Non correre. Non gridare. Non volere. Copri le gambe, stai composta, e piantala di fantasticare, perché nella vita ci sono sogni che non puoi sognare. Queste le cinghie che stringono il cuore di Alfonsina, figlia di contadini e di un tempo che non ha scelto. Un tempo in cui il ciclismo è per uomini coraggiosi, impavidi eroi che si riempiono la pancia di penne al ragù e macinano chilometri di strade fangose e pericolose. Sono forti, gagliardi. E sono tutti maschi. Finché, a cavallo di una bicicletta scassata, con la determinazione di una guerriera e la preparazione atletica di una sarta, Alfonsina arriva e corre. Corre veloce, più veloce, vola. Non è facile, perché il ciclismo è uno sport di forza e fatica, e come tutti le ripetono fino alla nausea, "non è per signorine". Non è permesso, è uno scandalo, in un mondo che ordina alle donne vite strizzate, gambe fasciate e un'esistenza in gabbia. Ma Alfonsina Strada è come il vento, che non conosce leggi né limiti e corre finché ha forza, finché le gambe reggono, finché c'è un orizzonte da raggiungere e superare.
Alfonsina Morini nasce a Fossamarcia il 16 marzo 1891. La famiglia è molto povera e numerosa: il padre Carlo lavora nei campi e la madre Virginia contribuisce con dei lavori di sartoria. Alfonsina aiuta parecchio i genitori e nel frattempo studia con buoni profitti. Un giorno incappa nella bicicletta acquistata dal padre e se ne innamora. Si allena di nascosto e, nonostante l'avversione dei genitori e le maldicenze della società, coltiva la propria passione e partecipa a diverse gare, diventando famosa. Si sposa con l'inventore Luigi Strada , da qui il nome di Alfonsina Strada, e vive a Milano, finché il marito non viene ricoverato in un ospedale psichiatrico. Alfonsina è la prima donna a partecipare al Giro d'Italia nel 1924. Si spegne in sella alla sua moto Guzzi il 13 settembre del 1959, colpita da un infarto mentre cerca di avviarla.
È un libro per ragazzi incentrato sulla figura e sulla vita della celebre ciclista Alfonsina Strada, una donna tenace, determinata, ribelle, curiosa, che non si capacita di come la donna possa rassegnarsi esclusivamente al ruolo imposto dalla società e dal tempo, senza pretendere un po' di spazio per sé. Pur avendo tutti contro, Alfonsina non si abbatte, non rinuncia ma coltiva il proprio sogno, alimentandolo di lavoro, impegno, sacrificio e passione. Tommaso Percivale descrive molto bene la condizione della donna alla fine dell'Ottocento, ancora esclusa da parecchie attività e con il solo compito di dedicarsi alla famiglia. Oltre alle condizioni di povertà in cui versavano parecchie famiglie di contadini. Un libro in cui l'amore per lo sport, in questo caso il ciclismo, diventa protagonista insieme alla sua sostenitrice, che ha dentro "una fiamma a due ruote fatta di vento e velocità". Non si può che provare ammirazione per questa donna, ai tempi giovanissima, che ebbe il coraggio di osare, di trasgredire, di sopportare la pressione sociale per il fatto di essere donna e di realizzare il proprio sogno e di conquistare l'affetto di molti; molti, ma non tutti, perché ci fu chi, per invidia, cercò di infangare il suo nome. Percivale riesce benissimo a trasmettere il suo carisma, dando vita ad una biografia ricca di emozione. L'autore afferma di essersi servito anche di una parte più di invenzione, soprattutto per quanto concerne l'infanzia, essendoci poche informazioni da cui attingere. Vengono nominati diversi ciclisti che avranno successo: Alfonso Calzolari, Antonio Pezzali, Carlo Messori, Giuseppina Carignano, per citarne alcuni. Un libro che consiglio a tutti quei giovani che abbracciano uno sport, ma non solo. Un libro che in questo periodo di Olimpiadi calza a pennello.
La storia rimane stupenda poiché riprende le vicende di una donna straordinaria come Alfonsina strada.
ovviamente si sente che il libro è per un pubblico più giovane. Nella vicenda ci sono diversi tagli e anche alcune parti molto romanzate che risaltano subito a chi ha letto altro riguardante le avventure dell' Alfonsina.
Rimane un libro perfetto per i ragazzi per scoprire il sacrificio (ormai diventato uno sconosciuto) e per parlare dei pregiudizi di genere.