma subito lascia dentro un marchio indelebile che la memoria, crescendo e diventando adulti, nasconde ma non cancella…

Insomma, un romanzo non semplice, questo, da affrontare non solo per la tematica sviluppata ma anche per lo stile utilizzato, una sorta di flusso di coscienza in cui presente e passato continua a mescolarsi senza l’aiuto razionale di un narratore che mette a posto i tasselli dandone un ordine cronologico e razionale, in cui pensieri parole sguardi ricordi gesti sono continuamente mescolati senza nemmeno l’aiuto di una punteggiatura o di connettivi logici che ne diano la giusta sequenzialità temporale; tuttavia nel proseguo della lettura, tutto va a posto e si riesce gradualmente a ricostruire tutta la vicenda.
Il romanzo mi è tutto sommato piaciuto sicuramente per la sua originalità tematica, e anche in fondo per lo stile adottato dall’autrice di cui solo a lettura ultimata e a mente fredda se comprende la scelta operata.
Profile Image for Abc.
1,120 reviews108 followers
June 16, 2019
Con questo romanzo ho scoperto l'esistenza della sindrome apallica. Comunemente di parla di coma vigile e invece c'è un termine più specifico per definire queste persone che, dopo un periodo di coma, aprono gli occhi e possono anche avere delle reazioni, ma di fatto non sono più vigili.
In questo romanzo chi si trova in questo stato è una bambina, Malu, che è affogata in una piscina, mentre il fratello di trovava a pochi metri di distanza con quella che avrebbe potuto diventare la sua ragazza, Rania. Quest'ultima riesce a ripescare la bimba dalla piscina, ma purtroppo il cervello è compromesso.
Suo fratello si sentirà in colpa per non essersi accorto della situazione, i suoi genitori, presi dal loro lutto, lo lasceranno a se stesso e Rania, per lo shock, perderà il ricordo di quanto accaduto.
La storia è devastante per il carico di dolore che trasmette, però devo dire che non mi ha convinta del tutto. La seconda parte è molto lenta, noiosa, con pochissimi avvenimenti e, a mio parere, anche uno scarso approfondimento delle situazioni. A libro chiuso mi sono rimaste tante curiosità. Avrei voluto conoscere meglio i genitori di Malu ad esempio. Capire le loro emozioni e come era proseguita la loro storia. Mi sarebbe piaciuto sentire anche la voce di Kolja per poter entrare nella sua testa e capire le sue scelte.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Buchdoktor.
2,367 reviews190 followers
May 10, 2017
Als Ragna 40 Jahre alt ist und als Wissenschaftlerin über erzählte Biografien forscht, muss sie sich eingestehen, dass es in ihren eigenen Kindheitserinnerungen einen großen weißen Fleck gibt. Sie hat ein Bild von einer leblosen Person in einem Schwimmbad vor Augen, aber die Vorgeschichte des Vorfalls scheint verloren oder verdrängt zu sein. So könnte ein Text über Monikas Helds neuen Roman beginnen. Oder: Max war ein Naturtalent darin, sich um Kinder zu kümmern, die nach einer Kopfverletzung nicht wieder ins Leben zurückfanden. Aber auch: Warum Menschen im Alter Sehnsucht nach der Landschaft ihrer Kindheit entwickeln, ist längst nicht ausreichend erforscht. Tatsächlich kann jeder Leser seine individuelle Tür wählen, um dieses außergewöhnliche Buch zu betreten; denn es gibt sehr persönliche Zugänge zur Geschichte von Ragna, Kolja und Max. Vielleicht gibt es mehr denkbare persönliche Zugänge zum Text, als ich mir bisher vorstellen kann.

Mit 15 Jahren ist Kolja unsterblich in Ragna verliebt, die in die Klassenstufe über seiner geht. Ehe diese Liebe auch nur die Spur einer Chance erhält, steigt Koljas kleine Schwester eines Tages über den Zaun des Schwimmbads, um im Becken zu schwimmen anstatt im Meer wie alle anderen. Leblos im Schwimmbecken treibend, wird sie von Ragna gerettet, die Rettungsschwimmerin der DLRG ist. Was Malu sich bei ihrer Aktion gedacht hat und was ihr geschehen ist, wird für immer verborgen bleiben, weil sie nicht wieder aus dem Wachkoma erwacht. Kolja musste mit Mutter und Schwester umziehen, damit Malu in einem Pflegeheim betreut werden konnte. Im Heim nennt man jene Kinder Sommerkinder, die im Sommer verunglückt sind. Die Familie zerbricht an dem tragischen Ereignis. Koljas Kindheit ist von einem Tag auf den anderen zu Ende. Auf Außenstehende wirkt der Bruder wie ein aus dem Nest gefallenes Junges. Schweigen und unausgesprochene Schuldgefühle breiten sich so weit im Leben der Angehörigen aus, dass Kolja sich eine Zeit lang am Ende seines eigenen Lebens angekommen fühlt.

Ragnas Suche nach ihren Erinnerungen und ihrer Kindheit erzählt Monika Held aus zwei Perspektiven, Ragna spricht in der Ichform über sich und ein allwissender Erzähler faltet die Geschichte Koljas und weiterer Nebenfiguren auf. Neben dem Ausfüllen des weißen Flecks in Ragnas Biografie geht es um Trauerprozesse von Überlebenden privater Katastrophen, um übersehene Geschwisterkinder, um Mütter, die das Thema Behinderung zu einer Vollzeitbeschäftigung machen, um die psychische Situation von Lebensrettern und die Funktion des menschlichen Gedächtnisses. Die anfangs märchenhafte Tonlage des bemerkenswerten Romans hat mich nicht durchgehend überzeugt; denn Kolja ist zum Zeitpunkt des Unfalls nach meiner Einschätzung kein Kind mehr. Selbstverständlich kann der Roman auch von circa 15-jährigen Jugendlichen gelesen werden, die in Ragnas und Koljas Alter zum Zeitpunkt des Unfalls im Schwimmbad sind.
201 reviews2 followers
August 20, 2017
Kolja ist fünfzehn, als seine sieben Jahre jüngere Schwester Malu unbedingt im Freibad und nicht im Meer schwimmen will. Während er auf einer Bank sitzt und ein Buch liest, fällt ihm nicht auf, dass sie nicht zurückkommt. Vielmehr ist es Ragna, ein Jahr älter als Kolja und in ihn verliebt, die das bemerkt, aufspringt, losläuft, Malu reglos im Schwimmbecken liegen sieht und das Mädchen aus dem Wasser rettet. Doch ein normales Leben wird es nicht mehr sein. Malus Gehirn ist bereits geschädigt, sie fällt ins Koma. Malu ist ein Sommerkind.

Es ist das Bild des kleinen Mädchens auf dem Grund des Beckens, das Ragna 25 Jahre mit Erinnerungen konfrontiert, die ihr nicht mehr gegenwärtig und lückenhaft sind. Im Rahmen eines Forschungsprojektes befasst sie sich mit der Frage, ob es einen erkennbaren Zusammenhang zwischen den Orten der Kindheit und dem Verlauf des Lebens gibt. Und ob der Mensch am Ende seines Lebens dorthin zurückkehrt.

Sie begibt sich auf die Suche nach ihren Erinnerungen, nach Kolja und danach, was damals wirklich geschehen ist. Dabei begegnen ihr Menschen, die Kolja auf seinem Weg begleitet haben. Ragna trifft seine Mutter, Malu und spricht mit der Ärztin, die mit mehr Fürsorge und Augenmerk auftritt, weil sie die Sensibilität erkennt und die Schuldgefühle, mit denen Kolja belastet ist. Denn vor allem Koljas Mutter vermittelt ihrem Sohn, verantwortlich für das Geschehen zu sein. Zur Strafe muss er seine Schwester im Krankenhaus besuchen, und es ist nur verständlich, dass er darauf mit Abwehr reagiert. Stattdessen widmet Kolja seine Zeit und seine Zuneigung einem kleinen Jungen, der vom Wickeltisch gefallen ist und den er "Kai in der Kiste" nennt.

"Der Satz, mit dem sie ihn fortschickte, verschmolz mit dem Geräusch der Tür, die sie leise hinter ihm ins Schloss drückte."

Sommerkind ist ein emotional intensives Erlebnis. Der Roman besticht durch seine stille, tiefgründige, gleichwohl poetische Sprachgewalt und das psychologisches Feingefühl, mit dem Monika Held ihre Figuren porträtiert. Es gelingt ihr nicht nur, die Fassungslosigkeit der Eltern ob dieses Unglücks zu verdeutlichen, sondern auch die Einsamkeit und den Schmerz darzustellen, denen Kolja ausgesetzt ist und unter denen er leidet.

Im hohen Maße schafft die Autorin eine glaubhafte Darstellung. Dabei erzählt sie zeitversetzt aus zwei Blickwinkeln. Ragna nimmt die Ich-Position ein, wodurch es stets möglich ist, an ihren Gedanken und Emotionen teilzuhaben. Hingegen wird Koljas Geschichte aus der Sicht von Dritten geschildert. Insgesamt beleuchtet die Autorin ein Geschehen, das unsagbar traurig und betroffen macht und doch nicht ohne Hoffnung und schöne Momente ist.

Vielleicht ist am Ende nicht alles gesagt, aber so viel, dass die Geschichte schließen kann. Und es ist auch nicht wichtig. Denn Ragna und Kolja werden sich treffen, wenngleich wir nicht mehr dabei sind...
Profile Image for Alberto Sanna.
63 reviews1 follower
July 26, 2019
Ogni sera Kolja e la sorellina Malu si trovano davanti al mare al tramonto per un ultimo bagno, lui ama il mare, lei invece è attratta dalla piscina; scavalca la recinzione e lui non la segue, rimane seduto su una panchina a guardare il mare. Rania, si conoscono già, fa il bagno e lui la guarda sparire e ricomparire tra le onde. Accade poi la tragedia, Raina intuisce qualcosa, scavalca la recinzione e si tuffa nella piscina salvando Malu.
Ma non basta, la bambina è priva di conoscenza e non risponde agli stimoli, sindrome apallica e nessuno è in grado di sapere se e quando si sveglierà.Kolja è obbligato dai genitori ad andare dalla sorella in coma e non sa cosa fare, ha 15 anni, è divorato dai sensi di colpa per quello che è successo.
Nella clinica incontra piccoli pazienti e familiari, stringe amicizia con Max, un suo coetaneo che ha un cuginetto in coma e che si inventa qualsiasi cosa per farlo risvegliare: un rospo nella mano, una gabbietta con un uccellino, una busta con delle mosche che volano dentro.
La direttrice della clinica, la dottoressa Linn si prende a cuore quel ragazzo tormentato come una mamma e lo asseconda nella sua curiosità di capire come funziona il cervello, come è fatto, quanto è lunga la rete dei neuroni e così inizia a frequentare la clinica tutti i giorni e lo chiamano il piccolo dottore.

Un racconto corale, dei ricordi che riaffiorano e che hanno in Rania la protagonista che a un certo punto dopo 30 anni inizia a ricordare quello che è successo e che evidentemente per lo shock aveva rimosso.
Adesso deve sapere cosa è successo alle persone che ha conosciuto da ragazza.

E’ un libro che non si focalizza sul coma ma lo usa per descrivere le sensazioni e gli stati d’animo che accompagnano chi è rimasto vivo e cosciente con i sensi di colpa, il cambiamento della propria vita, di quella della famiglia, degli amici, un tormento infinito che spinge a chiedersi se non fosse meglio vivere un lutto piuttosto che vivere una vita così.
Non è una lettura facile ma una volta dentro è impossibile uscirne, ci si lega alle persone che diventano familiari, si fa il tifo per loro, si soffre per loro, si è li quando guardano il mare in attesa di una risposta o quando si perdono nell’immensità del cielo e ad incrociare le dita sempre con loro perché la loro vita abbia una svolta, sia serena, abbia scampoli di felicità e l’accettazione di quello che è successo, non è colpa di nessuno.
Ed è poesia che parli di momenti felici o bui ma questo è la metafora della vita di ciascuno di noi

Uno dei libri che rimarrà nel cuore, straordinario come è la vita
Profile Image for miss.mesmerized mesmerized.
1,405 reviews42 followers
July 4, 2017
Nur ein paar Minuten Ruhe vor seiner Schwester und schon nimmt sein ganzes Leben eine andere Wendung. Weil er nicht auf das Mädchen aufgepasst hat, ist sie nun im Wachkoma. Die Familie zerstört, sein eigenes Leben sinnlos. Kolja versucht zu verstehen, was in Malu vor sich geht, genau wie auch Max, dessen Cousin ein ähnliches Schicksal erlitten hat. Aus der Zufallsbekanntschaft wird Freundschaft, doch Koljas Suche nach dem Sinn im Dasein wird diese überschatten. Dreißig Jahre später begibt sich eine Frau auf die Suche nach ihren Erinnerungen, sie hatte einst das Mädchen aus dem Wasser gezogen, noch an eine wundersame Rettung geglaubt, doch dann reißt ihr innerer Film ab. Eine Suche nach Sinn und eine Suche nach dem, was wirklich war.

Monika Helds Roman hat kein leichtes Thema im Zentrum der Geschichte. Die Frage nach dem Umgang mit Schuld, nicht zugeschriebener, aber empfundener Schuld. Mit Leid, das das Leben zerstört und Menschen kalt werden lässt. Mit dem Schicksal, das unbarmherzig zuschlägt und die Menschen ratlos zurücklässt. Wie geht man damit um? Der Vater verzweifelt, sucht sich ein neues Leben. Die Mutter fügt sich dem Schicksal und findet in anderen die Schuldigen, auf die sie ihren Hass richten kann.

Für mich die stärkste Passage der Umgang des jugendlichen Kolja mit dem Zustand seiner Schwester und den anderen Patienten der Klinik. Von der Außenwelt abgeschnitten leben sie in ihrer eigenen Welt, die niemandem Zugang gewährt. Kolja lebt vermeintlich in der Außenwelt, doch seine Eltern haben zwischen sich und ihm eine unüberwindbare Mauer errichtet und zunehmend ist auch ehr emotional isoliert. Er versucht den Zustand der Kinder nicht nur zu verstehen, sondern nachzuahmen – bis zum letzten Schritt. Die Extreme der Gefühle, vor allem der Schuld, und die Versuche des Freundes ihn nicht auch in eine Parallelwelt abdriften zu lassen – nicht oft gelingt es Autorin dies weder klischeehaft noch zu gefühlsduselig oder gar rührselig zu beschreiben.

Der Schreibstil ist es, der für mich den Roman zu einem echten Highlight werden lässt. Er spiegelt überzeugend die genaue Beobachtung Koljas und die Sensibilität für das Ungesagt, das nur minimal Wahrnehmbare wieder. Die Naturmetaphern, keine von ihnen abgedroschen, beschreiben die menschlichen Beziehungen, sie zeigen das Ausgeliefertsein der Naturgewalten gegenüber, gegenüber den Dingen, die der Mensch nicht verhindern und nicht beeinflussen kann.

Ein Roman, der die Balance zwischen tieftraurig und doch glücklich findet.
510 reviews16 followers
August 3, 2017
Alles ist gut?

Nein, manchmal gibt es diese Option nicht. „Kolja verzweifelte an den Sätzen, die mit 'wenn' begannen. Wenn wir das Haus nicht gebaut hätten…wenn wir den Teich nicht angelegt hätten…wenn wir den Hund nicht gekauft…wenn wir ihr beigebracht hätten, beim ersten Rufen zu kommen…wenn, wenn, wenn. Wenn das Kind schwimmen gelernt hätte, wäre es nicht ertrunken.“ S. 50 Koljas Schwester Malu konnte schwimmen, gut sogar. Trotzdem liegt auch sie in der Klink für Kinder mit Nerven- und Hirnschäden, viele davon lagen vorher im Wasser, oft in Gartenteichen. „Jetzt geh und schau, was du angerichtet hast.“ S. 5, das hört er von der Mutter, die ihn auf den Weg schickt, zur Schwester, in die Klinik. „Damals, sagte der Vater, als der Hund starb, hast du Rotz und Wasser geheult, warum keine Träne für Malu? Er [Kolja] wäre gerne windelweich geschlagen worden, aber ohne Schläge, dachte er, dürfe er nicht weinen, weil es für einen, der ein so großes Unglück angerichtet hatte, kein Recht auf Tränen gab.“ S. 6

Ich könnte über dieses Buch schreiben nur mit Zitaten, in der wunderbaren Sprache von Autorin Monika Held, die berührt, bewegt, Zusammenhänge erklärt, ohne damit alle Fragen zu beantworten. Es sind Fragen, die dieses Buch stellt, die sich seine Protagonisten stellen, für die es oft keine Antworten gibt, mindestens keine leichten, oft wirklich gar keine. Es ist nicht nur die Geschichte von Kolja und seiner kleinen Schwester, von der Familie, die überfordert ist. Es ist auch die Geschichte von Ragna, die sich nicht mehr erinnert, die von Max, die… Es ist eine Geschichte vom „Vielleicht“ und von der Geduld, vom „Heim-Weh“ und von Sehnsucht. Ohne kitschig zu werden, ist das Buch berührend, melancholisch. Bitterkeit tritt es mit Wut gegenüber, Zärtlichkeit, der Härte mit Weichheit. Dadurch ist es kein trauriges Buch, oft eher tröstend.

Die Menschen gehen unterschiedlich um mit ihrem jeweiligen Schicksal in diesem Buch; doch selbst dort, wo ich nicht im Ansatz mit ihrem Verhalten einverstanden bin, bleiben sie nachvollziehbar selbst in ihren Extremen, menschlich, individuell, situativ wie ihre Art der Bewältigung. Der Text lotet Fragen aus, wenn man möchte: Wie weit darf ich mit meinem Kummer gehen? Es ist MEIN Kummer – aber vielleicht bin ich auch Mutter, Vater, Partner. Was macht Leben aus? Was ist Heimat? Das Buch bietet fast immer alternative Verhaltensweisen, Reaktionen, Strategien – ein „Richtig“ oder „Falsch“ ergibt sich daraus nicht zwingend. Alles wird gut? Nicht notwendig. Aber doch möglicherweise, manchmal.
Profile Image for Forti.
51 reviews
July 24, 2017
"Sommermädchen" ist ein einfühlsam erzählter Roman. Erzählt wird die Geschichte von Kolja, dessen Schwester Malu nach einem Schwimmunfall im Wachkoma liegt, und von Ragna, die diese Schwester vor 30 Jahren gerettet hat.
Anhand des Schwimmunfalls der jungen Malu wird deutlich, wie sehr ein einzelnes Unglück einer Person die Menschen im Umfeld intensiv und lange beeinflussen kann.

Das Ende löst nicht alles auf und vermag deshalb manche Leser enttäuschen. Auch ich hatte das Gefühl, dass die Geschichte noch etwas weiter hätte erzählt werden sollen. In "Sommermädchen" stehen einzelne Themen, Szenen und Zwischentöne vor der Gesamthandlung. Deshalb ist es insgesamt doch ein schönes Buch, das zum Nachdenken anregt. Die Charaktere und ihre Beziehung zueinander werden intensiv und gut beschrieben.
Mir haben auch die Beschreibungen der Nordsee, insbesondere der Hallig, sehr gefallen.
Profile Image for Shanoe.
1,948 reviews17 followers
June 6, 2018
Mir hat dieses Buch sehr gut gefallen. Ich finde, es ist etwas anspruchsvoller, da auch die Sprache eine recht anspruchsvolle ist und die Themen, die darin aufgearbeitet werden (Unfall, Wachkoma, wie eine Familie an so etwas zerbrechen kann, Verdrängung, Selbstmord, aber auch das gesamte Spektrum an zwischenmenschlichen Beziehungen) sehr zum Nachdenken anregen. Ich mochte aber gerade das an diesem Roman, dass da mit einer sehr bildhaften, ja teilweise sogar poetischen Sprache erzählt wird, die aber dennoch nicht unauthentisch wirkt und zu den Protagonisten passt. Sehr schön fand ich auch die Zeitverschiebung zwischen Ragnas und Koljas Erzählstrang. Einen Punkt Abzug gibt es nur, weil ich es schade finde, dass es eben so ist, wie es ist, obwohl es den Roman gut abrundet und rein objektiv gesehen auch gut passt - ich hätte trotzdem mehr gewusst und Kolja und Ragna noch länger begleitet.
Profile Image for Cornelia.
184 reviews
July 24, 2017
Durch die besondere Sprache von Monika Held wird die ergreifende und traurige Geschichte von Ragna, Kolja und Malu zu einem besonderen Leseerlebnis.
Die Autorin macht deutlich, welche Folgen ein Unfall nicht nur für die betroffene Person und ihre Familie, sondern auch für Personen im Umfeld hat.
Der Titel bezieht sich auf die Sprache in einem Krankenhaus für Menschen im Wachkoma. Dort werden Kinder so bezeichnet, die im Sommer nach einem Unfall im Wasser eingeliefert werden.
Die Geschichte wird jedoch nie sentimental, sondern zeigt doch immer wieder überraschende Wendungen, die Ragnas Suche nach ihrer Erinnerung an ein lange zurückliegendes und verdrängtes Ereignis begleiten.

Manchmal wird der Leser allerdings verwirrt, da die Personen häufig wechseln und man manchmal nicht weiß, wessen Gedanken man gerade liest. Dann muss man einen Abschnitt noch einmal lesen, wenn man verstanden hat, worum es geht.
Profile Image for Words in the wind.
16 reviews1 follower
June 6, 2023
"Kolja morse il cuscino e cercò di soffocare il pianto. Essere più saggio dei suoi genitori era una maledizione, non una consolazione. Non era più saggio, no, solo più morbido, meno rigido".

✨Una storia intrisa di realismo psicologico, dove le relazioni umane vengono sviscerate e studiate nella loro più profonda natura: questo è quello di cui si parla in questo romanzo. Si tratta di un testo che tocca dritto al cuore e lascia un vuoto dentro da colmare cone mille domande che ci porta a fare.

✨ È la storia di Kolja, che circa a 15 anni è condannato a vivere un forte trauma: sua sorella Malù affoga in una piscina e lui non si è accorto di nulla. Com'è successo questo incidente? Quanto tempo è rimasta in apnea sott'acqua? Queste sono le domande che tutti sottopongono a Kolja: i suoi genitori, i paramedici, i giornalisti. La sua incapacità di dare una risposta sarà la sua più grande colpa, che solo dopo anni di profondo dolore capirà di non avere.

✨Malu, la tenera bambina dai capelli biondi, diventa una dei "figli dell'estate", ossia di quei bambini che entrano in uno stato di coma dopo essere affogati. Non è né viva né morta, è sospesa. In questa sospensione, si inseriscono anche le i rapporti tra i suoi genitori e Kolja.

✨Lui è costretto a vivere nel silenzio il suo dolore e vedere la sua famiglia andare in frantumi. Il silenzio è l'unico modo che hanno per comunicarsi il dolore. Questo forte peso, lo porterà a passare più tempo nella clinica dove è ricoverata la sorella; qui si prenderà cura di altri bambini che hanno vissuto traumi simili a quello di Malu, e conoscerà Max, la sua grande fonte di salvezza. O almeno, così si credeva, prima che Kolja tentasse il suicidio. Salvo per miracolo, decide di andarsene e lasciarsi quel dolore alle spalle.

✨ È un romanzo che ci tocca inevitabilmente nel profondo del nostro essere e ci a riflettere molto sulle relazioni umane e sul modo erroneo che adottiamo per non metabolizzare il dolore.

✨ È un libro che vi consiglio se la psicologia umana vi appassiona! Lo leggerete? Fatemelo sapere nei commenti!

Seguite le mie parole nel vento se vi va 🍃
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