Jump to ratings and reviews
Rate this book

L'amore che mi resta

Rate this book
La sera in cui Giada si ammazza, Daria precipita in una sofferenza che nutre con devozione religiosa, perché è tutto ciò che le resta della figlia. Una sofferenza che la letteratura non deve aver paura di affrontare. Per questo siamo disposti a seguire Daria nel suo buio, dove neanche il marito e l'altro figlio riescono ad aiutarla; davanti allo scandalo di una simile perdita, ricominciare a vivere sembra un sacrilegio. Daria si barrica dietro i ricordi: quando non riusciva ad avere bambini e ne voleva uno a ogni costo, quando finalmente ha adottato Giada e il mondo «si è aggiustato», quando credeva di essere una mamma perfetta e che l'amore curasse ogni ferita. Con il calore avvolgente di una melodia, Michela Marzano dà voce a una madre e al suo struggente de profundis. Scavando nella verità delle relazioni umane, parla di tutti noi. Del nostro desiderio di essere accolti e capiti, della paura di essere abbandonati, del nostro ostinato bisogno di amore, perché «senza amore si è morti, prima ancora di morire».

248 pages, Paperback

First published April 4, 2017

7 people are currently reading
387 people want to read

About the author

Michela Marzano

68 books92 followers
Michela Marzano (Roma, 20 agosto 1970) è una filosofa, accademica, politica e saggista italiana.

Ha studiato all'Università di Pisa e alla Scuola normale superiore. Dopo aver conseguito il perfezionamento in filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa ed in Bioetica alla Università degli Studi di Roma - La Sapienza è diventata docente all'Università di Paris V - René Descartes, dove insegna tuttora.

Ha diretto il Dipartimento di scienze sociali della Sorbona, prima di diventare deputata per il Partito Democratico. Autrice di numerosi saggi e articoli di filosofia morale e politica, ha curato il Dictionnaire du corps (PUF, 2007).

Si occupa di filosofia morale e politica e, in particolar modo, del posto che occupa al giorno d'oggi l'essere umano, in quanto essere carnale. L'analisi della fragilità della condizione umana rappresenta il punto di partenza delle sue ricerche e delle sue riflessioni filosofiche.

Nel 2014 vince il premio letterario Bancarella con il volume L'amore è tutto. È tutto ciò che so dell'amore edito da UTET

(fonte: wikipedia)

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
140 (31%)
4 stars
169 (38%)
3 stars
100 (22%)
2 stars
26 (5%)
1 star
5 (1%)
Displaying 1 - 30 of 53 reviews
Profile Image for Dolceluna ♡.
1,265 reviews165 followers
July 7, 2018
L’avevo già addocchiato più volte su Facebook, questo romanzo di Michela Marzano, ma chissà perché, non mi ci ero mai soffermata più di tanto. E’ stata la mia bibliotecaria a consigliarmelo quando l’ho preso dallo scaffale per sfogliarlo, decisa a farci un pensierino.
“E’ bellissimo, anche se doloroso”, mi ha detto.
Bellissimo ANCHE SE doloroso.
Ossimoro magico per me, che del dolore su carta mi cibo con una voracità incredibile, succhiando ogni traccia di sentimenti quali la malinconia, la sofferenza interiore, la nostalgia, la tristezza, il senso di vuoto, l’amore vero, in storie che potrebbero essere le nostre, quelle della nostra famiglia, dei nostri amici, dei nostri vicini di casa.
Ma che cos’è la lettura, se non emozione?
Detto fatto. Sia lodata la bibliotecaria, perché questo libro di Michela Marzano l’ho amato visceralmente. Sulla scia della Mazzantini, della Maraini, della Tamaro, ho un debole per le scrittrici italiane capaci di trasporre su carta le emozioni in maniera così chiara, senza filtri, e tale Michela Marzano si iscrive alla perfezione nel quadro, non fa eccezione.
La storia? Bellissima e dolorosa, come ha ben detto la bibliotecaria.
E’ la storia di Giada, una ragazza di 26 anni che si toglie la vita, lasciando la famiglia, e in particolare la madre Daria, voce narrante, nello sconforto più nero. Perché quello che segue un evento traumatico del genere, non è solo il dolore, infinito, distruttivo, quasi fisico, ma l’assenza, il vuoto fatto da tante domande, che non hanno (e mai avranno completamente) risposta.
E’ inutile per Daria, dopo lo schock, cercare sollievo in centri di mutuo soccorso o in psicoterapeuti, quello che capisce di dover fare, è buttarsi a capofitto nella vita della figlia, nei suoi segreti e sofferenze nascoste, per capire cosa può avere spinto una ragazza amatissima e all’apparenza felice, a compiere un gesto simile.
No, dentro di sè Giada non era felice. Nessuno che compie un gesto simile può essere felice.
E così Daria scopre che Giada stava da tempo cercando, inutilmente, la madre biologica, che l’aveva abbandonata alla nascita, prima che Giada e il marito la adottassero. E che questa mancanza con la quale era cresciuta, malgrado tutto il bene, materiale e affettivo, della famiglia adottiva, aveva generato in lei una frattura profonda, un inspiegabile sentimento di inadeguatezza, un profondo senso di colpa, che non riusciva a trovare sollievo in nessun modo.
Giada spingerà Daria a scoprire il suo dolore nascosto e ad interrogarsi essa stessa sul rapporto, difficile, basato sul “percepito ma non detto” con la sua stessa madre.
E’ un libro, questo, che potrebbe fare da compendio a tanti saggi di psicologia come esempio semplice, pratico e concreto, perché non è facile trattare così tanti temi scottanti, dalla maternità al suicidio, con tale delicatezza d’animo.

“Giada, questa mancanza- questo sconforto che poi diventa una slavina, rabbia e paura, dolore cieco. Questo vuoto che l’amore non colma, anche se l’amore è necessario, e senza amore si è morti, prima ancora di morire.”

Dentro ho pianto tanto, forse se fossi stata madre aver pianto ancora di più.
Un romanzo commovente, triste, che ci parla della nostra vulnerabilità, della nostra nudità, di quel desiderio di essere accolti e capiti, che ci accomuna tutti, senza esclusione.
Una storia di pancia, di quelle che io amo tanto.
Grazie, bibliotecaria.
Profile Image for Francyy.
679 reviews72 followers
July 29, 2017
Non sono madre, ma sono figlia, non sono madre, ma sono avvocato familiarista, non sono madre, ma sono donna, e in tutte queste tre vesti sono uscita commossa, turbata, scossa dalla lettura di questo libro. Una scrittura dilaniante che fa toccare con mano il dolore, un libro che non da risposte ma che invita a cercarne. Ed a seconda del personaggio in cui ci immedesimiamo la tentazione è di dare risposte diverse, come Giada, come Daria, come Andrea, come Giacomo, come..... È proprio perché gli interessi, i diritti, i doveri, le sensibilità di ciascuno sono diversi dobbiamo riflettere su quanto sia difficile nel campo delle adozioni dare risposte certe e soddisfacenti.
Lo rileggerò nuovamente, questa volta come libro di studio e non di lettura.
Grande la Marzano sotto molti aspetti: scrittrice, psicologa, letterata
Profile Image for Tiziana Sesti.
68 reviews4 followers
April 17, 2017
Questo romanzo non arriva mai al cuore, i personaggi sono abbozzati e alcuni incomprensibili. Il dialogo interiore della madre è traballante, noioso e spesso farcito di luoghi comuni o citazioni da enciclopedia. Un romanzo che fatico a leggere, per la sua pochezza di contenuto e stilistica.
Io, che appena posso un libro lo salvo sempre, questo proprio non lo consiglierei
Profile Image for erigibbi.
1,132 reviews743 followers
May 8, 2020
Daria è una madre che ha perso una figlia. Giada, a soli venticinque anni, ha deciso di togliersi la vita.

Da questo dolore insanabile, Daria comincia a vagare nei ricordi: quando non riusciva ad avere bambini; quando ha adottato Giada; quando credeva che l’amore fosse abbastanza, fosse tutto.

Nessuna madre è perfetta. Nessuna madre è capace. Nessuna madre va bene.

L’importante è accogliere. È questo l’amore. Che non ripara niente, ma accetta. Non basta mai, ma soccorre.

Quella di Daria è la storia di una madre che si è vista il mondo crollare addosso. È la storia di una madre che dalla morte della figlia ha cominciato a mettere in discussione il suo essere madre, perché se un figlio si uccide, significa che quel figlio stava male, maledettamente male, e come si fa a non accorgersene?

Non voglio nemmeno pensare ai sensi di colpa che un genitore sviluppa quando avviene un dramma di questo tipo. Immagino che si finirà sempre per incolparsi, immagino che l’unica cosa che invaderà imperterrita i nostri pensieri sarà proprio la colpa per non avere visto, per non avere capito, per aver sottovalutato. E non ci vuole un genio per capire che pensieri di questo tipo sono terribili, e che si aggiungono a un dolore già di per sé insostenibile.

È sempre la stessa litania, ogni giorno, ogni persona: hai figli? Quanti figli hai? Si dovrebbero vietare certe domande. Oscene. Irricevibili. Indipendentemente dai figli che hai o non hai, che hai perso o hai ancora, che hai amato o hai subito. Li hai, ma non li volevi. Non li hai, ma faresti qualunque cosa pur di averli. Li avevi e ne hai perso uno. Allora, quanti ne hai? Uno? Due? Erano due e ora è uno? Sei madre? Non lo sei più? Chi sei? Fai la spesa per uno, cucini per uno, lavi e stiri per uno, pensi a uno. Cioè. No. Pensi sempre a due. Sebbene per una dei due non cucini e non stiri più. Non puoi più preoccuparti per lei. Lei non c’è. Lei si è ammazzata. Anche se c’è sempre. Il sempre dell’assenza.

L’amore che mi resta è un romanzo che ruota attorno all’abbandono. Giada è stata abbandonata da piccola, rigettata dalla madre biologica. A venticinque anni, quando per legge può farlo, Giada fa richiesta al Tribunale per saperne di più sulle sue origini, ma la sua richiesta viene rigettata. E Giada si sente abbandonata due volte. È stata rigettata due volte, questo il termine usato nel libro. E se pensiamo che rigettare è sinonimo di vomitare, capiamo quanto terribile dev’essere stato provare tutto questo.

Che poi, se non siamo mai stati abbandonati, forse non lo possiamo capire davvero, questo dolore.

Puoi arrabbiarti con Dio e pensare che ce l’abbia con te. Ma la vita non fa altro che accadere. Sta a noi accettarla o no.

Nel libro Michela Marzano parla del fatto che le madri che abbandonano hanno la possibilità di rimanere anonime (il libro è stato scritto nel 2017, non so se in questi tre anni sia cambiato qualcosa). Questo ha sicuramente degli aspetti positivi, ma anche degli aspetti negativi.

Visto che la madre ha la possibilità di rimanere anonima, ci sono maggiori probabilità che non ricorra all’aborto; ci sono maggiori probabilità che non abbandoni il figlio appena nato in un cassonetto, portandolo a morte praticamente certa; con l’anonimato è sicuramente salito il numero di madri che danno alla luce il figlio in un luogo sicuro, come l’ospedale.

Il problema è che questi bambini abbandonati non potranno mai sapere chi è la loro madre biologica, non potranno mai diventare a conoscenza delle loro origini e del motivo dell’abbandono perché se la madre decide di rimanere anonima, il Tribunale non può dare nessuna informazione a riguardo.

Pro e contro insomma. È difficile scegliere quale sia l’opzione migliore. Comprendo benissimo la madre che vuole restare anonima, e comprendo i benefici di questa possibilità, ma se mi metto nei panni del bambino-ragazzo abbandonato, be’, comincio ad avere dei dubbi.

A lui non viene data nessuna scelta. Né al momento della nascita, né una volta raggiunta l’età adulta.

L’amore che mi resta di Michela Marzano è indubbiamente un libro che fa soffrire, e che fa anche riflettere su una questione importante, ma devo dire che mi aspettavo qualcosina in più. È stato un libro che mi è piaciuto, ma che non mi ha convinta del tutto. Credo che il problema derivi dallo stile narrativo dell’autrice che fa risultare Daria piuttosto ripetitiva in alcuni punti.

Immagino che questo sia anche almeno in parte voluto: quando si viene travolti da un dolore così grande si tende a porsi sempre le stesse domande, ad avere sempre gli stessi dubbi, a incolparsi sempre sulle stesse cose. A volte però l’ho trovato troppo ridondante e lento.

Nonostante questo L’amore che mi resta è un libro che vi consiglio perché a mio avviso, nonostante i difetti, è un bel libro, che vi darà sicuramente qualcosa in termini emotivi.

[…] helplessness […] è lo stato in cui ti trovi quando sei senza aiuto, non perché nessuno voglia aiutarti, ma perché nessuno, in fondo, è in grado di farlo. Quand’è così, si può solo restare accanto. Esserci e raccogliere il dolore.
Profile Image for Seregnani.
747 reviews38 followers
July 16, 2025
«Secondo Andrea, sono rimasta chiusa a chiave nella tua stanza fino al momento di uscire per andare in chiesa. Rifiutando di aprire la porta anche a Giacomo.
Quando è venuto lui a cercarmi, gli ho detto “basta”, gli ho detto “lasciami”, gli ho detto “voglio morire anch'io”.
A tuo fratello. Gli ho detto che voglio morire.
Dov'è il coltello affilato che squarcia il velo dei ricordi, la bambina impaurita e il pozzo nero, la tua mano da stringere e il pianto caldo? Non piangere, Giada, la mamma è qui, accanto al tuo lettino, non si muove.»

5 ⭐️ Sono le ventitré di un normale venerdì quando Daria, la mamma di Giada, riceve una telefonata che nessun genitore vorrebbe ricevere in piena notte dall’ospedale. Ma Daria aveva sentito poco prima la voce di sua figlia: contratta e rassegnata, se lo aspettava.
Giada non c’è più. Sul tavolo del soggiorno, un biglietto e accanto flaconi vuoti di ansiolitici e antidepressivi. Depressione respiratoria e arresto cardiaco. Daria ascolta ma senza capire. Il suicidio di Giada. Niente ha più senso.
Daria si barrica dietro i ricordi per cercare di superare la sua perdita. Si ricorda di quando voleva rimanere incinta ma non riusciva e ha adottato Giada e il mondo si è aggiustato.
Grazie a una sua amica entra a far parte di un gruppo auto-mutuo-aiuto dove ci sono molti genitori che hanno avuto la sua stessa perdita ma dopo due mesi abbandona: il suo dolore è troppo irreparabile.
Incontra una psicoterapeuta che la aiuterà molto in questo percorso di accettazione. Si parla poi di “rigetto” della domanda di Giada al tribunale dei minori per scoprire la vera mamma. Questo sentirsi rifiutata, l’ha portata a uccidersi?
Un romanzo davvero che mi ha colpita, lo consiglio a tutti.
Profile Image for Antonella Imperiali.
1,271 reviews144 followers
August 13, 2017
Da qualunque parte la si guardi, anche al di là della veridicità della situazione, questa è una storia che strappa l'anima.

Sono donna. E sono madre.
È stato un carico pesante, per me, leggere questo libro. Poche pagine e chiudevo: dovevo "digerire" quello che avevo appena letto.

Ora ce l'ho dentro, come un graffio.

È la storia di un dolore inenarrabile, un qualcosa che strazia il cuore, che spezza, che annienta. Che fa perdere la ragione e il senso del tempo. Ossessione ed egoismo dettati da un vuoto profondo che rende sempre più vulnerabili e fa aumentare il senso di colpa e le domande.
Ci vuole tempo e coraggio, ci vuole aiuto, ci vuole la determinazione di sapere, di conoscere le risposte ai tanti perché. Ci vuole apertura mentale e ci vuole cuore. Per superare, per ricordare e continuare a vivere.
Ci vuole amore.
Quello che resta.

"L'importante è accogliere. È questo l'amore. Che non ripara niente, ma accetta. Non basta mai, ma soccorre."
Profile Image for Lucio Aru.
Author 1 book35 followers
July 11, 2018
Letto in pochi giorni, alla sera o sui “cari” mezzi pubblici berlinesi. Una storia piena di dolore, una narrazione che mira a descriverlo in diversi stadi, con diversi tempi. L’amore, che si percepisce, si tocca, quasi. L’amore che resta alla protagonista/narratrice, che è poi un insegnamento di vita: ciò che ci salva, sempre, è la famiglia. Non quella naturale, o almeno non solo, quanto piuttosto la rete di affetti che fanno parte della nostra storia. Questo ci salva. Dalla guerra con il dolore. Michela Marzano è brava a raccontare, a scrivere, e ha una mente che mi piace. Talvolta mi sono ritrovato a pensare che la figlia fosse un personaggio un po’ patetico e smorfioso, e probabilmente un po’ lo è. Ad ogni modo: si legge in poco tempo, si versa qualche lacrima, ci si tuffa un po’ nel dolore altrui, che è potenzialmente di tutti.
Profile Image for ゚・*☆ giusy*・☆.
131 reviews19 followers
September 8, 2022
“in realtà non si guarisce mai dal dolore, pulcina.
cioè, sì.
in parte.
cioè.”


fa male come 5 anni fa, fa male forse più di prima
ti voglio bene, pulcina
mi manchi da togliere il fiato, nonna.
Profile Image for Federica Rampi.
705 reviews236 followers
Read
March 28, 2019
Strazianti i primi capitoli. Perchè è straziante il dolore di una madre la cui figlia si uccide. Senza un apparente motivo, senza segnali che potessero far presagire l’assurdità di quel gesto
Daria perde così l’adorata Giada, quella figlia protetta, voluta, amata
In assenza di spiegazioni, il dolore prende forma, quel dolore sordo e profondo che in assenza di risposte, rischia di risucchiare una famiglia intera
Una storia faticosa che Michela Marzano ha scritto con tatto e sensibilità, intrecciando l’abbandono e la perdita alla speranza, al perdono
Perchè il dolore non scompare, mai. Il dolore cambia peso, ma resta
Profile Image for Lia Valenti.
832 reviews58 followers
March 14, 2018
L'inizio di questo libro mi aveva presa di sorpresa ,
il modo concitato di scrivere della Marzano mi aveva emozionata al
punto che mi ero ritrovata in lacrime mio malgrado.
Andando avanti con la storia ,ho cominciato a provare molto fastidio per la figlia suicida.
Tutto il racconto è diventato TROPPO.
Profile Image for Elena Battaglia.
44 reviews6 followers
May 11, 2017
Una madre costretta a fare i conti con la perdita più grande – e innaturale – che una persona possa affrontare: la morte di un figlio. Il suicidio di Giada, adottata a soli sei mesi, apre nel cuore di Daria una ferita non rimarginabile, un abisso di dolore senza forma che fagocita la donna all’interno di un tunnel di dolore dal quale né l’affetto del marito, Andrea, né quello dell’unico figlio rimastole, Giacomo, sembrano riuscire a tirarla fuori. Una spirale di inerzia la trasporta all’indietro nel tempo, nei ricordi dell’infanzia all’apparenza felice della bambina che lei stessa ha “salvato” dall’abbandono, quando il forte desiderio di maternità era troppo forte per aspettare a lungo l’arrivo di una gravidanza naturale. La decisione di ricorrere all’adozione era sembrata a Daria l’unica possibile, l’ancora di salvezza alla quale aggrapparsi per colmare quel vuoto d’amore che sentiva dentro di sé. Da allora, all’età di 25 anni – la stessa in cui Giada decide di porre fine per sempre ai suoi giorni attraverso un mix letale di farmaci – Daria costruisce la propria vita intorno a quella della splendida bambina che si impegna ad accudire e della famiglia che costruisce, la quale col tempo si accresce di un secondo figlio, questa volta partorito proprio dal suo grembo. La scomparsa di Giada porta con sé un grande interrogativo: perché una risoluzione così drastica, da parte di una ragazza piena di talento e circondata d’amore? Cosa stava ricercando? Qual era il “vulnus” dell’anima che l’ha sfinita? Attraverso la scrittura frammentata – anche se densa e profonda – di Michela Marzano scaviamo nelle vicende private di una ragazza adottata, alla ricerca di una propria identità, delle proprie radici, di quella madre che l’ha rifiutata, rigettata, “abbandonata” – come dice lei – senza lasciare modo di intuire le motivazioni alla base del gesto. È questo che logora la giovane Giada, che si batte affinché i ragazzi adottati abbiano diritto a conoscere i propri genitori biologici. Daria affronterà con forza tutto questo, arrivando ad una pacificazione finale forse troppo “a mo’ di telefilm americano” denso di buoni sentimenti per apparire realistica. Nonostante questo piccolo neo, il primo “romanzo” – se così possiamo chiamare quello che appare più come un pamphlet sulla mancanza, sull’elaborazione del lutto, della distanza, del vuoto esistenziale irrimediabilmente connesso al solo fatto di essere in vita – della Marzano scivola via liscio. Pecca un po’ di “sdolcinatezza” e ottimismo, specie nel finale. Intendo dire: un dramma è un dramma e a volte l’esistenza non fa sconti, specie in circostanze del genere. Ma come inizio non male. Ad maiora.
Profile Image for Alex.
42 reviews
June 19, 2018
Prima che scoprissi chi fosse realmente l’autrice di questo libro avevo dato per scontato che fosse una ragazzina alle prime armi, invece è una professoressa universitaria che, tra le altre cose, ha persino scritto per La Repubblica. Lo stile di questo libro è però fastidioso e banale, come acerbo, e in più punti mi è sembrato come se cercasse di imitare, non riuscendoci, stili di altri autori (per intenderci un misto tra quello che potrebbe essere lo stile della Ferrante, della Mazzantini e di Pahalniuk insieme). Per tutto il libro non sono riuscita ad affezionarmi a nessun personaggio, né a commuovermi, né a sentirmi vicina a nessuna delle vicende narrate (e, dato l’argomento, direi che è una mancanza molto grave). Il personaggio di Giada mi è sembrato assurdo, lagnoso e insopportabile, Andrea un pupazzo di quelli a cordicella, pronti a sciorinare una fesseria qualsiasi sulla letteratura, ma Daria. Daria è stata semplicemente imbarazzante, una madre morbosa, capace di un affetto malato che oscura tutto ciò che non sia “la sua pulcina”.
Si salva solo per i capitoli brevi e per la voglia di capire dove voglia andare a parare che ti spinge a continuare a leggere, altrimenti si sarebbe meritato 1/5 stelline.
7,034 reviews83 followers
October 27, 2018
Un livre qui touche un (deux) sujets aussi sensibles se doit de faire passer l'émotion avec force, surtout si c'est uniquement ce dont il dispose. Malheureusement, ici l'émotion passe mal et le reste est absent, des personnages peu attachants, un style quelconque et une histoire baséE uniquement sur l'émotivité... qui ne passe pas... alors. Malheureux car le sujet m'intéressait, mais je n'ai pas aimé!!
Profile Image for Lara Bolognesi.
2 reviews2 followers
May 14, 2017
mi è piaciuto tantissimo, una storia vera sul dolore, sull'accettazione. Bello e vero
Profile Image for Fabia Consorti.
86 reviews41 followers
August 19, 2017
Questo libro è un pugno nello stomaco, straziante, bellissimo. L'autrice riesce a trasmettere tutto il dolore e la disperazione che si può provare con la morte di una persona cara. Bello, bello!
Profile Image for Elena Favaro.
380 reviews11 followers
September 2, 2017
L'inizio è molto forte poi diventa davvero interessante e coinvolgente. Affronta il tema dell'adozione, a me molto caro, dal punto di vista di tutti gli attori. Bellissimo e tristissimo.
Profile Image for Rita .
4,026 reviews93 followers
November 6, 2017
TRE TEMATICHE "MIE"

La Marzano colpisce il cuore dei lettori e ne cattura l'attenzione attraverso tematiche dalla portata immensa, tre delle quali ho sentito "mie": il rapporto madre-figlia, l'abbandono e l'adozione. Io, che con mia madre ho un legame speciale, che ho un padre assente e da sempre il desiderio di adottare un bambino (non potendo, quasi sicuramente, darne alla luce uno), mi sono infatti accostata a questo romanzo con un grande interesse e l'ho divorato con avidità, provando non solo un'infinita tristezza per Giada e i suoi famigliari, ma assorbendo ogni singola frase e declinandola in rapporto alla mia situazione.

"Prova anche solo un istante a immaginare tutti i fantasmi che possono nascondersi dietro la parola «abbandono». Se ci pensi, in genere si abbandona ciò che non ha valore. Si abbandona ciò che non serve, ciò che è inutile, ciò che non si ama."

"Nessuna madre è perfetta. Nessuna madre è capace. Nessuna madre va bene. L'importante è accogliere. È questo l'amore. Che non ripara niente, ma accetta. Non basta mai, ma soccorre."

Ma (e con una perfettina perfezionista come me il "ma" c'è sempre!) non sono proprio riuscita a farmi andar giù lo stile dell'autrice che, essendo troppo dispersivo, non mi ha consentito di stabilire un vincolo più stretto con i personaggi, e l'empatia provata nei loro confronti è stata soltanto superficiale.
Profile Image for Silvia.
91 reviews
May 1, 2017
"...È bellissimo e triste, proprio come la vita"
Profile Image for Giulia Sicuro.
370 reviews11 followers
September 4, 2019
Che fatica.... A livello emotivo. Libro tosto., dolorosamente bello, ben scritto.
.. Vorrei scrivere tante cose, ma la verità e' che mi ha spaccato. 😔😌
Profile Image for Chiara Santoianni.
Author 17 books18 followers
July 1, 2017
Non avevo ancora mai letto un libro di Michela Marzano, così mi sono immersa nelle sue pagine con molta curiosità. Il libro parte dal dolore, quasi inesprimibile, di una madre che ha perso la figlia adottata, tema particolare; ma subito si apre all'universale, andando a sondare in profondità l'animo umano con le sue sofferenze, i suoi dubbi, i suoi interrogativi. E universale è il tema dell'abbandono, che, scopriremo, non riguarda solo Giada, lasciata alla nascita dalla madre naturale. Il finale è bello e coinvolgente.
Profile Image for Virginia.
948 reviews39 followers
October 22, 2017
In nessuna lingua esiste un termine per definire i genitori che hanno perso un figlio. C’è chi sostiene che il linguaggio sia nato proprio per esprimere il dolore. Finché non si trovano le parole per dirlo, finché non lo si nomina, il dolore devasta. Ci vuole una parola, anche una sola, per riuscire a dare una forma a ciò che si prova. Se mancano le parole per nominare qualcosa, vuol dire che quel qualcosa non è a fuoco, forse non esiste nemmeno. Oppure non dovrebbe esistere. Come la morte di un figlio.
1 review
May 20, 2017
Il tema mi ha attirato come una calamita, per poi scoprire che non parla solo della perdita di un figlio ma anche dei problemi delle adozioni anonime. Mi è piaciuto moltissimo, sia la scrittura con i suoi salti temporali sia il dialogo interiore della madre, i vari personaggi così umani e veri. Si comprende che la scrittrice sa di cosa sta parlando e ha profonda conoscenza di queste problematiche.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Illy.
72 reviews12 followers
October 25, 2017
È un dolore concreto, quello di cui la Marzano scrive. Concreto al punto che l’ho sentito stringermi la bocca dello stomaco, nonostante io, con le vite dei protagonisti, non abbia nulla in comune. Il finale non è quello che mi aspettavo e/o che avrei voluto, ma non intacca più di tanto il valore complessivo del libro.
Profile Image for Franxj.
18 reviews2 followers
May 18, 2018
Scrittura stupenda, analisi accuratissima dello stato d’animo della protagonista, una sola cosa non mi è piaciuta, il fatto che la madre quasi giustifichi, nel suo modo di raccontare la vicenda , il gesto della figlia di togliersi la vita.
In questo il libro mi ha un po' deluso, per il resto merita , sia come scrittura, sia come analisi introspettiva.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Sandrine.
73 reviews
November 27, 2018
I have been reading a few books on that topic (the loss). This one was the less credible I had read. The story is credible but, not the main character. Too emotional. The book is centered around that character and is missing of depth. I didn't like this book.
Profile Image for Hella.
658 reviews95 followers
February 2, 2020
Romanzo meraviglioso e straziante.
Fino a circa 20 pagine dalla fine. Poi un finale un po' stucchevole, ma alla fine l'unico desiderabile.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Sasquatchismydad.
7 reviews4 followers
August 26, 2017
[...] non capisco questa fissazione per la psicologia, nei grandi romanzi c'è già tutto [...]
Displaying 1 - 30 of 53 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.