Αλλόκοτο, μα την αλήθεια, το έργο του συγγραφέα! Άλλος έχει τύχη σ' αυτό το επάγγελμα άλλος όχι. Μα ο πιο κακότυχος από τους συγγραφείς είναι ασφαλώς ο φτωχός μου Ερρίκος Κίτσλερ, ο "Πρωτομάστορας" στη Γοττίγγη. Κανείς σ' αυτή την πόλη δεν είναι τόσο σοφός, τόσο πλούσιος σε ιδέες, τόσο φιλόπονος όσο αυτός, και μ' όλα τούτα ούτε ένα καν βιβλιαράκι δικό του δεν έχει ξεμυτίσει ακόμη στη φιλολογική αγορά της Λειψίας. Ο γέρο βιβλιοθηκάριος Στήφελ δεν παρέλειπε να γελά κάθε φορά που ο Ερρίκος Κίτσλερ επήγαινε να του ζητήσει κάποιο βιβλίο που, όπως έλεγε, του χρειαζότανε πολύ για ν' αποτελειώσει κάποιο έργο που "συνέγραφε". - "Θα κάθεται πολύν καιρό ακόμα να το συγγράφει", μουρμούριζε τότε ο γέρο-Στήφελ ανεβαίνοντας την κλασική σκάλα που οδηγούσε στα ψηλότερα ράφια της βιβλιοθήκης.
Christian Johann Heinrich Heine was one of the most significant German poets of the 19th century. He was also a journalist, essayist, and literary critic. He is best known outside Germany for his early lyric poetry, which was set to music in the form of Lieder (art songs) by composers such as Robert Schumann and Franz Schubert. Heine's later verse and prose is distinguished by its satirical wit and irony. His radical political views led to many of his works being banned by German authorities. Heine spent the last 25 years of his life as an expatriate in Paris.
«Si, devo confessare che finalmente mi colse un brivido di compassione per i resti del paganesimo, per quei bei templi e quelle statue, poiché essi non appartenevano più alla religione, già morta molto, molto tempo prima della nascita di Cristo, ma appartenevano all'arte, che vive in eterno.»
Il libro è costituito da cinque parti: - due saggi - due libretti teatrali (balletto) - una lettera inerente al secondo balletto
Il mio interesse è andato scemando a partire dal primo saggio. Qui si spiega come gli dei greci, pur di sopravvivere, diventino qualcosa di diverso da sé, prendendo la forma di demoni (nella visione popolare cristiana) o statue che si animano di tanto in tanto per portare alla dannazione. Un concetto molto interessante, ma così infarcito di retorica “romantica” da essere pressoché insoddisfacente. Mi aspettavo di trovare un racconto, una piccola enciclopedia del mito reincarnato, invece vi ho trovato numerose descrizioni di processioni bacchiche una uguale all’altra. Anche nel secondo saggio quelle comparse animate di folletti e avvinazzati sono numerose, forse troppo. Si perde l’idea di fondo. Questo secondo saggio mi è piaciuto comunque, anche se verso la fine ho perso completamente l’interesse. Qui si tratta degli dei “in incognito”: alcune parti le ho trovate interessanti, soprattutto quelle inerenti a Bacco in diverse località europee. Veniamo alle note dolenti. I due libretti sono noiosi. So che si tratta di testi per la danza, ma preferisco vederla che leggerla. Leggere di Diana che si butta a destra e manca per l’innamorato non mi interessa, preferisco vedere le evoluzioni del suo corpo sul palcoscenico. Del libretto del Faust, poi, posso dire solo di averne ricavato il mal di testa. In fondo, pur partendo come ricostruzione della storia del Faust da Marlowe in poi, ricade nell’errore dell ripetizione continua delle scene. La lettera già si sta cancellando dalla mia memoria.
In poche parole: inizio interessante, esecuzione deludente.
Ps: mi piace trovare collegamenti tra le letture che faccio in un determinato periodo. In questo caso ho due fili Rossi trovati:
- leggendo l’Iliade mi accorgo che gli dei e le dee di Omero sono molto più reali dei miti reincarnati di Heine, molto più veri;
- forse L’alchimia è la nuova moda in fatto di libri, perché se ne parla anche in Strange the dreamer della Taylor —> «Ecco che cosa ho ottenuto con la mia erudizione: che vengo deriso in ogni luogo. Tutti i libri ho rovistato, da cima a fondo, e non riesco a trovare la pietra filosofale. Giurisprudenza, medicina, tutto invano, non vi è salvezza all'infuori della negromanzia. »
La letteratura critica sulla tetralogia de "Gli Dei in Esilio" è molto scarsa. Il progetto unico di Heine non rappresenta solo la scomparsa degli dei nella modernità, l’esilio e la privazione della divinità nel mondo moderno, il tema è solo apparentemente quello del degrado del divino, ma all'autore interessa soprattutto il tema della rimozione, gli dei diventano complessi psichici che vengono rimossi per il loro contenuto esplosivo. L’antica credenza degli antichi dei dell’Olimpo che danzavano e bevevano ambrosia è ormai solo un ricordo. Il Cristianesimo, infatti, li aveva trasformati in diavoli malvagi che di giorno si tengono nascosti e di notte vengono fuori in leggiadre sembianze. In tutto questo, l’Italia è il teatro della ricomparsa degli dei antichi durante la notte. Per la prima volta, nell’opera di Heine, si trova espresso con grande chiarezza il dualismo e questa diarchia tra Elleni e Nazareni, che diventa il leitmotiv di tutta l’opera e l’asse portante di tutto il suo pensiero.
Piccola raccolta di scritti di Heine, due brevi saggi, due soggetti per balletto e una lettera, riguardanti il tema del destino degli dei classici dopo la vittoria del cristianesimo: essi si sarebbero nascosti, sarebbero andati in esilio. Anche la chiesa ne accettò l'esistenza, divulgando la tesi del loro essere demoniaco. Chi viene in contatto con Venere, con Diana, con Bacco, che abitano le rovine dei templi, riscopre l'ebbrezza della sensualità dei tempi antichi, che Heine ama molto.
very cute and fun, i love all the stories and mythology surrounding the Dionysian Mysteries so i thought the dionysus story was especially fun. i also enjoyed when he said pluto remained "warm and cosey" in hell.
¿Qué ocurrió con los dioses de la Antigüedad una vez impuesto el cristianismo? Es esta la pregunta que, aparentemente, quiere responder Heinrich Heine en "Gôtter im Eril". Su tesis, lejos de promulgar una extinción o desaparición de las figuras de los dioses clásicos y abogar por una recuperación melancólica de carácter neoclásico, propone ver este proceso como una permanencia decadente de estos. Con el triunfo del cristianismo en el siglo III los dioses se vieron obligados a huir y buscar la manera de subsistir en una sociedad en la que, gracias a la Iglesia y su demonización de los dioses paganos, se les ve como espíritus del mal. El texto simula ser una especie de investigación de carácter científico de las maneras en las que continuaron viviendo estas figuras hasta los días de la modernidad, utilizando ejemplos para ilustrar el proceso, pero la intención de Heine va mucho más allá de este pretendido historicismo. Heine utiliza el tema para, en primer lugar, replantear la imagen de la Antigüedad y, en segundo lugar, hacer una reflexión irónica sobre el lugar de la sensualidad en medio de la espiritualidad abstracta de la sociedad europea cristiana, burguesa e ilustrada.
Oltre a evocare la famosa “serenità greca” di Nietzsche, il libro si presenta ricchissimo del folklore popolare relativo ai destini degli dèi dopo l’avvento del cristianesimo. Decisamente un libro barocco, ma le storie raccontate sono davvero piacevoli. Molto interessante anche tutta la riflessione sul Faust (con una grande disamina della storia letteraria del personaggio) fatta dall’autore stesso.
"Ratos ocultos corroem todas as grandezas desta terra, e os próprios deuses têm de sucumbir, ignominiosamente, no fim. Assim o quer a férrea lei de Fado, e diante deste até o mais superior dos imortais tem de baixar humildemente a cabeça."
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