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Desobediência Civil

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Tre motivi per leggerlo: Perché è un libro che non ti aspetti: una meditazione sul dissenso, che parla però molto di consenso e propone una collocazione costituzionale dei gruppi di protesta. Perché Hannah Arendt racconta di Socrate, Thoreau e della rivoluzione americana per tracciare la differenza che corre tra disobbedienza civile e obiezione di coscienza. Perché è un piccolo, prezioso manifesto sulla partecipazione attiva, contro la dittatura dei politici e le prepotenze dei governi.

61 pages, Unknown Binding

First published January 1, 1969

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About the author

Hannah Arendt

404 books4,898 followers
Hannah Arendt (1906 – 1975) was one of the most influential political philosophers of the twentieth century. Born into a German-Jewish family, she was forced to leave Germany in 1933 and lived in Paris for the next eight years, working for a number of Jewish refugee organisations. In 1941 she immigrated to the United States and soon became part of a lively intellectual circle in New York. She held a number of academic positions at various American universities until her death in 1975. She is best known for two works that had a major impact both within and outside the academic community. The first, The Origins of Totalitarianism, published in 1951, was a study of the Nazi and Stalinist regimes that generated a wide-ranging debate on the nature and historical antecedents of the totalitarian phenomenon. The second, The Human Condition, published in 1958, was an original philosophical study that investigated the fundamental categories of the vita activa (labor, work, action). In addition to these two important works, Arendt published a number of influential essays on topics such as the nature of revolution, freedom, authority, tradition and the modern age. At the time of her death in 1975, she had completed the first two volumes of her last major philosophical work, The Life of the Mind, which examined the three fundamental faculties of the vita contemplativa (thinking, willing, judging).

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Displaying 1 - 23 of 23 reviews
Profile Image for J TC.
235 reviews26 followers
May 1, 2023
Hannah Arendt – Desobediência Civil

Não é um livro de leitura fácil, mas dá-nos um bom “insight” sobre a liberdade, a responsabilidade democrática, e os limites da democracia representativa, polarizados entre a visão de Thomas Hobbes e John Locke. Mas ainda, e principalmente dá-nos uma visão sobre a objeção de consciência ou a desobediência civil enquanto formas legitimas que o cidadão tem ao seu dispor sempre e quando entender que os acontecimentos o justificam.
Um livro denso, um livro a reler
Profile Image for beesp.
386 reviews49 followers
October 29, 2018
Discorso tenuto a un convegno della Bar Association, “Disobbedienza civile” riprende il tema di Thoreau e ne dà una trattazione breve, ma approfondita e specifica. Hannah Arendt procede innanzitutto a definire cosa si intenda per Disobbedienza civile, quali siano le caratteristiche di questa forma di protesta. L’aspetto più importante della sua riflessione è che ne chiede l’integrazione costituzionale. La legge può integrare soltanto ciò che è già pratica, e come praticare/protestare? Con una forma di Disobbedienza civile costituzionale che eviti la punizione.
Una lettura illuminante dal punto di vista del funzionamento del diritto (ma soprattutto di quello americano, per forza di cose).
Profile Image for Giacomo O. .
6 reviews1 follower
February 23, 2025
"La disobbedienza civile insorge quando un numero significativo di cittadini si convince che i canali consueti del cambiamento non funzionano più, che non viene più dato ascolto né seguito alle loro rimostranze o che, al contrario, il governo sta cambiando ed è indirizzato o ormai avviato verso una condotta dubbia in termini di costituzionalità e legalità. "

Una riflessione sul significato di disobbedienza civile, sia in termini sostanziali che legali (seppure quest'ultimo aspetto sia indagato nel quadro giuridico degli Stati Uniti) e la differenza con l'obiezione di coscienza.
A più di cinquanta anni di distanza, la situazione odierna non è molto diversa dal contesto in cui scriveva Hanna Arendt.
Profile Image for Anthea.
2 reviews
September 13, 2021
Homegirl is obnoxiously fixated on the USA: most of the things she talks about are not limited to America.
Are there some truths? Yes. It could’ve been possible to write those down in 10 pages or less? Also yes.
67 reviews
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December 3, 2025
Absolutamente essencial ao nosso século. Absolutamente necessário ao desenvolvimento de cada cidadão. Absolutamente um génio da filosofia e política moderna a quem devemos muito. Absolutamente tudo!
Profile Image for Iván Santana.
14 reviews
August 15, 2024
“El hombre viene a este mundo, principalmente, no para convertirlo en un buen lugar para vivir, sino para vivir en él, sea bueno o malo”
Profile Image for Arturo Real.
179 reviews5 followers
March 22, 2023
Pese a que, como dice aquí la autora, el siglo XX es un siglo donde "la velocidad de cambio de las cosas ha superado al cambio de sus habitantes" (y el siglo XXI lo reafirma), las reflexiones de este libro son adecuadas y correctas. Entender movimientos como el Black Lives Matter o el Me Too puede ser más sencillo, en su alcance y evolución, leyendo a Hannah Arendt.
Profile Image for Anna Laura.
42 reviews5 followers
March 30, 2021
Nelle questioni morali di qualsiasi tipo non c'è mai spazio per l'oggettività; ogni determinazione morale si costruisce a partire dalla soggettività del singolo e si risolve in esso. Non c'è da stupirsi se Socrate sosteneva che era per lui preferibile "trovarsi in disaccordo e in opposizione con tutti piuttosto che essere solo con se stesso e contraddirsi". Secondo Socrate, bisogna opporsi all'ingiustizia per preservare la propria sanità individuale perché l'unico giudizio a cui non si può sfuggire e con il quale si deve convivere è il proprio. Neppure la legge è oggettivamente "giusta"; se il diritto fosse concepito per essere un'istituzione immutabile e universalmente valida, allora si opporrebbe al fluire degli eventi e al cambiamento intrinseco delle cose. Il diritto diverrebbe una istituzione “limitante” rispetto al progresso oltre che essenzialmente “limitata” nei confini geografici in cui si impone.
Queste premesse sembrano giustificare e approvare l'esistenza della disobbedienza civile come forma di lotta politica contro l'assurdità di alcune leggi e la rivendicazione dei propri diritti. Chi commette disobbedienza civile infrange una legge e contemporaneamente sollecita la propria punizione, a sottolineare che il dissenso non è contro il sistema giuridico in sé, ma contro un ordinamento considerato ormai obsoleto. Inoltre, la disobbedienza civile esiste solo quando si manifesta tra membri di un gruppo. Colui che opera la disobbedienza civile tuttavia non è in alcun modo un rivoluzionario; non rifiuta la legittimità dell'ordinamento giuridico in sé né crede nella sovversione del sistema, ma accetta il sistema giuridico seppur pensi che debba essere modificato. In questo senso mantiene intatto il "patto" hobbesiano che presuppone l'origine dello Stato perché rispetta l'accordo con le autorità accettando una punizione anche se considerata ingiusta.
Ben diverso è l'obiettore di coscienza che si sottrae individualmente ad un obbligo imposto dall'ordinamento giuridico perché collidente con la propria moralità. A differenza della disobbedienza civile, l'obiezione di coscienza è parzialmente "legalizzata", in particolare quando la sottrazione ad un obbligo è giustificata con precetti religiosi. L'obiettore di coscienza è "il solo trasgressore che il tribunale non consideri come un criminale".
La disobbedienza civile, secondo la Arendt, è solo "la forma più recente dell'associazione volontaria" che dovrebbe essere legalizzata e compresa dalle istituzioni correnti. Il dovere delle istituzioni è quello di dover "dar prova dell'elasticità se vorranno sopportare l'impatto dei cambiamenti senza aprire la strada alla guerra civile e alla rivoluzione". La repressione della disobbedienza civile è la repressione di una minoranza, seppur non organizzata partiticamente, che non è accettabile in un ambiente democratico.
Profile Image for Luca Palis.
8 reviews
August 7, 2024
Penso che questo libro colga un aspetto chiave della disobbedienza civile, assente nell'analisi dei grandi capostipiti di questa teoria: Socrate e Henry David Thoreau. La Arendt, con una scrittura estremamente personale, si sofferma nell'analizzare il bivio che separa obiezione di coscienza e disobbedienza civile (a tratti sfiorando il tema della cospirazione). Questa biforcazione è immersa nello scenario post Rivoluzione Americana, avvalorando così la trattazione con rimandi a quella prima esperienza di rottura col passato di colonia britannica, frutto dell'esito di un atto di disobbedienza civile. Con questa chiave di lettura, Arendt, descrive la disobbedienza civile come parte stessa dell'esperienza repubblicana americana, la quale è fondata sul concetto Toquevilliano di consesus universalis (che si sgretola davanti all'ammissione nella società di persone escluse da questo patto, i neri e gli indiani). Il gruppo crea minoranza, la quale a sua volta crea disobbedienza civile.
Da questo libro mi porto dei preziosi insegnamenti, a tratti premonitori, sullo stato di salute della democrazia (specie quella statunitense). Credo sia un libro breve ed interessante da inserire nella formazione di coloro che operano nelle istituzioni pubbliche, in modo che possano far vivere "l'Esprit des Lois" nella maniera più alta possibile. La disobbedienza civile è la risposta ad un mondo che cambia troppo velocemente, ingovernabile con le classiche istituzioni democratiche.
Profile Image for Arnault Duprez.
206 reviews1 follower
January 16, 2019
Amo Hannah Arendt perché le sue analisi sono sempre attuali, magari qualche rughe ma non è obsoleta, è la caratteristica dei filosofi maggiori. Le sue tesi portano sempre a riflettere. Col passare degli anni, il testo è uscito sul New Yorker nel 1970, la disobbedienza civile ha perso forza per riapparire ultimamente necessaria di fronte al rigurgito conservatore che ha seguito la presidenza Obama. Qua e là dei governi e dei dirigenti conservatori, se non sovversivi, sono apparsi. Si parla di frontiere chiuse, si istilla la paura del diverso, dello straniero nella massa dei cittadini e di fronte a delle palesi violazioni dell’etica della convivenza civile non si ha altro che la disobbedienza. Oppure si attuano delle politiche che dismettono lo Stato delle sue funzioni non rispettando il patto di consenso tacito fra governanti e governati non lasciando altro che la protesta per essere sentito. Per concludere cito “Il dissenso, implica consenso ed è il tratto caratteristico di un regime di libertà; chi sa di poter dissentire sa anche che, in qualche modo, quando non dissente esprime un tacito assenso” Il problema reale è quando il diritto al dissenso non è più riconosciuto.
Profile Image for Juan.
41 reviews
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January 8, 2024
Lo acabé a las 00:37 del día 8, en realidad.

Bueno y breve. Relacionado con La democracia en América (sic) de Tocqueville.
Interesante el tema de que los negros e indios no están en el consensus universalis que fundó Estados Unidos, y lo problemático que es eso... para los gringos. Interesante también los tres modelos teorizados, el de la relación del pueblo con Dios a través de la Biblia (teocrático, de los primeros colonos, que no triunfó), de asociación vertical de los individuos con el tirano común del leviatán hobbesiano que crean, y horizontal de la societas romana del pacto de colaboración original entre individuos, que sería el gringo.
También lo de que la desobediencia difiere de la rebeldía en que es pacífica y busca mejorar la sociedad, y del crimen y la conspiración en que se hace a plena luz del día, sin alevosía; y que es perverso que los desobedientes deban asumir que les caiga el peso de la ley.
También muy interesante todas las transgresiones legales, constitucionales y no digamos ético-morales que estaba haciendo el Gobierno del país en esos momentos, con la guerra de Vietnam, etc..
Profile Image for R.
201 reviews
September 17, 2017
"Civil disobedience" is an essay by Hannah Arendt, written at the height of several civil rights movements in the USA.
Due to such context, she wrote this essay to provide an understanding of what is civil disobedience, as opposed to criminal unrest.
She starts by distinguishing these movements from two well known personalities, normally used as examples of civil disobedience: Socratis and Thoreau.
She distinguishes them by stating that theirs was a stand more of their own conscience and not as an critic of the law or system.
From there she will then explain that the civil disobedience movement shouldn't be an isolated act of someone but a movement of peolpe which agree that a certain law should be corrected.
Also, she states that, as lobbyists are accepted part of the democacry process in USA, these movements should be treated in the same way.
An interesting essay especially when we see many protests such as the Pro/Againg Trump.
Profile Image for Aiman Abdel-Samad.
82 reviews8 followers
December 27, 2024
4.5
Segundo ensayo de Hannah Arendt que leo este 2024 –el primero fue 'Eichmann en Jerusalén'–.

En este ensayo, Arendt analiza los conflictos y dilemas que surgen entre el «hombre bueno» y el «buen ciudadano», de cómo la consciencia es apolítica, y cómo las leyes –que otorgan libertades de expresión– se contradicen cuando la misma libertad de expresión es usada para denunciar la incoherencia de las mismas.
En tan solo 100 páginas (70 en realidad) Hannah Arendt da suficientes herramientas argumentativas para desbaratar aquellas falacias que pretenden criminalizar la desobediencia civil.

No hay que ser jurista para disfrutar de este ensayo de 1969 (New Yorker) pero aún muy vigente.
Profile Image for Emma.
12 reviews
September 28, 2024
Saggio interessante ma (almeno per me) piuttosto deludente. Le conclusioni che Arendt qui trae sulla disobbedienza civile e la differenza con l’obiezione di coscienza sono, per una studentessa del 2024, abbastanza banali. L’allusione ai difetti del sistema partitico e ai problemi congeniti legati alla questione della comunità nera in America sono invece più stimolanti ma non molto approfondire. Inoltre, trovo abbastanza fuori luogo l’estrema esaltazione del sistema statunitense e la società statunitense come migliori su ogni fronte rispetto al resto dell’Occidente (a malapena nominato).
Profile Image for Afonso.
17 reviews
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November 22, 2020
"A simples e bastante assustadora verdade é que, em circunstancias de permissividade legal e social, participam num compartamento criminoso mais ultrajante pessoas que, em circunstancias normais, talvez sonhassem com esses crimes sem nunca considerarem comete-los de facto".

"O consentimento e o direito de discordar converteram-se nos principios inspiradores e organizadores da açao que ensinaram aos habitantes deste continente a "arte de associarem uns com os outros""
Profile Image for Zacarias Vespertino.
98 reviews
July 14, 2024
Não lendo tanto ensaios de filosofia, nem tão pouco filosofia política, tentei ler, ainda que lentamente o livro. Explora conceitos interessantes em torno do homem que atua de forma particular e em um coletivo sobre o estado, consentimento, objectores de consciência..
'é melhor sofrer a injustiça do que cometê-la'
Profile Image for Francesc Bertran.
17 reviews
December 11, 2025
Assaig breu però intens de Hannah Arendt on analitza la desobediència civil i els seus límits així com les influències de Sòcrates i Thoreau. Ella entén la desobediència civil com una proposta col·lectiva compatible amb la legislació dels Estats Units
6 reviews1 follower
November 24, 2019
Saggio molto interessante sulla disobbedienza civile, carico di esempio e spunti di riflessione a partire da Socrate fino ad arrivare all’America del XX secolo
Profile Image for Fab. Tummi.
116 reviews
May 1, 2023
Sicuramente interessante, più per lo spaccato che offre sulla vita e il pensiero di Arendt che per la tesi di fondo, su cui comunque pesano gli anni trascorsi.
Profile Image for Giulia Antuofermo.
96 reviews1 follower
February 28, 2022
“Chi sa di poter dissentire sa anche che, in qualche modo, quando non dissente esprime tacito assenso.”

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Con questa strana domanda si aprì nel 1970 il simposio della Bar Association di New York e nel settembre dello stesso anno Hannah Arendt rielaborò il suo intervento all’interno di un saggio pubblicato sul New Yorker e raccolto successivamente nel volume Crises of the Republic.
In quegli anni, infatti, gli Stati Uniti d’America vivevano una profonda crisi di legittimità costituzionale agli occhi della popolazione, e in particolare di Arendt: la guerra del Vietnam, i movimenti per i diritti civili, le dimostrazioni antimilitariste degli studenti della Columbia University e l’attivismo politico del Black Power.
Hannah Arendt definisce la “disobbedienza civile” quale il movimento di minoranze organizzate, spinte ad agire sotto la pressione di maggioranze contrarie ai cambiamenti, inerti alle loro rimostranze o fautrici, al contrario, di un cambiamento di dubbia costituzionalità e legalità.
Attraverso questa definizione, Arendt rifiuta i parallelismi tra obiezione di coscienza o “disobbedienza violenta”: entrambi i casi, infatti, sono da riferirsi al comportamento individuale del cittadino che, seguendo la propria morale, sceglie di aderire o meno alle leggi di uno Stato.
Disobbedienza civile presuppone al contrario un’associazione di cittadini, una minoranza, spinti dal medesimo obiettivo, in grado quindi di ispirare la maggioranza a un cambiamento che tenga conto di quel contratto sociale a cui la popolazione aderisce per tacito assenso.
Disobbedienza civile quindi comporta la partecipazione attiva dei cittadini al processo di formazione dei diritti e dei doveri dello Stato.
Nonostante la brevità del saggio e il mutato contesto sociale, Hannah Arendt è in grado anche oggi di risultare attuale - soprattutto alla luce dei movimenti sociali americani degli scorsi anni, come il Black Lives Matter.
Profile Image for Christian Montedoro.
68 reviews10 followers
Read
April 26, 2023
Breve e scorrevole, è stuzzicante il punto di vista di Arendt ma pecca per me di una leggera ripetitività e di una meno leggera esaltazione degli Stati Uniti. Come in Sulla Violenza, i discorsi legati al razzismo sono molto interessanti e vengono offerti buoni spunti di lettura
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