Il libro raccoglie i principali scritti in prosa di uno dei più grandi poeti arabi, anche se secondo Saramago, e non solo, è piuttosto il più grande poeta del mondo, e che fosse poeta è palese anche dallo stile sentimentale del suo scrivere che smuove coscienza, cuore e anima del lettore.
Decisamente autobiografici, questi racconti (che con fatica possono essere incasellati in un genere, io li chiamerei 'saggi in poesia') dicono della terra di Palestina, della Resistenza, dell'esilio dell'autore e di un popolo, della libertà e della sua perdita.
Il primo scritto, intitolato "Diario di ordinaria tristezza", è del 1973 e si focalizza sull'invasione ebraica della Palestina e sul conseguente esilio
"Dunque era, quello, il ritorno. Non potevamo sapere che da profughi in Libano ci saremo trasformati in profughi in patria. Non potevamo sapere che la nostra presenza fisica in patria sarebbe diventata assenza nella legge imposta dagli invasori in tutta fretta. Ci chiamavano i 'presenti assenti' perché non avevamo diritto a nulla. Abbiamo saputo di migliaia di persone di ritorno che, catturate, erano state caricate su camion militari e scaraventate fuori dal confine come si fa con merce avariata. Abbiamo saputo che hanno sparato a centinaia di infiltrati clandestini come deterrente contro i tentativi di ritorno. Abbiamo saputo, ad esempio, che il marito di mia zia si era infiltrato dal Libano in quel periodo, ma non è mai arrivato. Cos'è più doloroso: essere profughi in un'altra terra o nella tua?"
Darwish non fa certo mistero del suo parere, anzi più volte lo urla dalle pagine e questa sua schiettezza, il coraggio di esporsi, la denuncia che, forte, predomina nel testo sono parti di grande respiro perché toccano tutti, non solo gli interessati, e costringono a riflessioni prolungate e complesse.
"La mattina andavo a scuola, anche se ufficialmente non ero iscritto, perché mio padre non risultava nei documenti governativi. Chi se n'era andato in Libano tornando in Palestina dopo un anno o due non aveva più la cittadinanza. Mentre chi, dopo duemila anni, arrivava qui da Varsavia aveva diritti e cittadinanza"
Viene sviscerato il concetto di patria e di appartenenza, di colpa reale e senso di colpa, di diritti, di giustizia; rabbia e profondo dolore balzano fuori dalle pagine, tra le righe si scorgono le pareti suppuranti di ferite mai sanate.
Nel secondo testo, scritto nel 1987, intitolato "Memoria per l'oblio", il tema è l'invasione di Beirut del 1982 da parte degli israeliani e di conseguenza le tematiche vertono sulla guerra, sulla paura del dolore e della morte, e tutto è pervaso da incredulità e smarrimento.
"In presenza d'assenza" del 2006 è un testo pieno di citazioni delle Sacre Scritture e di Omero, parla di amore, nostalgia, dolore, tradimento, ma con l'interesse dello scrittore puntato sulla forma, sulla scelta delle parole, sullo studio della lingua. È la parte più poetica e prepara il campo al poemetto sulla vita che chiude il libro a mo' di testamento di Darwish.