Tra i tavolini di via Veneto o nei teatri di posa di Cinecittà, in piazzetta a Capri o al Lido di Venezia, uno sguardo attento e ironico illumina i riti dell'Italia della dolce vita. Oriana Fallaci, giovane scrittrice allora impegnata come corrispondente dell'Europeo, coglie lo spirito di quegli anni e di chi li abita: intellettuali, gente di cinema, ma anche viveur, nobili decaduti, borghesi in cerca di gloria. In un grande affresco, scanzonato e senza preconcetti, si ritrovano, con i loro tic, speranze e aspirazioni, gli attori famosi – da Sordi a Gassman, da Gina Lollobrigida a Sofia Loren –, i registi – Visconti, Rossellini, Fellini, Antonioni –, gli scrittori, i grandi produttori e le stelline in cerca di gloria che hanno fatto la fortuna del cinema italiano nel mondo e hanno saputo rappresentare, forse più che in qualsiasi altra epoca, le caratteristiche del "genio italico".Oriana Fallaci li osserva, li incontra, li intervista, qualche volta ne diventa amica, a volte si fa odiare, ma sempre ce li restituisce vividi e umani, cogliendone i punti deboli e le grandezze, le idiosincrasie e le passioni. Un "dietro le quinte" che racconta un'epoca eccezionale attraverso la penna pungente di una grande scrittrice.
Oriana Fallaci was born in Florence, Italy. During World War II, she joined the resistance despite her youth, in the democratic armed group "Giustizia e Libertà". Her father Edoardo Fallaci, a cabinet maker in Florence, was a political activist struggling to put an end to the dictatorship of Italian fascist leader Benito Mussolini. It was during this period that Fallaci was first exposed to the atrocities of war.
Fallaci began her journalistic career in her teens, becoming a special correspondent for the Italian paper Il mattino dell'Italia centrale in 1946. Since 1967 she worked as a war correspondent, in Vietnam, for the Indo-Pakistani War, in the Middle East and in South America. For many years, Fallaci was a special correspondent for the political magazine L'Europeo and wrote for a number of leading newspapers and Epoca magazine. During the 1968 Tlatelolco massacre prior to the 1968 Summer Olympics, Fallaci was shot three times, dragged down stairs by her hair, and left for dead by Mexican forces. According to The New Yorker, her former support of the student activists "devolved into a dislike of Mexicans":
The demonstrations by immigrants in the United States these past few months "disgust" her, especially when protesters displayed the Mexican flag. "I don't love the Mexicans," Fallaci said, invoking her nasty treatment at the hands of Mexican police in 1968. "If you hold a gun and say, 'Choose who is worse between the Muslims and the Mexicans,' I have a moment of hesitation. Then I choose the Muslims, because they have broken my balls."
In the late 1970s, she had an affair with the subject of one of her interviews, Alexandros Panagoulis, who had been a solitary figure in the Greek resistance against the 1967 dictatorship, having been captured, heavily tortured and imprisoned for his (unsuccessful) assassination attempt against dictator and ex-Colonel Georgios Papadopoulos. Panagoulis died in 1976, under controversial circumstances, in a road accident. Fallaci maintained that Panagoulis was assassinated by remnants of the Greek military junta and her book Un Uomo (A Man) was inspired by the life of Panagoulis.
During her 1972 interview with Henry Kissinger, Kissinger agreed that the Vietnam War was a "useless war" and compared himself to "the cowboy who leads the wagon train by riding ahead alone on his horse".Kissinger later wrote that it was "the single most disastrous conversation I have ever had with any member of the press."
She has written several novels uncomfortably close to raw reality which have been bestsellers in Italy and widely translated. Fallaci, a fully emancipated and successful woman in the man's world of international political and battlefront journalism, has antagonized many feminists by her outright individualism, her championship of motherhood, and her idolization of heroic manhood. In journalism, her critics have felt that she has outraged the conventions of interviewing and reporting. As a novelist, she shatters the invisible diaphragm of literariness, and is accused of betraying, or simply failing literature.
Fallaci has twice received the St. Vincent Prize for journalism, as well as the Bancarella Prize (1971) for Nothing, and So Be It; Viareggio Prize (1979), for Un uomo: Romanzo; and Prix Antibes, 1993, for Inshallah. She received a D.Litt. from Columbia College (Chicago). She has lectured at the University of Chicago, Yale University, Harvard University, and Columbia University. Fallaci’s writings have been translated into 21 languages including English, Spanish, French, Dutch, German, Greek, Swedish, Polish, Croatian and Slovenian.
Fallaci was a life-long heavy smoker. She died on September 15, 2006 in her native Florence from breast cancer.
"Le ore di Via Veneto non hanno niente a che fare col sole: c'è l'ora degli intellettuali, l'ora degli snob, dei politici, dei cinematografi".
Ritorno a leggere la Fallaci dopo tanto tempo e scopro di essere sempre più innamorata della sua scrittura e del suo stile. Leggere L'Italia della dolce vita significa fare un tuffo negli anni d'oro di Cinecittà e di Via Veneto. Con il suo stile pungente e, a tratti sarcastico, ci calamita in questo mondo facendoci conoscere i protagonisti, le starlette di quel periodo. Cinecittà e Via Veneto sono la cornice di un mondo magico e affascinante, ma allo stesso tempo ricco di bellezza, dove confluiscono i grandi protagonisti del cinema. La Fallaci si fa portavoce delle loro storie, delle loro vicende e diventa la loro confidente, mettendo in luce i tic, le peculiarità di Claudia Cardinale, Anna Magnani, Vittorio Fellini e Marcello Mastroianni, solo per citare alcuni dei più noti. Sono un affresco di volti, storie, emozioni, poesia, arte che ci sono stati tramandati da ieri ad oggi permettendo di conoscere la loro anima, il loro essere al di là del personaggio che interpretano sullo e schermo. Grazie alla Fallaci, impariamo a viverli nella loro essenza, nel loro lato più umano e vero e ad amarli un po' di più.
“Via Veneto più che una strada diventa una sala stampa, una passerella per défilés, un cenacolo di letterati, una succursale di Cinecittà, un ridotto per intrecciare relazioni mondane e sentimentali, un luogo dove il tempo non si misura con l’orologio ma con le abitudini e il pubblico. Via Veneto vive ad ore precise. C’è l’ora degli intellettuali e l’ora degli snobs, dei politici e dei cinematografari, delle donne e dei gagà.”
Un ritratto vivido del jet set italiano anni ’50-’60 che avrei tanto voluto vivere!! La Fallaci, feroce e brillante come sempre, racconta con uno stile tagliente e irresistibile. Perfetto per chi è nostalgico di un’epoca mai vissuta, ma tutta da immaginare!
Interessante come un bel saggio e coinvolgente come un bel romanzo. L'unico limite, per me, è quando la Fallaci introduce personaggi di una volta a me del tutto sconosciuti: ma la sua scrittura è così potente da rendere appassionanti anche le loro storie.