Dove corre il confine fra «paesaggio» e «città»? E come giudicare o indirizzare gli interventi sull'uno e sull'altra, o la continua crescita delle periferie? Devono prevalere i valori estetici (un paesaggio da guardare) o quelli etici (un paesaggio da vivere)? L'architetto è il mero esecutore dei voleri del committente, anche quando vadano contro l'interesse della collettività, o deve mostrarsi attento al bene comune? Sfidare i confini difficili fra città e paesaggio, decostruire i feticci di un neomodernismo conformista (il grattacielo e la megalopoli) e le sue conseguenze (i nuovi ghetti urbani) vuol dire tentare il recupero della dimensione sociale e comunitaria dell'architettura. In un paesaggio inteso come teatro della democrazia, l'impegno etico dell'architetto può contribuire al pieno esercizio dei diritti civili. Diritto alla città, diritto alla natura, diritto alla cultura meritano questa scommessa sul nostro futuro.
Il libro non mantiene le promesse di titolo, sottotitolo e frontespizio. Non si trovano indicazioni politiche relative al tema del titolo, Architettura e Diritti, bensì alcuni colti saggi sul tema del Paesaggio e dintorni, con riferimenti a un ampio spettro della cultura occidentale. Di generale interesse, ma confesso qui la mia incapacità di apprezzare la verbosità degli intellettuali italiani di formazione umanistica. Aggiungo una nota su un tema a me caro, parlando del pur meritevole conservatorismo ambientale di Theodor Roosvelt, Settis si sarebbe dovuto ricordare che questi era un razzista a tutto tondo e che l'ambiente che voleva conservare era quello che gli Statunitensi avevano violentemente espropriato agli Indiani d'America.
Un pamphlet di Salvatore Settis, ex rettore della Scuola Normale di Pisa, a difesa del paesaggio, naturale e cittadino.
Il testo è ricchissimo di riferimenti e spunti colti, dalla Costituzione della Repubblica di Weimar a sociologi e pensatori classici e moderni. Si esorta chi progetta a tenere in conto l'urgenza etica di costruire non solo per il committente, ma per il benessere di tutti gli strati della società.
Interessante tra le altre cose la critica alla passione per i grattacieli.
Ecco, però è tutto un po' astratto: mancano dei suggerimenti pratici su come mettere in pratica questi nobili intenti. Ma forse sbagliavo io ad aspettarmi di trovarli in un libro come questo.