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Bruciare tutto

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A chi apparteniamo? A quale legge ubbidiamo? Per un prete che significa, davvero, amare Dio? Questo si chiede don Leo nelle sue giornate divise tra oratorio, mensa dei poveri (che sono sempre di più anche nella Milano del nuovo skyline da bere e da mangiare), ripetizioni ai bambini in difficoltà, messe celebrate con confratelli molto diversi da lui. Un prete è un uomo mangiato, potato come una vigna; la vita privata di un prete sono gli altri e don Leo lo sa bene, mentre cerca risposte in un dialogo con un Dio che lo spia e lo ascolta dalla sua Onnipotenza ma risponde a strappi, con frasi ambigue e talvolta dispettose. Un Dio che sembra non riuscire mai a liberarsi dall'ombra del suo Avversario. In un'epoca in cui la sottomissione a Dio è diventata un tema geopolitico, Walter Siti scrive un romanzo che stordisce e lascia nudi di fronte al dolore e alle domande sul senso profondo della fede e del tempo che viviamo. Se è vero che siamo passati dall'epoca del desiderio a quella del bisogno, questo romanzo brucia tutto perché non tralascia nessun eccesso o l'assenza dei padri, la bellezza di chi sa ancora sperare, l'amore per corpi troppo nuovi. Non c'è pietà ma profonda, intima pietas. Siti per la prima volta non partecipa come personaggio alla storia e lo fa con il suo libro più intenso, aperto, libero. Si può scrivere un grande romanzo su Dio senza fidarsi di lui, senza credere alla sua esistenza, e allo stesso tempo dare vita al religioso più vero e credibile dal Prete bello di Parise?

372 pages, Kindle Edition

First published April 13, 2017

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Walter Siti

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Profile Image for Evi *.
395 reviews309 followers
May 1, 2019
Non è un libro agevole.
Non lo è ovviamente per l’argomento di quelli che bruciano (pedofilia e preti), che poi in verità l’argomento entra nel vivo solo a metà romanzo, né per lo stile un po’ confusionario e frammentato, nè per l’abbondante utilizzo del dialetto milanese, e nemmeno per i personaggi, numerosi e non sempre immediatamente distinguibili attraverso il fitto del discorso diretto, una galleria di tipi umani un po’ cliché (l’attempata ricca borghese che si prodiga nel sociale, un padre violento, un broker, un artista in cerca di ispirazione etc etc) tutti a gravitare intorno alla parrocchia, all’oratorio, e al confessionale di Don Leo.
Il contesto invece è interessante uno scenario progressista e real-milanese dove abbondano anche nomi noti: Pisapia, Lupi il suo pupillo Maurizio Taviani, il Rifugio della Caritas Ambrosiano, le parrocchie dell'Incoronata, in piena movida di Corso Como, e una meno nota parrocchia di semi periferia di viale Fulvio testi.

Don Leo è uno spigoloso trentacinquenne, vicario di Parrocchia con una vocazione arrivata tardi, dopo i 18, quando le vocazioni si fanno tardive hanno spesso un che di irrisolto…, infatti la sua si porta appresso il sospetto che forse la tonaca é anche una scappatoia per sfuggire ad una pulsione latente sfociata in un acerbo episodio giovanile di amore efebico per un ragazzino della borgata romana (Pasolini docet?)
Don Leo che si tiene distante anche dall’arte per il timore di entrare in contatto sebbene visivo con i corpi nudi di paffuti angioletti tutti riccioli e rotolini di grasso, come quelli del Mantegna che si affacciano dal soffitto della Camera degli sposi nel Palazzo Ducale di Mantova.

L'ingresso in seminario per Don Leo, una inconsapevole richiesta di aiuto.

Un Don che vive male nella sua pelle di uomo e di religioso, è ostico con se stesso ma anche con gli altri, si sente un essere contaminato, la sua colpa come un macigno, e proprio a lui tocca decidere a chi concedere una assoluzione nel chiuso del confessionale.

Siti conosce le Scritture, un aspetto che ho molto apprezzato e il romanzo è ricco di citazioni bibliche alcune esplicitate altre meno.
Come spesso accade e, cosa che mi stupisce sempre, gli atei sono spesso più preparati dialetticamente su ciò che intendono contraddire, e lavorando sul piano della logica riescono ad instaurare, anche se in negativo, un dialogo con quel dio assente e silenzioso che però continuano a ricercare.
Succede da secoli, si può scrivere un grande romanzo su Dio anche senza fidarsi di lui e senza credere nella sua esistenza.
Non a caso uno dei passaggi più belli del libro è la narrazione dell’episodio di Abramo che non esista a sacrificare il figlio per ordine divino.
È un brano splendido che mi piacerebbe molto pubblicare qui per intero, se non fosse per la sua lunghezza.

Il tema della pedofilia dei consacrati è un tema odioso, non dovrebbero esserci né ma e né sé ma solo condanne unanimi e indiscusse, ed entrare in una qualche empatia con il protagonista di un atto di pedofilia, anche solo attraverso la lettura di una storia inventata (ah… il potere della letteratura), mette a disagio il lettore, ma la figura di Don Leo è comunque un bel personaggio il cui tormento interiore rappresentato efficacemente dal suo autore.

Devo però dire che Bruciare tutto è un libro che non mi ha convinto pienamente, Siti finisce per mettere troppa carne sul fuoco (ci infila immigrazione, un po’ di politica, costume sociale), non mancano alcune coincidenze narrative veramente poco probabili come la coesistenza, sotto lo stesso tetto parrocchiale, del prete pedofilo e del parroco che vive una specie di concubinato con la perpetua, il che è veramente troppo.
Né mi è piaciuta molto la figura dell’abusato non tanto per la sua genuina burinità da borgataro romano, ma per il disimpegno e la levità con cui sembra avere metabolizzato le attenzioni subite da ragazzino.

Bruciare tutto: libro coraggioso o libro che coglie un vuoto della letteratura? Non saprei dire, certo è che la storia di un prete pedofilo, per quanto ne sappia, è uno scenario raro, ciò nonostante credo che nel panorama narrativo italiano Siti sia un autore che ha un po’ di cose da dire che seguirò con attenzione.
Profile Image for stefano.
188 reviews159 followers
November 14, 2019
Io di libri brutti ne ho letti - persino uno di Christopher Hitchens, una volta - ma questo qua li supera tutti. Ma davvero, quasi quasi mi indigno per quanto è brutto. È una schifezza, proprio. Scritto male, con una trama (trama poi...) costruita a tavolino e sviluppata in modo illogico, irrealistico, tanto chi se ne frega, c’è di mezzo un prete pedofilo, frega niente se l’intreccio è una buffonata. E i personaggi, signora mia, dei personaggi ne vogliamo parlare? Macchiette che parlano come nessuno parla, che esprimono concetti che al Siti saranno parsi intelligenti (o sarà parso intelligente ragionarci su), ma che trovo altrettanto dibattuti dalla D’Urso, al pomeriggio, forse con minori riferimenti intellettuali, ma di certo espressi in un italiano più vero.
C’è un prete pedofilo, un bambino disadattato e, in mezzo, il Siti che parla, straparla, ragiona e sragiona con acume e idiozia, in modo non troppo diverso da una figura a me cara, l’avvinazzato che ciancia sul mondo, con il bicchiere in una mano e il gomito sul bancone. Solo che l’avvinazzato in questione ha l’umiltà (o forse è merito delle circostanze) di proporre le proprie riflessioni a una platea limitata: il barista, povero cristo, costretto a sentirlo e altri tre o quattro derelitti che il bar è l’unico posto dove andare. In un film che apprezzo molto - SuperAndy – Il fratello brutto di Superman - a un certo punto Andy, interpretato magistralmente da Andy Luotto (sognavo di scrivere interpretato magistralmente), risponde a un tizio che gli chiede cosa sia la musica che sentono: è la colonna sonora del film. Per me, amante del trash, sono soddisfazioni. Ecco, il Siti si comporta alla stessa maniera: scrive le note e dice che ha inventato un personaggio, oppure la trama, che qua si ingarbuglia, dopo si sbroglia. Uguale a SuperAndy! Praticamente prende a mazzate sui denti la sospensione dell’incredulità. Ma allora scrivi un saggio, Siti, e raccontaci la tua idea di religione, di pedofilia, di pena, di espiazione e di quelle altre quattro sciocchezze che interessano te e Michela Marzano. Noi, per favore, vorremmo leggere un romanzo. Siamo come i bambini, ci piacciono le storie, sai, quelle robe con una trama, un intreccio, i personaggi, gli sviluppi credibili, i colpi di scena, accidenti, tutte quelle robe là da telefilm (o da I promessi sposi, ma voliamo basso, accontentiamoci dei telefilm), quelle robe che ci fanno girare una pagina dopo l’altra, ci spingono ad andare avanti, non una baggianata di un prete pedofilo con le note a margine. E poi, se durante la lettura o appena poggiamo il libro ci viene da pensare, tanto di guadagnato, leggiamo anche per quello, oltre che per passarci il tempo. Senza le note a margine che ci suggeriscano in che direzione andare. Accidenti, le note a margine, manco fosse un manuale di diritto amministrativo.
Praticamente, per essere un romanzo, manca tutto. Non c’è la trama e i personaggi fanno schifo. Ma non schifo nel senso che sono schifosi – almeno fosse! È così difficile rendere credibile lo schifo in un romanzo – ma schifo nel senso che sono fatti male, non sono personaggi, sono pensierini del Siti a cui il Siti appioppa un nome, un cognome e chiacchiere campate in aria. E poi questa moda della narrazione casuale, un po’ in prima persona e un po’ in terza, un po’ Siti che mi racconta del prete, un po’ il prete che ragiona lui direttamente. Io non ci ho capito niente, ma forse ero distratto dalla partita in sottofondo. Però quando leggo John Grisham la partita non mi distrae.
Infine, invitandovi a leggere il capolavoro del Siti, vi lascio con una chicca che dapprima mi ha fatto sobbalzare, infine mi ha convinto che nessuno può scrivere una roba del genere senza la chiara intenzione di prenderci tutti in giro.

Una sera al telegiornale lo folgorò un ragazzetto albanese tirato su dal gommone di schiena; indossava solo una canottiera e mostrava il fringuelletto allo scoperto.

Fringuelletto! L’ho letto dieci, cento, mille volte! E il fringuelletto era sempre là. Fringuelletto allo scoperto. Che poi fa anche rima con ragazzetto, alcune parole prima. Ragazzetto con il fringuelletto! Fringuelletto, porca miseria, fringuelletto no! Nessuno può scrivere fringuelletto seriamente. Ecco perché, adesso, immagino il Siti là, nel giardino di Villa Serena, a passeggiare assieme al Sassaroli e a ridere di gusto per la zingarata che ha appena fatto: un romanzo obbrobrioso, una cagata pazzesca (cit.), uno scherzo letterario con il fringuelletto che invece di essere seppellito da una risata, anima il dibattito culturale italiano.
Profile Image for capobanda.
70 reviews57 followers
May 3, 2019
Bruciare tutto, Walter Siti

C'era da aspettarselo.

Dato che non tutti quelli che prendono una penna in mano intendono farlo per il décor delle belle frasi o perché hanno "una bella storia da raccontare" e consimili baricchesche amenità, dopo Xavier Beauvois, Michel Houellebecq, Paolo Sorrentino e in modo più obliquo Edoardo Albinati, anche Walter Siti reagisce al fatto più sconcertante del presente: il ritorno, reale e soprattutto fantasmatico, nel nostro ragionevole e libertario Occidente di uomini (e donne) genuinamente e integralmente votati - e sottomessi- all'Assoluto. E così, quando pensavamo di averli liquidati come residui della storia o addomesticati nel ruolo di zii occasionalmente rompiscatole, tornano a occupare gli schermi e le pagine loro: i preti.

E siccome ogni artista si confronta col presente carico delle sue poche armi e dei suoi spesso pesantissimi bagagli, a fronte del consueto umoraccio di Houellebecq (che crea un personaggio il cui desiderio di assoluti è così serio da sfarinarsi di fronte a una sigaretta), a differenza di Sorrentino (che si limita apparentemente a giustapporre tutte le contraddizioni del suo giovane papa, riuscendo proprio così a restituire il senso di un Mistero e a ricordarti anche il TUO bisogno di Cure Domestiche), Walter Siti, coerentemente con i mostri che lo abitano (non so voi, ma io non vorrei stare dentro Walter Siti neanche per un minuto) e con la forma specifica del suo narcisismo artistico, si prende in carico la parte peggiore, e inscena la questione nei termini più radicali, brutali e sanguinosi possibili.
Nella indaffaratissima parrocchia milanese di San Carlo Lwanga, punto di incontro e di sollievo per immigrati confusi e borghesi tanto benintenzionati quanto irredimibili, piomba infatti come una miccia accesa un prete fuori misura, spigoloso e balbuziente, nato alla vocazione dal Peccato e ossessionato dai mille travestimenti di Satana. Destinato, proprio per la sua ricerca di un Assoluto ormai impossibile, a lasciare sul campo le ceneri di roghi che non riusciranno a essere neanche purificatori.
Un romanzo scomodo e disperato, intelligente e compassionevole, inevitabilmente irrisolto e a tratti francamente brutto.

Ma avercene.
Profile Image for marco renzi.
299 reviews101 followers
August 5, 2017

Su questo romanzo credo sia già stato detto più o meno tutto; dunque, a quello che ho letto a ridosso dell'uscita del libro e quanto uscito dopo, ho da aggiungere molto poco, se non che, nel bene e nel male, la letteratura ogni tanto torna a creare un po' di casino.
Niente di eclatante, ovvio; anche perché una parte della critica ha dimostrato il suo non-essere critica. Un caso su tutti, Michela Marzano quando scrive che la letteratura può parlare di "quasi tutto"; come a dire "è quel quasi che la frega".

Ecco: non ci siamo proprio.
A prescindere dal fatto che un'affermazione del genere puzza molto di censura, di inquisizione spagnola, è necessario, anche se in un mondo ideale non lo sarebbe affatto, ribadire che la letteratura, o comunque l'arte in generale, deve poter parlare di tutto; poi, a chi la fruisce, in questo caso i lettori, il compito di commentare, azione che non include il sindacare sulla materia che un romanzo dovrebbe o non dovrebbe trattare.

Detto ciò, a me "Bruciare tutto", malgrado evidenti difetti, è piaciuto.
Primo, perché è pur sempre opera di Siti, dunque uno degli scrittori che più apprezzo nell'odierno panorama letterario italiano; secondo, perché sotto il profilo stilistico, a mio parere c'è poco da contestargli, se non qualche dialogo fin troppo sopra le righe, cosa non certo nuova per lui, ma che in questo frangente ho trovato un po' fuori fuoco, un po' buttata lì.
Se poi è ottima la prima parte del testo, è la seconda che ne mette in mostra i maggiori difetti, più che altro quello di voler mettere più carne al fuoco del dovuto: pedofilia, fede, immigrazione, isis, la città di Milano e i suoi personaggi talvolta un po' poco approfonditi. Una dimensione, quella meneghina, con la quale Walter Siti, sempre a mio modesto avviso, si è trovato un po' in difficoltà, e ha voluto sopperire a ciò mostrando di nuovo la sua impeccabile mimesis dialettale; solo che in questo caso il dialetto, a differenza, ad esempio, del romanesco, risulta incomprensibile a chi non lo ha mai frequentato: di conseguenza, per quanto riuscito, un esercizio di stile.
Stile che poi non manca assolutamente, specie nello sviluppo del protagonista Don Leo, che qui sostituisce quel Walter Siti che è narratore e nucleo centrale di gran parte dei libri del Nostro, e che come quell'alter-ego si confronta col desiderio; resistendogli, almeno fino a un certo punto.
In fondo, sempre sul filo del desiderio, del rimosso (Siti crede in Freud, ridendoci un po' su), si è mossa l'ambiziosa narrativa dell'autore, capace di scavare nell'animo umano in maniera mai banale, talvolta mettendo a nudo pensieri e riflessioni che avresti voluto mettere tu sulla pagina, senza però avere questa classe e profondità.

Poi, sì, è anche il libro di un ateo su un prete che quotidianamente si confronta con Dio, con la fede e con i fedeli, con l'Assoluto. E questa l'ho trovata la parte migliore, quella che salva e perdona (già) tutto il resto, così come il racconto che viene fatto della pedofilia: un tema assai caro allo scrittore, il quale lo aveva già trattato in modo ancor più eccellente, senza renderlo argomento principe, in "Troppi paradisi".
Ciò dimostra che qualcuno dovrebbe anche avere un minimo di riferimenti pregressi quando parla di un libro: e certe sentenze sputate un po' così fanno capire che queste conoscenze erano quanto meno superficiali, per non dire inesistenti.

"Bruciare tutto" è, alla fine, un romanzo a suo modo importante, specie per i motivi che citavo all'inizio, nonostante, per il momento, lo ritenga il meno riuscito tra quelli dello scrittore modenese.
Senza dubbio, è stato importante, anche se non sempre all'altezza dell'opera, il dibattito che ha scatenato, e mi viene qui da segnalare la recensione migliore che ho letto a riguardo:

http://www.leparoleelecose.it/?p=27279

L'articolo è firmato da Gianluigi Simonetti, attualmente uno dei più autorevoli studiosi di letteratura contemporanea - e non solo.
Elemento interessante di questo scritto critico è anche il "prima" e il "dopo": ovvero, le impressioni di Simonetti sul romanzo uscite prima di tutto il marasma giornalistico; una attenta analisi di quanto scritto dopo da critici o sedicenti tali; l'interessantissima riflessione sui "tre tipi" di letteratura esistenti.

Mi sento qui di sottoscrivere appieno e copia-incollare il paragrafo finale:

"Se è vero che oggi esistono tre tipi di racconto narrativo, forse esistono anche tre tipi di scrittori – e di conseguenza tre tipi di critica, quando a farla sono gli scrittori. Ambiti sempre più nettamente separati, sempre più incomunicanti dal punto di vista culturale, sempre più privi di presupposti comuni. Tranne eccezioni, gli scrittori dei diversi tipi non si riconoscono tra loro. Per gli autori cosiddetti di genere (quelli cioè del primo tipo) tutta la letteratura deve essere intrattenimento, il romanzo che non sa distrarre è destinato a restare lettera morta. Per molti autori del secondo tipo è «inaccettabile», sempre più spesso, la letteratura che trasgredisce le categorie morali di riferimento – siano forme di correttezza politica o religiosa (Marzano, Zaccuri), sia semplicemente il glamour più aggiornato (Raimo). Gli autori del terzo tipo sono sempre di meno e sempre più di nicchia; perché mentre la narrativa di primo e secondo tipo parla almeno potenzialmente a molti, e occasionalmente può anche fatturare parecchio, quella del terzo richiede un lettore disposto a mettersi in gioco, a riflettere, e prima ancora a leggere con attenzione (o talvolta persino a rileggere): una razza in via di estinzione. Troppa fatica, troppo sbattimento. Forse il rischio che corre la letteratura più ambiziosa, almeno a breve termine, non è (come si dice in giro) quello di non potere più essere scritta; ma quello di non poter più essere compresa."
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews631 followers
May 4, 2017
Sono indecisa se dare 1 stella oppure 2.

Davvero un brutto libro, dal punto di vista della struttura proprio.
Al di là dell'argomento trattato, che passa in secondo piano, la trama è slabbrata, i personaggi non ben definiti. Odiosi tutti quei vezzeggiativi nei dialoghi.
Il libro parte con il voler affrontare un tema serio e lo fa nel modo sbagliato. Perché o ti chiami Philip Roth (o un altro nome tra i grandi) o non ce la fai a scrivere un libro su un tema così scottante. E poi leggendo il libro è evidente sia l'omosessualità dello scrittore sia il suo ateismo.
Non puoi, secondo me, parlare di un rapporto intimo con Dio se non ne hai esperienza. È come parlare dell'amore senza averlo mai provato. Parli con la testa, mai con il cuore.
Posso concludere che questo romanzo è solo un esercizio di scrittura. Si sfoggia la cultura dello scrittore e basta.
Profile Image for Hex75.
986 reviews60 followers
August 30, 2017
mica è facile scrivere di un libro così.
da un lato viene da difenderlo a priori: contro chi l'ha scambiato per un libro a tema su un prete pedofilo (a proposito: si, ci sono termini e immagini davvero forti, e che possono dare parecchio fastidio a chi è sensibile al tema...insomma: "trigger warning", come scrivono in america sui social network in casi simili) vien da dire che in realtà c'è altro, che don leo è anche un prete segnato da un rapporto con la fede tormentato (e i suoi dubbi, la sua ricerca sono la parte migliore del libro, per me) e circondato di personaggi a volte tagliati con l'accetta ma efficaci, e anzi bianca e adolfo e il loro violento rapporto avrebbero meritato quasi un libro tutto per loro. e c'è il tentativo di fare con milano lo stesso lavoro fatto in altri suoi romanzi su roma: fotografarne la parte che altri non raccontano, renderla viva, reale. e ci sono anche temi che ritornano: è difficile -ad esempio- non leggere i dialoghi tra don leo e duilio e non ripensare al tommaso di "resistere non serve a niente".
però non tutto funziona: c'è appunto il problema dei personaggi non sempre a fuoco (su tutti il bambino andrea: troppo superintelligente, troppo autonomo per la sua età, troppo sensibile...troppo tutto, insomma) e chissà che non sia colpa dell'ambiente visto che massimo -il romano del cast- finisce per essere più "reale" degli altri pur avendo meno spazio, ci sono storie e personaggi che spariscono di botto, e c'è davvero tanto di cui il libro vorrebbe parlare ma che viene talvolta liquidato in poche pagine.

è il migliore di siti? no. però ha ragione lui nelle note finali: il più disperato.
e -secondo me- un punto di svolta nella sua scrittura: forse lo scopo era bruciare anche il siti del passato, nessun personaggio qui si chiama "walter siti" e il protagonista sembra persino costruito per essere l'opposto (residente a milano e non a roma, credente -anzi un prete- e non ateo, attratto dai bambini e non da palestrati borgatari) del "walter siti" dei romanzi precedenti (o quantomeno di quelli che ho letto).
non so se ho ragione, ma ho ancora voglia di seguire siti per scoprire cosa succederà.
Profile Image for Wu Shih.
233 reviews29 followers
November 22, 2017
Questo libro mi sembra un oggetto complesso, sia a livello stilistico che di significato.

Di una sconcertante sincerità, pone domande scomode e spietate nella loro lucidità sofferente. Non si salva Dio, non si salva l'amore, non si salva niente, non si capisce dove è il male e dove il bene, la salvezza sembra assente: tutto è allora da bruciare?
Profile Image for Michele.
202 reviews23 followers
March 8, 2018
Un romanzo complesso, teso e disperato. Non semplice da seguire.
Profile Image for trovateOrtensia .
240 reviews270 followers
October 3, 2017
“Lo so che non si dovrebbe credere in Dio, ma non riesco a smettere”.
Il romanzo non è certo uno di migliori di Siti, ed è meglio dirlo subito. Ha molti limiti, i maggiori dei quali sono una rappresentazione molto stereotipata della società e una certa difficoltà di Siti nel muoversi a Milano, tra architetture e idiomi non suoi, anche se mi resta il dubbio che la stereotipia sia voluta, tanto più che uno dei temi sotterranei del romanzo è proprio la critica ad un certo modello di rappresentazione della realtà, retorica e vuota, operata dai media e da quel che un tempo si sarebbe detta la società dello spettacolo di debordiana (e pasoliniana) memoria. Quel che è certamente un difetto vero è la goffaggine espositiva di certe parti, che spesso mi ha fatto pensare che questo libro sia proprio scritto male. Anche i personaggi non sono delineati, ma abbozzati, spesso poco più che figurine prive di tridimensionalità e di profondità psicologica. Anch’essi stereotipi: la “sciura”, l’omosessuale tormentato ma credente, artisti di serie Z che cercano di ritagliarsi un misero spazio di visibilità, mariti violenti e disgustosi, improbabili bambini super intelligenti ma pur sempre fragilissimi decenni. Lo stesso Leo, prete tormentato, non convince a pieno. Insomma, troppi difetti per un autore colto e capace come Siti. E allora? Allora penso che questa maldestrezza sia parzialmente voluta (dico parzialmente perché certi passi sono realmente brutti) e che quindi Siti si diverta un po’ con il lettore creando un’opera che vuole impedire una vera immedesimazione, che ribadisce il suo essere finzione, non realtà ma rappresentazione. Un effetto di straniamento critico, insomma. L’astrattezza concorre inoltre a togliere al romanzo ogni pericolo di scivolare nel pornografico o nello scandalistico: a prescindere dal fatto fondamentale e per me non negoziabile che l’arte può e deve parlare di tutto, non so che cosa abbia tanto destabilizzato la Marzano, che in genere non brilla per profondità di analisi ma che non mi pareva neppure una lamentosa bacchettona, tanto più che vanta anche una paternità foucaultiana. Mi spingerei quasi a dire che Bruciare tutto non è neppure un romanzo sulla pedofilia e sui preti pedofili, questo è soltanto uno dei temi. E’ palesemente un romanzo a tesi e anche qui, giù critiche: ma che c’è di male nel scrivere un romanzo a tesi, tanto più in tempi in cui spuntano come gramigna infestante così tanti romanzi scritti a caso? E la tesi è sempre la stessa dalla notte dei tempi vetero-testamentari: i disegni di Dio sono imperscrutabili, gli effetti dell’obbedienza a Dio possono essere contrari a ciò che Dio comanda, l’uomo che cerca di essere buono può sortire effetti malvagi. Fare la volontà di dio, compito del cristiano, non necessariamente coincide con il fare il bene: l’eccesso di morale può uccidere. E’ evidente, oltre il solito riferimento a Pasolini (già dalla dedica a Don Milani che ricalca una dedica pasoliniana a Giovanni XXIII), anche l’eco di alcune grandi tematiche ottocentesche (espresse per l’appunto in romanzi a tesi): penso naturalmente a Dostoevskij. Solo che nella nostra epoca esangue di valori forti e germogliante di pensieri deboli, il grande principe Minski, l’uomo assolutamente buono il cui agire produce il male, o il demoniaco e seducente sofista Stravogin, si reincarnano in questo pallido prete grassoccio, confuso, balbuziente, penitente e peccatore, in lotta contro un Dio che in genere tace, e quando parla lo fa in modo confuso e sibillino, quasi depotenziato anche lui a oracolo dei nostri tempi. E allora, che fare di questo libro a tratti zoppicante, secondo alcuni scandaloso e irricevibile, il “più disperato che abbia scritto” secondo Siti? Leggerlo, perché è comunque un buon libro, intelligente e a tratti ironico, e ha il merito di far muovere un po’ le “celluline grigie” a volte impigrite dei lettori italiani. Tre stelle e mezzo.
Profile Image for Padmin.
991 reviews57 followers
September 11, 2017
Premetto che sono arrivata a questo libro per colpa di Don Milani, a cui è dedicato.
“All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani”, si legge in prima pagina.
Prima domanda: perché, non appena mi ci sono imbattuta, mi è venuto innanzi Pasolini col suo "Alla cara, lieta, familiare memoria di Giovanni XXIII" (dedica posta all’inizio del Vangelo Secondo Matteo)?
Mi conosco ormai benino e so che certe associazioni di idee non mi vengono mai in mente per caso. Sono andata perciò a documentarmi, prima su Youtube (che regala il Vangelo pasoliniano in versione integrale), poi su Google.
Prima sorpresa: moltissimi link rimandano ad una versione lievemente diversa della dedica pasoliniana. Che è questa: "Alla cara, lieta, familiare ombra di Giovanni XXIII".
Domanda senza risposta: come facevo a saperlo se non lo sapevo?! :-)
Chiederlo a Enrique Irazoqui (il Cristo pasoliniano), che ce l’ho amico su Facebook? O lasciar perdere?
Si comincia bene, no? Inoltrarsi in una lettura non preventivata di quasi quattrocento pagine alla ricerca del mistero Don Milani ed imbattersi in un mistero ancora più grande (e si capisce: Walter Siti –volendo- è ancora abbordabile, Pasolini purtroppo no).
Misteri dolorosi, dunque, che ben si adattano al tema di questo libro. Che non è –come credevo di aver capito leggendo la prima stroncatura della Marzano- un libro sulla pedofilia dei preti. No: questo è un libro sull’assenza di Dio e specularmente sulla presenza di Satana.
Intanto, e lo faccio subito-subito tanto per sgombrare il campo agli equivoci: è un buon libro. Non sarà forse un capolavoro, ma gli ingredienti per non cestinarlo ci sono tutti. C’è una storia, c’è profondità, c’è intensità e pathos. Non c’è quello che avevo immaginato, invece. Nessun compiacimento rispetto all’orrore, nessuna giustificazione della pedofilia. Pietas sì, pietas quanta se ne vuole.
La storia è –brevissimamente- questa, e senza spoiler (per la miseria!).
Leo Bassoli è un giovane aiutante sacerdote –trentatré anni, sì, proprio trentatré- di una parrocchia milanese. Ama la letteratura e la poesia (Kafka, Sologub,Thomas Hardy…), ma si tiene inspiegabilmente lontano dall’arte. Ne è ossessionato da quando in un affresco egiziano del VI secolo ha riconosciuto la più antica raffigurazione di Satana affiorata dal passato.
A Leo piacciono i bambini, fin da quando era ragazzo; all’epoca del seminario, a Roma, ha avuto un rapporto con un suo allievo di undici anni e da allora evita in ogni modo di cadere in tentazione. Si sottopone alla tortura del cilicio, digiuna, patisce la fame e la sete, ma non riesce ad evitare la balbuzie che quel ricordo ogni volta gli provoca.
A Milano svolge scrupolosamente la sua attività di viceparroco, intrattenendo rapporti di amicizia con un’umanità di autentici svitati della nuova Milano da bere (sul romanzo incombe continuamente l’ombra dell’albero dell’Expo, quella Expo che ha tra i suoi obiettivi quello di “nutrire il pianeta”).
Sa essere un appassionato confidente e all’interno del confessionale, più che confessare, fa vere e proprie sedute psicanalitiche.
Inaspettatamente, un giorno si fa vivo il bambino che tanti anni prima Leo aveva molestato. E’ la svolta della storia. I fantasmi del passato –mai del tutto dileguati- tornano prepotentemente; Satana comincia a insinuarsi al posto di Dio e Leo si sente mancare la terra sotto i piedi: prega, si lacera, ma Dio non gli parla più.
Comincia a pensare di allontanarsi, magari all’estero, come missionario, ma proprio in quel momento l’angelo cattivo, il “Mettimale”, gli manda Andrea, un bambino di undici anni.
Andrea è un piccolo genio, molto più maturo della sua età ed ha alle spalle due genitori imbecilli e violenti, pieni solo di se stessi.
Andrea vede in Leo una sorta di ancora di salvezza e se ne “innamora”, dice lui. In realtà si tratta solo di un bambino che sta andando alla deriva insieme ai due sconsiderati genitori. Spesso lasciato da solo in casa, è abituato a navigare su internet (“posso vedere pure le cosacce proibite”), così chiede aiuto–a modo suo- all’unica persona che gli abbia teso una mano.
Trascrivo il pezzo affinché sia chiaro come in tanti non abbiano capito niente di questo libro.
- Leo… posso dirti una cosa importante? Se non ti incazzi però…
- Meglio “se non ti arrabbi”… per le parolacce aspetta ancora qualche anno.
- (stringendolo) Ti amo.
- Anch’io t-ti amo, Andrea, t-ti voglio t-tanto bene.
- Posso toccarti il pisello? (poi ripetendo una frase del padre che lo fa sentire adulto ma lo fa anche violentemente arrossire) io vado subito al sodo.
Come ormai tutti sanno, alla fine Andrea si uccide.
Quello che non tutti sanno, tuttavia, è che Leo –sconvolto, quasi impazzito per quel suicidio- si uccide a sua volta. E nell’unico modo possibile: attraverso il fuoco “purificatore”.
Storia atroce, come si vede, ma… e Don Milani? Che c’entra Don Milani calato sul libro sotto forma di dedica?
Bene, con mia grande sorpresa, ho scoperto che c’entra anche lui, ma non certo in quanto “pedofilo”. Non so spiegarmi come non ci sia arrivato nessuno, né perché Walter Siti non abbia voluto rivelarlo nella famigerata intervista a Repubblica.
Va premesso che il libro è costellato di citazioni. Tratte dai Salmi, dall’Apocalisse e anche da parecchi mistici (Juan de La Cruz) e poeti, tra i quali sono stati individuati Montale e Baudelaire. Dico “sono stati individuati” perché Siti è talmente perverso da aver omesso molto spesso la fonte.
Ora, ad un certo punto, nella prima parte del libro, scrive:
“Lottando con la disperazione, Leo tocca le rilegature dei libri che ama: i racconti di Kafka, Il demone meschino, Giuda l’oscuro, L’uomo che fu Giovedì. Pagine nere da tenere nell’ombra: curiosity killed the cat. Il credente è un forzato del positivo, aiutare Dio significa prendersi nella pancia un poco del suo diavolo –se un terzo degli angeli seguì Satana nel tracotante rifiuto, la condanna di chi ama Dio è sentirsi ostaggio dei rimanenti due terzi. Accetto un incarico che mi turba, non ho né la forza né il diritto di oppormi –ma io sono esattamente il contrario di un maestro: “ chiamasi maestro chi non ha interessi culturali quando è solo”.
Siamo arrivati a bomba:
“Il sapere serve solo per darlo. Dicesi maestro chi non ha interessi culturali quando è solo” (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa).
Chiaro, no?
A questo punto credo proprio di poter dire con una certa cognizione di causa che Walter Siti ci ha presi tutti per il culo ;-)
Profile Image for Federica Timeto.
33 reviews4 followers
April 30, 2017
"Bruciare tutto" è un bel libro. Che, certo, richiede un lettore in grado di ragionare. Ma anche un lettore in grado di sentire cosa significa amare in modo assoluto. Perché secondo me non è affatto un libro sulla pedofilia. Ma un un libro dove la pedofilia è necessaria per dare un senso all'amore assoluto del protagonista per Dio- di cui, forse, la pedofilia è l'assoluto opposto-, e al tradimento di sé nel perseguirlo.
Profile Image for floricanto.
16 reviews
October 6, 2017
Il coraggio e la libertà. Quelle di Walter Siti. E quelle che (inevitabilmente?) mancano al suo protagonista.
Unica nota, le note. Le note "di alleggerimento", Walterone, magari anche no.
Profile Image for Thatorchia.
189 reviews6 followers
July 18, 2017
Sarò sintetico. Ero partito con le buone intenzioni, mi era piaciuto tantissimo autopsia dell'ossessione e quindi avevo pensato di leggere un altro di Siti. Mi aspettavo un libro narrativo-storico che approfondisse il tema della pedofilia, attraverso personaggi caratterizzati bene e con un certo spessore psicologico. Invece mi sono ritrovato un libro impasticciato con tematiche di vario genere, senza nessuna profondità. A un certo punto mi sono chiesto che cosa stessi leggendo: un pastiche letterario? un'inchiesta sugli emigrati economici e non? Oppure delle memorie di un prete? O gossip spicciolo sulle confessioni dei parrocchiani di una Milano caotica? Ecco l'aggettivo caotico bene descritto l'opera che ha un inizio e poi si perde in riflessioni senza un fine narrativo. Alla fine della lettura mi sono chiesto perché della proposta del bambino al prete. Cosa vuoi dirmi, Siti? Anche i bambini sono provocatori, sono loro gli artefici del desiderio sessuale dell'adulto? L'unica riflessione che ho apprezzato dell'autore è stata questa: si può definire "peccato" il desiderio o solo l'azione può essere considerata tale? Quanto la nostra società condanna il desiderio e quanto semplicemente l'azione? Un prete è pedofilo solo se ha desideri sessuali verso i bambini oppure solo se compie l'atto sessuale?
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Profile Image for Andrea Cortese.
218 reviews6 followers
September 10, 2017
Quando arriverà il bel giorno in cui gli intellettuali italiani capiranno che la bellezza di un romanzo non dipende da quanto é forbita la loro sintassi o da quando alti sono i riferimenti culturali? Il libro é brutto, nella maggior parte del volume non si capisce neanche di cosa si sta parlando. L'autore propone il tema della pedofilia, una storia di sesso tra un prete e un bambino, ma la trama si perde volutamente in facile retorica buonista parlando di altro: dalla piaga dell'immigrazione all'incubo del terrorismo. Il tutto appesantito da citazioni colte e metafore metafisiche. Il prete Leo é troppo arguto, colto, serafico per essere minimamente credibile come religioso e come autore della sua fine. Le sue perversioni avrebbero dovuto portare ad una narrazione sporca, drammatica, feroce, nauseante, ma anche erotica, bestiale, disinibita. Perché creare questi appetiti in un personaggio se poi si ha paura di andare fino in fondo? Pessimo: consiglio all'autore, prima del prossimo romanzo, una bella cura contro il buonismo radical chic.
Profile Image for Danilo De rossi.
176 reviews9 followers
May 12, 2017
Libro molto complesso, che non può essere ridotto alla sola questione del prete pedofilo. Oltre al tema della fede e della vocazione religiosa, bisogna prendere in esame anche quelli del ruolo dell'individuo nella società e della definizione delle categorie: vale a dire se l'uomo si definisce in base a ciò che fa, o in base a ciò pensa. È un romanzo che sfocia facilmente nel saggio, la cui lettura non è affatto agevole a causa di una scrittura a volte pomposa, arrogante, facilmente indigesta. Siti affronta tante problematiche, probabilmente anche troppe, ma a mio avviso non lo fa in modo convincente, sia perché al di là dei paroloni usati non scende mai in profondità dell'argomento, sia perché il romanzo presenta una struttura fragile, poco credibile, ai limiti di una rappresentazione caricaturale e macchiettistica. È un libro che sta infiammando la critica nel vero senso della parola, ma per me finirà presto nel dimenticatoio. Bruttino e saccente, in primis nello stile.
Profile Image for Zioluc.
715 reviews48 followers
May 24, 2022
Il primo romanzo di Siti che leggo mi ha spiazzato. L'ho trovato insopportabile per la prima metà, in cui annaspavo per capire quale personaggio stesse parlando e dove il tutto andasse a parare. Quando le cose si son fatte più chiare (ma comunque non facili) sul tappeto c'erano temi stimolanti e agghiaccianti: la fede cristiana (il protagonista è un prete), il suicidio, la pedofilia, l'alienazione dei rapporti umani, la Milano del 2015, l'amicizia, i rapporti di coppia, l'identità, la colpa.
Nonostante qualche ulteriore fatica e caduta di stile non posso dire che la lettura non mi abbia coinvolto e soprattutto smosso: cosa davvero non comune.
Profile Image for Marigiusy Digregorio.
411 reviews14 followers
November 12, 2018
Il mio giudizio oscilla tra il tre e mezzo e il quattro. Sicuramente la scrittura di Siti è particolarissima, modernista e a tratti neorealista. La storia di per sé non è affatto male, ma trovo che la presenza di così tanti personaggi renda il romanzo "confusionario".
Inoltre, esprimere un giudizio sulle modalità con cui Walter Siti ha trattato una tematica delicatissima e perennemente attuale è difficile, molto difficile.
In primis per la complessità in sé del tema – la pedofilia – e tutte le sue implicazioni. Direi che la grande capacità del Siti in questo caso è stata quella di rovesciare completamente il mio punto di vista.
Profile Image for italiandiabolik.
260 reviews13 followers
August 18, 2020
Un romanzo scritto male, un romanzo sconclusionato, un romanzo emulo di Petrolio nelle parti più crude (il pratone della Casilina), un romanzo audace e tracotante, un romanzo ispirato dalle iperboli verosimili di John Rechy?
Sinceramente, non saprei proprio come classificarlo.
Interessante, sicuramente. Piacevole, mah.
Profile Image for Giovanni Pepa.
151 reviews1 follower
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February 26, 2023
non avevo mai letto siti. questo libro è eccezionale nelle sue parti più sconvolgenti, mentre altrove cala un po', perde un po' della sua densità romanzesca; alla fine, secondo me, si ingarbuglia. comunque: bellissimo, uno dei più bei libri italiani degli ultimi anni (tra quelli che ho letto, comunque (non sono molti))
2 reviews
October 29, 2017
Libro che immagino difficile per chi non conosce Siti, ma per chi già apprezza l'autore è gradevole seguirlo in questa nuova prova.
Profile Image for Papillon7.
17 reviews
October 3, 2021
Un pugno nello stomaco: mi porto dietro la frase "vista da vicino nessuna sofferenza è pura" e i relativi esempi sconcertanti e destabilizzanti...
Profile Image for The Academic Bookworm.
22 reviews1 follower
January 3, 2021
Non una lettura banale questo romanzo di Siti che si conferma un maestro della provocazione. Il libro non si tira indietro rispetto ad argomenti controversi quali la pedofilia e il terrorismo. La penna di Siti mette in mostra un carnevale della decadenza umana tra preti ipocriti e una borghesia annoiata, non lesinando alcune sferzate anche alla Milano del periodo Expo. Eppure questo libro non è di lettura agevole, non tanto per gli argomenti trattati, quanto per questo flusso di coscienza continuo che, a parte qualche impennata degna di nota, diventa alla lunga noioso. Uno sguardo glielo darei ma senza aspettarsi qualcosa di epico
Profile Image for lorinbocol.
266 reviews436 followers
November 3, 2017
leggere lolita a teheran (e walter siti a roma)

michela marzano che in prima pagina su repubblica usa toni da rogo per l'ultimo libro di walter siti, sa di contrappasso dantesco.
c'è un romanzo, dunque una finzione letteraria, che si intitola bruciare tutto. e c'è una scrittrice che su un giornale dichiaratamente liberal lo condanna (non per finta) a una virtuale biblioclastia, in quanto colpevole di guardare in modo «gratuitamente scandalistico» la putrescenza del clero pedofilo. lo taccia di essere (sempre il romanzo) reo di «cinismo così evidente» che le vien da domandarsi cosa l'autore si prefiggesse scrivendo. ma soprattutto pesa l'anatema di lasciar intendere che sotto sotto (l'abito talare) la pederastia possa in certe circostanze non essere il male peggiore. peccato che quello sia un drammatico interrogativo del protagonista, e non un messaggio dell'autore.
premettendo di non essere, anobii a parte, animale da social, delle polemiche seguite all'articolo di repubblica ho letto in questi giorni solo alcune repliche su altri giornali. dell'eco della rete e di chi ritiene siano di stampo maschilista le accuse gragnuolate su MM, non sapevo nulla fino a quando stamattina mi ha resa edotta un amico più addentro di me, e sono trasecolata. perché mi pare, francamente, che la posizione di marzano sia talebana ma confutabile e intrinsecamente debolissima da un punto di vista critico, che col sessismo non c'entra nulla. e perché a fronte delle sue domande, io di rimbalzo mi chiedo se MM ritenga che pure lolita sia una riprovevole storiaccia da sottrarre alle menti facilmente impressionabili. e nabokov un pedofilo lui-même per aver immaginato, senza ipocrisie da puritanesimo, cosa infuocasse i lombi del suo humbert. finendo magari anch'egli «per comodità» (comodità, signora marzano?), a «utilizzare la narrazione e nascondersi dietro la licenza del creare» (qui ammetto di non aver proprio capito cosa si volesse lasciar supporre, ma attendo fiduciosa il ritrovamento della scatola nera).
forse sono quindi diventata sessista. perché effettivamente mi interrogo se di secondo lavoro michela marzano faccia la badessa in un cenobio del XVII secolo. e se quando un paio d'anni fa uscì the wolf of wall street di scorsese, detta scrittrice fosse per caso tra quelli che ne sconsigliavano la visione perché si tirava un sacco di coca, si faceva un sacco di sesso non ortodosso, e mi creda signora mia è un film tremendamente diseducativo. non un film brutto com'era possibile giudicarlo, ma un film esecrabile e scabroso.
e invece il punto è proprio che questo di siti mi sembra prima di tutto un romanzo di dubbio valore letterario, che arrivata a metà mi sta discretamente infastidendo perché ha caratteri macchiettistici e dialoghi risibili, e perché amalgama (male, oserei) passaggi hot a carrellate di banalità. l'opera moralmente indegna al contrario non ce la sto trovando, e il prete con turpiloquio esagerato non mi piace solo perché lo ritengo molto poco credibile. (aperta e chiusa parentesi: nei virgolettati di pseudoparlata milanese, per tutto il libro il "c'ho" è sostituito dal "ciò", con la grafia del pronome dimostrativo. alla decima ricorrenza mi è comparsa la psoriasi). quanto all'indegnità, quella che personalmente rimprovererei a siti ha semmai a che fare col suo comporre frasi con sintagmi tipo: «come può essere bella milano quando il sole la premia e fa brillare i grattacieli come stoviglie nuove: nel cielo di febbraio completamente azzurro solo un cirro bianchissimo vaga come un cucciolo sperso».
(burp. metto educatamente la mano davanti a un reflusso da acetone. e non è colpa del pranzo pasquale).
Profile Image for Giusy Pappalardo.
172 reviews23 followers
April 19, 2017
Questo è un libro difficile e complesso che però non mantiene le promesse.
Scritto con furore, con lo stile di Siti, senza filtri, con dialoghi brevi e fulminanti, a volte anche difficili da comprendere fino in fondo, il romanzo tocca tantissimi temi, tutti complessi, tutti, a mio parere, riassumibili in un unico, grande tema: la crisi dell'Occidente.
Da qui, si aprono i rivoli delle varie declinazioni di questa crisi: crisi della fede, crisi della chiesa e delle religioni, crisi della società, crisi economica, i migranti, la guerra in Siria, l'Isis, le famiglie distrutte, i bambini abusati e feriti più nell'anima dalla mancanza di amore e da genitori pessimi, che nel fisico (colui che è stato vittima di abusi vive, ha reagito, ha perdonato).
La pedofilia non è il tema centrale di questo libro.
Tema centrale è l'abisso in cui ci muoviamo tutti, un abisso da cui non si riesce a venir fuori nemmeno affidandosi a Dio, che qui è sempre un Dio dell'assenza.
Ho trovato in questo testo una profonda critica alla chiesa cattolica, descritta come un rifugio di deboli che cercano nei vincoli ecclesiastici una salvezza che non può arrivare.
Leo ama i bambini e per fuggire a questa pulsione sceglie la Chiesa.
Mi fa paura questa scelta, perché credo sia frequente e terribilmente pericolosa.
Se relativamente ai temi il libro è una lucida e spietata analisi dei nostri tempi, sui modi in cui tale analisi viene portata avanti nutro dei dubbi.
Innanzitutto i personaggi rischiano di apparire grotteschi, e non per l'uso dei dialetti, il lombardo e il romanesco, ma perché vengono rappresentati come maschere di se stessi. A pagina 200 il romanzo inizia a scricchiolare, trasmette l'ansia dell'autore di dire tutto, troppo.
Siti resta fuori ma vuole esserci lo stesso. La sua partecipazione risulta però didascalica e non empatica.
I personaggi, tutti terribili, tutti rappresentanti delle più basse debolezze umane, sembrano marionette in scena.
Non sono credibili Andrea, i suoi genitori, la ricca e vecchia scrittrice e, ad un certo punto, nemmeno Leo lo è più.
Don Fermo e l'Adua restano gli unici personaggi partecipati e partecipanti nella loro poco tragica accettazione dei loro limiti.
Leo si arroga una responsabilità che non è sua. Il suo peccato vero è la mancanza di umiltà. Pensa che Dio si occupi di lui, pensa che il suo rifiuto abbia distrutto un bimbo minato da ben altre sofferenze.
Altra nota fastidiosa: Siti anche qui vuole sottolineare il liberarsi dalle perverse ossessioni sessuali (qui forse è autobiografico?), e ci offre un inutile quadretto di coppia omosessuale in cui il vecchio Master cede alla vita regolare coniugale di un rapporto stabile. Questo lo abbiamo già letto in Exit strategy. E caro Siti, ad un certo momento è il sesso e la perversione che ci abbandona non il contrario. si chiama vecchiaia. Sarebbe letterariamente più interessante in vecchio irascibile e ossessionato dai suoi fantasmi fino alla morte.
Profile Image for incipit mania.
2,870 reviews90 followers
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April 21, 2017
Incipit
La tonaca incollata alle gambe, il cappotto nero a sei bottoni (in gergo, la “greca”) aperto svolazzante per la fretta e l’agitazione, scende controvento a lunghi passi il tratto in lieve pendenza che da piazza Gae Aulenti porta al Bosco Verticale.....

Bruciare tutto incipitmania
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