Un godibilissimo excursus sulla storia del cibo raccontata dal punto di vista del cervello più che delle viscere. Faccio subito un esempio molto significativo: il pane. Questo alimento fondamentale, anche se un po' trascurato nelle culture del benessere, rappresenta una vera e propria 'invenzione'. Corrado Augias, "il venerdì di Repubblica"
Un patrimonio di sapienze tradizionali, un repertorio di consuetudini alimentari dal Medioevo in qua. Edmondo Berselli, "la Repubblica"
Massimo Montanari ragiona con sapiente buon umore di riti conviviali, ricette, sapienza filosofica, culture che si ibridano nel piacere dell'esperimento e della scoperta, nell'esperienza comunitaria ed etica della condivisione. Antonio Calabrò, "Il Mondo"
Massimo Montanari coglie nel profondo la dimensione culturale del ‘fare cucina', la sua forza rappresentativa dei valori, dei simboli, dei significati dell'identità stessa delle comunità che di tali pratiche alimentari si sono nutrite. Angelo Varni, "Il Sole 24 Ore"
Come altre opere di Montanari, anche questo è ben scritto e si legge velocemente. Il fatto che raccolga capitoli composti da tanti brevi articoli lo rende ancora più accessibile e godibile anche per chi non è "del settore". Ho trovato questo libro davvero avvincente e interessante, Montanari amalgama sapientemente la storia, la gastronomia, l'attualità e interessanti spunti di riflessione come si fa con gli ingredienti di una gustosa ricetta.
Simpatiche spigolature su cibo e dintorni, lotta di classe inclusa. Il libro contiene articoli pubblicati su giornale e questo è il suo limite principale.
Book rather disappointing, not so much for the form - is a collection of articles published in various magazines - as for the content I consider rather low level. To give an idea: one of the most interesting articles of the book (!) is about the difference between the Italian habit of first and second course and fruit vs the entrance, main course and dessert peculiar of the rest of European cuisine. First of all, should be confirmed by examples, that all European cuisines have this habit: I agree on England (English cuisine?), but what about France, Spain, Germany, Sweden, Russia, Greece, etc.. ? But the best arrives with the explanation: nothing with a scientific approach in the sense that supported by anything: the use of pasta in Italy, according to the author, is due to the scarcity of meat / fish at the end of the Middle Ages. But did this event happened only in Italy? And the other countries instead, in the same period were richer? Read edition in Italian.
Ho letto poche recensioni prima dii iniziarlo e così non avevo capito che si trattasse di una raccolta di articoli, articoli decisamente brevi. Mi è sembrato di saltare di palo in frasca, non avevo tempo di metabolizzare lo scritto a che già gli occhi si trovavano a metà del b. Può sicuramente essere una lettura carina da lasciare sul comodino e assumere a piccole dosi, ma la mia copia arriva dalla biblioteca e devo restituirla. Gli articolo più interessanti per me sono stati quelli che parlavano di come mangiavamo in europa secoli fa e di come si è evoluto il concetto di gusto, ma i riferimenti ad Aristotele e alla teoria del caldo-freddo-secco-umido sono stati davvero troppi. Avrei preferito un lavoro di editing, magari i concetti base riassunti all'inizio della sezione invece che riportati in ogni capitoletto.
On the lighter side is Massimo Montanari's Let the Meatballs Rest and other stories about Food and Culture. The book is a collection of Montanari's articles about food and is filled with lots of food trivia.
Montanari in versione light, alle prese con il suo argomento preferito: il cibo. Ha scritto di meglio, e con molta maggior efficacia, ma il volumetto merita per la sua leggerezza. Menù adattissimo per una giornata leggera.
Typical Italian "high culture" fare - lots of quotes from the classics, personal opinions passed as facts, Greco-Roman-centric. A collection of arbitrary statements which feel right to the author, without being backed by any data whatsoever. Reader's Digest level.
Il principale limite di questo libro è che non è stato scritto come opera a sè stante, ma è una "compilation" di articoli già apparsi altrove. E' ricco di aneddoti e curiosità, raccontati in un numero eccessivo di articoli troppo brevi. Nel complesso risulta frammentario. Non avendo un filo conduttore, è adatto ad una lettura secondaria disimpegnata da farsi nei ritagli di tempo. Altrimenti stucca. Polemicamente segnalo la seguente "perla" (nera) riguardo alla lievitazione della pasta: [...] far lievitare la pasta con minuscoli enzimi, per loro natura pericolosi, ai quali abbiamo insegnato a comportarsi bene, costringendoli a lavorare per noi.