Una bambina attratta dalla scienza, poi studentessa di veterinaria con la passione della ricerca. Una donna determinata a raggiungere i propri obiettivi personali e professionali che diventa una scienziata di livello internazionale, il cui contributo allo studio dei virus è riconosciuto in Italia e all'estero. Una storia positiva di successo, finalmente, in un Paese come il nostro in cui non si fa che parlare di cervelli in fuga... Purtroppo no. Perché Ilaria Capua, virologa di fama mondiale, pluripremiata e riconosciuta da tutta la comunità scientifica, qualche anno fa scopre dai giornali di essere indagata, lei che ha dedicato la vita a combattere malattie ed epidemie, per un presunto traffico di virus e vaccini. Un'accusa vergognosa, preceduta da una campagna stampa infamante e risolta dopo anni in un proscioglimento. Eppure, scrive la Capua, "ho imparato molte cose da questa vicenda e penso di essere diventata una persona migliore. Se dovessi distillare un pensiero, uno solo, che incarna il mio vissuto, è che per sopravvivere l'essenziale è essere resilienti, e nessuno può farlo al nostro posto". Oggi Ilaria Capua dirige un centro di ricerca di eccellenza dell'Università della Florida. Una scelta sofferta, fatta per proteggere la famiglia e il suo lavoro dopo essere rimasta incagliata nei paradossi della giustizia, e ha deciso di raccontare la sua storia per non perdere la speranza. Perché un Paese come l'Italia deve imparare a investire nel futuro e deve ritrovare il coraggio di salvaguardare i propri talenti.
Premessa doverosa, per quanto scontata: questo è un racconto in prima persona, va da sé che la professoressa Capua racconta la sua vicenda dal proprio punto di vista. In ogni caso, riporta fatti che distingue bene dalle sue opinioni e sensazioni.
Storia di scienza e amara giustizia, recita il titolo di questo libro. Ed è vero, ci sono queste componenti. C'è la storia di una brillante scienziata che, in estrema sintesi, oggi lavora in Florida e non in Italia perché l'Italia l'ha mandata via. C'è la storia di una giustizia piena di lacune, difetti e che fatica a correggere le sue imperfezioni.
Ci sono però anche la politica e il tema dell'informazione, che non ne escono bene. Che il cosiddetto 'palazzo' fatichi ad accogliere persone preparate e utili alla società, forse non ci sorprende (non che la sostanza cambi, ma va considerato che Ilaria Capua è entrata in parlamento con Scelta Civica, una formazione politica che, almeno a mio giudizio, era un po' improvvisata).
Che a montare la campagna mediatica di diffamazione contro la professoressa Capua ci sia stato un prestigioso settimanale, L'Espresso, almeno a me colpisce di più. La testata si è mossa in modo raffazzonato e impreciso e, forse, anche questo dimostra la crisi di un sistema d'informazione che proprio non riesce a sollevarsi.
Una storia tutta italiana che vede coinvolta una delle più grandi (se non la più grande) personalità scientifica italiana in un modo disgustoso. Ovviamente la Capua racconta la vicenda dal suo punto di vista ma le considerazioni personali e i fatti oggettivi sono ben separati. È davvero triste che abbiamo cacciato via una persona che, più di una volta, ci ha fatto essere un Paese di riferimento a livello mondiale per tenere sotto controllo delle epidemie zoonotiche; saremmo potuto essere un paese leader anche con l'attuale emergenza pandemica, ma siamo in un paese che "odia la scienza"
Ascoltato su una piattaforma di audiolibri. La storia è molto interessante e, visti gli sviluppi dell'ultimo anno, addirittura utile per introdursi nel contesto dello studio scientifico delle epidemie e, paradossalmente, in quello dell'alogica ed irrazionale comunità che attorno al primo gravita. Sembra una versione seria di "Smetto quando voglio" (regia di Sidney Sibilia): la ricerca in Italia si dimostra una volta di più un boia che si continua a decapitare da solo.
Un libro nel suo insieme forse da 3.5 ⭐️ ma diamogli il beneficio di arrotondarlo a 4 in modo che forse riceva più attenzione mediatica.
Doveroso però recensirlo nel suo insieme: una storia incredibilmente di come purtroppo in Italia la scienza sia vista sempre in modo sospetto e strumentalizzata spesso per scopi solo diffamatori. E, detto da un ricercatore, questo libro mi ha convinto sempre di più che spendere energie per fare ricerca in Italia sia più faticoso che utile.
Del resto il libro però è scritto con un linguaggio che proprio non mi è piaciuto, improntato più sull’essere un racconto drammatico e strappalacrime che non una storia concreta di scienza e giustizia. Per quanto possa immaginare che le vicende narrate in prima persona abbiamo messo a dura prova la Capua, di fatto rovinando la vita a lei e alla sua famiglia, comunque è un linguaggio che non mi attrae e fa troppo leva sull’emotività.
Una storia che dimostra come sia facile distruggere la reputazione di una persona, e quanto sia necessario migliorare la cultura scientifica in Italia. Da scienziata italiana all'estero, è veramente triste vedere che trattamento sia stato riservato a questa illustre scienziata, che era riuscita a trasformare un laboratorio di provincia in un'eccellente punto di riferimento internazionale. Purtroppo sembra in Italia si premi la mediocrità e non l'eccellenza. Ilaria Capua è un grande esempio di onestà intellettuale, perseveranza e dignità.
Non il mio genere, un libro dal taglio "americano" e letto più o meno per caso. La ricostruzione in prima persona da parte della conosciuta virologa delle sue vicissitudini giudiziarie.
In questo libro la virologa Ilaria Capua, una delle eccellenze della ricerca scientifica italiana, racconta la sua storia personale come ricercatrice e la vicenda giudiziaria che l'ha vista come protagonista. Accusata di reati gravissimi e infine prosciolta per la totale insussistenza dei fatti che le venivano contestati, è però stata costretta a trasferirsi negli Stati Uniti, in Florida, dove adesso dirige un importante centro di ricerca. Una vicenda molto deprimente, che mette in luce "un paese che detesta la scienza", come ha scritto il giornalista Paolo Mieli in un articolo dedicato proprio alle assurde accuse contro Ilaria Capua.