Sono rimasta piuttosto spiazzata da questo libro ricco d’immagini di fantasia al limite del delirio. Superate le prime settanta pagine di deliri onirici (come altro definire le fantasiose creazioni dell’autore?) la storia comincia a prendere una piega precisa, anch’essa inframezzata di questi sogni, che ti porta ad andare avanti nella speranza di un colpo di genio finale che giustifichi il tutto ma che purtroppo non arriva mai. Partendo dal presupposto che la storia è palesemente basata sulla figura di Lewis Carroll e sui suoi libri più famosi, “Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio”, trovo che l’autore abbia calcato eccessivamente la mano nel creare il suo paese immaginario, costruendo una serie di immagini di difficile comprensione e scollegate tra loro, che non fluidificano il racconto. Inoltre, per il personaggio principale, Martino, viene scelto il soprannome “Pusillanime”, epiteto che non viene smentito mai dalle azioni dello stesso, nemmeno nel finale, in cui ci si aspetterebbe un suo riscatto o un’azione clamorosa a giustificare l’intera storia. Penso che, a fronte di uno spunto che poteva essere interessante, la storia non sia ben articolata e si trascini per arrivare a un finale banale che si risolve in poche righe.
Che poi, a livello letterario, è anche scritto bene! Ma è talmente intriso d’immagini assurde che si fa fatica a seguirlo. L’unica nota davvero positiva di questo libro è che fa venir voglia di saperne di più su Lewis Carroll, uomo geniale, prete, fotografo e matematico prima ancora che scrittore perché, oltre alle reali nozioni su di lui, vengono proposte delle ipotesi (anche queste assurde!) che vale la pena verificare.