Alessandro Alari è un giovane pilota romano della scuderia Speed-Y, in corsa per il titolo mondiale del Grand Race. Durante il Circuito di Roma rimane vittima di un incidente in cui perde entrambe le gambe. Il mondo dei motori è sconvolto, così come tutte le persone vicine al pilota. Solo Alessandro crede che un ritorno alle gare sia ancora possibile, con o senza gambe. Inizia quindi un percorso di accettazione e di riabilitazione, supportato dalla fidanzata Federica, dai genitori e dagli amici, con l’obiettivo di riguadagnarsi il posto che merita nella vita e in pista. Ma nel frattempo la Speed-Y ha trovato un nuovo pilota e sembra non credere nel suo recupero. La fiducia di Alessandro vacilla e anche il rapporto con Federica ne risente. Si rifugia quindi nel suo piccolo paese d’origine, dove ritrova la serenità in una vita semplice. Ma il Grand Race invoca il suo nome e, per quanto Alessandro cerchi di ignorarne il richiamo, le corse restano parte di lui.
Basta leggere le prime pagine per capire che questo romanzo meritava di vincere il concorso della Dunwich Edizioni: è completo sotto ogni punto di vista, sia a livello di storia sia per quanto riguarda lo stile di scrittura e la narrazione. Solitamente non leggo narrativa mainstream perché trovo il fantastico più stimolante, ma questo romanzo mi aveva attratto sin dalla trama perché mi sembrava una storia di formazione e crescita personale, inoltre non avevo mai letto nulla che riguardasse la vita di un pilota di automobili; siamo così abituati a trovarci davanti ai vari "Fast & Furious" et similia che automaticamente associamo le auto al genere d'azione. "Crash", invece, è una storia di formazione a tutti gli effetti.
Il protagonista è un ventottenne di nome Alessandro Alari, campione della scuderia Speed-Y e che gareggia nel Grand Race, una sorta di Formula Uno con la differenza che le monoposto sono ancora più veloci e i circuiti si svolgono nelle capitali del mondo. Il libro ha un incipit in media res, con la telecronaca che aggiorna sulle condizioni del pilota, dato che nell'ultima corsa nel circuito a Roma ha perso le gambe... la prima parte della storia è intitolata "Safety Car", non a caso ci mostra come la verve di Alessandro, da vero sportivo, lo renda immediatamente pronto alla riabilitazione: nonostante riveda l'incidente nell'incubo della morfina, appena può, sfreccia per i corridoi dell'ospedale su una sedia a rotelle, e quando incontra i giornalisti, informa loro e i suoi tifosi che tornerà presto a gareggiare. Alessandro ne è convinto, perché tra fan, genitori e fidanzata, "Con così tante persone a sostenerlo potrebbe non aver bisogno delle gambe per restare in piedi". In realtà, i suoi genitori, la fidanzata Federica (prima voce narrante), e l'amico pilota Pablo con cui si è scontrato durante la gara (dove quest'ultimo è uscito con appena una fasciatura al braccio) sono ancora traumatizzati dall'incidente; sono preoccupati per il suo futuro, con una prospettiva quasi rassegnata.
"Federica non era riuscita a sostenere quell'immagine per più di un istante. Ora invece indugia con gli occhi sul corpo di Alessandro, steso sopra la coperta, e fissa lo sguardo sui moncherini ingessati. Per quanto sia difficile, è qualcosa a cui dovrà abituarsi. E dovrà farlo in fretta perché Alessandro non ha avuto bisogno di parlare con qualcuno per affrontare la sua nuova situazione, la sta affrontando come affronta ogni altra cosa nella vita: ha abbassato la testa e ha caricato."
Questo è uno dei motivi per cui il romanzo mi ha subito conquistata: non considera solo il dolore dell'interessato, ma anche quello dei personaggi che gli sono cari; ognuno di loro metabolizza e affronta il dolore in modo diverso, ma è Alessandro che non ci ha fatto ancora i conti! Le protesi, l'allenamento, la richiesta di modificare l'auto in base alle sue nuove esigenze di guida (con i pedali sul volante) addirittura prima di consultare il regolamento, il suo manager e la scuderia, sono dimostrazione di come Alessandro parta davvero in quarta, ma dopo un mese di prove si rende conto che i risultati alla guida della sua Speed-Y sono insufficienti rispetto alla media, e a quel punto, il suo mondo crolla vertiginosamente.
"Capisce ora che su quella curva non ha lasciato solo la sua macchina e le sue gambe. Lì è rimasta anche la vita che conosceva: si è frantumata nello scontro assieme al muso della Speed-Y e poi la pioggia l'ha cancellata dal mondo come ha cancellato il sangue dall'asfalto. Li è rimasta la sua carriera, è rimasto il suo futuro e sono rimaste le sue speranze. Lì è rimasto Alessandro. La persona che si è risvegliata in un letto d'ospedale, che si muove su una sedia a rotelle e tenta a fatica di restare in equilibrio sulle protesi, non è altro che il guscio di ciò che era, un involucro vuoto tenuto insieme dal ricordo di ciò che una volta lo riempiva."
Quando perde se stesso, Alessandro mette in dubbio la sua intera vita attuale, compresa Federica e il suo amore. E' tempo di una riabilitazione emotiva, ed è così che si apre la seconda parte, intitolata profeticamente "Pit Stop". Si tratta di un ritorno al passato, nel paese d'origine del ragazzo: torna a vivere dai suoi genitori, torna a lavorare nell'officina del padre, ritrova gli amici d'infanzia... come se volesse ricordare chi era prima di diventare un pilota, o addirittura come se si volesse liberare di quest'etichetta per ricordarsi chi è nella sua essenza, e costruire, di conseguenza, il nuovo se stesso. E' un percorso che Alessandro inizialmente affronta da solo, con il silenzioso supporto dei genitori e di Federica, ma è solo grazie all'intervento di un amico che apre finalmente gli occhi sul significato della vita, su ciò che gli è stato portato via, ciò che gli è rimasto, e ciò che potrebbe ancora avere. Questa è stata la parte che ho trovato sottotono e un po' noiosa perché ci sono molte pause e scorre lentamente, adeguando il ritmo a quello di un piccolo paese di provincia e allo stato d'animo del protagonista. In questa parte lo conosciamo meglio, ci sono dei flashback che ci mostrano anche com'è nata la storia con la sua fidanzata, però, è inevitabile paragonarla e trovarla nettamente inferiore rispetto alla prima e all'ultima parte, molto più interessanti e stimolanti. Eppure trovo che sia dovuta e giusta: ci mostra come spesso sia necessario cadere nell'abisso per scoprirsi più forti di prima e in grado di affrontare gli ostacoli che prima ci sembravano insormontabili. Spesso il tempo guarisce le ferite, ed era necessario anche per Alessandro ignorare per un po' la sua ambizione e fermarsi a riflettere, costringersi ad affrontare sia le malelingue sia chi credeva in lui e che davanti alla sua resa è rimasto deluso; Alessandro doveva prendersi il suo "pit stop". Forse mi ripeto, ma è un libro che mi è veramente piaciuto perché non tralascia alcuna emozione, tenendo tutto (e tutti) in considerazione.
Riguardo alla terza parte, "Final Lap", non mi esprimerò sulla trama per non cadere nelle anticipazioni, ma posso dire che ho trovato azzeccato l'esternazione di quella particolare paura di Alessandro: un'ulteriore resa realistica del personaggio. Il finale scivola via come l'auto che sfreccia, e prima che ce ne rendiamo conto, la storia termina un po' com'è iniziata, in media res! Ma siamo in uno di quei rari casi in cui lo accetto, e anzi, la sospensione ha toccato le corde del mio cuore, lasciandomi il piacere d'immaginare Alessandro e il suo sorriso: qualsiasi sia l'esito, lui ce l'ha fatta, lo sappiamo per certo; la storia ci ha reso suoi tifosi.
Toccante, profondo, con interi passi da sottolineare e rileggersi, perché Barbara Poscolieri scrive in modo impeccabile, e ogni parola trasuda emozione. Un'ottima scelta per inaugurare una collana che parla della vita vera.
Continua a sostare davanti all’ingresso dell’ospedale, sia il sorriso sia la mano sollevata sono aperti in un segno disteso di saluto, ma i flash delle macchinette fotografiche e le luci delle telecamere lo prendono d’assalto, i microfoni lo accerchiano.
È così che inizia nuovamente la vita di Alessandro. Un ragazzo con la passione per i motori fin da bambino tanto da divenire pilota e che all’improvviso vede stravolto il suo futuro. Ho voluto leggere una storia diversa dal classico romanzo rosa e per questo ringrazio la Dunwich Edizioni. Fin dall’inizio si percepisce la voglia di vivere di Alessandro che, pur avendo avuto un bruttissimo incidente durante una corsa automobilistica, ha perso entrambe le gambe. L’autrice ha portato sulla carta una storia di un ragazzo che, come tanti, ha tantissimi sogni, ma che un giorno perde tutto.
Federica gli prende il volto tra le mani, si perde un istante tra le stelle racchiuse nei suoi occhi, le stesse che Alessandro volerebbe ad afferrare se disponesse davvero di reattori a propulsione.
Federica è la ragazza del suo passato, del suo presente e del suo futuro, ma quando Alessandro si convince che la sua vita non tornerà mai quella di un tempo decide di andarsene credendo di farle del bene. Ma non c’è cosa più sbagliata che abbandonare coloro che ci amano, perché solo così si riescono a superare gli ostacoli posti sul nostro cammino.
Alessandro alza gli occhi sul manager. È uno scalatore con le gambe spezzate dalla caduta che guarda la montagna che lo ha fatto precipitare e di cui non raggiungerà mai la vetta. E ai piedi di quella montagna, rabbia e frustrazione lo fanno vedere per la prima volta come uno sconfitto.
Alessandro è sempre più convinto che non potrà più fare quello che gli piace. Si sente un perdente, ma un bambino, di nome Mattia, lo aiuterà. Perché non tutto è perduto se la forza di volontà persiste e c’è qualcuno che combatte al tuo fianco.
Ho trovato il romanzo ben scritto, limpido e scorrevole. Avrei preferito che la narrazione fosse in prima persona (anche in maniera alternata con il punto di vista di Federica) perché in questa maniera riesco a capire maggiormente gli aspetti caratteriali dei protagonisti. Diciamo che le storie in terza persona mi rendono più una “spettatrice” e non riesco ad entrare a pieno nella storia. Non per questo, però, mi sento di dare un voto negativo al romanzo. Anzi faccio i complimenti all’autrice perché ha raccontato una storia dolorosa, in tutti i suoi aspetti, e non annoia il lettore. La storia di Alessandro può essere d’aiuto a tutte quelle persone che nella vita sono convinti di aver perso, ma la vita può sorprenderci sempre.
Intanto premetto che il genere non lo leggo spesso, ma sono state la trama e le ambientazioni ad incuriosirmi. In passato ho già letto molto di questa Autrice e, forse, è un po’ come se l’avessi vista crescere, sia per lo stile, sia per come riesce a gestire i vari personaggi che ha creato. La storia è intrigante, i protagonisti principali sono perfetti, con pregi e difetti. Ti ci affezioni sin dall’inizio. Alessandro è un pilota vincente, un uomo che è nato e cresciuto con le sfide automobilistiche, fino al giorno del suo incidente. Da quel momento in poi verremo catapultati nei giorni più cupi che abbia mai vissuto. E noi con lui. Durante la lettura, spesso non riuscivo a staccare gli occhi dal romanzo. Questo anche grazie alla bravura di Barbara, allo stile semplice, ai personaggi che dovevano vivere questo dramma. Ed io con loro. Alessandro dovrà ricominciare una nuova vita, dovrà combattere con la riabilitazione e poi affrontare le sue più grandi paure. E quali potrebbero essere per un pilota del Grand Race? La storia non ruota solo attorno al pilota o su Federica, ma anche su altri personaggi minori. Per esempio il piccolo ammiratore di Alessandro mi ha colpito molto, anche lui delineato benissimo come lo sono i genitori di Alari e gli amici di infanzia. Posso solo dirvi che, se inizierete a leggere questo romanzo, vivrete questa storia assieme ai protagonisti, fino al bellissimo finale e, una volta chiuso il libro, un po’ di Alessandro e Federica resterà con voi.
Recensione a cura di Amneris Di Cesare per il Blog di Babette Brown.
Se ci si avvicina a questo libro pensando sia il solito “romance” con qualche cambiamento di programma e di cliché nello scrivere rosa, si sbaglia di grosso. Crash di Barbara Poscolieri è tutt’altro che romance e si può, a mio avviso, inquadrare nel genere mainstream. Un gran libro, in ogni caso. Lo dico immediatamente così non ci saranno dubbi sul tenore di questa recensione.
Ho seguito le vicende drammatiche di Alessandro Alari, pilota campione pluripremiato che si ritrova a perdere entrambe le gambe, e il suo percorso di rinascita (e rivincita) dalla e sulla disgrazia che gli è capitata con grande interesse e fino alla fine senza pausa. Un tema attuale che a trattarlo avrebbe potuto nascondere parecchie insidie e tendere trappole all’autrice, che invece ha mirabilmente gestito la trama rendendola snella, fluida e avvincente. La scrittura di Barbara è pulita, sicura e arriva diritta alla meta. Ho solo avuto qualche difficoltà a volte nel riconoscere qualche passaggio grazie a dei cambi di tempo verbale un po’ audaci, ma che possono essere archiviati come scelta di stile originale.
Molto ben descritti, tanto da essere quasi tridimensionali, alcuni personaggi, come la fidanzata Francesca e l’amico Muto, le atmosfere quasi oniriche del ritorno a casa al vecchio paese d’origine e un’alzata di cappello all’autrice per aver saputo destreggiarsi tra gli aspetti tecnici della malattia e del recupero non facile da parte del protagonista, così come quelli delle corse e il loro dietro le quinte, in maniera davvero impareggiabile.
È difficile trovare romanzi di narrativa che raccontano di personaggi disabili ma Crash tratta proprio di questo: il protagonista Alessandro dopo un incidente si ritrova senza gambe ma con la voglia di tornare in pista a gareggiare con la sua auto. Un romanzo non facile da scrivere e da parlarne (almeno da un certo punto di vista), ma sicuramente piacevole da leggere proprio per la sua novità già partendo dalla trama ma anche per la sua narrazione molto scorrevole. Mi piace come venga data molta importanza alla psicologia di Alessandro e vengano espresse tutte le sue emozioni, i suoi dubbi e anche il suo dolore mentre cerca di tornare ad essere quello che è, un pilota. Forse il suo personaggio è fin troppo caratterizzato a scapito degli altri personaggi secondari, in particolare mi è dispiaciuto non poterne leggere di più su Federica, la persona che più di tutte lo appoggia e lo supporta e della quale sappiamo poco dei sentimenti e delle emozioni che ha provato dal momento dell'incidente e lungo tutto il percorso di riabilitazione di Alessandro.