“Sento il cuore accelerare violento, e mi chiedo come sia possibile. Il mio cuore non batte mai così. Il mio cuore non batte. E invece ora pulsa, martella, colpisce. Frenetico e impazzito.
Lo sento rimbombare nelle orecchie e nelle vene, è un rumore assordante.”
Il cuore. Quel muscolo che ha il potere di gestire il nostro corpo, le nostre sensazioni, le emozioni. Quel cuore, apparentemente intatto, chiuso a chiave nel petto, pronto a correre seguendo un ritmo costante, qualche volta, senza preavviso si frantuma, perde parte di quei battiti, si disperde nel vento e diviene sabbia, la sabbia del deserto messicano.
Selena, ci ha creduto a quel cuore. L’ha sentito gioire in quei pochi momenti di felicità, quando da piccola, giocando con il suo migliore amico, poteva sentirsi libera, allegra, viva. Poteva essere semplicemente una bambina, che ritrovava parte delle sue certezze infrante negli occhi di quel ragazzino, che le permetteva di andare avanti, di immaginare che oltre la sua condizione ci fosse un mondo inesplorato, una vita ancora da vivere, una felicità da conquistare.
Era stata solo una bambina meno fortunata, conviveva con un mondo sporco che le si appiccicava addosso come fosse la sua ombra e per quanto avrebbe voluto fuggire, era consapevole che si sarebbe liberata di quel peso, di quell’universo orribile nel quale doveva resistere, che ne sarebbe valsa la pensa, perché prima o poi quel bambino dagli occhi intensi quanto la notte e dal sorriso pronto a rasserenare anche le giornate più cupe, le avrebbe regalato il colore pieno e accecante della felicità, portandola via con sé.
Lui le aveva fatto una promessa, l’avrebbe salvata.
Lui sarebbe stato quel cavaliere senza armatura pronto a lottare contro le fiamme dell’inferno, portandola via. Lontano. Lontano da tutto il marcio, dallo schifo di quella città messicana, da quel contesto terribile, da una madre non madre, che ormai non possedeva neanche più la capacità di amare, perché la droga aveva assuefatto e distrutto anche i suoi pensieri, anche la sua integrità, anche il ricordo di sua figlia.
Ma lui era solo un bambino. Un bambino coraggioso, ma indifeso, forse più fortunato di lei, ma pur sempre un ragazzino. Non avrebbe potuto salvarla.
Tiago, si era tatuato addosso il ricordo di quella notte fredda in cui le diceva addio, promettendole di non abbandonarla. Lui aveva promesso. Promesso di tornare a riprenderla, le aveva donato la speranza che molto presto quel mondo marcio di cui Selena faceva parte, sarebbe stato solo quel ricordo logoro con cui avrebbe dovuto combattere, niente di più, perché quel ricordo avrebbe potuto torturarle la mente e il cuore, ma non avrebbe più potuto ferirla, almeno fisicamente.
Selena ci aveva creduto. Aveva creduto alle parole di Tiago.
Aveva aspettato, aveva lottato con le unghie e con i denti. Portava addosso i segni inflitti da un vita terribile, ma i lividi peggiori erano quelli che le avevano macchiato l’anima, i segni indimenticabili, quelli che le avevano trafitto il cuore.
La sua anima era stata sporcata, ma aveva avuto il coraggio di mantenere intatta la sua purezza. Perché nonostante lo schifo di un mondo terrificante, Selena era riuscita a mantenere integri i suoi valori e l’istinto di sopravvivenza l’aveva portata a superare le barriere, a lottare contro la morte, a trattenere il respiro durante quel lungo viaggio in cui quel brandello di speranza le aveva permesso di provare a lottare contro la paura, la paura di un buio pesto, pronto a travolgerla.
Si dice che le anime gemelle siano legate da un filo invisibile, ma indissolubile, che quelle anime saranno pronte a ritrovarsi, a riconoscersi, a riviversi, perché il destino concede sempre loro la possibilità di imbattersi in un nuovo incontro e che nel momento in cui si saranno ritrovate, quelle anime affini, saranno una sola cosa, pronte a raccontarsi, a viversi, a ferirsi, distruggersi per poi ricostruirsi, perché quelle due anime non potrebbero vivere l’una senza l’altra. Perché ciò che muove le loro vite è il ricordo di quelle dita intrecciate, di quello sguardo complice e intenso, della certezza di non essere soli.
Selena e Tiago si ritroveranno e il ritrovarsi sarà inizialmente un po’ come il sentirsi smarriti e vuoti.
Non si è sempre pronti ad affrontare il passato e forse non si è sempre pronti a perdonarsi, se perdonare vuol dire dimenticare una promessa infranta che ti ha costretto a lottare per sopravvivere. Ma se due cuori sono legati, da quel filo indistruttibile, allora occhi negli occhi, mano nella mano, cuore contro cuore, saranno pronti a raccontarsi, a ferirsi nuovamente, a ritrovarsi, a permettere ai loro cuori di smettere di sanguinare e anche quando i ricordi riporteranno alla luce quella macchia che si è depositata sull’anima, quando le lacrime righeranno copiose il volto, riducendo il corpo in singhiozzi, quell’amore, quella forza suprema, diventerà per quei bambini, quell’armatura mai avuta, quell’arma pronta a disintegrare il male, perché adesso la vita non può più intaccare la loro felicità, perché insieme impareranno a rialzarsi, a sostenersi, a combattere le guerre altrui, quando l’altro sarà stanco e distrutto e a ricordare loro che l’amore può tutto.
Perché quel bambino non era riuscito a salvarla, ma la promessa non l’aveva mai infranta.
Perché quei ragazzini non avevano fatto altro che promettersi amore.
E l’amore prima o poi avrebbe riempito le loro vite di luce, ricucendo le ferite, permettendo ai lividi di sparire e al cuore di ritrovare quel ritmo costante dei suoi battiti.
Debora C. Tepes ci racconta una storia d’amicizia, d’amore e di dolore.
Con la sua penna abile narra di una tematica delicatissima, con lo stile fluido racconta il tormento di una ragazzina costretta a lottare per sopravvivere, di un bambino, orma diventato uomo che, adesso, darebbe la vita pur di proteggere quell’amica, quella ragazzina indifesa, quella donna sexy e coraggiosa che è riuscita a conquistare la sua vita senza l’aiuto di nessuno. E poi ci racconta di una delle storie d’amore più dolci e intense che io abbia mai letto. Di quel legame, che non si spezza, che resta vivo nelle anime dei protagonisti e che permette loro di combattere.
Forse è proprio vero che l’amore talvolta può salvarti la vita.
Questa storia sicuramente ne è la prova.
5 meritatissime stelle per Debora C. Tepes, che ancora una volta, con il suo stile, la sua trama e i suoi protagonisti è pronta a travolgerti come un vortice all’interno delle pagine.
Perché quando leggi questa storia non sei uno spettatore, tu sei parte integrante di essa.
Tu, semplicemente vivi ogni sensazione, ogni dolore, ogni brivido, ogni momento felice.
E forse, quando i tuoi occhi si poseranno sull’ultima pagina ti sentirai un po’ solo, proprio come quando si perde qualcosa.
Quel qualcosa è una storia eccezionale, da cui non ti sentirai pronto a staccarti, perché forse, continuerà a vivere dentro di te.